{"id":3904,"date":"2018-04-12T20:08:29","date_gmt":"2018-04-12T20:08:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3904"},"modified":"2018-04-12T20:15:06","modified_gmt":"2018-04-12T20:15:06","slug":"labbazia-di-san-pietro-breme-una-nota-sulla-perduta-chiesa-abbaziale-e-la-sua-cripta-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3904","title":{"rendered":"L&#8217;abbazia di San Pietro in Breme: una nota sulla perduta chiesa abbaziale e la sua cripta &#8211; I parte"},"content":{"rendered":"<p>di<em> Fabio Occhial<\/em><\/p>\n<p>Con il secolo X, a seguito dell\u2019abbandono del <strong>monastero di Novalesa<\/strong> in val Cenischia, la \u00ab<em>santissima mater nostra Novaliciensis ecclesia<\/em>\u00bb, [<em>Chronicon<\/em>, IV, <em>fragm<\/em>. xxii, a cura di G. C. Alessio, Torino 1982, pp. 240 sg.], da parte della comunit\u00e0 benedettina minacciata dalle <strong>incursioni saracene,<\/strong>\u00a0si ebbe il trasferimento della comunit\u00e0 monastica a Breme e l\u2019edificazione di un nuovo importante <strong>complesso monastico<\/strong> in area lomellina.<\/p>\n<figure style=\"width: 2705px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3b\/e0\/41\/3be04158476d65542c25055f18e38944.jpg\" width=\"2705\" height=\"1787\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Chiostro dell&#8217;abbazia di Novalesa in val Cenischia<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa \u00e8 la versione accreditata\u00a0dalla comunit\u00e0 stessa, che evoca il terrore indotto dalla minaccia saracena e la conseguente fuga dei monaci, guidati dall&#8217;abate <strong>Domniverto<\/strong><em>: Domnivertus vero abbas ob timorem Saracenorum, abbas et omnes monachi derelinquerunt cenobium Novalicie&#8230;Et ubi discederunt, venerunt Saraceni, qui combusserunt monasterium<\/em>\u00a0[<em>Chronicon<\/em>, IV, <em>fragm<\/em>. xxiii, in <em>Cronaca di Novalesa<\/em>.]<\/p>\n<p>La ricostruzione di quei travagliati avvenimenti registrata dal <em>Chronicon<\/em> intorno alla met\u00e0 dell\u2019XI secolo delineerebbe, come citato, il quadro di una fuga imposta dalla minaccia delle <strong>incursioni saracene<\/strong>: [\u2026] <em>ob inundationem Saracenorum ex Fraxineto, qui\u2026 totam\u00a0 quoque Galliam subalpinam sanguine et incendio submerserunt<\/em>\u00a0 (Chronicon, Fragm. XX: Cronaca, p. 236), in cui il pericolo viene presentato quale condizione certa e determinante il \u00a0<strong>trasferimento a Torino<\/strong> come scelta ovvia.<\/p>\n<figure style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fd\/b4\/63\/fdb4634b53b08905a5f67bcabd020f75.jpg\" width=\"640\" height=\"457\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scena di battaglia tra Saraceni e Crociati<\/figcaption><\/figure>\n<p>In verit\u00e0, all\u2019interno di tali dinamiche, studi recenti stanno evidenziando realt\u00e0 notevolmente pi\u00f9 complesse. Quella che dal <em>Chronicon <\/em>viene presentata come fuga andrebbe invece interpretata come un <strong>trasferimento preventivo<\/strong>, nel timore di spedizioni che si verificarono in maniera significativa soltanto dopo l\u2019abbandono delle strutture monastiche. [A. A. Settia, <em>Monasteri subalpini e presenza saracena: una storia da riscrivere<\/em>, in <em>Dal Piemonte all\u2019Europa: esperienze monastiche nella societ\u00e0 medievale <\/em>(Relazioni e Comunicazioni presentate al XXXIVCongresso Storico Subalpino nel millenario di S. Michele della Chiusa, Torino 1985), Torino 1988,part. pp. 293-295 e 305 sg.].<\/p>\n<p>Forti riserve sulla tradizionale identificazione dei <strong>Saraceni<\/strong> con elementi di origine araba indicano la possibilit\u00e0 che essi fossero corsari o predoni andalusi oppure elementi locali. Esemplari appaiono comunque le <strong>stratigrafie<\/strong> del terreno in sede di scavo, le quali\u00a0 non hanno restituito tracce consistenti ed univoche di distruzione violenta nell\u2019arco cronologico interessato; le uniche tracce di distruzione, dovuta verosimilmente ad un <strong>incendio<\/strong> prodottosi nel corso del X secolo, di origine comunque non chiaramente identificabile, sono state rilevate solamente negli alzati della <strong>cappella di S. Maria.<\/strong><\/p>\n<p>Inoltre, il trasferimento in altra sede sarebbe preceduto da dinamiche che mutuarono degli <strong>interessi patrimoniali<\/strong> del monastero dall\u2019area transalpina in ragione dell\u2019Italia nord-occidentale.<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4b\/90\/35\/4b9035af3c19300fdbe4a8d21ec63350.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio della Val Cenischia verso il paese di Novalesa e la cappella di Santa Maria<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019analisi di queste diverse prospettive sarebbe coerente con\u00a0 il successivo insediamento della comunit\u00e0 in <strong>Lomellina<\/strong>, parallelamente o meno al ruolo svolto dal marchese Adalberto di Ivrea, che dopo aver accolto i monaci a<strong> Torino<\/strong>, fu artefice della donazione delle <em>curtes regie<\/em> di Breme: Santa Maria in castrum e Santa Maria in\u00a0 Pollicino.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 quella di Breme ad essere privilegiata per l\u2019insediamento della comunit\u00e0, che vi si colloca in relazione con un <strong><em>oppidum<\/em><\/strong> preesistente: [\u2026] Di <em>Bremito oppido<\/em>\u00a0parla il Chronicon (Cronaca, p. 276). Ovviamente il termine non va assunto\u00a0 nel senso di un insediamento chiaramente definibile come fortificato: difatti nel\u00a0 precedente passo del Chronicon la locuzione <em>Bremetense oppido<\/em>\u00a0parrebbe riferirsi in relazione al <strong>monastero<\/strong> (Cronaca, p. 260).<\/p>\n<figure style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/08\/76\/4c\/08764c0580c599decbf043899ad93867.jpg\" width=\"800\" height=\"536\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il grande chiostro abbaziale di epoca olivetana<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il <strong>complesso abbaziale<\/strong> \u00e8 oggi quasi completamente di pertinenza comunale, formato da tre corpi di fabbrica porticati, di concezione e realizzazione unitaria, disposti intorno ad un ampio cortile; in origine, il quarto lato, quello a nord, era occupato\u00a0 dalla <strong>chiesa abbaziale<\/strong>, a tre navate, come appare in una\u00a0 pianta verosimilmente edita nel 1635, demolita successivamente all\u2019inizio del XIX secolo, \u00ab<em>La chiesa ne venne atterrata in questi ultimi tempi, standovi per altro in pi\u00e8 l\u2019antico campanile, guasto dal fulmine nella sua sommit\u00e0<\/em>\u00bb (Casalis 1834, p. 619).<\/p>\n<p>Contestualmente alla sua <strong>demolizione<\/strong>, sulla linea del colonnato della navata sinistra fu costruito un muro, scandito da lesene e articolato da quattro archi di diseguale altezza, in origine aperti in relazione diretta con un edificio retrostante le cui caratteristiche e funzioni non sono ancora del tutto precisate.<\/p>\n<figure style=\"width: 550px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4c\/f0\/9d\/4cf09d8e6d54eeb88e45337733e01b40.jpg\" width=\"550\" height=\"309\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Muro edificato in luogo del colonnato della navata sinistra<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si possono cogliere gli elementi costituenti la <strong>chiesa abbaziale<\/strong>, tre navate, l\u2019abside e due corpi simmetrici attigui, stilizzati i colonnati.<\/p>\n<p>Nell&#8217;osservazione delle sue linee generali, l\u2019intero complesso sembrerebbe gi\u00e0 strutturato sulla pianta citata; \u00e8 verosimile che esso risalga agli interventi operati al momento dell\u2019ingresso dei <strong>monaci Olivetani<\/strong>, anche se i lavori nei vari corpi di fabbrica, di entit\u00e0 imprecisata (tranne alcuni attualmente oggetto di analisi), sarebbero assimilabili\u00a0 alle operazioni di \u00a0smantellamento della fortezza e in relazione alle precedenti azioni ossidionali e di rifortificazione.<\/p>\n<p>Per contro, si evidenziano tracce significative se pur modeste delle <strong>strutture pi\u00f9 antiche<\/strong>.<\/p>\n<p>Sopravvivono tuttora parte della <strong>parete settentrionale<\/strong> della prima chiesa abbaziale, inglobata entro le murature della chiesa seicentesca e conservatasi a tratti fino all\u2019imposta del tetto, un ridotto lembo della parete meridionale, inglobato nel campanile e la <strong>cripta<\/strong>, che malgrado i pesanti interventi subiti ha conservato leggibili le proprie caratteristiche.<\/p>\n<figure style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fd\/3c\/c9\/fd3cc97690cbdc44efc278e5039d7415.jpg\" width=\"800\" height=\"536\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta della cripta &#8211; dal sito www.comunebreme.it<\/figcaption><\/figure>\n<p>La parete settentrionale della <strong>chiesa<\/strong> che ora si apre su un cortile privato nel suo tratto orientale \u00e8 la risultante di successivi interventi, risalenti alla fine del XVIII\/inizio del XIX secolo e moderni. Essa presenta molte e complesse <strong>stratificazioni murarie<\/strong> e di intonaci, esito delle numerose modifiche intervenute sulla struttura originaria, leggibile fortunosamente nella parte superiore della stessa.<\/p>\n<p>I suoi <strong>elementi caratteristici\u00a0<\/strong> sono disposti su due livelli; a quello inferiore si trova, all\u2019estremit\u00e0 sinistra, una lunga specchiatura, definita e conclusa in alto da una coppia di archetti e delimitata sulla destra da un breve tratto di parete con un <strong>grande arco<\/strong>, oggi tamponato e solo in parte conservato, la cui ghiera \u00e8 formata da mattoni legati da abbondante malta di buona qualit\u00e0, con il bardellone dai mattoni di dimensioni minori.<\/p>\n<p>Al di sopra, \u00e8 presente su tutta la lunghezza della parete una sequenza di <strong>specchiature<\/strong> coperte da intonaco che dovevano in origine concludersi con <strong>archetti binati<\/strong>, analoghi a quelli ancora conservati nel tratto di parete meridionale inglobato nel campanile e del tutto simili a quelli presenti in elevato sul vicino battistero.<\/p>\n<figure style=\"width: 520px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/28\/18\/3b\/28183b00c59e5ab335ba53b44904e20b.png\" width=\"520\" height=\"381\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Particolare della parete settentrionale con specchiatura ad archetti<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019estremit\u00e0 sinistra della parete corrisponde al limite verso l\u2019<strong>innesto dell\u2019abside<\/strong>, sostituito verosimilmente nel XVII secolo da quello poligonale, del quale si colgono ancora le linee essenziali. Manca del tutto ogni elemento esplicito atto ad indicare come fosse lo sviluppo verso ovest, ma qualche indicazione la si pu\u00f2 ricavare dalla<strong> cripta<\/strong>, che ne suggerisce uno sviluppo non trascurabile.<\/p>\n<p>Ad esclusione dell\u2019arco sopracitato, la parete\u00a0non conserva tracce di aperture identificabili con la <strong>fase originaria<\/strong>; due archi, in seguito tamponati, si individuano nel settore occidentale, appaiono aperti in breccia, proponendo l\u2019integrazione di una navata laterale alla originaria navata unica. La residuale traccia di innesto inframurario continuo e omogeneo che percorre la parete appena sotto la base delle <strong>specchiature<\/strong> superiori \u00e8 indicativa di una originaria volta a botte, ma non \u00e8 possibile attribuirla alla copertura pi\u00f9 antica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Occhial Con il secolo X, a seguito dell\u2019abbandono del monastero di Novalesa in val Cenischia, la \u00absantissima mater nostra Novaliciensis ecclesia\u00bb,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3908,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[730,14],"tags":[1627,1376,1207,1373,133,1377,1188,1710,1222,117,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3904"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3904"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3904\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3911,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3904\/revisions\/3911"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3908"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3904"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3904"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3904"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}