{"id":3861,"date":"2018-03-16T10:31:05","date_gmt":"2018-03-16T10:31:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3861"},"modified":"2018-03-16T10:31:05","modified_gmt":"2018-03-16T10:31:05","slug":"un-po-di-oriente-piemonte-dal-castello-di-aglie-tesori-esotici-del-duca-mostra-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3861","title":{"rendered":"Un po\u2019 di Oriente in Piemonte: dal castello di Agli\u00e8 i tesori esotici del duca in mostra a Torino"},"content":{"rendered":"<p>Testo e foto di <em>Paolo Barosso\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Articolo scritto per <a href=\"http:\/\/www.iltorinese.it\/\">Il Torinese\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Sino al 3 giugno il <strong>MAO<\/strong> (Museo d\u2019Arte Orientale) di Torino ospita la mostra \u201c<strong><em>I tesori esotici del duca. Selezione di opere orientali dal castello di Agli\u00e8<\/em><\/strong>\u201d organizzata in collaborazione con\u00a0il Polo Museale del Piemonte, ente che ha in gestione il castello ducale di Agli\u00e8.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/33\/25\/7b\/33257b94204246ce452a79c67fd1032e.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Testa di Buddha in bronzo con tracce di doratura &#8211;\u00a0Thailandia centro-meridionale, fine sec. XV\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;esposizione, sistemata in una sala al piano nobile di <strong>palazzo Mazzonis<\/strong>, gi\u00e0 Solaro della Chiusa, dimora nobiliare seicentesca che ospita il MAO, presenta in anteprima al pubblico una selezione di opere\u00a0appartenenti alla collezione di oggetti d\u2019arte e manufatti orientali conservati nel <strong>castello ducale di Agli\u00e8<\/strong>, dimora sabauda sita nel Canavese, a una quarantina di chilometri a nord di Torino. La residenza colpisce non solo per la grandiosit\u00e0 e variet\u00e0 degli ambienti, ma anche per la ricchezza delle collezioni conservate, tra cui la raccolta ornitologica e quella asiatica, quest&#8217;ultima principalmente dovuta alla\u00a0figura di <strong>Tomaso di Savoia duca di Genova<\/strong> (1854-1931) che durante i suoi viaggi in Estremo Oriente acquist\u00f2 o ricevette in dono la gran parte dei manufatti poi radunati nella dimora di famiglia.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c6\/48\/0d\/c6480df00fe406e46dbc79fc57b0655c.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Maschere del teatro thailandese, collegate alla rappresentazione del poema epico nazionale Ramakien<\/figcaption><\/figure>\n<p>La collezione di opere orientali, che sar\u00e0 resa fruibile al pubblico presso il castello di Agli\u00e8 una volta terminata la campagna di studio e restauro, comprende <strong>quattro aree geografiche-culturali<\/strong>, Giappone, Cina, Siam (oggi Thailandia) e Cina per Siam (ceramiche cinesi per committenza siamese), con l\u2019aggiunta di un reperto coreano e un altro, un <strong>tamburo rituale<\/strong> (visibile in mostra), di area birmana. Due sono invece i nuclei di provenienza delle opere: il primo deriva dalle collezioni di <strong>Tomaso di Savoia-Genova<\/strong>, il secondo dagli acquisti dell\u2019ingegner <strong>Giuseppe Canova<\/strong>.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo si rec\u00f2 in Siam come progettista della prima ferrovia da Bangkok a Phetchaburi seguendo le orme di altri italiani, e in particolare piemontesi, giunti in Asia a cavallo tra Otto e Novecento per mettere le proprie competenze al servizio di Paesi che si stavano modernizzando. Interessante in questo senso \u00e8 scoprire quali <strong>nuclei di reperti<\/strong> conservati al MAO o in altri musei torinesi derivino appunto da acquisti effettuati o doni ricevuti da tecnici e funzionari piemontesi che si recarono in Oriente per ragioni di lavoro, diventando poi collezionisti di manufatti esotici.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e8\/50\/cb\/e850cb171fac51df4cf3ccc2c79c17b4.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Porcellane Bencharong, realizzate in Cina per il mercato siamese<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tornando alla figura principale coinvolta nella formazione della raccolta di Agli\u00e8, il <strong>duca Tomaso di Savoia-Genova<\/strong>, questi era figlio di Ferdinando, fratello minore di Vittorio Emanuele II, e della principessa Elisabetta di Sassonia. Rimasto orfano di padre, morto di tubercolosi a soli 33 anni, venne affidato alla tutela del principe di Carignano Eugenio di Savoia, che indirizz\u00f2 Tomaso alla carriera militare, inviandolo in Inghilterra, scelta non usuale per principi di casa Savoia, a studiare marineria. In veste di ufficiale della marina comp\u00ec la <strong>circumnavigazione del globo<\/strong> tra 1872 e 1874, ma fu soprattutto il viaggio intrapreso in Asia orientale tra 1879 e 1881 al comando della corvetta <em>Vittor Pisani<\/em> a consentirgli di entrare pi\u00f9 profondamente in contatto con quelle culture orientali da cui provengono i reperti raccolti ad Agli\u00e8, acquistati come <em>souvenir <\/em>di viaggio o ricevuti come dono diplomatico da personaggi d\u2019alto rango, come l\u2019imperatore del Giappone e il re del Siam <strong>Rama V<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b7\/2a\/4b\/b72a4b0931d84d882dfe3692791ddbc7.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Ceramiche cinesi del tipo bianca e blu e con iconografie benaugurali come rami di pesco e peonie<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra i manufatti acquisiti dal duca, che andarono poi in parte dispersi quando la dimora di famiglia, il castello di Agli\u00e8, venne ceduta allo Stato nel 1939, appaiono preponderanti le ceramiche, in particolare le preziose porcellane cinesi, cui appartiene il grande vaso del periodo <strong>Qing<\/strong> in porcellana <em>craquel\u00e9<\/em> decorata a smalti policromi esposto in mostra.<\/p>\n<p>Non mancano per\u00f2 oggetti d\u2019arte di materiali diversi, come le opere pittoriche di produzione giapponese, cui si riconduce il bellissimo dipinto su carta realizzato a quattro mani, forse su commissione dello stesso Tomaso durante un <em>shogakai<\/em>, incontro pubblico di pittura e calligrafia, raffigurante un<strong>\u2019elegante cortigiana con il suo servitore<\/strong>, immagine riprodotta sulla locandina della mostra, e manufatti d\u2019uso comune, tra cui un <strong><em>risci\u00f2<\/em> <\/strong>(non presente in mostra), recante lo scudo sabaudo, donato al duca dall\u2019imprenditore della seta Carlo Giussani per i suoi spostamenti nelle regioni interne del Giappone, e un <strong>copricapo coreano<\/strong> <em>Gat<\/em> (XIX sec) a larga tesa tradizionalmente adoperato in estate per ripararsi da \u201c<em>mosche e zanzare<\/em>\u201d, come si legge sulle memorie di viaggio.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e4\/3d\/68\/e43d68368b6d55084abc668d58ffb838.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scalone di palazzo Mazzonis, gi\u00e0 Solaro della Chiusa, che oggi ospita le collezioni d&#8217;arte orientale del MAO<\/figcaption><\/figure>\n<p>Di particolare importanza come occasione per implementare la raccolta fu l\u2019incontro di Tomaso con <strong>Rama V<\/strong>, re del Siam, che a quel tempo, nel 1881, era in lutto per l\u2019improvvisa perdita dell\u2019amata sovrana. Tomaso assistette alle cerimonie in onore della defunta e alcuni oggetti presenti ad Agli\u00e8 sono riferibili proprio a questo evento, in particolare le riproduzioni di modelli di <strong>barche da parata cerimoniale<\/strong> utilizzate per l\u2019occasione. Afferenti alla cultura siamese, e visibili in mostra, sono anche la grande <strong>testa di Buddha<\/strong> in bronzo con tracce di doratura, risalente a fine XV secolo, e le <strong>maschere<\/strong> dei personaggi del poema <em>Ramakien<\/em> indossate dagli attori del dramma <em>Khon.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e3\/de\/d6\/e3ded69cfb230026523e1f82a2a688ce.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p>I viaggi compiuti da Tomaso s\u2019inseriscono in un contesto pi\u00f9 ampio in cui si stava affermando la consuetudine di organizzare spedizioni in Oriente per allacciare <strong>relazioni diplomatiche<\/strong> o per <strong>scopi commerciali<\/strong>: significativo \u00e8 in questo senso il trattato di amicizia e commercio stipulato a Parigi nel 1857 tra Regno di Sardegna e Persia, poi confermato come accordo italo-persiano nel 1862 a Teheran, che consent\u00ec l\u2019afflusso a Torino di materiali confluiti nelle raccolte di scienze naturali. Il <strong>gusto per l\u2019Oriente<\/strong> s\u2019era per\u00f2 affermato gi\u00e0 da tempo, entrando sin dal Settecento nell\u2019arredo delle residenze sabaude e delle dimore aristocratiche, impreziosite da <em>chinoiseries, <\/em>manufatti di provenienza asiatica, talvolta adattati a nuove funzioni (ad esempio vasi cinesi adattati a lumi a petrolio) e oggetti realizzati in Occidente imitando modelli orientali.<\/p>\n<p>La visita alla mostra vuole anche essere un invito a scoprire il <strong>castello di Agli\u00e8<\/strong>, magnifico esempio di residenza sabauda extraurbana che cominci\u00f2 a svilupparsi nelle forme in cui oggi la contempliamo alla met\u00e0 del Seicento quando l\u2019allora proprietario, il <strong>conte Filippo San Martino d\u2019Agli\u00e8<\/strong>, sentimentalmente legato alla prima Madama Reale, Cristina di Francia, volle trasformare la fortezza di famiglia, d\u2019impianto medioevale, in residenza aulica, in grado di rivaleggiare con il palazzo ducale di Torino, chiamandovi a lavorare <strong>Amedeo di Castellamonte<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/51\/b9\/41\/51b941b4c265e433778463b3022ff476.jpg\" width=\"960\" height=\"540\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il castello ducale di Agli\u00e8<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le successive stagioni di rinnovamento si situano nella seconda met\u00e0 del Settecento, per opera di Ignazio Birago di Borgaro, dopo che nel 1763 re Carlo Emanuele III di Savoia aveva acquistato il castello dai San Martino per darlo in appannaggio al secondogenito, nato dalla terza moglie, <strong>Benedetto Maurizio duca del Chiablese<\/strong>, e nel periodo della Restaurazione sabauda, per opera di <strong>re Carlo Felice<\/strong> e della consorte, Maria Cristina di Borbone-Napoli, che affidarono i lavori a Michele Borda di Saluzzo. Con la morte di Maria Cristina il castello pass\u00f2 infine per eredit\u00e0 ai <strong>duchi di Savoia-Genova<\/strong>, che ne fecero la loro dimora, privilegiando la funzionalit\u00e0 degli arredi sulle esigenze di rappresentativit\u00e0 e apportando quindi modifiche non sempre in linea con la vocazione originaria degli ambienti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso\u00a0 Articolo scritto per Il Torinese\u00a0 Sino al 3 giugno il MAO (Museo d\u2019Arte Orientale) di Torino ospita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3865,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,295,292,27],"tags":[443,1842,1850,76,274,445,1839,1851,1847,1844,439,1852,1853,1840,1843,1854,1849,1833,1834,1841,1835,1153,427,1846,880,1837,761,1836,1848,1845,1838,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3861"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3861"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3861\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3866,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3861\/revisions\/3866"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3865"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3861"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3861"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3861"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}