{"id":3641,"date":"2018-01-18T10:47:10","date_gmt":"2018-01-18T10:47:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3641"},"modified":"2018-01-22T11:53:49","modified_gmt":"2018-01-22T11:53:49","slug":"torino-e-il-fuoco-una-storia-lunga-millenni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3641","title":{"rendered":"Torino e il fuoco: una storia lunga millenni"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Alessandro Mella<\/em><\/p>\n<p>Antica capitale sabauda, da alcuni chiamata affettuosamente \u201c<em><strong>petit Paris<\/strong><\/em>\u201d per le sue strade e piazze ampie e sconfinate che ricordano la Parigi di Haussmann del Secondo Impero, <strong>Torino<\/strong> \u00e8 una citt\u00e0 con una storia lunghissima. Gi\u00e0 nel III secolo a.C. vi soggiornavano trib\u00f9 locali e <strong>comunit\u00e0 celto-liguri<\/strong> che dopo una certa resistenza si arresero alla preponderante forza romana. Fu proprio quella grande civilt\u00e0 a farne un insediamento di rilievo con il nome di <em>Julia Augusta Taurinorum<\/em>.<\/p>\n<figure style=\"width: 830px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/9a\/97\/09\/9a9709ab6025aa408d8416ec14f63b23.jpg\" width=\"830\" height=\"1024\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta della Porta Palatina di Torino, uno degli esempi meglio conservati al mondo di porta urbica d&#8217;epoca romana, risalente al I sec. a.C.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel medioevo fu soggetta al controllo di <strong>Longobardi<\/strong>, Ostrogoti e Franchi fino al definitivo passaggio nell\u2019influenza della millenaria <strong>dinastia di Savoia<\/strong>. Assediata e invitta nel 1706, divenne man mano una citt\u00e0 sempre pi\u00f9 importante soprattutto quando nell&#8217;Ottocento, dopo dodici anni di appartenenza all\u2019impero di Napoleone I, torn\u00f2 ad essere la <strong>capitale del Regno di Sardegna<\/strong> e una protagonista dell\u2019epopea risorgimentale. Grazie anche all\u2019abilit\u00e0 diplomatica di Cavour, nella seconda met\u00e0 del secolo, Torino si era ritagliata un ruolo sempre pi\u00f9 importante nella politica europea quasi al pari di Vienna, Parigi, San Pietroburgo e Londra. Primato che gli valse il privilegio di essere il centro da cui part\u00ec il cammino che port\u00f2 alla proclamazione del Regno d\u2019Italia il 17 Marzo 1861.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 cos\u00ec vivace non aveva potuto evitarsi di fare i conti con una piaga che, fin dall\u2019antichit\u00e0, interessava tutti gli insediamenti grandi e piccoli e cio\u00e8 <strong>gli incendi<\/strong>. Causati da inadeguata urbanistica, da invasioni e guerre, dalla prevenzione scarsa o nulla, oppure da semplice imperizia e distrazione, essi spesso potevano arrecare <strong>danni incalcolabili<\/strong>. Celebri sono i roghi devastanti vissuti da Roma in epoca imperiale e repubblicana (il pi\u00f9 famoso \u00e8 quello del 64 d.c.) che sono rimasti impressi nella memoria collettiva ispirando opere, romanzi e film.<\/p>\n<figure style=\"width: 1356px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/ea\/da\/5f\/eada5f148fbf38cdbc22551d8dd40108.gif\" width=\"1356\" height=\"980\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Carta di Torino del 1572 opera del fiammingo Jan Kraeck<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ma <strong>Torino<\/strong>, come tutte gli altri centri dell\u2019impero romano, non fu da meno e non lo fu nemmeno nel medioevo quando i primi provvedimenti per la lotta agli incendi furono assunti. In epoca pi\u00f9 antica sono comunque diversi i <strong>roghi<\/strong> ricordati dalla citt\u00e0 piemontese. Il <strong>primo grande incendio<\/strong> fu quello del 217 a.c. quando le truppe del condottiero cartaginese <strong>Annibale<\/strong> calarono in Italia varcando le montagne per colpire Roma, l\u2019odiata nemica del suo popolo.<\/p>\n<p>Prima di raggiungere il proprio scopo, le armate degli invasori<strong> saccheggiarono Torino<\/strong> e la incendiarono e cos\u00ec i tetti di paglia e fascine alimentarono il vasto rogo che risparmi\u00f2 parzialmente solo la muratura dei palazzi che disponevano, per\u00f2, di tetti facilmente divorabili dalla furia del fuoco.<\/p>\n<p>Un<strong> altro incendio<\/strong> distrusse gran parte della citt\u00e0 quando, nell\u2019anno dei quattro imperatori, si scontrarono gli eserciti di Otone e Vitellio. Era il 69 d.c. e le armate di quest\u2019ultimo misero a ferro e fuoco <strong>Augusta Taurinorum<\/strong> devastandola. Nuovamente nel 410 d.c. i <strong>Goti<\/strong> incendiarono la citt\u00e0 distruggendola in gran parte secondo le narrazioni dello storico piemontese del XVI secolo Pingone.<\/p>\n<figure style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/94\/c0\/ce\/94c0cefe89ad13739684859668c896f0.jpg\" width=\"800\" height=\"1115\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Nella tavola la visita del Duca di Genova Tommaso di Savoia e del Ministro Orlando alle rovine fumanti della Biblioteca Nazionale di Torino parzialmente distrutta da un incendio (da &#8220;L&#8217;Illustrazione Italiana&#8221; del 7 febbraio 1904)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel medioevo, prima che si prendessero i primi provvedimenti contro il fuoco, numerosi furono i <strong>roghi distruttivi<\/strong>. Nel 906, in seguito all\u2019arrivo dalla Spagna dei Saraceni, vennero incendiati il monastero e la chiesa di Sant\u2019Andrea che sorgevano dove ora si erge il Santuario della Consolata.<\/p>\n<p><strong>Orde di invasori<\/strong> furono nuovamente autrici di roghi distruttivi nel 1080 mettendoci, pare, anche un certo impegno nell\u2019alimentare le fiamme e la propagazione delle stesse. Tale incendio resta, tuttavia, avvolto da una coltre di mistero. Molti testi, anche datati ed importanti come quelli di Viriglio, lo attribuirono ai Longobardi la cui influenza, a quel tempo, era ormai quasi nulla nei nostri territori. Essi avevano, anzi, subito molto tempo prima un colpo fatale dalla discesa di <strong>Carlo Magno<\/strong> e dei Franchi nell\u2019alta Italia. \u00c8 probabile, dunque, che tale attribuzione sia dovuta a qualche antico errore passato di testo in testo per decenni e forse secoli.<\/p>\n<p>Interessante citare la <strong>grande gelata<\/strong> del 1216 che riusc\u00ec perfino a congelare il vino al punto che nelle botti, pur riscaldate da gran fuoco, quest\u2019ultimo non si scioglieva.<\/p>\n<figure style=\"width: 2532px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/c8\/bc\/1f\/c8bc1f58d7446b3608c18be4c949bfc3.jpg\" width=\"2532\" height=\"1868\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta di Torino nel 1718, da un&#8217;incisione d&#8217;epoca<\/figcaption><\/figure>\n<p>Altri danni notevoli furono causati dai roghi appiccati dalla plebe torinese in moti rivoluzionari nel 1240.<\/p>\n<p>Fu quindi nel 1326 che, il <strong>comune libero di Torino<\/strong>, prese i primi provvedimenti poich\u00e9, fino ad allora, in caso di incendio le campane delle chiese suonavano a martello per chiamare a raccolta la popolazione che correva con secchie, brente e quanto disponibile per affrontare il rogo che se si fosse allargato avrebbe potuto colpire e distruggere anche le propriet\u00e0 dei volonterosi accorsi, desiderosi di proteggere indirettamente i propri averi.<\/p>\n<figure style=\"width: 368px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/51\/87\/d3\/5187d336706a07380ebb3e4a07f61dd9.jpg\" width=\"368\" height=\"467\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Ritratto di re Vittorio Amedeo III di Savoia opera della Clementi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un passo importante si ottenne con l\u2019<strong>Ordinato del 1441<\/strong> che disponeva lo scorrimento dei <strong>canali d\u2019irrigazione<\/strong> anche lungo le vie principali della citt\u00e0 ai fini di protezione dagli incendi e per munirsi di una buona riserva idrica per poterli combattere ed estinguere.<\/p>\n<p>Non a caso quella che oggi si chiama \u201cvia Garibaldi\u201d si chiamava un tempo \u201c<strong>via Doragrossa<\/strong>\u201d poich\u00e9 vi passava il canale maggiore delle acque deviate dalla Dora verso il centro del borgo.<\/p>\n<p>Sette anni dopo, nel 1448, il <strong>duca Ludovico di Savoia<\/strong> abol\u00ec per suo ordine i tetti di paglia prescrivendone la sostituzione con coperture di tegole. Fu il primo passo per una serie di provvedimenti susseguitisi nei decenni successivi atti a prevenire, per quanto possibile a quei tempi, il rischio di incendi stabilendo anche le <strong>prime vere norme<\/strong> per poterli combattere.<\/p>\n<p>In epoca moderna fu nel 1786 che il <strong>Re di Sardegna Vittorio Amedeo III<\/strong> di Savoia eman\u00f2 delle Regie Patenti illustranti, in 15 paragrafi, le norme per la segnalazione e l\u2019estinzione dei roghi mediante la mobilitazione di uomini e pompe \u201cda incendjo\u201d.<\/p>\n<p>Ad ogni allarme accorrevano 300 uomini allertati dallo scampanio delle chiese vicine, disposte per suonare in modo diverso in base al bisogno. Se bruciava un camino od una casa privata le campane battevano \u201c<em><strong>al rapel<\/strong><\/em>\u201d o se bruciava una fabbrica od un grosso stabile suonavano \u201c<em><strong>la generala<\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Al suono partivano di gran carriera le pompe con i drappelli militari che sostavano alle quattro porte della cittadina e anche la pompa di riserva che stava al <strong>Palazzo di Citt\u00e0<\/strong> accorreva. Intanto sul luogo del sinistro si portavano anche una compagnia di 150 soldati disarmati e 60 armati con brentatori, muratori, carpentieri e falegnami capaci di compiere professionalmente l\u2019opera loro anche sui tetti. Tutti erano guidati da un architetto e due capimastri.<\/p>\n<figure style=\"width: 354px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/9d\/4e\/b8\/9d4eb82b644b57d6ec5b93f80d3f9849.jpg\" width=\"354\" height=\"480\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Re Carlo Felice di Savoia in un ritratto del Bernero<\/figcaption><\/figure>\n<p>In <strong>Piazza Susina<\/strong>, oggi Piazza Savoia, mediante il deviatore dell\u2019acqua ivi installato si convogliava la stessa ai canali che scorrevano in prossimit\u00e0 dell\u2019incendio cos\u00ec da munire i soccorritori di maggiore disponibilit\u00e0 idrica. Fu poi nel 1824, dopo varie migliorie apportate nel 1816 alle disposizioni precedenti, che il <strong>Re di Sardegna Carlo Felice<\/strong> costitu\u00ec ufficialmente il corpo delle \u201c<em><strong>Guardje a Fuoco<\/strong><\/em>\u201d. Altra piccola gloria lasciata dalla Casa di Savoia alla sua amata e eterna capitale.<\/p>\n<p>Questo breve studio elenca solo alcuni dei pi\u00f9 grandi tra gli <strong>innumerevoli incendi<\/strong> susseguitisi per secoli nella grande citt\u00e0 piemontese.<\/p>\n<p>Quasi tutti i grandi palazzi furono interessati pi\u00f9 volte dall\u2019azione del fuoco come la torre di Palazzo Madama nel 1716,\u00a0 il Palazzo della Zecca nel 1725, il Teatro Carignano nel 1787, il Padiglione allestito in Piazza Reale nel 1811 per festeggiare la nascita del figlio di Napoleone,\u00a0 il Palazzo Municipale nel 1817, il Palazzo Chiablese nel 1821, il Teatro Alfieri nel 1858, la Biblioteca Nazionale nel 1904, il Teatro Regio nel 1936 e come non ricordare la <strong>Cupola del Guarini nel 1997<\/strong>? Ed altre decine di episodi che purtroppo hanno funestato la storia di questa grande e millenaria citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Mella Antica capitale sabauda, da alcuni chiamata affettuosamente \u201cpetit Paris\u201d per le sue strade e piazze ampie e sconfinate che ricordano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3645,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23,5,22],"tags":[47,1519,1517,1524,1527,629,461,1522,1521,1068,1523,685,1525,206,1528,1530,1529,1520,880,1518,29,1117,1526],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3641"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3641"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3641\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3697,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3641\/revisions\/3697"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}