{"id":4003,"date":"2023-04-24T04:11:00","date_gmt":"2023-04-24T04:11:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4003"},"modified":"2023-04-24T12:24:04","modified_gmt":"2023-04-24T12:24:04","slug":"labbazia-fortificata-di-san-nazzaro-sesia-gioiello-benedettino-tra-le-risaie-dellest-sesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4003","title":{"rendered":"San Nazzaro Sesia, l&#8217;abbazia fortificata tra le risaie del novarese"},"content":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n<p>Immerso nella sconfinata distesa dell&#8217;est Sesia, nella bassa Novarese, sorge\u00a0il complesso abbaziale dei <strong>Santi Nazario e Celso<\/strong>, fondazione monastica attorno a cui si svilupp\u00f2 l\u2019abitato, che prese il nome di San Nazzaro Sesia.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1e\/dd\/b8\/1eddb80045daceb9f8010202dd8a175d.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;elegante facciata al fondo del vestibolo, spazio dalla discussa funzione posto tra due ali laterali porticate<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019abbazia benedettina, che oggi si presenta in <strong>forme tardo-gotiche<\/strong> quattrocentesche, \u00e8 originaria dell\u2019XI secolo e se ne riconduce la fondazione ufficiale all&#8217;anno 1040 per iniziativa dell\u2019allora vescovo di Novara Riprando (pur trovandosi la localit\u00e0 nella diocesi di Vercelli) e dei suoi fratelli, <strong>conti di Pombia\u00a0<\/strong>(in seguito divenuti conti di Biandrate).<\/p>\n<p>Dell\u2019originaria costruzione romanica, posta sotto il patronato dei conti di Pombia, poi di Biandrate, rimangono non corpose tracce: tra le pi\u00f9 evidenti, oltre all\u2019atrio addossato alla facciata della chiesa abbaziale, \u00e8 il <strong>poderoso campanile<\/strong>, ascritto all\u2019XI\/XII secolo, suddiviso orizzontalmente in sette ripiani da cornici di archetti pensili e un tempo provvisto, come tutto il complesso, di \u201c<em>fortilicia<\/em>\u201d, elementi aggiunti a scopo difensivo, come i beccatelli ancora visibili nella parte sommitale (poi rifatta), che conferivano all\u2019edificio religioso un aspetto militare, di <strong>abbazia incastellata<\/strong>, utile a respingere assalti di bande di predoni e compagnie di venturieri.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2a\/ec\/72\/2aec7201cd59522418c3ccfaa9e2ce58.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il poderoso campanile d&#8217;impianto romanico<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un nuovo fervore edilizio si manifest\u00f2 alla met\u00e0 del XV secolo quando uno degli ultimi abati regolari, <strong>Antonio Barbavara<\/strong>, in carica dal 1427 al 1469, si fece promotore di interventi che impressero un\u2019identit\u00e0 tardo-gotica al complesso, cancellando quasi del tutto la precedente connotazione romanica. In quel periodo San Nazzaro era l&#8217;abbazia a pi\u00f9 alto reddito di tutto il Piemonte, con possedimenti nel novarese, vercellese, Valsesia e parte del pavese.<\/p>\n<p>La <strong>rinascita architettonica<\/strong> del monastero, impreziosito da affreschi e raffinate decorazioni in cotto, non corrispose per\u00f2 alla rifioritura della vita monastica, condannata a un inesorabile declino, certificato dall\u2019entrata in vigore dal 1472 dell\u2019istituto della commenda, proseguito con la trasformazione in parrocchia nel 1573 e culminato nei <strong>provvedimenti napoleonici<\/strong>, con le conseguenti spoliazioni di beni e arredi e la vendita a privati.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/26\/46\/a8\/2646a8358314e1aeea1d16d6e4055f9d.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio del paese di San Nazzaro Sesia, cresciuto nei secoli attorno alla fondazione monastica benedettina<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sorprendenti, per chi visiti per la prima volta all\u2019abbazia, sono alcuni tratti caratterizzanti dal punto di vista stilistico e architettonico.<\/p>\n<p>Il primo che balza agli occhi \u00e8 l\u2019<strong>aspetto \u201cguerresco\u201d<\/strong> del complesso monastico, attestato dal permanere di alcune opere di fortificazione (torrette, merlature, beccatelli) sopravvissute alle azioni di smantellamento imposte nei secoli (risale al 1223 l\u2019ordine del podest\u00e0 di Milano di eliminare le fortificazioni abbaziali) e in gran parte rifatte nel corso del XV secolo.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8a\/a2\/2e\/8aa22eca271584f63ea41d2300725187.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Bassa torre cilindrica con merlatura a coda di rondine e tratto della cinta muraria a difesa dell&#8217;abbazia<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il secondo elemento \u00e8 costituito dalle due curiose costruzioni risalenti al XII secolo, aperte in un porticato al piano terra, che, disposte perpendicolarmente alla facciata della chiesa, formano una sorta di <strong>lungo corridoio<\/strong> (atrio) che accompagna il visitatore dinnanzi al raffinato portale d\u2019ingresso, realizzato nel XV secolo e arricchito da eleganti lavorazioni in cotto come anche il bellissimo oculo sovrastante.<\/p>\n<p>La funzione originaria di queste strutture a due piani con <strong>nartece incorporato<\/strong> (don Mario Capellino), che paiono quasi un prolungamento esterno delle navate laterali della chiesa, non pu\u00f2 essere stabilita con certezza e varie ipotesi sono state avanzate dagli studiosi. Alcuni lo hanno interpretato come <strong>vestibolo<\/strong> riservato al popolo, che poteva partecipare alla vita liturgica senza interferire con la recita corale del monastero, altri come spazio per l\u2019accoglienza dei pellegrini (<em>hospitalis<\/em>), altri ancora come cortile o <strong>area di ritrovo<\/strong> per i monaci, che avevano in origine le loro celle disposte nelle due maniche laterali.<\/p>\n<figure style=\"width: 3523px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0d\/71\/d4\/0d71d4c439e0e7ea97397a01c9c8268f.jpg\" width=\"3523\" height=\"3530\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il bellissimo oculo sovrastante il portale d&#8217;ingresso con le cornici lavorate in cotto a motivi vegetali, floreali, geometrici<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il terzo aspetto degno di nota \u00e8 il <strong>raffinato apparato decorativo<\/strong>, caratterizzato in particolare dalle lavorazioni tipiche della civilt\u00e0 del cotto piemontese che raggiunse il massimo splendore nel Quattrocento, con l\u2019ornato vegetale (cardo, vite, zucca, ghiande) che s\u2019impose sui motivi geometrici pi\u00f9 arcaici e che dalla met\u00e0 del secolo si arricch\u00ec di figure zoomorfe ispirate ai <strong>Bestiari medievali<\/strong>, e poi puttini, santi e personaggi di fantasia.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/70\/eb\/a3\/70eba3076e137825fcdb9124cd300b72.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio del complesso abbaziale fortificato con il massiccio campanile<\/figcaption><\/figure>\n<p>In questo senso appare significativo il chiostro, realizzato a est della chiesa tra la fine del Trecento e la prima met\u00e0 del Quattrocento, che conserva anche un interessante ciclo di affreschi del XV secolo dedicati alla <strong>Vita di San Benedetto<\/strong>, opera di due pittori diversi, il primo noto come dei \u201ccastelli rossi\u201d e il secondo delle \u201ccase grigie\u201d, dalla differente cornice architettonica in cui sono inserite scene e figure.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d0\/5d\/06\/d05d0684cd6c4dd243fa59f429796f81.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta\u00a0del chiostro<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il nome del comune, San Nazzaro Sesia, richiama, oltre alla fondazione monastica, un altro elemento, questa volta naturale, che caratterizza il luogo, la <strong>vicinanza al fiume Sesia<\/strong>, fonte di ricchezza per i monaci che, sin dal loro insediamento, non solo agirono per bonificare a fini agricoli i paludosi terreni circostanti, ma misero a frutto la propriet\u00e0, loro riconosciuta, del <strong>guado sulla Sesia (<\/strong>detto guado del Dovesio), riscuotendo il pedaggio dai viandanti che percorrevano la cosiddetta <strong>Via Regia<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019asse viario metteva in comunicazione l\u2019est Piemonte con l\u2019area milanese, connettendosi poi al fascio di percorsi noto come Via Francigena, e in corrispondenza di San Nazzaro s\u2019incrociava con l\u2019altrettanto importante Via Biandrina, che conduceva verso il Biellese e i <strong>monti valsesiani<\/strong>, su cui i monaci possedevano alpeggi e ricchi pascoli.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/09\/d2\/de\/09d2deab376d2eafd32321ed34e2ddcd.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Paesaggio di risaia nell&#8217;est Sesia con la torre di Mandello Vitta sullo sfondo<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tutto da esplorare \u00e8 poi lo <strong>scenario naturale<\/strong>\u00a0in cui il comune di San Nazzaro Sesia \u00e8 inserito, perch\u00e9 a ridosso del paese insiste un\u2019importante area protetta, il <strong>parco delle Lame del Sesia<\/strong>, creato a tutela dell\u2019ambiente caratteristico delle \u201clame\u201d, stagni di forma arcuata che si sono formati nei periodi di piena, quando il fiume, superati gli argini, ha scavato un nuovo alveo di raccordo tra due anse trasformando il meandro saltato in un bacino di acqua ristagnante, detto \u201clama\u201d.<\/p>\n<p>A breve distanza sorge poi la Riserva naturale speciale <strong>Isolone di Oldenico<\/strong>, con boschi di pioppi, salici, robinie e, fra gli alberi, una garzaia dove nidificano aironi, garzette, nitticore.<\/p>\n<p><i>Note bibliografiche e siti internet\u00a0<\/i><\/p>\n\n\n<p>www.abbaziasannazzarosesia.it <\/p>\n\n\n\n<p>Franco Caresio, <em>Abbazie in Piemonte<\/em>, Editurist, 1988. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Immerso nella sconfinata distesa dell&#8217;est Sesia, nella bassa Novarese, sorge\u00a0il complesso abbaziale dei Santi Nazario e 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