{"id":3888,"date":"2021-09-18T16:28:12","date_gmt":"2021-09-18T16:28:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3888"},"modified":"2021-09-18T17:57:47","modified_gmt":"2021-09-18T17:57:47","slug":"san-secondo-di-cortazzone-una-foresta-di-simboli-scolpiti-nella-pietra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3888","title":{"rendered":"San Secondo di Cortazzone, una foresta di simboli scolpiti nella pietra"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Barosso<\/em><\/p>\n<p>Su un bricco prospiciente l\u2019abitato di Cortazzone, in val Rilate, nel cuore delle colline astigiane rivestite di vigne, prati e boschetti, sorge la splendida <strong>chiesa di San Secondo<\/strong>, notevole esempio di romanico della &#8220;scuola del Monferrato&#8221;.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a5\/ca\/c4\/a5cac41ab10eb4a756da9f379209f1b0.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">La facciata della chiesa, rivolta a occidente<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il paese di Cortazzone, per molti anni feudo dei <strong>Pelletta, <\/strong>potente famiglia astese di casanieri (i banchieri del tempo), appare dominato dalla massiccia mole del castello, pi\u00f9 volte rimaneggiato nei secoli, ma che conserva ancora parti medioevali, probabilmente risalenti alla fine del XIV secolo. A quest&#8217;epoca si riconduce infatti la ricostruzione operata dai Pelletta sulle rovine di una pi\u00f9 antica fortificazione, distrutta nel 1362 dai venturieri della <strong>Compagnia Bianca <\/strong>(detta anche &#8220;degli Inglesi&#8221;) che imperversavano in quegli anni nelle contrade del Piemonte, ingaggiati dal marchese del Monferrato dapprima contro i Visconti e poi in funzione anti-sabauda.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/67\/95\/f6\/6795f630e4b963ee05b40e9b83fcc776.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta del borgo storico di Cortazzone, abbarbicato sulla collina e dominato dal castello, di cui si nota il mastio quadrato cimato con taglio obliquo<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il nome della localit\u00e0 in cui si trova la chiesa, <strong>Mongiglietto<\/strong>, deriva, secondo un\u2019interpretazione, da <em>Mons Jovis<\/em>, monte di Giove, evocando ancestrali radici pagane del sito, sede d\u2019apprestamenti cultuali pre-cristiani, ma altri ritengono che il toponimo sia legato al termine \u201c<strong>mongioie<\/strong>\u201d, ricalcato sul francese antico <em>Mont-joie, <\/em>designante cumuli di pietra che venivano posti gi\u00e0 in et\u00e0 celtica lungo le strade come segnavia e anche come forma di propiziazione del viaggio.<\/p>\n<p>La facciata, in pietra arenaria nella sezione inferiore, ma in parte alterata nel Seicento con una sopraelevazione in mattoni culminante in un campaniletto a vela, mostra un elegante portale d\u2019ingresso sovrastato da una cornice orizzontale in cui compare come elemento decorativo <strong>una fila di conchiglie<\/strong>, simbolo che indica la chiesa e il sito come probabile luogo di sosta ad uso dei pellegrini lungo quel reticolo di strade che costituivano la famosa <strong>Via Francigena<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4f\/ef\/32\/4fef32f6366521560f8b9c458bde241e.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">La cornice orizzontale con la fila di conchiglie, tra i simboli del pellegrinaggio<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ci\u00f2 che maggiormente sorprende, nella visita di questo edificio che fu dipendenza del vescovo di Asti e poi dal 1345 della pieve di Montechiaro, \u00e8 il ricco <strong>apparato scultoreo,&nbsp;<\/strong>che si sviluppa sia all&#8217;esterno che all&#8217;interno.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e5\/6d\/57\/e56d5747ee36c26f02eed7c8c4ee420a.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dettaglio dell&#8217;apparato ornamentale del lato sud con un&#8217;aquila inserita in un riquadro e sovrastata da un volto stilizzato, richiamo alle t\u00eates coup\u00e9es di tradizione celtica<\/figcaption><\/figure>\n<p>Esternamente \u00e8 il lato sud a colpire non solo per la variet\u00e0 di decorazioni, che rispecchiano il repertorio del romanico astigiano, dalla cornice a \u201c<em>damier<\/em>\u201d alle file di archetti pensili poggianti su mensole con motivi vegetali e geometrici, ma anche per la singolarit\u00e0 di certe figure scolpite che paiono poco adatte a un luogo di culto cristiano.<\/p>\n<p>Tra queste risalta, nella parte alta della navata centrale (detta \u201ccleristorio\u201d perch\u00e9 in genere traforata di finestre che rischiarano l\u2019interno), una <strong>scena di accoppiamento<\/strong> che, rifacendosi a schemi ancestrali, pare leggibile come un richiamo ad antichi riti propiziatori della fertilit\u00e0 o anche come una sorta di ex voto per parti difficili.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/26\/2a\/8f\/262a8fec34896baf5a8684fe2f6c3013.jpg\" width=\"960\" height=\"641\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Lato sud &#8211; scena stilizzata di accoppiamento<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019interno, suddiviso in tre navate terminanti in absidi, invita all\u2019esercizio della fantasia, con una vera e propria <strong>foresta di figure<\/strong> zoomorfe, antropomorfe, fantastiche, ibride, chimeriche, che popolano i capitelli e che, in perfetta sintonia con la passione medioevale per i simboli, evocano principi e concetti non sempre intellegibili per l\u2019uomo di oggi.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/91\/06\/e1\/9106e194d0a8e6625ac668abfc7516db.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta dell&#8217;interno con le tre navate<\/figcaption><\/figure>\n<p>Compaiono animali, come la <strong>lepre<\/strong>, che esemplifica bene l\u2019ambiguit\u00e0 e ambivalenza del simbolo, richiamando sia il concetto di lussuria, evocato dalla nota prolificit\u00e0 dell\u2019animale, sia la caducit\u00e0 della vita, data la sua proverbiale rapidit\u00e0 di movimento, ma anche scene pi\u00f9 articolate, con volatili provvisti di un\u2019unica testa intenti a beccare, cavalli con le zampe curiosamente morsicate da teste bovine, gruppi di sirene con coda bipartita o coda ad arco \u201c<em>tenuta da ambo le mani<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Infine i tre <strong>capitelli disadorni<\/strong>, lasciati allo stato grezzo, paiono rivelare nella loro incompiutezza il senso della finitudine umana dinnanzi all\u2019onnipotenza e perfezione di Dio.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/3e\/db\/f53edb4db00a6428c420c3a428889257.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Capitello con due volatili provvisti di un&#8217;unica testa intenti a beccare<\/figcaption><\/figure>\n<p>Interessante nel catino dell\u2019abside centrale \u00e8 un <strong>affresco trecentesco<\/strong>, di recente restaurato, che reca la figura di Cristo assiso tra San Secondo e un\u2019altra figura di dubbia interpretazione, identificata con San Girolamo, il traduttore della Bibbia dal greco al latino (la cosiddetta <em>Vulgata<\/em>), ma da altri con San Brunone, vescovo di Segni, ma di natali astigiani, o San Siro, primo vescovo di Pavia. L\u2019ultima ipotesi, se accettata, potrebbe avvalorare un\u2019originaria dipendenza della chiesa di San Secondo dalla mensa episcopale di Pavia, come per la pieve di Tigliole d&#8217;Asti.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/da\/67\/ca\/da67ca9f3299fec2297543824f26e1a7.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Capitello recante quattro sirene sugli angoli con coda bipartita e braccia tese verso l&#8217;alto<\/figcaption><\/figure>\n<p>Osservando i caratteri stilistici delle chiese romaniche astigiane si riscontrano evidenti affinit\u00e0, che indussero il Porter e altri studiosi a teorizzare l\u2019esistenza di una vera e propria \u201c<strong>Scuola del Monferrato<\/strong>\u201d, nata da una commistione di influssi padani, borgognoni e provenzali, accostati a tratti originali: l\u2019effetto coloristico dato dall\u2019alternanza nella tessitura muraria di conci di pietra e mattoni; l\u2019assenza di cupole e transetto; la sopraelevazione della zona presbiteriale; l\u2019esuberanza dell\u2019apparato scultoreo e ornamentale, con decorazioni a \u201c<em>dente di lupo<\/em>\u201d, \u201c<em>dente di sega<\/em>\u201d, \u201c<em>damier<\/em>\u201d; la presenza di elementi forse rivelanti <strong>influssi orientali<\/strong> come l\u2019arco falcato e oltrepassato; le paraste angolari delle facciate, che rafforzano lo spigolo e delimitano i volumi; la composizione delle absidi, con la superficie esterna suddivisa in campiture da due o tre lesene, che poggiano su un basamento e portano serie di archetti pensili.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1a\/c1\/ae\/1ac1aebb5b4e21974cd6c35e00e5e1e0.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Capitello con figure zoomorfe e antropomorfe in apparente disordine<\/figcaption><\/figure>\n<p>Oltre ai tratti stilistici e architettonici \u00e8 comune alle chiese delle campagne astigiane e monferrine la condizione di <strong>isolamento<\/strong>, immerse come sono nel verde, in cima a bricchi e a mezza costa, o attorniate da cimiteri, in certi casi ancora in uso. Tale isolamento, annotato gi\u00e0 dalle relazioni approntate da vescovi e visitatori apostolici dopo il <strong>Concilio di Trento<\/strong> concluso nel 1563, non deve ingannare perch\u00e9 non \u00e8 una condizione originaria di queste chiese, bens\u00ec sopravvenuta, per una serie di fattori sociali, economici e politici che agirono nel quadro dei secoli centrali del Medioevo, determinando cambiamenti importanti nella mappa dell\u2019insediamento umano piemontese e, pi\u00f9 in generale, europeo.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6d\/49\/4e\/6d494e78acb3a00d1fece72e9edca51b.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio della zona absidale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Queste chiesette, al tempo della costruzione, tra IX e XII secolo, talvolta innestate sul sedime di edifici pi\u00f9 antichi in legno, si trovavano infatti a svolgere la funzione di <strong>pievi di villaggio<\/strong> dove per pieve s\u2019intende una chiesa avente diritto di battesimo e di sepoltura e centro fisico del piviere, l\u2019unit\u00e0 territoriale di base dell\u2019originaria organizzazione ecclesiastica del territorio, o in certi casi come <strong>oratorii <\/strong>e <strong>tituli<\/strong>, chiese minori dipendenti da una pieve.<\/p>\n<p>Erano quindi circondate da modesti aggregati di casupole, che con il tempo, per motivi diversi, vennero abbandonate per il trasferimento degli abitanti in centri di nuova fondazione. Le case dei villaggi, prive di manutenzione, scomparvero, inghiottite dall\u2019inesorabile fluire del tempo, mentre le chiese in genere rimasero in piedi, come <strong>unica traccia materiale superstite<\/strong>, isolate nel contesto campestre o entro recinti cimiteriali, perch\u00e9 persistette l\u2019abitudine di seppellire i morti attorno ad esse.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/64\/6f\/72\/646f72e43c060c4f7fda5cbfa344ccf1.jpg\" width=\"960\" height=\"640\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dettaglio decorativo con l&#8217;omino intento ad arrampicarsi lungo la linea interna dell&#8217;archetto pensile<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le funzioni di parrocchiale vennero gradatamente accentrate all\u2019interno degli abitati di nuova fondazione, con la costruzione di nuove chiese, mentre quelle antiche <strong>decaddero<\/strong>, venendo adoperate una volta l\u2019anno in occasione della festa del santo titolare, ma conservando in tal modo, in assenza di interventi di manutenzione e adeguamento, l\u2019aspetto architettonico originario e quella <strong>purezza di linee<\/strong> e di forme che tuttora stupisce il visitatore.<\/p>\n<p><em>Tutte le foto pubblicate sono di <strong>Paolo Barosso<\/strong>&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Su un bricco prospiciente l\u2019abitato di Cortazzone, in val Rilate, nel cuore delle colline astigiane rivestite di vigne, prati e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3890,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27,241],"tags":[1899,204,203,1890,1888,1895,1885,1897,1898,1892,1894,1893,1887,1032,1889,73,1073,1886,1896,1891],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3888"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3888"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3888\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5562,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3888\/revisions\/5562"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3890"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3888"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3888"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3888"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}