{"id":4124,"date":"2018-06-25T10:18:46","date_gmt":"2018-06-25T10:18:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4124"},"modified":"2018-06-25T14:55:58","modified_gmt":"2018-06-25T14:55:58","slug":"limprendibile-rocca-di-zumaglia-e-la-triste-vicenda-del-capitano-pecchio-dimenticato-per-diciotto-anni-nelle-segrete-del-castello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4124","title":{"rendered":"L\u2019imprendibile rocca di Zumaglia e la triste vicenda del capitano Pecchio, dimenticato per diciotto anni nelle segrete del castello\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<em>Paolo Barosso\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La rocca del<strong>\u00a0brich di Zumaglia<\/strong>\u00a0si erge maestosa in cima a un\u2019altura che sfiora i 700 metri d\u2019altitudine, al confine tra i comuni di Zumaglia e Ronco Biellese. L\u2019appetibilit\u00e0 del sito come sede d\u2019un presidio militare \u00e8 resa evidente dalla conformazione del luogo: un bricco, dai pendii scoscesi e rivestiti di boschi, da cui lo sguardo pu\u00f2 abbracciare un\u2019ampia fetta di territorio tra Vercellese, Biellese e Valsesia, sino ai rilievi del Monferrato a sud.<\/p>\n<figure style=\"width: 926px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/63\/f0\/f2\/63f0f2de9860b19dfaa6bbf768f67d48.jpg\" width=\"926\" height=\"374\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta d&#8217;assieme della rocca di Brich di Zumaglia, ricostruita negli anni Trenta del Novecento sui ruderi dell&#8217;antico castello distrutto nel Cinquecento &#8211; da www.medioevolimesvitae.it<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le prime notizie documentate su una\u00a0<strong>postazione fortificata<\/strong>\u00a0sul brich di Zumaglia, il cui toponimo \u00e8 fatto derivare dal termine biellese\u00a0<em>zumaja<\/em>\u00a0che designa la mammella (alludendo alla forma dell\u2019altura), risalgono all\u2019ultimo decennio del XIII secolo, anche se si ipotizza l\u2019innesto della fortezza su edifici pi\u00f9 antichi. Dopo una breve dipendenza dai signori di Buronzo, nella prima met\u00e0 del XIV secolo il castello di Zumaglia, descritto dai cartari medioevali come imprendibile fortezza quadrangolare con torri cilindriche ai quattro angoli, risulta appartenere ai\u00a0<strong>vescovi di Vercelli<\/strong>, che fecero di Zumaglia uno dei cardini del sistema difensivo approntato per tenere sotto controllo l\u2019area biellese.<\/p>\n<p>Nel 1377 anche Zumaglia segu\u00ec le sorti di Biella che, sottrattasi all\u2019egemonia vercellese a seguito della sommossa popolare contro il vescovo Giovanni Fieschi, si diede al Conte Verde,\u00a0<strong>Amedeo VI di Savoia<\/strong>, entrando a far parte dei domini sabaudi. I conti, poi duchi, di Savoia esercitarono giurisdizione sul luogo per il tramite di castellani, poi lo infeudarono ai Gottofredo di Buronzo e infine a partire dal 1536, per via di successive cessioni di quote, la rocca di Zumaglia fin\u00ec nelle mani di\u00a0<strong>Filiberto<\/strong>\u00a0<strong>Ferrero Fieschi<\/strong>, marchese di Masserano dal 1547.<\/p>\n<p>Gli eventi bellici di met\u00e0 Cinquecento, con il Piemonte in gran parte occupato da spagnoli e francesi, travolsero anche il\u00a0<strong>castello di Zumaglia<\/strong>\u00a0che venne consegnato alla Francia, insieme con il castello di Gaglianico, a seguito del cambio di fronte di Filiberto Ferrero Fieschi, che aveva tradito il duca di Savoia. Il passaggio in mano francese espose Zumaglia alla successiva\u00a0<strong>rappresaglia sabauda<\/strong>\u00a0messa in atto nel 1558 dalle truppe imperiali al comando del capitano Cesare Maggi o De Mayo, che danneggiarono il castello in modo irreversibile.<\/p>\n<figure style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1f\/cb\/d2\/1fcbd282f8d472b2cb3c26012219e4e8.jpg\" width=\"1280\" height=\"853\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio della rocca di Zumaglia vista dal percorso di avvicinamento alla sommit\u00e0 del Brich &#8211; ph Carmine Arena<\/figcaption><\/figure>\n<p>Proprio in questo contesto storico s\u2019inquadrano i fatti che videro come sfortunato protagonista il capitano vercellese\u00a0<strong>Giovanni Francesco Pecchio<\/strong>, fonte d\u2019ispirazione per scrittori e poeti. Si tramanda infatti che i francesi, preso possesso della rocca, udirono dei lamenti provenire dal basso. Scendendo nelle segrete trovarono un uomo nudo imprigionato: si trattava del capitano Pecchio, che da ben diciotto anni era l\u00ec recluso, all\u2019insaputa di tutti, incarcerato per volere del signore di Zumaglia, il famigerato\u00a0<strong>Filiberto Ferrero Fieschi<\/strong>, figura temuta dalla popolazione per i metodi dispotici di governo e la cui fama sinistra venne alimentata anche dal crudele trattamento riservato al Pecchio.<\/p>\n<p>Il capitano, liberato, venne portato al cospetto di\u00a0<strong>Fran\u00e7ois de<\/strong>\u00a0<strong>Boyvin du Villars<\/strong>, ufficiale francese che aveva il comando della guarnigione: fu lui a raccogliere la testimonianza del Pecchio riportandola poi nelle sue memorie (<em>M\u00e9moires<\/em>, Paris, 1606). Prendendo per vera la versione dei fatti registrata dal du Villars, che si basa unicamente sulla ricostruzione fatta dal Pecchio, questi suscit\u00f2 la collera del\u00a0<strong>Ferrero Fieschi<\/strong>\u00a0per aver dato esecuzione nel 1537 a un provvedimento a lui contrario emesso dal duca di Savoia Carlo II, forse in relazione alle accuse pi\u00f9 volte formulate di alterare monete nella zecca di Masserano. La vendetta non arriv\u00f2 subito, ma a distanza di qualche tempo: venne\u00a0<strong>teso un agguato<\/strong>\u00a0al Pecchio mentre si trovava nelle terre di Asigliano Vercellese (in seconde nozze aveva sposato Orsolina Avogadro di Asigliano) e, dopo la cattura, il capitano fu tradotto a Zumaglia e gettato in una cella.<\/p>\n<figure style=\"width: 4616px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/65\/96\/c5\/6596c5aa51dc8ee9e77f14ea473edf0b.jpg\" width=\"4616\" height=\"2983\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio dei portici medievali di Masserano, feudo dei Ferrero Fieschi, che vi costruirono la loro principesca dimora tuttora esistente &#8211; foto di Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il Ferrero Fieschi, per\u00f2, allo scopo di allontanare da s\u00e9 i sospetti, inscen\u00f2 un assassinio, facendo trovare il cavallo del Pecchio con la gualdrappa\u00a0<strong>macchiata di sangue<\/strong>\u00a0e inducendo a credere che l\u2019uomo d\u2019armi fosse rimasto vittima d\u2019una aggressione. La famiglia del Pecchio, ignara dei fatti, incolp\u00f2 della scomparsa un uomo, ritenuto suo nemico, che venne indotto a confessare l\u2019omicidio sotto tortura e poi messo a morte. Tutti quindi credettero che il Pecchio fosse\u00a0<strong>morto assassinato<\/strong>\u00a0e il capitano venne dimenticato: il patrimonio di famiglia si dissolse, finendo in gran parte alienato, tanto che, dopo la liberazione, il capitano dovette rivolgersi ai tribunali per rivendicare i beni perduti.<\/p>\n<p>Dai documenti emerge soltanto la versione dei fatti fornita da\u00a0<strong>Giovanni Francesco Pecchio<\/strong>, che troviamo raffigurato in veste di committente, ancora con il volto segnato dalle sofferenze della prigionia, in una tela del Bernardino Lanino datata 1558 \u201cCompianto sul Cristo morto\u201d, oggi conservata a Torino nella Galleria Sabauda. Non c\u2019\u00e8 quindi modo di verificarne l\u2019<strong>autenticit\u00e0<\/strong>\u00a0confrontandola con ricostruzioni diverse e ascoltando le ragioni della controparte: vero \u00e8 che la figura di Filiberto Ferrero Fieschi non godeva di buona reputazione, essendo incline secondo le cronache, come l\u2019intera dinastia dei\u00a0<strong>Ferrero Fieschi<\/strong>, all\u2019uso dispotico del potere e a metodi brutali, per\u00f2 appare abbastanza singolare che si sia accanito con tanta insensata crudelt\u00e0 nei confronti di un uomo colpevole soltanto d\u2019aver eseguito un ordine superiore.<\/p>\n<figure style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9d\/d7\/c4\/9dd7c49a152809ac12b941d3bf8fe3fd.jpg\" width=\"1280\" height=\"853\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta della rocca di Zumaglia in notturna &#8211; ph Carmine Arena<\/figcaption><\/figure>\n<p>In ogni caso il capitano Pecchio, sfinito dalla prigionia e dalle privazioni (sulla lastra tombale si legge che, nel rivederlo, i vercellesi meravigliati erano incerti se riconoscere in lui Pecchio o il biblico Lazzaro), non sopravvisse per molto, spirando nel marzo 1567 e venendo inumato in una chiesa di Vercelli. Anche il marchese Ferrero Fieschi ebbe le sue sventure perch\u00e9, al termine della guerra, ristabilitasi l\u2019autorit\u00e0 sabauda in Piemonte, non riusc\u00ec a ottenere dai Francesi il\u00a0<strong>risarcimento dei danni<\/strong>\u00a0subiti dai suoi castelli e mor\u00ec nel 1559 nel castello canavesano di Foglizzo, ospite del genero.<\/p>\n<p>La rinascita del castello di Zumaglia, ridotto in rovina dopo gli avvenimenti di met\u00e0 Cinquecento, ebbe inizio negli anni Trenta del Novecento grazie alla figura d&#8217;un imprenditore biellese,\u00a0<strong>Vittorio Buratti<\/strong>, attivo nel settore della lavorazione della seta e politicamente impegnato prima tra le fila del Partito Popolare, poi nel Partito Fascista, che nel 1933 acquist\u00f2 il magnifico complesso di\u00a0<strong>Villa La Malpenga<\/strong>\u00a0a Vigliano Biellese.<\/p>\n<p>Buratti avvi\u00f2 un ambizioso piano di riqualificazione della vicina collina di Zumaglia, che contemplava anche la\u00a0<strong>ricostruzione in stile neo-medioevale<\/strong>\u00a0del castello. Per i meriti acquisiti in ambito industriale, per l\u2019opera di valorizzazione turistica e storica del territorio e per la bonifica di brich di Zumaglia, Vittorio Buratti ottenne dal re nel 1942 il titolo di \u201c<strong>conte della Malpenga<\/strong>\u201d, dal nome della famiglia che vantava diritti sul luogo sin dal XV secolo.<\/p>\n<figure style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/750x\/b3\/a2\/6a\/b3a26ab9b5ae2f9521bd2acce86a19ee.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La terrazza della rocca di Zumaglia con il coronamento di merli ghibellini &#8211; da www.brichdizumaglia.it<\/figcaption><\/figure>\n<p>La ricostruzione del castello s\u2019inser\u00ec in pi\u00f9 vasto piano di riprogettazione ambientale, architettonica e agricola dei pendii del brich di Zumaglia, che venne collegato attraverso strade e sentieri perch\u00e9 fosse facilmente raggiungibile dai comuni di Zumaglia e Ronco. Si ricre\u00f2 il bosco, mescolando alle specie autoctone essenze ornamentali, e si provvide a disseminare i percorsi attorno alla rocca di manufatti e piccole costruzioni con evidenti richiami alla\u00a0<strong>classicit\u00e0 greco-romana<\/strong>, colonne di templi, sarcofagi, epigrafi, in sintonia con la temperie culturale alimentata dal regime fascista che si richiamava come modello ispiratore e legittimante alla grandezza imperiale romana, in particolare del periodo augusteo.<\/p>\n<p>Questo aspetto legato al pensiero politico del tempo si coniuga per\u00f2 con la volont\u00e0 di ridare vita al castello, ridotto a scarne vestigia, ricostituendone l\u2019integrit\u00e0 architettonica, sebbene in modo non fedele al modello originale e con accenni a tradizioni architettoniche estranee a quella piemontese. L\u2019edificio, che conserva della\u00a0<strong>struttura medioevale<\/strong>\u00a0i basamenti murari in pietra e la cisterna per la raccolta dell\u2019acqua piovana, venne quindi ricostruito ex novo attorno alla gi\u00e0 esistente massiccia torre quadrata, eretta nel 1870 per iniziativa del marchese Cantono Ceva. Si realizz\u00f2, unendolo alla torre per mezzo di un padiglione\u00a0di collegamento, un\u00a0<strong>grande salone<\/strong>, provvisto di camino monumentale e ornato alle pareti di affreschi che ripercorrono le fasi storiche salienti del castello.<\/p>\n<p>Alla base della torre venne ricavata la cappella del Sacro Cuore con gli affreschi dei\u00a0<strong>santi e beati di casa Savoia<\/strong>, omaggio alla storia del Piemonte e alla dinastia regnante, oggi purtroppo deteriorati dalle infiltrazioni di umidit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Si ringrazia per la collaborazione ARS Teatrando &#8211; Compagnia Teatrale di Biella (www.teatrandobiella.it) e l&#8217;associazione Amici del Brich (www.brichdizumaglia.it)<\/em><\/p>\n<p>Note bibliografiche:<\/p>\n<div id=\"title\">\n<p>Riccardo Rabaglio,\u00a0<em>Castelli del biellese<\/em>,\u00a0Leone &amp; Griffa Editore, 2003<\/p>\n<p>Flavio Conti, Castelli<em>\u00a0del Piemonte Tomo III,\u00a0<\/em>Novara Gorlich &#8211; Istituto Geografico De Agostini, 1980<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Paolo Barosso\u00a0 La rocca del\u00a0brich di Zumaglia\u00a0si erge maestosa in cima a un\u2019altura che sfiora i 700 metri d\u2019altitudine, al confine tra i&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4108,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23,26,25,14,27,22],"tags":[2147,2150,243,2158,62,2146,2148,483,317,2154,2152,152,2159,2153,2160,2155,2149,105,30,2145,35,1702,55,124,2156],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4124"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4124"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4128,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4124\/revisions\/4128"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}