{"id":3748,"date":"2018-02-08T16:55:22","date_gmt":"2018-02-08T16:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3748"},"modified":"2018-02-20T09:06:07","modified_gmt":"2018-02-20T09:06:07","slug":"le-origini-valsusine-dellabbazia-di-breme-lomellina-parte-da-novalesa-al-comitato-di-lomello-passando-per-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3748","title":{"rendered":"Le origini valsusine dell&#8217;abbazia di Breme in Lomellina &#8211; I parte: da Novalesa al comitato di Lomello passando per Torino"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Fabio Occhial\u00a0<\/em><\/p>\n<p>con il contributo di Don Cesare Silva<\/p>\n<p>Le origini dell\u2019<strong>abbazia di San Pietro<\/strong> a <strong>Breme<\/strong> vanno ricercate in Piemonte, in val di Susa, presso l\u2019antico monastero di Novalesa, fondato nel 726 da Abbone, governatore di Susa e della Moriana, in una delle vie di transito tra la valle del Rodano e l\u2019Italia settentrionale.<\/p>\n<figure style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/21\/68\/7e\/21687ef03712cc4896f2959094a41a01.jpg\" width=\"1280\" height=\"849\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta del chiostro di Novalesa<\/figcaption><\/figure>\n<p>I monaci, adottata la regola di san Benedetto, conobbero un\u2019importante espansione territoriale primariamente in Savoia e nella Francia centrale, con vari possedimenti nelle diocesi di Moriana, Grenoble, Vienne, Gap, Brian\u00e7on, Embrun. Sin dal 779, l\u2019abbazia pot\u00e9 godere di importanti privilegi regi concessi da <strong>Carlo Magno<\/strong>, confermati successivamente nell&#8217;814 da Ludovico il Pio e nell&#8217;845 da Lotario I. (Carlo Magno, nel 773 varcato il Moncenisio, sost\u00f2 a Novalesa durante la discesa nei territori padani per la conquista dei domini longobardi). Le vicende del monastero, dalle origini fino alla met\u00e0 del sec. X, sono raccontate nel <strong><em>Cronicon Novalicense<\/em><\/strong>\u00a0da un monaco anonimo, residente nel monastero di Breme.<\/p>\n<p>Nel sec. X, le continue incursioni da parte di gruppi convenzionalmente definiti \u201c<strong>Saraceni<\/strong>\u201d, divennero una costante minaccia per le Alpi Occidentali, e in particolare per Novalesa che si trovava a valle del passo del Moncenisio, lungo uno dei pi\u00f9 importanti itinerari che collegavano l\u2019Italia settentrionale con la Francia. Nel 906 (data tradizionale) l\u2019<strong>abate Donniverto<\/strong>, con la protezione di Adalberto marchese di Ivrea, decise di abbandonare il monastero, trasferendo i codici della preziosa biblioteca a Torino, dapprima presso la chiesa di San Clemente fuori le mura, dove rimasero circa una trentina d\u2019anni. In seguito, a causa del pericolo di incursioni, decisero di trasferirsi in un\u2019altra chiesa all\u2019interno delle mura urbane, <strong>Sant\u2019Andrea<\/strong>, dove ora sorge il celebre <strong>Santuario della Consolata<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/5e\/cb\/52\/5ecb52bc7923a7cbd7c8db8b15d3b130.jpg\" width=\"1000\" height=\"750\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Torino &#8211; Il campanile romanico di Sant&#8217;Andrea e il Santuario della Consolata in una cartolina d&#8217;epoca (tratto da www.ebay.it)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Con data 24 luglio 929 <strong>re Ugo<\/strong> conferma la donazione di Adalberto, della chiesa di Sant\u2019Andrea di Torino e delle <em>curtes Regie<\/em> di Breme e di Pollicino; la prima, verosimilmente gi\u00e0 appartenuta a famiglie legate ai Conti Palatini di Lomello, mentre la seconda era di propriet\u00e0 dalla moglie, figlia del re d\u2019Italia <strong>Berengario I<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong>territorio di Breme<\/strong>, posto nel Comitato di Lomello a poca distanza dal capoluogo comitale e dalla citt\u00e0 di Pavia, sede del palazzo regio, risult\u00f2 particolarmente adatto per un <strong>insediamento monastico<\/strong> di un certo rilievo. Posto su di un importante tracciato romano, in parte conservato, che lo collega direttamente a <em>Laumellum<\/em> (Lomello), sorge sulle rive dei fumi Po e Sesia, la cui con\ufb02uenza, costituiva un importante <strong>snodo di passaggio<\/strong> verso i territori dell\u2019oltre Po. Il monastero nacque quindi in <strong>una localit\u00e0 di confine<\/strong>, relativamente vicina ai centri nevralgici, servita da strade importanti e dalla possibilit\u00e0 della vicina navigazione fluviale, ma in posizione defilata, protetta dalle foreste e dai due fiumi e facilmente difendibile\u00a0 dalle frequenti <strong>incursioni degli Ungari<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/33\/4e\/1c\/334e1c39f610a4daf8cbf47d741c1443.jpg\" width=\"800\" height=\"440\" \/><\/p>\n<p>Non sono note le circostanze della costruzione della <strong>primitiva Abbazia<\/strong>, n\u00e9 la tipologia del primigenio nucleo insediativo; l\u2019anonimo cronachista afferma che la fondazione dell\u2019abbazia fu propiziata dal marchese Adalberto e che nel 935 si fecero monaci due conti, Rogerio, fratello forse di Arduino, e <strong>Oberto d\u2019Asti<\/strong> proprio a Breme. Successivamente alla morte di Adalberto e con l\u2019ascesa al potere di <strong>Arduino il Glabro<\/strong>, che aveva liberato la Val Susa dai Saraceni attorno al 945 e che era divenuto marchese di Torino, inizi\u00f2 la lunga stagione dei poteri locali e delle signorie civili nel governo dei beni dell\u2019abbazia.<\/p>\n<p>L\u2019in\ufb02uenza di Arduino, usurpatore di molti beni della Novalesa soprattutto in valle, fu tuttavia di breve durata: l\u2019Abate Belegrino intercesse presso <strong>Adelaide<\/strong>, vedova di Lotario, sposa dell\u2019 imperatore Ottone I, affinch\u00e9 fosse restituita all\u2019abbazia la propria autonomia e nel 972 scrisse al <strong>papa Giovanni XIII<\/strong> perch\u00e9 favorisse il monastero con la conferma dei privilegi.<\/p>\n<figure style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/2c\/b0\/db\/2cb0db3c97f43cd7988884da5e7516f2.jpg\" width=\"800\" height=\"536\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio dell&#8217;abbazia di San Pietro a Breme come si presenta oggi (tratto da www.comunebreme.it)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Grazie all&#8217;interessamento dell&#8217;imperatore il 21 aprile dello stesso anno il papa conferm\u00f2 a Breme <strong>tutti i possedimenti<\/strong> gi\u00e0 di Novalesa e viet\u00f2 a chiunque di intromettersi nell\u2019elezione dell\u2019abate che spettava solo ai monaci liberamente. Successivamente, anche l\u2019imperatore emise un diploma in cui confermava tutti i possedimenti. Inizi\u00f2 per Breme una <strong>fase di stabilit\u00e0<\/strong> e di ricchezza che porter\u00e0 all\u2019abbazia fino al sec XII il possesso di un grandissimo numero di chiese, castelli, terreni e benefici in Italia e in Francia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Occhial\u00a0 con il contributo di Don Cesare Silva Le origini dell\u2019abbazia di San Pietro a Breme vanno ricercate in Piemonte, in&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3750,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,730,495,5],"tags":[1633,1625,1627,388,1629,389,1628,1376,629,1172,1634,1377,1624,1383,1188,1631,1632,1630,117,29,1626,953],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3748"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3748"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3748\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3793,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3748\/revisions\/3793"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3750"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3748"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3748"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3748"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}