{"id":4067,"date":"2018-06-08T14:44:06","date_gmt":"2018-06-08T14:44:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4067"},"modified":"2018-06-08T18:08:13","modified_gmt":"2018-06-08T18:08:13","slug":"viaggio-nelle-vaude-le-montagne-della-pianura-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4067","title":{"rendered":"Viaggio nelle Vaude, le montagne della pianura &#8211; I parte"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Giovanni Dughera\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 per confronto e paragone con qualcosa di minuto, che un <strong>albero secolare<\/strong> appare nella sua grandezza.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, vagando senza met\u00e0\u00a0 tra le betulle contorte e la brughiera delle <strong>Vaude<\/strong>, avendo costantemente parate dinnanzi, lontane, le grandi cime delle Valli di Lanzo e del Canavese, queste appaiono in una bellezza e imponenza particolare, riunite tutte insieme in un unico massiccio anfiteatro che sovrasta la striscia limitata dell\u2019altipiano che da esse promana. Il contrasto \u00e8 ancor pi\u00f9 evidente in quelle <strong>distese di erbe secche<\/strong> che paiono savane e che culminano nella massa tondeggiante e scabra del Monte Giovetto, nei pressi di Balangero.<\/p>\n<figure style=\"width: 591px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/78\/31\/87\/7831878b2027530cb7ee63a141862624.jpg\" width=\"591\" height=\"401\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Calesse nelle Vaude &#8211; ph Giovanni Dughera<\/figcaption><\/figure>\n<p>La Bessanese, l\u2019Uia di Mondrone, la Ciamarella, la Lera, le Levanne, la Quinzeina, il Soglio, il Monviso lontano e altre, ma si pu\u00f2 anche non pensare al nome, per vederle pi\u00f9 in una dimensione arcaica, o da scoperta e esplorazione, esse paiono voler fare a gara per emergere, con le cime ora appuntite, ora arrotondate, ora che paiono farsi largo spingendo tra le consorelle e assumere cos\u00ec una <strong>forma stravagante<\/strong>.<\/p>\n<p>Forse emersero proprio cos\u00ec ai tempi del corrugamento della crosta terrestre, con chiss\u00e0 quali immani forze, come giganteschi funghi che spingano dalla terra e assumano via via forme diverse.<\/p>\n<p>Una danza di pietra, immobilizzata poi.<\/p>\n<p>Danza che fu tutt\u2019altro che aggraziata, ma prepotente e inimmaginabile per i nostri occhi abituati a paesaggi geologicamente assestati, stabilizzati e spesso modificati\u00a0 dall\u2019Uomo. Ricordo con emozione un filmato della <strong>Nuova Zelanda<\/strong>, dove massi instabili precipitano usualmente dalle montagne, essendo quelle aree geografiche ancora in fase di assestamento, un paesaggio di una \u201cvitalit\u00e0\u201d particolare!<\/p>\n<p>Solo i venti e le alluvioni, le cadute di pietre in montagna, i temporali e cos\u00ec via possono rendere l\u2019idea di ci\u00f2 che avvenne nelle lontane ere geologiche, ma come pallidi riflessi.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/76\/05\/3b\/76053b673c59357aa5d53958d3284e7d.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Paesaggi canavesani: la Quinseina o Quinzeina (2344 mt) vista da Belmonte &#8211; ph Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure>\n<p>E le foreste piatte delle Vauda, il cui nome deriva dal celtico-germanico<strong>\u00a0<\/strong><em><strong>wald<\/strong>,<\/em> bosco, selvagge anch\u2019esse, ma calme sembrano avere soluzione di continuit\u00e0 con lo sfondo tormentato di cime, in quanto la compattezza delle betulle al di sopra delle quali si elevano le cime fa dimenticare che esistono comunque, frapposte e nascoste, strade, auto, paesi.<\/p>\n<p>Vien voglia di immaginarsi uomini preistorici che si avventurino nella foresta alla ricerca di cibo, e nati simultaneamente all\u2019\u201deruzione\u201d delle montagne.<\/p>\n<p>Da Ciri\u00e8, per raggiungere le Vaude, percorrendo la leggera salita a tornanti che, dopo aver attraversato il pianoro, ridiscende con egual pendenza a Front, si ha subito l\u2019idea del<strong> compatto altipiano<\/strong>\u00a0sceso dalle testate alpine delle valli di Lanzo e Canavesane sotto forma di massi, ciottoli, ghiaia, sabbia coperti da uno strato di argilla.<\/p>\n<p>Questo fenomeno avvenne a causa dell\u2019erosione delle cime in epoca proto-glaciale.<\/p>\n<p>La natura del terreno cos\u00ec costituito fece s\u00ec che le Vaude resistettero, in molte zone, ai tentativi di coltivazione messi in atto dall\u2019Uomo, permettendo solo la <strong>pastorizia<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 5314px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/10\/2b\/2c\/102b2ce109ed16f041ec822aa4f029b1.jpg\" width=\"5314\" height=\"3602\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;altopiano delle Vaude evoca in certi punti immagini di terre lontane, selvagge e sconfinate &#8211; ph Giovanni Dughera<\/figcaption><\/figure>\n<p>Queste le cause dell\u2019attuale <strong>\u201cveste\u201d ambientale<\/strong> dell\u2019altopiano, che venne utilizzata anche come accampamento e sede d\u2019esercitazione militare: a questo proposito il Bertolotti, autore de \u201cPasseggiate canavesane\u201d, 1870, ricorda il brulicare d\u2019artiglieria e di manovre negli anni che precedettero il Risorgimento. Ora le Vaude sono una <strong>Riserva Naturale Regionale<\/strong>, sebbene sussistano zone soggette alle autorit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Vien voglia di iniziare la camminata in montagna da qui, come instancabili camminatori di un tempo, obbligati loro, gitanti noi.<\/p>\n<p>Questi grandi spazi selvaggi, \u201cgrandi\u201d per una piccola terra come il Piemonte, dalle pianure intensamente coltivate,\u00a0 fan subito venire in mente territori vastissimi come l\u2019America, il Canada, la Russia, dove l\u2019<strong>urbanizzazione<\/strong> non \u00e8 certo cos\u00ec capillare come nelle nostre regioni.<\/p>\n<p>Il ricordo va a Tolstoj con le sue indimenticabili descrizioni di <strong>foreste russe<\/strong>, terre di caccia per lui, sentimenti forti e sanguigni di tempi passati; o a crude immagini di una brutale e vergine America, terra di conquista, dove le violenze consumate ai danni dei nativi pellirosse non addolciscono il peso delle carovane di pionieri, che avanzavano nei territori selvaggi.<\/p>\n<figure style=\"width: 3264px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/77\/35\/75\/7735751c4caf36864915adf0eaa02400.jpg\" width=\"3264\" height=\"1836\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Mandria al pascolo nelle quiete campagne canavesane &#8211; ph Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sar\u00e0 a causa di questa similitudine che capita di vedere un allevamento di cavalli denominato\u00a0 \u201cranch\u201d? Ma lo sapranno tutti che cowboy \u00e8 l\u2019equivalente di \u201c<strong>garzone di stalla<\/strong>, vaccaro, margaro&#8230;\u201d, mestieri\u00a0 che qui non sono certo stato mitizzati come ne \u00e8 stato dei loro colleghi del Far West!?<\/p>\n<p>E le <strong>popolazioni barbare<\/strong> che scesero dal Nord Europa dopo la caduta dell\u2019Impero Romano\u00a0 passarono anche qui scendendo dalle Alpi? E gli elefanti di Annibale calpestarono le brughiere della Vauda? Anche se non abbiamo notizie storiche al riguardo piace immaginarsi tutto ci\u00f2, complice l\u2019atmosfera arcaica del luogo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sappiamo \u00e8 che lass\u00f9, a 3000 m. di quota del Col d\u2019Arnas e del Col del Lautaret (da altare, ara) vennero scoperte nell\u2019Ottocento strade romane,<strong> are votive<\/strong> dedicate a Ercole, Giove, Mercurio, un Giano bifronte a Corio, in quella sovrapposizione di celtico e romano tale da rendere difficile un\u2019attribuzione certa ai ritrovamenti.<\/p>\n<p>Dalle Vaude lontani nello spazio e nel tempo appaiono questi segni sulle Alpi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note bibliografiche<\/em><\/p>\n<p>A. Cavallari Murat, <em>Tra Serra d\u2019Ivrea, Orco e Po<\/em>, Ist. bancario San Paolo di Torino, 1976<\/p>\n<p>M.L.Tibone, L.M.Cardino, <em>Il Canavese, Terra di Storia e d\u2019Arte,\u00a0<\/em>Omega ed., 1993<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Dughera\u00a0 E\u2019 per confronto e paragone con qualcosa di minuto, che un albero secolare appare nella sua grandezza. 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