{"id":4142,"date":"2018-06-28T15:32:49","date_gmt":"2018-06-28T15:32:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4142"},"modified":"2018-06-28T15:32:49","modified_gmt":"2018-06-28T15:32:49","slug":"delit-piemont-armus-ciand-ant-ij-pape-dij-tribunaj-8-marzo-1849-luccisione-del-brigadiere-giovenale-pepino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4142","title":{"rendered":"Delit an Piemont: armus-ciand ant ij pap\u00e9 dij tribunaj \u2013 8 marzo 1849, l\u2019uccisione del brigadiere Giovenale Pepino"},"content":{"rendered":"<p>di Arconte<\/p>\n<p>Questa storia inizia la sera dell\u20198 marzo 1849, sulla strada fra\u00a0<strong>Bollengo<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Palazzo<\/strong>. Nel marzo 1849 in Piemonte soffiano \u201cventi di guerra\u201d. Fin dal 9 agosto 1848, quando l\u2019armistizio Salasco di Milano ha posto fine alle ostilit\u00e0 della prima campagna della prima guerra di indipendenza, a Torino &#8211;\u00a0<strong>capitale del regno sardo<\/strong>\u00a0&#8211; si assiste ad una grande attivit\u00e0 per ammodernare l\u2019esercito e riprendere, si spera in modo vittorioso, la guerra contro l\u2019Austria. Il fervore patriottico di Torino \u00e8 certo assai meno sentito nelle province, come il Canavese, dove si percepisce la guerra imminente per gli inevitabili disagi e per i molti uomini richiamati alle armi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/39\/58\/05\/395805cbedc3c7f360eaf015e9e1e51a.jpg\" width=\"959\" height=\"1297\" \/><\/p>\n<p>Verso le sette della sera dell\u20198 marzo 1849, sullo stradale provinciale di Vercelli, fra Bollengo e Palazzo e pi\u00f9 precisamente nella regione\u00a0<em>Causagna<\/em>\u00a0o\u00a0<em>Frassonera<\/em>, il brigadiere dei carabinieri Giovenale Pepino comandante della\u00a0<strong>caserma di Piverone<\/strong>, procede accompagnato dal carabiniere Pio. Il brigadiere ferma tre individui sospetti, che dicono di venire da San Germano diretti a Castellamonte, e chiede loro i documenti. I tre ne sono privi e il brigadiere minaccia di arrestarli. A questo punto, uno dei fermati spara un\u00a0<strong>colpo di pistola<\/strong>, che colpisce il maresciallo al ventre uccidendolo all\u2019istante. Il carabiniere Pio con il fucile colpisce alla testa quello dei tre compari che gli sta vicino. Il terzo, con un secondo colpo di pistola ferisce il carabiniere Pio al ginocchio sinistro. Cos\u00ec i tre malfattori possono allontanarsi.<\/p>\n<p>Iniziano le indagini. Sul luogo dello scontro, presso il cadavere del brigadiere, si trovano una pistola a percussione, ancora carica, ed un\u00a0<strong>cappello nero alla calabrese<\/strong>. La pistola \u00e8 di tipo proibito perch\u00e9 la canna misurata\u00a0 internamente \u00e8 lunga soltanto 164 mm (arma \u201cinsidiosa\u201d[1]).<\/p>\n<p>Una perizia medica accerta che il colpo mortale per il\u00a0<strong>brigadiere<\/strong>, \u201c<em>penetrato alla parte sinistra, quattro dita traverse al di sotto dell\u2019ombelico, lasciando una perforazione in forma circolare della larghezza di una lira<\/em>\u201d, ha perforato gli intestini e la vena cava, causando la morte immediata. Il carabiniere Pio, invece, presenta all\u2019articolazione del ginocchio sinistro una ferita della lunghezza di tre centimetri per due, che interessa soltanto la pelle, guaribile in dodici giorni.<\/p>\n<p>Le indagini accertano che quell\u20198 marzo, fra le 4 e mezza e le 5 e mezza pomeridiane, tre individui con i connotati di quei malfattori sono stati nell\u2019<strong>osteria Coda<\/strong>\u00a0a Settimo Rottaro, dove si sono fermati soltanto pochi momenti per bere una bottiglia.<\/p>\n<figure style=\"width: 1022px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/47\/a7\/6e\/47a76ed919da2e07c9264cf96562a16a.jpg\" width=\"1022\" height=\"1423\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Da un&#8217;illustrazione di Casimiro Teja<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sull\u2019imbrunire di quel giorno tre individui, apparentemente gli stessi, sono andati a mangiare nell\u2019osteria Boratto a Piverone, dove uno dei tre ha detto che arrivavano da San Germano e che intendevano andare a\u00a0<strong>Castellamonte<\/strong>. Hanno poi mostrato molta premura e, infatti, se ne sono\u00a0 ripartiti circa tre quarti d\u2019ora dopo. Verso le sette, un certo Regruto proveniente da Ivrea,\u00a0 li ha incontrati nei pressi di Bollengo. Subito dopo, a brevissima distanza, i tre hanno incontrato i carabinieri provenienti da Piverone e diretti verso Bollengo per la \u201ccorrispondenza\u201d, cio\u00e8 l\u2019incontro con militari di altre vicine caserme. Quando i carabinieri hanno detto di volerli arrestare per\u00a0<strong>mancanza di documenti<\/strong>, non hanno esitato a sparare e ad uccidere. Sono poi ritornati nella osteria Coda a Settimo Rottaro, verso le nove di quella sera, come dichiara la moglie dell\u2019oste.<\/p>\n<p>I tre sono identificati in Giovanni Battista Ferraro, Giovanni Battista Motta e Pietro Benna.<\/p>\n<p>Giovanni Battista Ferraro, detto\u00a0<em>Massolin<\/em>, di trentasei anni, nato a Settimo Rottaro, gi\u00e0 soldato \u00e8 addetto al battaglione Invalidi di stanza ad Asti. \u00c8 il pi\u00f9 anziano e con precedenti penali. Gli altri due sono assai giovani, addirittura\u00a0<strong>minorenni<\/strong>.<\/p>\n<p>Giovanni Battista Motta, nato a Bosconero l\u20198 dicembre 1828, non ha ancora compiuto ventuno anni, ma \u00e8 gi\u00e0 maggiore dei diciotto, secondo la distinzione al tempo prevista dalla legge. Anche Motta ha dei\u00a0<strong>precedenti penali<\/strong>. Pietro Benna \u00e8 nato il 16 settembre 1831 al Boschetto di Chivasso, dove lavora come contadino. Al momento dell\u2019uccisione del brigadiere, Benna non ha ancora compiuto diciotto anni.<\/p>\n<p>Ferraro, Motta e Benna sono arrestati, in data a noi sconosciuta. Il pi\u00f9 scellerato \u00e8 Giovanni Battista Ferraro. \u00c8 lui stesso a fornire un suo ritratto e anche a chiarire gli avvenimenti della sera dell\u20198 marzo quando, in carcere fa delle rivelazioni ad un altro detenuto, Gauna.<\/p>\n<p>Mentre sono chiusi nella stessa cella, Ferraro gli racconta in confidenza \u201c<strong>la malvagia sua condotta<\/strong>\u201d:\u00a0 fin dall\u2019et\u00e0 di dieci anni, ha fatto il borsaiolo poi \u00e8 diventato un grassatore con altri complici. Teneva nascoste in vari luoghi armi e vestiti per utilizzarli in occasione delle\u00a0<strong>grassazioni<\/strong>.\u00a0 Evidentemente anche cattivo militare, Ferraro \u00e8 stato nel Corpo franco in Sardegna, dove gli \u00e8 stato amputato il braccio destro. Per rimediare a questa evidente menomazione, che poteva farlo facilmente riconoscere, aveva predisposto in uno dei suoi nascondigli un\u00a0<strong>braccio finto<\/strong>\u00a0da mettere al posto di quello mancante. Sempre a Gauna, Ferraro racconta dettagliatamente tutti i singoli avvenimenti della sera dello scontro con i carabinieri. Spiega che dall\u2019osteria Boratto di Piverone era andato sulla strada di Bollengo allo scopo di depredare un certo Rolle di Banchette mentre tornava a casa sua dalla fiera di San Germano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/84\/24\/fc\/8424fc8b228024e5b87be9d03b732565.jpg\" width=\"881\" height=\"562\" \/><\/p>\n<p>Appare strano che Ferraro sia cos\u00ec ciarliero con un altro detenuto. Pare di capire, dalla sentenza, che Gauna sia un po\u2019 ingenuo e sempliciotto. Ferrero si \u00e8 forse lanciato in queste rivelazioni per apparire come un\u00a0<strong>navigato masnadiero<\/strong>\u00a0agli occhi del compagno di cella. Del resto Ferraro ha mostrato una certa tendenza a parlare troppo. Il cappello nero alla calabrese trovato sul luogo dello scontro \u00e8 suo. Lo ha detto lui stesso, il 9 marzo 1849, giorno seguente all\u2019uccisione, mentre con i suoi complici era in una osteria presso Albiano, nel quartiere della Torre di Balfredo, dove si \u00e8 lagnato di aver perso il cappello.<\/p>\n<p>Ferraro viene riconosciuto dal\u00a0<strong>carabiniere Pio<\/strong>\u00a0come quello che ha colpito alla testa col suo fucile. Ferraro, verso le dieci e mezza della sera dell\u20198 marzo, \u00e8 andato a chiedere ospitalit\u00e0 nella cascina dei fratelli Pollono a Settimo Rottaro. Questi lo hanno accolto ed hanno osservato che presentava una lacerazione al naso fatta assai di recente.<\/p>\n<p>Altra importante scoperta fatta in istruttoria viene dalla pistola trovata accanto al cadavere. L\u2019arma faceva parte di una coppia di pistole e la gemella \u00e8 stata venduta, qualche tempo prima, da Giovanni Battista Motta ad un oste di Bollengo, Domenico Bravo detto\u00a0<em>Sarel<\/em>.<\/p>\n<p>Domenico Bravo, persona di grande senso civico e di grande coraggio, presenta la pistola comperata da Motta e fornisce cos\u00ec una prova che collega questo accusato all\u2019<strong>uccisione del brigadiere<\/strong>. Resta per\u00f2 il fatto del possesso di un\u2019arma proibita.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ea\/e5\/e0\/eae5e006d517bcf40a0c0801728661ed.jpg\" width=\"988\" height=\"643\" \/><\/p>\n<p>Viene anche compiuta una misurazione per controllare se gli accusati hanno potuto effettivamente compiere tutti i loro spostamenti da un luogo all\u2019altro nel tempi indicati dai testimoni della accusa:<\/p>\n<p>tra le quattro e mezza e le cinque e mezza del pomeriggio a Settimo Rottaro, sull\u2019imbrunire a Piverone, a Bollengo alle sette della sera, poi di nuovo a Settimo Rottaro, alle nove all\u2019osteria e, infine, alle dieci e mezza nella cascina dei fratelli Pollono. La misurazione eseguita accerta la possibilit\u00e0 di questi spostamenti.<\/p>\n<p>Alla conclusione della istruttoria, Ferraro, Benna e Motta, detenuti, con l\u2019aggravante della recidivit\u00e0 per\u00a0 Ferraro e Motta e l\u2019attenuante\u00a0 dell\u2019et\u00e0 minore per Motta e Benna, sono accusati di\u00a0<strong>omicidio volontario<\/strong>\u00a0del brigadiere dei carabinieri Pepino; di ferimento del carabiniere Pio; di porto di armi da fuoco di tipo proibito.<\/p>\n<p>Domenico Bravo, fuori carcere, \u00e8 accusato di ritenzione in casa di una pistola di tipo proibito.<\/p>\n<p>Il processo si svolge nel giugno 1851, nella seconda classe criminale del Magistrato d\u2019Appello, col Presidente conte Giambattista Schiari.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 nel corso dell\u2019istruttoria, i tre accusati negano. Nel dibattimento, la loro linea di difesa, che presenta\u00a0\u00a0<strong>molte contraddizioni<\/strong>\u00a0gi\u00e0 evidenti nell\u2019istruttoria, consiste nel sostenere di non essersi allontanati da Settimo Rottaro finch\u00e9 hanno lasciato l\u2019osteria dei Coda, verso le dieci e mezza della sera, per alloggiarsi presso la vicina cascina dei Pollono.<\/p>\n<p>In aula trovano conferma i vari accertamenti dell\u2019istruttoria. I tre si erano riuniti tutti con armi da fuoco, dal che si pu\u00f2 facilmente desumere che quella sera progettavano una grassazione, fallita per intervento dei carabinieri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium alignleft\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5d\/6c\/14\/5d6c147810203bbfcfbfa4822aa65b14.jpg\" width=\"318\" height=\"512\" \/><\/p>\n<p>Per dimostrare che il cappello alla calabrese trovato sul luogo del delitto \u00e8 proprio di Ferraro, gli viene chiesto di metterlo in testa. Lui si rifiuta, ma quando gli viene posato sulla testa, si vede chiaramente che gli calza.<\/p>\n<p>I giudici considerano veritiere le\u00a0<strong>rivelazioni<\/strong>\u00a0che Ferraro ha fatto al compagno di cella Gauna.<\/p>\n<p>Queste rivelazioni trovano riscontro, per quanto concerne i vestiti nascosti qua e l\u00e0, dalle dichiarazioni dell\u2019ex detenuto Trecca. Costui, quando era stato rilasciato dal carcere, era stato incaricato da Ferraro di chiedere alla vedova Passera di Caluso di portargli due paia di pantaloni che lui aveva lasciati a casa sua.<\/p>\n<p>Il testimone chiave \u00e8 il carabiniere Pio, che dalla sentenza appare molto cauto nelle sue dichiarazioni. Accerta la responsabilit\u00e0 dei tre accusati ma non riesce a indicare con certezza il\u00a0<strong>reale uccisore<\/strong>. Ferraro non ha sparato ma Pio non sa dire se sia stato Benna o Motta a sparare il colpo micidiale. Con ogni verosimiglianza, il colpevole \u00e8 Motta: in un momento di collera per una discussione con un altro carcerato, ha esclamato\u00a0<em>che ne aveva gi\u00e0 ucciso uno, e che era buono a ucciderne un altro<\/em>.\u00a0<strong>Motta<\/strong>\u00a0sarebbe l\u2019assassino del carabiniere e Benna il feritore di Pio, ma il tribunale non pu\u00f2 dire di averne la certezza.<\/p>\n<p>I giudici dimostrano una certa benevolenza nei confronti dell\u2019oste Bravo. Riconoscono che ha reso un importante servizio alla giustizia e che era in possesso di una\u00a0<strong>pistola di tipo proibito<\/strong>\u00a0ma con l\u2019attenuante di aver segnalato l\u2019acquisto al sindaco.<\/p>\n<p>Nella valutazione della pena per l\u2019omicidio ed il ferimento, bisogna tenere presente le attenuanti a favore di Benna, minore di diciotto anni, e di Motta, minore dei ventuno. Ferraro \u00e8 giudicato soltanto complice.<\/p>\n<p>La sentenza del 23 giugno 1851 condanna Ferraro a dieci anni di\u00a0<strong>lavori forzati<\/strong>, Motta a venti anni di lavori forzati e Benna a dieci anni di reclusione. Bravo \u00e8 condannato a sei giorni di carcere che gli vengono condonati con regio decreto 29 settembre 1851.<\/p>\n<p><em>[1] L\u2019art. 496 del Codice Penale del 1839 definisce \u201cinsidiose\u201d le armi che possono essere facilmente nascoste, in modo da ingannare l\u2019aggredito facendosi credere disarmati. Sono considerate tali le armi bianche con lama come stiletti, pugnali, stocchi, spade e sciabole in bastone ed inoltre i tromboni, le pistole fatte a trombone e le pistole corte, ovvero con una canna non superiore a 171 millimetri di lunghezza misurata internamente. L\u2019art. 498 dello stesso Codice punisce col carcere, da 6 mesi a 4 anni, chi \u00e8 in possesso di armi insidiose al di fuori della sua abitazione. Se tali armi sono invece tenute in casa, il possessore \u00e8 punito col carcere fino a 2 anni.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Questa storia inizia la sera dell\u20198 marzo 1849, sulla strada fra\u00a0Bollengo\u00a0e\u00a0Palazzo. Nel marzo 1849 in Piemonte soffiano \u201cventi di guerra\u201d. Fin&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,143,237],"tags":[2141,2165,76,84,2167,1064,978,2164,2163,2168],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4142"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4142"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4142\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4144,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4142\/revisions\/4144"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}