{"id":4055,"date":"2018-06-05T11:50:20","date_gmt":"2018-06-05T11:50:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4055"},"modified":"2018-06-05T14:28:19","modified_gmt":"2018-06-05T14:28:19","slug":"e-il-ministro-ordino-niente-inno-piemontese-per-pietro-micca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4055","title":{"rendered":"E il ministro ordin\u00f2: &#8220;Niente inno in piemontese per Pietro Micca&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Di: <em><strong>Giorgio Enrico Cavallo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Pietro Micca parlava in <strong>piemontese<\/strong> e probabilmente non pronunci\u00f2 una parola in italiano in tutta la sua vita. Nonostante ci\u00f2, nel 1864 il Comune di Torino proib\u00ec che, per festeggiare l\u2019eroe che salv\u00f2 Torino dall\u2019assedio del 1706, si intonasse un inno in <strong>lingua piemontese<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 273px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/e\/ec\/Pietro_Micca_traditional_picture.jpg\" width=\"273\" height=\"313\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Pietro Micca nel punto di dar fuoco alla mina, Andrea Gastaldi, 1858 &#8211; GAM Torino<\/figcaption><\/figure>\n<p>La vicenda pu\u00f2 sembrare surreale, ma \u00e8 avvenuta davvero, in occasione dell\u2019inaugurazione del monumento tra via Cernaia e l\u2019attuale corso Galileo Ferraris; per giunta, il divieto arriv\u00f2 per <strong>decreto ministeriale<\/strong>. La notizia si apprende dalla filo-governativa <em>Gazzetta di Torino<\/em> del 30 aprile\u00a01864:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Abbiamo gi\u00e0 fatto cenno di un inno in dialetto piemontese composto per la festa dell\u2019inaugurazione del monumento di Pietro Micca; un\u00a0veto\u00a0del ministero della guerra interdisse la cantata dell\u2019inno in questa circostanza; i motivi di questo veto sono tali che ce ne fanno apprezzare la convenienza e sono un elogio pel ministro della guerra; perocch\u00e8 non voleva che quell\u2019inno in\u00a0dialetto\u00a0(corsivo loro!) sembrasse togliere al Pietro Micca il carattere di eroe italiano e non esclusivamente piemontese: perch\u00e9 inoltre le tradizioni dell\u2019esercito piemontese e le glorie di quelle fossero riguardate come patrimonio e gloria dell\u2019esercito dell\u2019Italia<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Il giornale accenna ad un articolo precedente; effettivamente la <strong>polemica<\/strong> infuriava da qualche giorno, tanto da permetterci di ricostruire la vicenda. A comporre l\u2019inno fu <strong>Luigi Rocca<\/strong> (1812-1898), avvocato appassionato di storia e tradizioni piemontesi. La sua famiglia era originaria di Neive e lui fu sempre molto legato all\u2019Albese, tanto da diventarne consigliere ed amministratore. Fu tra i fondatori del <strong>Circolo degli Artisti<\/strong> di Torino, con importanti incarichi nelle Esposizioni del 1880 e del 1884. Insomma, non era un personaggio da poco; al governo tuttavia non interessavano le generalit\u00e0 dell\u2019autore; importava pi\u00f9 che altro che si impedisse la rappresentazione di un inno in piemontese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure style=\"width: 1301px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/5\/5a\/TannerMapKingdomSardinia1839.jpg\" width=\"1301\" height=\"1000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Mappa degli Stati di Savoia (con la Sardegna) &#8211; B. Tanner, Philadelphia, 1839<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Appare chiaro, in sostanza, che gi\u00e0 nei primissimi anni dell\u2019unit\u00e0 italiana fosse imposto un indirizzo anti-regionale (ed\u00a0<strong>anti-piemontese<\/strong> <em>in primis<\/em>) con l\u2019intento di omologare le regioni italiane cancellandone le peculiarit\u00e0, a vantaggio di un\u2019appartenenza ad una nuova patria artificiale, ancora tutta da costruire. In Piemonte era molto forte il sentimento di appartenenza ad una <strong>\u201c<em>piccola patria<\/em>\u201d piemontese<\/strong>; e ci\u00f2 era facilmente comprensibile, perch\u00e9 erano stati i piemontesi a fare l\u2019Italia. Tale sentimento fu completamente travisato dagli amministratori della cosa pubblica, che fecero di tutto \u2013 mediante la propaganda e le gazzette \u2013 per convincere i piemontesi ad abbandonare i loro retaggi storici e culturali vecchi di secoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8f\/89\/99\/8f899932a73c3e55d0e7fb6c7ac0e11e.jpg\" width=\"500\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p>A sovrintendere a questa campagna furono i ministri Minghetti, Pepoli, Spaventa e Peruzzi (<strong>toscani<\/strong> e<strong> napoletani<\/strong>) ma anche piemontesi come <strong>Alessandro Della Rovere<\/strong>, monferrino di casale, marchese di antica famiglia e ministro della Guerra in tre governi. Fu lui ad ordinare che l\u2019inno di Luigi Rocca non venisse intonato.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2, non si pu\u00f2 non notare la <strong>cecit\u00e0<\/strong> degli amministratori del tempo: abbacinati dalla volont\u00e0 di rendere italiani a tutti i costi popoli per secoli diversi e divisi, finirono per combattere le lingue regionali al posto di valorizzarle come bene comune. \u00c8 anche da questa visione distorta dell\u2019Italia post-unitaria che deriva l\u2019attuale diffidenza verso le lingue regionali di tutta Italia, dispregiativamente definite dialetti bench\u00e9 i linguisti abbiano da tempo riconosciuto il loro <strong>status di lingue a tutti gli effetti<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di: Giorgio Enrico Cavallo Pietro Micca parlava in piemontese e probabilmente non pronunci\u00f2 una parola in italiano in tutta la sua vita. 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