{"id":4074,"date":"2018-06-12T15:29:49","date_gmt":"2018-06-12T15:29:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4074"},"modified":"2018-06-12T15:48:22","modified_gmt":"2018-06-12T15:48:22","slug":"storie-di-crimini-al-femminile-molte-derubano-una-aggiusta-il-cibo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4074","title":{"rendered":"Storie di crimini al femminile: molte derubano, una &#8220;aggiusta&#8221; il cibo"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Cristina Quaranta<\/em><\/p>\n<p>Gennaio 1820, sembrava essere una banda perfetta, un capo e <strong>tre donne<\/strong> capaci di rubare e svignarsela senza problemi. Le loro origini coprivano buona parte del Piemonte meridionale. La patria di Guglielmo B. \u00e8 Santo Stefano, nel Roero, Maria M. nata a Castagnito e Margarita si \u00e8 unita a loro giunta da Mondov\u00ec, invece la vedova Maria, era nata a Sommaria Perno.<\/p>\n<figure style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/1e\/81\/421e8146b5832cd83ce9cfa81d303206.jpg\" width=\"1000\" height=\"798\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Torino: veduta di piazza Palazzo di Citt\u00e0, gi\u00e0 piazza delle Erbe, sede di mercati sin dalla signoria dei Savoia-Acaja &#8211; da un&#8217;illustrazione del Theatrum Sabaudiae (1682)<\/figcaption><\/figure>\n<p>La loro specialit\u00e0 sono i furti nei <strong>mercati<\/strong> e nelle <strong>fiere<\/strong>, tutti recidivi e tutti gi\u00e0 pi\u00f9 volte rilasciati con l\u2019atto di sottomissione mai rispettato. Margarita poi aveva scontato almeno un anno di carcere con sentenza pronunciata nel 1806 dal Tribunale di Cuneo.<\/p>\n<p>Dodici, quindici rasi di panno grigio di buona qualit\u00e0 del valore di almeno sette soldi e pi\u00f9 ogni raso, circa 60 centimetri, rubati al mercante Casetta durante il giorno di mercato in Canale procureranno due anni di catena al capobanda e alle tre donne tre anni di carcere da computarsi dal giorno del loro arresto avvenuto in aprile del 1819.<\/p>\n<p>Naturalmente, l\u2019essere recidivi ed aver perseverato nel mantener una pessima condotta va punito con l\u2019esemplarit\u00e0 consistente nello stare esposti per mezz\u2019ora al pubblico <em>con appeso al collo il cartello dicente: <strong>ladri sul mercato<\/strong>. <\/em>Per Guglielmo l\u2019esemplarit\u00e0 deve ricordare gli anni di catena sentenziati, perci\u00f2 sar\u00e0 presto condotto per i soliti luoghi colla catena al piede. Per tutti \u00e8 sottinteso l\u2019<strong>indennizzo<\/strong> verso il derubato e nessuno torner\u00e0 libero se non avr\u00e0 firmata ancora una volta la sottomissione di vivere in futuro da persona onesta, dabbene e darsi a stabile lavoro ma su tutto non frequentar pi\u00f9 mercati e fiere.<\/p>\n<p>L\u2019Uditorio Generale di Guerra pronunci\u00f2 anche la sentenza ai danni di Michele Branca, di Pinerolo, soldato nelle regie Truppe, ora detenuto nelle carceri correzionali, per il furto di fazzoletti, ai danni di due negozianti, Berbottino e Salmatoris, <em>che tenevano il baraccone in Torino, sotto i portici della fiera. <\/em>Veder rubare i <strong>fazzoletti di cotone<\/strong> nella sera del 14 gennaio fu uno spettacolo: infatti, Michele non li prese appesi al baraccone ma sal\u00ec sul suo tetto dove si trovavano oramai gi\u00e0 stipati dal Salmatoris, essendo tempo di chiusura del mercato. Fu colto in flagrante e arrestato dai Regi Carabinieri. Il furto di sette fazzoletti gli cost\u00f2 <strong>cinque anni di galera<\/strong> dopo esser stato sottoposto all\u2019esemplarit\u00e0 del remo in spalla, <em>condotto pei soliti luoghi<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/00\/42\/b4\/0042b44cb977ef67142cc2a593b5ba5a.jpg\" width=\"3264\" height=\"1836\" \/><\/p>\n<p><strong>Giuseppa e Giovanni<\/strong>: una coppia, e sebbene siano solo in due, sono a tutti gli effetti una <strong>banda<\/strong>, condividono tutto, non solo la vita fatta di ruberie ma anche la vita privata. <em>Convivono nello scandalo da pi\u00f9 di nove anni e cinque parti,<\/em> i primi figli li ebbero mentre Giovanni era ancora ammogliato. Costituiscono una banda ma anche singolarmente sono tra il meglio dei lestofanti. Giovanni ruba vino dalle cantine usando chiavi false per accedervi, ruba denaro a mano armata e istiga gli amici a essergli complici sotto la minaccia di un coltello.<\/p>\n<p>Giuseppa provvede al vitto trafugando meliga, castagne, uva e biada. Usa la scala per portar via le noci che essiccano nei fienili e perch\u00e9 no, quando capita, anche lana appena tosata. Non perde occasione di portar via <strong><em>denari dalle saccocce altrui<\/em><\/strong>. Insieme per\u00f2 sono un\u2019altra cosa, il bottino risulta pi\u00f9 ricco. Come dire che in due si lavora meglio. Tutto ci\u00f2 si trovi a portata di mano viene preso, <em>s\u2019invola<\/em>: tele di stoppa, lenzuola stese, lane, sete, alveari, da una cantina lardo e uova e dal pollaio le galline.<\/p>\n<p>In un\u2019altra parte del regno, invece la vedova Anna Maria, da molto tempo \u00e8 arrabbiata col mondo ma molto di pi\u00f9 col suo vicino al quale un giorno rub\u00f2 un paio di galline prima di incendiargli il fienile.<\/p>\n<p>Giuseppina invece, fin\u00ec col confessare di aver derubato <strong>una chiesa di Exilles<\/strong>, portandosi a casa una tovaglia e una tovaglietta per asciugare le mani che si trovavano sull\u2019altare della Cappella del Santo Suffragio: per un valore di trenta soldi. Con lei i giudici non usarono clemenza: dieci anni di carcere e la restituzione del maltolto.<\/p>\n<p>La banda delle donne era composta da tre \u201cMaria\u201d e Giacomina.<\/p>\n<p>Agivano in comunione o sole, entravano spesso nelle botteghe con la scusa di far acquisti e derubavano il mercante o la merciaia. Le stoffe in questione erano mussoline, o cotonine dette anche tela <em>d\u2019Indienna<\/em>. <strong>Rubano stoffe<\/strong> e le restituiscono prima di scontare la pena e di essere esposte al pubblico col solito cartello al collo.<\/p>\n<p>Altre invece si limitano ai furti di campagna per sfamare i propri figli.<\/p>\n<figure style=\"width: 512px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c7\/08\/c2\/c708c2448076b4b0f13796372429e0d2.jpg\" width=\"512\" height=\"690\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Venditrice al mercato, Joachim Beuckelaer, 1561<\/figcaption><\/figure>\n<p><em><strong>La storia di Paola invece \u00e8 tutta un\u2019altra storia<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>Paola non \u00e8 una ladra, non lo \u00e8 mai stata, ma si macchi\u00f2 di un crimine orrendo, \u201caggiustando il cibo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Tentato veneficio<\/strong> nella persona di Gioan Battista Pertuso suo consorte. Una singolare e triste storia la sua, dichiar\u00f2 il difensore: Paola era travagliata da quattro mesi di disagi portati dalla gravidanza, gi\u00e0 matrigna e ancora madre di nuova prole del suo sposo:<\/p>\n<p><em>dallo stesso marito si procurava il veleno ed ebbe a mescerlo in presenza di testimoni. Annunziava prima dell\u2019atto le colpevoli sue intenzioni, e dopo il suo tentato veneficio sembrava non fosse in cuor suo pienamente consapevole del delitto.<\/em><\/p>\n<p><strong>Delitto tentato e non consumato<\/strong> &#8211; si disse &#8211; ma non per questo scema la nequizia dell\u2019autore, qualunque sia stato l\u2019esito del misfatto.<\/p>\n<p>Giunge a Sua Maest\u00e0\u00a0 la supplica degli avvocati difensori della donna, perch\u00e9 si degni di commutare la pena di morte in <strong>carcere perpetuo<\/strong>:<\/p>\n<p><em>\u201cAlla sentenza di V.M. \u00e8 ricorsa 3 o 4 volte l\u2019imputata rea di tentato veneficio contro il marito e per lei donna misera sciagurata, abbandonata da ogni uomo vivente e per cui \u00e8 muta ogni altra voce, implorano dunque i di lei avvocati patrocinatori credendola non immeritevole di commiserazione presso S.M.:<\/em><\/p>\n<p><em>1) che \u00e8 andata in compagnia di una certa Domenica Dalmazzo, a visitar suo marito che lavorava in Francia per chiedergli l\u2019arsenico che lui stesso aveva acquistato.<\/em><\/p>\n<p><em>2) che aveva trovato il marito in compagnia di una certa Apollonia C. ma ugualmente si coric\u00f2 la notte con il marito il quale us\u00f2 con lei replicati amplessi.<\/em><\/p>\n<p><em>3) che dopo averle rimesso l\u2019arsenico per due volte, prima dell\u2019attentato, l\u2019uomo si rec\u00f2 a visitarla a Villar Bobbio e dorm\u00ec con lei ed in quelle notti usando i suoi diritti.<\/em><\/p>\n<p><em>4) che come matrigna non ha mai maltrattato il figlio sordomuto di primo letto del marito ed era sollecita perch\u00e9 si pagasse la nutrice pel suo figlio.<\/em><\/p>\n<figure style=\"width: 363px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/96\/71\/32\/9671320a4443f9cc8b5f1cd5d109da93.jpg\" width=\"363\" height=\"470\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;avvelenatrice, secondo Gustave Dor\u00e9<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>5) che aveva dichiarato all\u2019amica Anna molto tempo prima del misfatto di voler avvelenare il marito con l\u2019arsenico, quantunque non fosse con lei solita ad altre intime confidenze.<\/em><\/p>\n<p><em>6) che essendosi recata a casa sua una certa donna per fare l\u2019impasto del pane, si fece dare un tozzo di quello e vi mescol\u00f2 il veleno in sua presenza e altre persone.<\/em><\/p>\n<p><em>7) che avvolto poi il pane in tal guisa in un foglio di carta, lo ridette alla donna raccomandandosi in presenza di testimoni, che badasse che non venisse nel cuocerlo, in contatto con altri pani.<\/em><\/p>\n<p><em>8) il marito us\u00f2 di lei in quella stessa notte.<\/em><\/p>\n<p><em>9) il marito dopo il fatto l\u2019aveva \u201cripresa\u201d ossia rimproverata dicendole che aveva trovato il pane e l\u2019aveva presentato all\u2019Ufficio del Giudice, poi aveva, davanti testimoni, suggerito alla moglie di dire che il pane non era quello. Allora sembr\u00f2 avessero messo rimedio a tutto. Poi l\u2019uomo era ripartito per la Francia, come fuggiasco, pentito dell\u2019accusa infamante che aveva rivolta alla consorte; la donna in seguito lo raggiunse e continu\u00f2 a coabitare con lui sino a che la gendarmeria francese non pose fine a tutto questo arrestando la donna.<\/em><\/p>\n<p><em>Lui dal canto suo si present\u00f2 ai Gendarmi per ottenerne il rilascio negando il tentato avvelenamento nei suoi confronti.<\/em><\/p>\n<p>Nessuno si present\u00f2 all\u2019<strong>Ufficio degli Avvocati<\/strong> dei poveri per testimoniare in favore della donna o perlomeno somministrare elementi in sua discolpa, <em>onde dileguare<\/em> ogni dubbio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ora ammettono che qualora il fatto fosse pure cos\u00ec, nel modo come si manifest\u00f2, per le suddette circostanze, non possono far altro che rimettere ogni <em>responsabilit\u00e0 di lor coscienza <\/em>nelle mani di S.M.; hanno compiuto l\u2019incarico del loro ministero e sembrano essere fiduciosi che la <strong>Real Persona<\/strong> <em>scamper\u00e0<\/em> della morte la donna come atto di sovrana grazia.<\/p>\n<figure style=\"width: 887px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/80\/cb\/f3\/80cbf3e794da6fa845b8e83e33fbe566.jpg\" width=\"887\" height=\"960\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">H\u00e9l\u00e8ne J\u00e9gado, serial killer francese vissuta nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento cui si attribuiscono decine di omicidi per avvelenamento con l\u2019arsenico<\/figcaption><\/figure>\n<p>Vero \u00e8 che riguardo la persona di Paola, il quadro non appare edificante, si parla di lei come persona instabile, ora avversa ora accondiscendente al marito; lo accoglie e lo respinge, d\u00e0 prova di affetto e dovere poi si macchia di un tale delitto verso quel consorte <em>scevro da timori<\/em>. Agli atti ancora<strong> una lettera di supplica<\/strong> a nome del padre della donna, Francesco Avaro di Bricherasio. Il genitore implora che si muti <em>la pena di morte<\/em> <em>in corsa<\/em> con la prigionia perpetua <em>o qualcos\u2019altro che sar\u00e0 a S.M. ben visa.<\/em><\/p>\n<p>Nella supplica viene sottolineato che in famiglia vi sono altre figlie, sorelle della detenuta, ancora nubili e che avrebbero molte difficolt\u00e0 ad accasarsi se su queste <em>si spanderebbe l\u2019ignominia del supplizio della parente.<\/em><\/p>\n<p>Nella lettera che l\u2019avvocato patrocinante il padre dell\u2019accusata scrive al re, spiega le ragioni e racconta a modo suo la vicenda in cui \u00e8 coinvolta della sventurata figlia e aggiunge che anche la gelosia pu\u00f2 aver concorso nel mettere in atto il <strong>tentativo d\u2019omicidio<\/strong>, cio\u00e8 una delle cause che hanno scatenato il desiderio di avvelenare il consorte.<\/p>\n<p>In Torino, il 2 maggio 1824 viene redatto un ultimo documento di relazione ed osservazione comprese le personali conclusioni di un giudice che s\u00ec vuol ancora una volta fare chiarezza sui fatti ma che tuttavia non sembra affatto propenso ad accettare alcuna supplica:<\/p>\n<p><em>in oggi gi\u00e0 le conclusioni del mio Ufficio si \u00e8 per la pena di morte. Stimai \u00a0essenziale di porre in evidenza in queste osservazioni il carattere sleale, orgoglioso e crudele di colei per cui oggi s\u2019implora grazia. Il suo padre medesimo oggi si scuote all\u2019estremo dei perigli, compatisce sommamente d\u2019aver lasciato scostarsi dalla patria una figlia nubile, lasciata impegnare e disimpegnare a suo talento, e lasciata trattare cos\u00ec indegnamente il marito senza mai interporre la sua autorit\u00e0 per ricondurla al dovere.<\/em><\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/38\/06\/f3\/3806f36a7b040c338b8e8f95be0c3879.jpg\" width=\"960\" height=\"377\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Antiche, realistiche scene di impiccagione<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Non nego che nel punto in cui scrivo un brivido mi rende lenta la penna, pensare che il Senato decide secondo le conclusioni fiscali, si vedr\u00e0 strappare dal seno materno un innocente bambina e vedr\u00e0 forse il marito medesimo con dolore straziarsi vedere perire quella giovane sposa che egli amava gi\u00e0 con tanta passione. Ma in fin mi pare che cos\u00ec esiga la Giustizia, sostegno del pi\u00f9 saldo dei Troni, legame pi\u00f9 tenace di ogni umana societ\u00e0. Il mio voto \u00e8 pel rigetto della supplica.<\/em><\/p>\n<p>Paola sembra non meritare alcuna clemenza, sar\u00e0 come previsto <strong>condannata al patibolo<\/strong>, Sua Maest\u00e0 invece guarder\u00e0 con occhio benevolo la piccola figlia, mandando un dispaccio alla Congrega di Carit\u00e0 di Pinerolo affinch\u00e9 possa trovarle un riparo, dopo l\u2019esecuzione della madre. Il padre Giovan Battista Pertuso \u00e8 a detta di tutti un miserabile che vive alla giornata del suo lavoro, gi\u00e0 carico di altra figliolanza, <em>errante, <\/em>come si pu\u00f2 pensare che possa prendersi cura di una figlia che gli ricorda gli atti criminosi della madre? Il giorno 23 maggio 1824 la piccola di cui non si conosce il nome, viene ricoverata presso la Congrega: il giorno precedente la madre, gi\u00e0 non era pi\u00f9 di questo mondo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Come indennizzo al derubato Berbottino si manda restituirsi i fazzoletti di sua spettanza, qualora esistano ancora presso l\u2019Ufficio.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cristina Quaranta Gennaio 1820, sembrava essere una banda perfetta, un capo e tre donne capaci di rubare e svignarsela senza problemi. 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