{"id":3734,"date":"2023-09-16T04:44:00","date_gmt":"2023-09-16T04:44:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3734"},"modified":"2023-09-17T18:07:03","modified_gmt":"2023-09-17T18:07:03","slug":"il-castello-di-gabiano-sentinella-del-monferrato-casalese-esempio-di-revival-neo-medioevale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3734","title":{"rendered":"Il castello di Gabiano, sentinella del Monferrato casalese, esempio di revival medievale"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Barosso\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il <strong>castello di Gabiano<\/strong> \u00e8 situato in posizione dominante su un poggio di circa 300 metri d&#8217;altitudine che sovrasta da un lato le colline del Monferrato Casalese e dall\u2019altro lato la pianura vercellese estesa aldil\u00e0 del corso del Po.<\/p>\n<p>Il castello, che maschera dietro l\u2019odierno aspetto neo-medievale un\u2019origine molto antica, \u00e8 di propriet\u00e0 dei <strong>marchesi Cattaneo Adorno Giustiani<\/strong>, eminente famiglia dell\u2019aristocrazia genovese, molto legata al Piemonte, da tempo attiva nell\u2019imprenditoria vinicola. Gestisce infatti circa venti ettari di vigneti disposti ad anfiteatro sulla collina attorno al castello e nei terreni limitrofi. Da queste uve, coltivate con passione, si ricavano vini di pregio, oggi esportati in tutto il mondo.<\/p>\n<figure style=\"width: 5616px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/ad\/54\/84\/ad54845a4cae37df744083490d2444ea.jpg\" width=\"5616\" height=\"3744\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta del castello di Gabiano con i sottostanti vigneti<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il \u201c<em>locus et fundus<\/em>\u201d (cos\u00ec nelle carte astigiane) di Gabiano, che potrebbe essere legato nel toponimo allo stanziamento dei <strong>Gabieni<\/strong>, popolazione celto-ligure citata da Plinio, risulta dipendente nell\u2019Alto Medioevo dagli <strong>abati di Fruttuaria<\/strong>, poi dai monaci di San Pietro di Breme in Lomellina. In seguito la localit\u00e0 divenne \u00a0oggetto di contesa tra Vercelli e i <strong>marchesi aleramici<\/strong> del Monferrato, che ne conseguirono il dominio stabile a partire dal XIII secolo.<\/p>\n<p>Risalgono al X secolo le prime attestazioni di un <strong>sito fortificato<\/strong> a protezione dell\u2019abitato, anche se lo storico Baudoin ne proietta all\u2019indietro le origini, situandole addirittura nell\u2019VIII secolo o forse prima, lasciando supporre un\u2019impronta bizantina o <strong>longobarda<\/strong> nella prima opera di fortificazione del luogo (d\u2019altronde i suffissi in -engo di parecchie localit\u00e0 limitrofe attestano un\u2019origine germanica dei villaggi). Se accettassimo questa ipotesi, comunque non suffragata da prove certe, ne dovremmo dedurre che il castello di Gabiano \u00e8<strong> tra pi\u00f9 antichi<\/strong> del Monferrato e del Piemonte intero.<\/p>\n<figure style=\"width: 2048px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/0e\/18\/14\/0e1814e171348e5db2e6a4df82c7742c.jpg\" width=\"2048\" height=\"1152\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio del castello con il torrione angolare cilindrico<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il sito si svilupp\u00f2 nei secoli seguenti, anche per la <strong>posizione strategica<\/strong> a dominio del Po, divenendo sede di castellani di nomina marchionale, carica che per un certo periodo a partire dal terzo decennio del XIII secolo venne rivestita <strong>dai signori di Gabiano<\/strong>, ramo illegittimo ma favorito dei marchesi aleramici (al capostipite del ramo, tale Raniero, \u00e8 dedicato il bastione meridionale).<\/p>\n<p>Nel 1531 <strong>Carlo Montiglio<\/strong>, consigliere dei marchesi monferrini e governatore del castello di Casale, subentr\u00f2 agli Incisa, che gi\u00e0 erano succeduti agli Scarampi e ai signori di Moncestino, nella titolarit\u00e0 del feudo e nella propriet\u00e0 del castello, che cominci\u00f2 da allora un lungo <strong>processo di declino<\/strong> con degrado crescente della struttura, acquisita infine nel 1624 dal gentiluomo genovese Antonio Durazzo.<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/11\/ea\/ee\/11eaeef0be1e729c7ef650d9810a2dba.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;imponente mole del castello in una giornata brumosa &#8211; foto di Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure>\n<p>Per la rinascita del castello occorre attendere il <strong>primo Novecento<\/strong> quando vennero avviati lavori di restauro con lo scopo di riportare l\u2019edificio, pallido ricordo di un passato illustre, agli antichi fasti e a ad una ipotetica <strong>unitariet\u00e0 stilistica<\/strong> originaria, secondi i principi ispiratori del <strong>revival medioevale<\/strong>, in voga in Piemonte sin dal tardo Settecento, sebbene con motivazioni e chiavi di lettura diverse. L\u2019idea del castello come <em>status symbol<\/em>, proiezione concreta di superiorit\u00e0 sociale, sopravvisse ai secoli e si concret\u00f2 nel caso di Gabiano nella realizzazione di un grandioso complesso di edifici, molto scenografici e perfettamente inseriti nel paesaggio monferrino, che, pur incorporando le vestigia dell\u2019antica costruzione, apparvero subito come qualcosa di nuovo.<\/p>\n<p>Dell\u2019originaria costruzione si conservano le<strong> torri angolari<\/strong> cilindriche, la base del mastio, la parte centrale del corpo sud e vari dettagli decorativi come la vera del pozzo con interessanti sculture a bassorilievo.<\/p>\n<figure style=\"width: 3872px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/41\/56\/6a\/41566ab3594ab72caaa7b1997f6e8b98.jpg\" width=\"3872\" height=\"2592\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il labirinto di siepi di bosso nel parco del castello &#8211; foto di Giovanni Dughera<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il <strong>rinnovamento architettonico<\/strong> che confer\u00ec al castello la <strong>veste neo-medievale<\/strong> che tuttora affascina il visitatore \u00e8 dovuta all&#8217;iniziativa della <strong>marchesa Matilde Durazzo Pallavicini<\/strong> dei principi Giustiniani, che negli anni Venti del Novecento decise di riprendere i lavori avviati nel 1907, affidando la direzione del cantiere a Lamberto Cusani, allievo del grande Alfredo D\u2019Andrade, architetto e studioso medievista d\u2019origine portoghese. Il Cusani ultim\u00f2 il cantiere negli anni Trenta del Novecento: nel 1935 s\u2019inaugur\u00f2 il castello alla presenza della <strong>Regina Elena di Montenegro<\/strong>, consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia, di cui Matilde Durazzo era dama di corte.<\/p>\n<p>Il castello \u00e8 attorniato da un vasto parco che vanta come gemma preziosa un curioso <strong>labirinto di siepi di bosso<\/strong>, realizzato ad imitazione dei labirinti vegetali dei giardini di Versailles e delle magioni inglesi, che contrasta, nella regolarit\u00e0 dei suoi disegni geometrici, con l\u2019apparente selvatichezza dell\u2019area circostante tenuta a bosco (G. Dughera).<\/p>\n<figure style=\"width: 3872px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/fe\/a7\/a3\/fea7a3908888a39cc8f86ab203af7046.jpg\" width=\"3872\" height=\"2592\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Ingresso al castello &#8211; foto di Giovanni Dughera<\/figcaption><\/figure>\n<p>La tenuta vinicola si orienta sulle produzioni tipiche del territorio, con particolare risalto a due piccole Doc di zona, il <strong>Gabiano<\/strong> e il <strong>Rubino di Cantavenna<\/strong>, entrambe derivanti secondo antiche consuetudine contadine da un mix di uve in cui prevale il Barbera (dal 75 all\u201985% per il Rubino, tra il 90 e io 95% per il Gabiano Riserva \u201c<em>a Matilde Giustianiani<\/em>\u201d) in assemblaggio con Freisa e Grignolino.<\/p>\n<p>Nella gamma di vini prodotti dalla tenuta risaltano poi il <strong>Grignolino del Monferrato Casalese<\/strong> Doc \u201cIl Ruvo\u201d, la Barbera d\u2019Asti Docg \u201cLa Braja\u201d, il Monferrato Rosso \u201cGavius\u201d, che unisce la freschezza del Barbera (prevalente) con le note fruttate del Pinot Nero, il <strong>Monferrato Bianco<\/strong> \u201cCorte\u201d, che \u00e8 Sauvignon Blanc con piccole percentuali di Chardonnay, il Monferrato Chiaretto \u201cCastelvere\u201d, da uve Barbera, e infine, <em>dulcis in fundo<\/em>, il Malvasia di Casorzo \u201cIl Giardino di Flora\u201d, da aromatiche uve Malvasia coltivate sulle colline di Casorzo.<\/p>\n<figure style=\"width: 3000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/1d\/31\/78\/1d31784cf3dc103461eb69b72123d348.jpg\" width=\"3000\" height=\"2000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La barricaia nella cantine del castello &#8211; ph. Adriano Bacchella<\/figcaption><\/figure>\n<p>Per approfondimenti sull&#8217;area in cui si trova il castello:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=981\">http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=981<\/a><\/p>\n<p><em>Per informazioni su visite e accessibilit\u00e0 al castello e alle cantine<\/em>:<\/p>\n<p>Castello di Gabiano, Via San Defendente 2, 15020 Gabiano Monferrato<\/p>\n<p>Tel. +39-0142945004<\/p>\n<p>info@castellodigabiano.com<\/p>\n<p>accoglienza@castellodigabiano.com<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.castellodigabiano.com\/\">www.castellodigabiano.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso\u00a0 Il castello di Gabiano \u00e8 situato in posizione dominante su un poggio di circa 300 metri d&#8217;altitudine che sovrasta da&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6908,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,14,27],"tags":[1601,1596,365,1604,1376,1598,861,1607,1610,366,1605,360,1606,502,367,1599,1597,1593,1603,105,30,1609,600,1602,1594,1608,1611,1600,124,1595],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3734"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3734"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3734\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6909,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3734\/revisions\/6909"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6908"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3734"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3734"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3734"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}