{"id":3799,"date":"2018-02-21T17:43:40","date_gmt":"2018-02-21T17:43:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3799"},"modified":"2018-02-21T17:43:40","modified_gmt":"2018-02-21T17:43:40","slug":"delit-piemont-armus-ciand-ant-ij-pape-dij-tribunaj-due-malfattori-una-contadina-e-un-ex-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3799","title":{"rendered":"Delit an Piemont: armus-ciand ant ij pap\u00e9 dij tribunaj &#8211; due malfattori, una contadina e un ex voto"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Arconte<\/em><\/p>\n<p>Questa storia inizia il 14 novembre 1856, presso<strong> San Grisante<\/strong>, vicino a Crescentino, quando i carabinieri Bonora e Tissot stanno pattugliando la campagna. I due carabinieri sono vestiti in borghese e, per giustificare i fucili che portano, indossano abiti che li fanno assomigliare a due cacciatori. Ad un certo momento, Bonora e Tissot incontrano un uomo che se va in giro armato di un fucile a due canne. Questi attacca discorso coi militari e racconta di essere <strong>un disertore<\/strong>, poi aggiunge che se avesse incontrato dei carabinieri, li avrebbe ricevuti col fucile di cui era armato e che era pronto a sostenere una lotta. Evidentemente li ha scambiati per due cacciatori o per due malviventi suoi pari!<\/p>\n<figure style=\"width: 752px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/f0\/b6\/5d\/f0b65d0e228ac31daa92a8c3dfae4038.jpg\" width=\"752\" height=\"1088\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta aerea di San Grisante, frazione di Crescentino (tratto da comune.crescentino.vc.it)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Poco dopo l\u2019<strong>uomo del fucile<\/strong> deve mettere in pratica quello che ha appena finito di dire, perch\u00e9 i due presunti cacciatori manifestano di essere carabinieri e lo dichiarano in arresto: l\u2019uomo punta il suo fucile all\u2019altezza della cintura di Bonora e spara. Il militare, grazie al suo <strong>sangue freddo<\/strong>, accortosi dello sparo fatto dal disertore a distanza di soli venti o venticinque passi, si butta a terra e cos\u00ec rimane illeso.<\/p>\n<p>Uno dei proiettili va a sfiorare il mento di una contadina, Orsola Vay detta Quaranta, che a una certa distanza sta pascolando una vacca.<\/p>\n<p>Intanto il <strong>carabiniere Tissot<\/strong> corre in aiuto del commilitone, l\u2019uomo punta contro di lui il fucile, che ha ancora un colpo in canna, a distanza di tre o quattro passi, ma il carabiniere riesce a impedire lo sparo e, dopo aver disarmato il bandito, procede al suo arresto.<\/p>\n<p>L\u2019arrestato \u00e8 <strong>Giovanni Scrimaglia<\/strong>, di 24 anni, di Mazz\u00e8. \u00c8 effettivamente un disertore, del <strong>Corpo dei Cacciatori Franchi<\/strong>, reparto punitivo dell\u2019esercito piemontese. I Cacciatori Franchi sono addetti a lavori pubblici, come la costruzione di strade e di ponti, e sono alloggiati in forti come quello di Bard, di Exilles e di Fenestrelle. Dal 1854, una sola compagnia di Cacciatori Franchi si trova nel forte di Exilles ed il resto del reparto \u00e8 stanziato nel forte di Fenestrelle.<\/p>\n<p>E proprio dal forte di Fenestrelle \u00e8 scappato Giovanni Scrimaglia, del quale torniamo a narrare le malefatte. Nel mattino del 1\u00b0 ottobre 1856, \u00e8 risultato che dal<strong> forte di Fenestrelle<\/strong> hanno disertato due soldati, Giovanni Scrimaglia e Giovanni Carlo Dente.<\/p>\n<p>Prima di fuggire, Scrimaglia e Dente <strong>hanno rubato<\/strong> al caporale Domenico Gaviati un paio di stivaletti del valore di dodici lire e, al sergente Giovanni Battista Virano, un altro paio di stivaletti del valore di cinque lire. Al sergente Virano hanno inoltre preso la somma di tredici lire e novanta centesimi, <strong>forzando il tavolino<\/strong> dove era riposta; hanno anche tentato di scassinare un baule del Virano, posto, come il tavolino, in un camerone della fortezza di Fenestrelle, dove, la sera del 30 settembre Scrimaglia era di guardia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/a4\/c9\/fc\/a4c9fc36e7317a7a849f281264078a9d.jpg\" width=\"1625\" height=\"1121\" \/><\/p>\n<p><strong>Giovanni Carlo Dente<\/strong>, di 26 anni, \u00e8 di Murazzano.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio nella zona di <strong>Murazzano<\/strong>, poco pi\u00f9 di due settimane dopo, che i nostri due disertori hanno iniziato una carriera di<strong> feroci rapinatori<\/strong>.<\/p>\n<p>Nella sera del 18 ottobre, lungo la strada da Ceva a Murazzano, armati di pistola, hanno aggredito Clemente Mondone e, minacciando di ucciderlo, lo hanno depredato di lire 1,80 e di alcuni ettogrammi di lardo, di formaggio e di pane per un valore complessivo di lire 1,95.<\/p>\n<p>Nella notte dal 21 al 22 ottobre, presso Bastia, mentre Dente stava fuori in agguato, Scrimaglia si \u00e8 introdotto scalando un muro nella casa di <strong>Bartolomeo Borca<\/strong>, e con uno stiletto ha minacciato il proprietario, portandogli via 7 lire circa e due fucili, del valore complessivo di 30 lire. Si tratta di una <strong>grassazione<\/strong>, ovvero rapina accompagnata da violenza, uno dei reati pi\u00f9 gravi per il Codice penale del tempo. Poco dopo i due compari sono stati visti da un traghettatore, ciascuno con un fucile.<\/p>\n<p>La sera del 23 ottobre, presso Marsaglia, i due hanno chiesto ospitalit\u00e0 a Luigi Revelli che li ha accolti in casa sua: loro lo hanno minacciato <strong>con pistola e coltello<\/strong> e lo hanno rapinato di 310 lire circa formate da marenghi, monete di Savoia, scudi e qualche moneta di metallo. Per rovistare nel guardaroba dove si trovava la borsa contenente il denaro, i due malandrini hanno rischiarato la camera mettendo in una lucerna alcuni pezzetti del lardo preso a Clemente Mondone, con cui hanno ottenuto una luce sufficiente.<\/p>\n<p>Le vittime hanno descritto gli autori di <strong>queste aggressioni<\/strong> come due individui, uno di colorito rubicondo, l\u2019altro pi\u00f9 pallido, come sono effettivamente <strong>Dente<\/strong> e <strong>Scrimaglia<\/strong>, i quali hanno anche detto ad alcuni derubati di essere disertori.<\/p>\n<p>La giustizia non accerta che cosa \u00e8 successo dopo le tre grassazioni: ma \u00e8 certo che i due si sono divisi e che Scrimaglia ha deciso di ritornare dalle sue parti. Il 14 novembre ha avuto l\u2019infelice idea di <strong>raccontare i fatti suoi<\/strong> proprio ai due carabinieri in borghese che lo hanno arrestato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/67\/fd\/04\/67fd04e3e9bd9840957ee7a0a549116f.jpg\" width=\"985\" height=\"635\" \/><\/p>\n<p>A proposito del <strong>movimentato arresto<\/strong> di Scrimaglia, ricordate quella contadina che \u00e8 rimasta coinvolta mentre stava pascolando una bovina e che ha sentito il proiettile sparato da Scrimaglia ferirla di striscio al mento? Orsola Vay, questo \u00e8 il nome della contadina, ritiene di essere stata<strong> miracolata<\/strong> per aver evitato il pericolo di una ferita mortale. Alcuni anni dopo fa allestire un <strong>quadretto votivo<\/strong> che ricostruisce con qualche libert\u00e0 la scena: i carabinieri sono raffigurati in uniforme, con tanto di lucerna. Scrimaglia, ritratto nell\u2019atto di sparare, porta un <strong>cappello alla calabrese<\/strong> e indossa pantaloni di un inconsueto colore giallo sostenuti da una fascia arancione.<\/p>\n<p>Orsola Vay con la sua <strong>imperturbabile bovina<\/strong> \u00e8 ritratta nell\u2019angolo in basso a destra: \u00e8 seduta su un mucchio di erba, porta abiti bianchi ed un piccolo scialle azzurro. Vediamo il suo volto insanguinato di profilo, con gocce di sangue che scendono dal mento. Orsola alza le mani in un gesto di stupore ma forse gi\u00e0 di <strong>ringraziamento alla Madonna<\/strong> col bambino che occupa l\u2019angolo in alto a sinistra.<\/p>\n<p>In secondo piano, un uomo inginocchiato e a mani giunte ringrazia la Madonna. \u00c8 il <strong>marito di Orsola<\/strong>, come si pu\u00f2 verosimilmente ipotizzare dalla scritta sul retro della tavoletta che descrive la scena e, fatto raro, riporta anche il nome del pittore: \u00ab<em>Una donna pascolava una bovina in prato asseduta in un mucchio di erba un assassino accerchiato da due carabinieri uno con l\u2019assassino e l\u2019altro dietro spara al carabiniere e va a colpire la donna. (Orsola moglie di Quaranta Giuseppe da Monchiero li 22 Agosto 1859) Cenna dipinse<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019offerta dell\u2019ex voto \u00e8 avvenuta il 22 agosto 1859, quindi a qualche anno di distanza dallo <strong>scampato pericolo<\/strong>, quando erano gi\u00e0 avvenuti molti fatti che andiamo a narrare. In primo luogo \u00e8 stato arrestato l\u2019altro disertore, Giovanni Carlo Dente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/32\/b4\/e0\/32b4e0bac362061531e65cf7d513771a.jpg\" width=\"1241\" height=\"820\" \/><\/p>\n<p>Il 25 novembre 1856, sulla strada da Savigliano a Cavallermaggiore, i carabinieri Amondry e Bisagno, fermano due uomini che mostrano un passaporto ed un certificato di buona condotta. Quando i militari vogliono arrestare uno dei due, questi oppone una<strong> accanita resistenza<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 <strong>Giovanni Carlo Dente<\/strong> che tenta di usare contro il carabiniere Amondry una pistola a doppia canna di tipo proibito ed un coltello a serramanico; dopo che \u00e8 disarmato della pistola, da cui parte un colpo, e del coltello, riuscito a sfuggire dalle mani dei carabinieri, ha l\u2019audacia di ritornare all\u2019attacco, armato di un tridente.<\/p>\n<p>Poi, col compagno, comincia a gettare sassi contro i carabinieri investendoli con tanta violenza che i militari sono costretti a difendersi con le sciabole e riescono ad arrestare soltanto il pi\u00f9 giovane dei due. Questi \u00e8 identificato come Giuseppe Dente, <strong>fratello del disertore<\/strong> Giovanni Carlo, di 24 anni, che abita a Marsaglia e lavora come garzone in un caff\u00e8.<\/p>\n<p>Nello scontro, i due carabinieri sono rimasti gravemente feriti: Amondry presenta una contusione al braccio destro con rottura del gomito, Bisagno ha due ferite alla testa.<\/p>\n<p>Giovanni Carlo Dente \u00e8 poi <strong>arrestato<\/strong> il 25 dicembre 1856.<\/p>\n<p>Alla conclusione dell\u2019istruttoria, Scrimaglia e Giovanni Carlo Dente sono accusati dei <strong>furti<\/strong> commessi nel forte di Fenestrelle, delle tre <strong>grassazioni<\/strong> presso Murazzano, di<strong> porto abusivo<\/strong> di armi proibite; Scrimaglia di <strong>ribellione alla giustizia<\/strong> con tentato omicidio al momento del suo arresto; Giovanni Carlo e Giuseppe Dente di resistenza e <strong>rivolta ai carabinieri<\/strong> con armi e ferite.<\/p>\n<p>Il processo si svolge nel dicembre 1857 in Corte di Appello di Torino, nella prima sezione criminale, con il Presidente Gaetano Deleuse. Questo dibattimento attira uno straordinario numero di spettatori.<\/p>\n<p>La colpevolezza di Scrimaglia e di Giovanni Carlo Dente per i furti nel forte di Fenestrelle \u00e8 evidente e sono schiaccianti anche le prove per le tre grassazioni, commesse a poca distanza di tempo.<\/p>\n<p>La Corte dedica molta attenzione alla <strong>resistenza<\/strong> opposta da Scrimaglia al momento dell\u2019arresto. Aveva volontariamente sparato contro Bonora e cercato in ogni modo di fare fuoco contro Tissot, mettendo \u00ab<em>a grave repentaglio la vita di due valorosi militari<\/em>\u00bb. Scrimaglia ha cos\u00ec messo in atto una <strong>vera ribellione alla giustizia<\/strong>, con resistenza agli agenti della forza pubblica ed \u00e8 quindi incorso nella sanzione prevista dall\u2019articolo 581 del Codice penale: \u00e8 punito anche di morte l\u2019omicidio volontario quando \u00e8 stato mezzo o conseguenza immediata del delitto di ribellione alla giustizia ancorch\u00e9 solo tentato\u2026<\/p>\n<figure style=\"width: 1536px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/85\/bd\/71\/85bd7144487c5f41686ddf9f35a79434.jpg\" width=\"1536\" height=\"1024\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta d&#8217;insieme del forte di Fenestrelle, teatro della diserzione dei due imputati<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il Pubblico Ministero Allamandola chiede la <strong>condanna a morte<\/strong> di Scrimaglia e di Giovanni Carlo Dente e tre anni di carcere per Giuseppe Dente.<\/p>\n<p>I giudici rilevano che la resistenza ai carabinieri di cui sono accusati i fratelli Dente ha avuto per i militari <strong>conseguenze ben pi\u00f9 gravi<\/strong> della ribellione di Scrimaglia, ma per Giovanni Carlo Dente non \u00e8 stato provato il tentativo di omicidio.<\/p>\n<p>I carabinieri stessi non hanno spiegato se il colpo di pistola sparato da Giovanni Carlo Dente sia partito volontariamente oppure per caso, nella colluttazione, mentre i militari cercavano di strappargli l\u2019arma di mano.<\/p>\n<p>E <strong><em>in dubio, pro reo<\/em><\/strong>: nel dubbio, si propende per l\u2019interpretazione pi\u00f9 favorevole per l\u2019accusato. Vista per\u00f2 l\u2019accanita resistenza di Dente ai carabinieri, ai quali ha causato gravissime ferite, giustizia vuole che, se il dubbio gli evita la pena capitale, sia sottoposto a quella subito inferiore, i <strong>lavori forzati a vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Suo fratello Giuseppe Dente, invece, si trova in una situazione molto pi\u00f9 favorevole, perch\u00e9 \u00e8 un giovane lavoratore, dotato di <strong>buone qualit\u00e0 morali<\/strong>, che \u00e8 stato trascinato ai bagordi e poi allo scontro con la forza pubblica dalle vive richieste del fratello, il quale ha insistito perch\u00e9 lo accompagnasse all\u2019estero, dove voleva rifugiarsi per timore del castigo per i suoi gravi misfatti. \u00c8 quindi meritevole di un giudizio meno severo.<\/p>\n<p>La mattina del 21 dicembre 1857, la sala e i posti riservati sono affollatissimi. Alle undici precise, il Presidente Deleuse legge la sentenza: la Corte di Appello di Torino <strong>condanna <\/strong>Scrimaglia<strong> a morte<\/strong>, Giovanni Carlo Dente ai <strong>lavori forzati a vita<\/strong>, previa la degradazione, e Giuseppe Dente a <strong>quattordici mesi di carcere<\/strong>, da calcolare dal 25 novembre 1856, giorno del suo arresto.<\/p>\n<p>Gli accusati non dicono una parola.<\/p>\n<p>La difesa di Scrimaglia ricorre in Cassazione ma il <strong>ricorso \u00e8 respinto<\/strong>, il 26 febbraio 1858. Il 27 marzo 1858, alle cinque e mezza di mattina, a Torino, Scrimaglia \u00e8 impiccato dagli esecutori di giustizia Pietro Pantoni e Giuseppe Montegianotti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/f7\/7b\/df\/f77bdf51c63be7e750edf35ac8ca4caf.jpg\" width=\"1735\" height=\"2375\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ex voto, offerto da Orsola il 22 agosto 1859, in data a noi ignota ma verosimilmente intorno agli anni \u201960 del Novecento, \u00e8 entrato a far parte della <strong>Collezione di tavolette votive<\/strong> San Lorenzo di Ermanno Mori che comprende pi\u00f9 di 700 ex voto, datati dalla seconda met\u00e0 del XV secolo ai nostri giorni, con reperti provenienti da tutta Italia. Viene inventariato con queste indicazioni: \u00ab<em>Italia Settentrionale \u2013 1859 (cm. 32 x 23)<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Dal 1994 al 1997, l\u2019ex voto di Orsola \u00e8 stato esposto in Assisi, nelle sale del Monte Frumentario, in un museo che conteneva una collezione di 300 tavolette votive, con un nucleo fondamentale proveniente dalla raccolta di Ermanno Mori e altre acquisite da Ezio Ranaldi. Nel corso di un viaggio, avevo acquistato il libro &#8211; catalogo di questa collezione: F.C. Crispolti, Ezio Ranaldi, Leonardo Valente, Le tavolette votive della Collezione San Lorenzo, Minerva, Assisi, 1994. Questo catalogo, che contiene una interessante prefazione di <strong>Federico Zeri<\/strong> sul <strong>valore storico artistico<\/strong> delle <strong>Tavolette Votive<\/strong>, era anche presentato in una edizione speciale rilegata e con una bustina contenente 28 immagini a colori da incollare su quelle in bianco e nero del libro. L\u2019ex voto di Orsola era la Tavola XXI: <strong><em>La Vergine salva una pastorella vittima di un inconsueto incidente<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>La storia di Scrimaglia compare nel libro \u201c<em>St\u00f2rie dla forca. St\u00f2rie dij b\u00f2ia. Impiccati ed esecutori di giustizia in Piemonte. 1850-1871<\/em>\u201d, Libreria Piemontese Editrice, Torino, 2000. Nel 2011, riguardando il libro \u201c<em>Le tavolette votive della Collezione San Lorenzo<\/em>\u201d, ho potuto abbinare la documentazione di questo libro con l\u2019<strong>ex voto<\/strong>: questa fortunata combinazione mi ha permesso di elaborare questo racconto delle malefatte di due disertori e della ingenua fede di una<strong> contadina del Piemonte preunitario<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Questa storia inizia il 14 novembre 1856, presso San Grisante, vicino a Crescentino, quando i carabinieri Bonora e Tissot stanno pattugliando&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3803,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,143,237],"tags":[1355,937,1722,1724,1726,68,1064,30,1721,1132,1723,1725,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3799"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3799"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3799\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3804,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3799\/revisions\/3804"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3803"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}