{"id":3588,"date":"2017-12-15T10:50:18","date_gmt":"2017-12-15T10:50:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3588"},"modified":"2017-12-15T11:19:07","modified_gmt":"2017-12-15T11:19:07","slug":"villa-sartirana-meglio-nota-come-la-tesoriera-che-fu-dimora-extraurbana-del-tesoriere-del-re","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3588","title":{"rendered":"Villa Sartirana, meglio nota come La Tesoriera, che fu dimora del Tesoriere del Re"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Barosso<\/em><\/p>\n<p>Lungo corso Francia, nel tratto compreso tra piazza Rivoli e corso Monte Cucco, fa bella mostra di s\u00e9, attorniata da un vasto parco, la settecentesca\u00a0<strong>Villa Sartirana<\/strong>, meglio nota come <strong>La Tesoriera<\/strong>, oggi di propriet\u00e0 comunale e sede della biblioteca civica musicale \u201cAndrea Della Corte\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/02\/8c\/8e\/028c8ed5de2c9f990232c0aa9781fc03.jpg\" width=\"1920\" height=\"1440\" \/><\/p>\n<p>L\u2019edificio, considerato tra i pi\u00f9 significativi esempi di <strong>villa suburbana<\/strong>\u00a0torinese (nell&#8217;epoca in cui fu costruita, l\u2019area si trovava in aperta campagna), venne eretto tra 1713 e 1715 su progetto del cremonese Jacopo (o Giacomo) Maggi, poco conosciuto come architetto, ma attivo a Torino sino al 1702 in veste di costumista, scenografo e impresario del Regio Teatro. Maggi aveva ricevuto l\u2019incarico dall\u2019acquirente dei terreni, <strong>Ajmo Ferrero di Cocconato<\/strong>, che s\u2019era affermato come funzionario di corte, investito della carica di Consigliere e <strong>Tesoriere generale<\/strong> del Re, al tempo Vittorio Amedeo II di Savoia.<\/p>\n<p>Proprio il sovrano sabaudo, Vittorio Amedeo II, partecip\u00f2 nel 1715 all\u2019inaugurazione della villa, evento ricordato da <strong>Elisa Gribaudi Rossi<\/strong> nel suo libro \u201c<em>Cascine e ville della pianura torinese<\/em>\u201d, punto di riferimento insostituibile per chi voglia conoscere e studiare questo aspetto forse minore, ma non da trascurare, della storia sociale e architettonica di Torino e del suo territorio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/91\/73\/e0\/9173e0b33d7ec065f866baeaf2915db9.jpg\" width=\"1919\" height=\"1258\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;altro nome con cui Villa Sartirana \u00e8 nota ancora oggi, <strong>La Tesoriera<\/strong>, trae origine, secondo una prassi onomastica ricorrente tra cascine e ville dell\u2019agro torinese, dalla carica rivestita a corte dal primo proprietario, il Ferrero di Cocconato, che fu appunto <strong>Tesoriere <\/strong>del duca, poi re Vittorio Amedeo II. Stessa origine \u00e8 riscontrabile nel caso del Maggiordomo, della Marchesa, dell&#8217;Auditore, della Generala, della Cavaliera, del Conte Grosso, tutte cascine e dimore di campagna che derivano il nome dal titolo nobiliare o dalla carica ricoperta dagli antichi proprietari, costruttori o successivi acquirenti.<\/p>\n<p>Come testimonia la documentata e meticolosa opera della Gribaudi Rossi, la campagna circostante la capitale sabauda era <strong>punteggiata di cascine<\/strong>, alcune delle quali ancora oggi sopravvivono, sovente affiancate da <strong>ville<\/strong> e <strong>edifici padronali<\/strong>, di un certo rilievo architettonico, utilizzati specialmente come dimora estiva dalle famiglie dei proprietari, nobili o anche borghesi, che s\u2019erano arricchiti con l\u2019esercizio della manifattura e del commercio, talora imponendosi sulla scena sociale con l\u2019esercizio di funzioni importanti a corte.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/d7\/0f\/67\/d70f67083efa59525aa69f13f9f72b75.jpg\" width=\"1920\" height=\"1440\" \/><\/p>\n<p>Tali strutture, con preminente funzione agricola, s\u2019erano andate sviluppando gi\u00e0 nel Cinquecento, in particolare dopo lo spostamento della capitale dello Stato da<strong> Chamb\u00e9ry<\/strong> a Torino, in molti casi innestandosi sulle fondamenta di cascine pi\u00f9 antiche, di fondazione medioevale. Il fervore edilizio, espressione della <strong>prosperit\u00e0 agricola<\/strong> che caratterizzava le campagne torinesi, entr\u00f2 in crisi nella prima met\u00e0 del Seicento, sia per l\u2019arrivo della peste, che a pi\u00f9 riprese flagell\u00f2 la popolazione, sia per le scorribande compiute dalle soldataglie francesi e spagnole durante la guerra civile tra Madamisti e Principisti, per poi riprendere con maggior vigore dalla fine del Seicento e nel primo Settecento, con il graduale stabilizzarsi del quadro politico. <strong>Giuseppe Baretti <\/strong>(Torino 1719 &#8211; Londra 1789), tra i maggiori critici letterari del suo tempo, inser\u00ec infatti il <strong>Piemonte sabaudo<\/strong> tra le pi\u00f9 fiorenti nazioni agricole d\u2019Europa, giudicandolo al pari di alcune delle pi\u00f9 progredite e floride province inglesi.<\/p>\n<p><strong>La Tesoriera<\/strong> appare senz\u2019altro tra gli esempi di maggior pregio nel novero delle <strong>ville suburbane settecentesche<\/strong>. La struttura architettonica si richiama a uno schema ricorrente, non esente da richiami guariniani d\u2019impronta cittadina, con un padiglione centrale sopraelevato, tale da contenere il <strong>grande salone centrale<\/strong> a due piani, affrescato con temi mitologici e arcadici forse da Giovanni Battista Pozzo, e le maniche laterali, pi\u00f9 basse. Due scalinate simmetriche collegano l\u2019atrio al primo piano, dove si apre sul lato verso mezzogiorno una galleria coperta, da cui si accede al salone centrale e alle stanze minori. La disposizione delle ville suburbane torinesi segue di norma <strong>l\u2019asse nord-sud<\/strong>, con una facciata rivolta a mezzogiorno, e l\u2019altra a settentrione, mancando di solito elementi significativi che consentano di distinguere tra le due il prospetto principale.<\/p>\n<figure style=\"width: 1920px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/7d\/71\/00\/7d7100f7fdfc66ea93ddbbd10a2ea3db.jpg\" width=\"1920\" height=\"1440\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La Tesoriera &#8211; scorcio della facciata nord<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le ville non si affacciavano quasi mai sulla strada, bens\u00ec sorgevano in posizione arretrata, attorniate da campi e parchi, e vi erano collegate a mezzo di viali alberati. Sono queste le informazioni fornite, a proposito della Tesoriera, dal Derossi, autore di una <em>Nuova guida della citt\u00e0 di Torino<\/em> edita nel 1781, che descrive un <strong>viale ombreggiato da olmi<\/strong> che metteva in comunicazione la villa con lo stradone di Rivoli o Stradone Reale di Francia, oggi corso Francia, il cui primo tracciamento \u00e8 dovuto all\u2019architetto di corte <strong>Michelangelo Garove<\/strong>, di famiglia originaria di Bissone nel Ticino, che ne ricevette l\u2019incarico nel 1711 da Vittorio Amedeo II.<\/p>\n<p>Dopo la morte del costruttore, Ajmo Ferrero di Cocconato, la vedova cedette la villa a Roberto Ghiron <strong>Asinari di San Marzano<\/strong>, poi durante l\u2019occupazione napoleonica del Piemonte venne utilizzata per l\u2019alloggiamento delle truppe francesi. In seguito si avvicendarono diversi proprietari sino a che negli anni Quaranta dell\u2019Ottocento venne acquistata dal marchese <strong>Ferdinando<\/strong> <strong>Arborio Gattinara di Breme, <\/strong>famoso sia per l\u2019impegno nella pittura (fu presidente dell\u2019Accademia Albertina e, in tal veste, promotore di riforme), sia per gli studi di ornitologia e entomologia. L\u2019importante collezione entomologica del Breme (circa 50.000 pezzi) venne donata, alla sua morte, alla <strong>Regia Accademia delle Scienze<\/strong>, ed \u00e8 oggi conservata al Museo di Storia Naturale di Torino. Nel 1867 fu insignito dal re del titolo di duca di Sartirana, ragion per cui la villa La Tesoriera \u00e8 anche conosciuta da quel tempo con il nome di <strong>Villa Sartirana<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 1920px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/84\/ed\/c8\/84edc85050fa43d0fa75a59d7ac330ea.jpg\" width=\"1920\" height=\"1440\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La Tesoriera &#8211; veduta della facciata rivolta a nord<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel 1934 l\u2019edificio pass\u00f2 per eredit\u00e0 al ramo dei <strong>Savoia-Aosta, <\/strong>che nello stesso anno avviarono lavori di ampliamento e ammodernamento, affidati all\u2019architetto Giovanni Ricci. Durante l\u2019ultima guerra mondiale, la Tesoriera venne occupata in successione da comandi tedeschi, partigiani, americani, subendo depredazioni nell\u2019arredo, e fu anche danneggiata dai bombardamenti. Nel 1962 ci fu la vendita all\u2019Istituto Sociale dei <strong>Padri Gesuiti<\/strong>, che fecero della villa una sede scolastica, per poi cederla nel 1971 al <strong>Comune di Torino<\/strong>. Seguirono lunghi lavori di restauro e infine l\u2019agognata apertura al pubblico sia della villa, come sede della biblioteca musicale, sia del <strong>parco<\/strong>, che copre una superficie di circa 7 ettari.<\/p>\n<p>Gi\u00e0\u00a0le descrizioni ottocentesche del Baruffi elogiano l&#8217;ampio parco di Villa Sartirana, ricco di variet\u00e0 botaniche, tra cui il <strong>grande platano <\/strong>che ancora oggi ammiriamo<strong>,<\/strong>\u00a0uno degli esemplari pi\u00f9 vecchi di Torino, piantato nel 1715. L&#8217;area verde risultava ingentilita da giardini alla francese e all\u2019olandese, dovuti ai lavori di risistemazione promossi dal Breme, di serre riscaldate con piante tropicali, e ospitava una sorta di zoo, con animali di specie diverse, mufloni, gru, daini, gazzelle e un&#8217;infinit\u00e0 di uccelli. Da notare, infine, oltre alla bella fontana aggiunta in seguito, una curiosa statua in <strong>litocemento<\/strong> (impasto di cemento e piccole pietre), tecnica sperimentata per la prima volta nel Borgo Medioevale di Torino, eseguita dal palermitano <strong>Ettore Xim\u00e8nes<\/strong>, autore della celebre statua dello &#8220;Zar liberatore&#8221; Alessandro II a Kiev (1911), e collocata alla Tesoriera nel 1886. L&#8217;opera rappresenta re Vittorio Emanuele II seduto su una roccia in compagnia d&#8217;un cane e d&#8217;un bambino.<\/p>\n<figure style=\"width: 1920px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/8f\/19\/db\/8f19db22c59bf10fc4f8dad7711735b6.jpg\" width=\"1920\" height=\"1440\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La Tesoriera &#8211; scorcio del parco con la statua realizzata da Ettore Xim\u00e8nes<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ricordiamo che La Tesoriera, oltre al periodo in cui fu propriet\u00e0 dei Savoia-Aosta, che ne fecero sede di rappresentanza, ospit\u00f2 in pi\u00f9 occasioni esponenti della dinastia sabauda: nel 1749 vi fu alloggiata, sebbene per poco tempo, la principessa <strong>Marianna di Savoia<\/strong>, nipote e erede del principe Eugenio di Savoia, il celebre condottiero, mentre nel 1775 fu accolta nelle sue sale la coppia reale formata da <strong>Carlo Emanuele IV di Savoia<\/strong> e dalla consorte Maria Clotilde di Borbone-Francia.<\/p>\n<p>Le foto pubblicate nel presente articolo sono di Paola Meliga &#8211; tutti i diritti riservati<\/p>\n<p><em>Fonti bibliografiche<\/em>:<\/p>\n<p>Elisa Gribaudi Rossi, <em>Cascine e ville della pianura torinese,\u00a0<\/em><em>briciole di storia torinese rispolverate nei solai delle ville e nei granai delle cascine,\u00a0<\/em>Le Bouquiniste ed, Torino, 1970<\/p>\n<p>Carlo Alberto Piccablotto, <em>T come Torino,\u00a0<\/em>Il Capitello edizioni, Torino, 2005<\/p>\n<p>www.museotorino.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Lungo corso Francia, nel tratto compreso tra piazza Rivoli e corso Monte Cucco, fa bella mostra di s\u00e9, attorniata da&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3598,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,14,27],"tags":[1403,1404,287,1376,153,1410,1408,1405,144,1409,1407,1400,1401,1399,30,414,35,1398,1406,29,1402,272],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3588"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3588"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3588\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3601,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3588\/revisions\/3601"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3598"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3588"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3588"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3588"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}