{"id":4528,"date":"2019-02-27T16:15:47","date_gmt":"2019-02-27T16:15:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4528"},"modified":"2019-02-27T16:18:13","modified_gmt":"2019-02-27T16:18:13","slug":"quando-i-nomi-dei-frutti-in-piemontese-ne-richiamano-lantica-origine-il-portugal-dai-navigatori-portoghesi-e-il-darmassin-dalla-siriana-damasco-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4528","title":{"rendered":"Quando i nomi dei frutti in piemontese ne richiamano l\u2019antica origine: il portugal dai navigatori portoghesi e il darmassin dalla siriana Damasco \u2013 II parte"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro frutto designato in lingua piemontese con un vocabolo che contiene riferimenti \u201cgeografici\u201d \u00e8 il <strong><em>portugal<\/em><\/strong>, l\u2019arancia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i-h2.pinimg.com\/564x\/9b\/3f\/48\/9b3f48edf207b5f308ad0608c6eb94cb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Histoire et culture des orangers, <em>A<\/em>.<em>Risso et A. Poiteau,&nbsp;<\/em>Paris, 1872<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si legge nel <em>Glossario Storico Popolare<\/em> di Ugo Rosa, che menziona anche il\nnapoletano <em>portugallo<\/em> e il romagnolo <em>portogala<\/em>: \u201c<em>Il nome di Portughan che gli Arabi danno all\u2019arancio <\/em>(nb arancia\ndolce)<em>, \u00e8 un indizio che la coltura di\nquesta pianta si collega ai <strong>viaggi dei\nPortoghesi<\/strong> in India. Presentemente <\/em>(nb: il Rosa scrive nel 1889)<em> pare che il prodotto di essa, cos\u00ec fiorente\nin Sicilia, decresca invece nel Portogallo\u201d. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore prosegue citando la\ntestimonianza della principessa Rattazzi che, nel suo libro <em>Le Portugal \u00e0 vol d\u2019oiseau<\/em> (Parigi,\n1879), descriveva la crisi della coltura dell\u2019arancio (in francese <em>orange<\/em>) in Portogallo, addebitandone le\ncause a \u201c<em>inverni sempre pi\u00f9 rigidi, che\nghiacciano il Paese<\/em>\u201d. Il lamentato raffreddamento climatico, secondo la\nRattazzi, aveva determinato la drastica riduzione delle \u201c<strong><em>for\u00eat d\u2019orangers<\/em><\/strong> (boschi\ndi aranci)\u201d che sino a trent\u2019anni prima prosperavano in diverse zone del\nPortogallo e che, al momento della pubblicazione del testo, risultavano\nconfinate soprattutto nel distretto meridionale di Set\u00fabal.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nome in piemontese dell\u2019arancia,\n<em>portugal<\/em>, richiama dunque, secondo\nl\u2019interpretazione del Rosa, le <strong>rotte\ncommerciali<\/strong> attraverso cui l\u2019agrume raggiungeva un tempo i mercati europei\ne che erano controllate dai Portoghesi. Gi\u00e0 nel primo Cinquecento il sistema dei\ncommerci era infatti fondato sul predominio spagnolo nell\u2019Atlantico e su quello\ninstaurato nell\u2019Oceano Indiano dai Portoghesi, che tra 1497 e 1499, alla\nricerca di prodotti rari e preziosi come oro e avorio e con l\u2019intento di costituire\nun rapporto economico privilegiato con le Indie Orientali, avevano\ncircumnavigato l\u2019Africa, stabilendo basi commerciali lungo le coste e\ninaugurando nuovi percorsi per l\u2019importazione e il trasporto di merci. La linea\ndi demarcazione che spartiva il mondo nelle opposte aree di influenza, tra\nSpagnoli e Portoghesi, venne tracciata sulla base d\u2019una bolla pontificia promulgata\nda papa Alessandro VI Borgia, d\u2019origine aragonese, nel 1493, in seguito\nmodificata con un netto spostamento a ovest (a vantaggio dei Portoghesi) stabilito\ndal <strong>trattato di Tordesillas<\/strong> del\n1494. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d9\/7d\/e3\/d97de358ea2bafbdba3b9effc2725a98.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Citrus aurantium (arancia amara), K\u00f6hlers Medizinal Pflanzen<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dunque furono i mercanti e <strong>navigatori portoghesi<\/strong> a svolgere un ruolo fondamentale nella diffusione dell\u2019arancia dolce, dapprima sconosciuta, in tutto il bacino mediterraneo e sui mercati europei, e da questo loro contributo avrebbe tratto origine il nome del frutto in diverse lingue, incluso il piemontese <em>portugal<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Risulta per\u00f2 dai documenti medioevali che l\u2019agrumicoltura fosse gi\u00e0 praticata in Sicilia in et\u00e0 classica (cedri) con allargamento ad altre specie dal tempo degli Arabi: questi avrebbero importato sull\u2019isola una <strong>variet\u00e0 amara dell\u2019arancia<\/strong> (battezzata \u201cmelangolo\u201d, dall\u2019unione dei termini per mela e cetriolo, o \u201ccedrangolo\u201d, da cedro e cetriolo) adoperata per la produzione di marmellate. Da qui la pianta dell\u2019arancio si propag\u00f2 sulla Costiera Amalfitana, in cui la troviamo attestata a partire dal XIII secolo, e in Puglia, dove nel tardo Medioevo \u00e8 attestata la coltivazione specializzata di agrumi. Antica \u00e8 poi la presenza di agrumeti, limoni, aranci amari e cedri in Liguria (dal XIII secolo), in particolare nella zona di Sanremo e nel golfo del Tigullio attorno a Rapallo, da cui si esportavano anche in Francia. <\/p>\n\n\n\n<p>Il vocabolo italiano <strong><em>arancia<\/em><\/strong>,\nriferito sia all\u2019arancia dolce, sia a quella amara, discende invece dal\npersiano <em>narang<\/em>, a sua volta derivato\ndal sanscrito, con il significato di \u201c<em>frutto\nfavorito dagli elefanti<\/em>\u201d, da cui anche lo spagnolo <em>naranja <\/em>e il portoghese <em>laranja<\/em>.\nSulla stessa base linguistica i Greci chiamano la variet\u00e0 amara <em>neratzi<\/em>, mentre per quella dolce usano\nil vocabolo <em>portokali<\/em>. &nbsp;In Veneto l\u2019arancia \u00e8 chiamata <em>naransa<\/em>, forse per via delle relazioni\ncommerciali intrattenute dai Veneziani con l\u2019Oriente oppure, ipotizzano altri,\nper un lascito spagnolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Il Rosa menziona poi il <strong><em>darmassin<\/em><\/strong>\no <em>dalmassin<\/em>, che egli definisce \u201c<em>Prugna, susina; all\u2019origine prugna damascina,\ndi Damasco<\/em>\u201d proseguendo la descrizione con un passo del Predari: \u201c<em>Le variet\u00e0 pi\u00f9 pregiate di prugne o susine\nsono verosimilmente provenute dall\u2019Oriente e particolarmente dai <strong>dintorni di Damasco<\/strong>, dove questo frutto\n\u00e8 conosciuto da tempo immemorabile, mentre, secondo Plinnio (Plinio), non lo\nconobbero se non ai tempi di Catone l\u2019antico\u201d. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/62\/56\/34\/625634161f1db9585373477fef278f5c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ramassin o darmassin<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il vocabolo <em>darmassin<\/em>, usato in certe zone del Piemonte in alternativa a <strong><em>ramassin<\/em><\/strong> (cos\u00ec chiamato per via del sistema di raccogliere i frutti a terra con una ramazza, una volta caduti dopo la maturazione o previo scuotimento dell\u2019albero), designa una variet\u00e0 tradizionale piemontese di <em>susina siriaca<\/em>, detta <em>Prunus damascena<\/em>, perch\u00e9 originaria della regione siriana di Damasco, riconoscibile dalla forma ovale, dalla buccia blu-violacea (esiste anche la variet\u00e0 <em>Ramassin giallo<\/em>) e dallo strato di pruina che la riveste. Pianta rustica, capace di adattarsi a diversi tipi di terreno e quasi sconosciuta in Italia, venne introdotta in Piemonte nel Medioevo dalla Francia (dove era stata portata forse da Crociati di ritorno dalla Terra Santa) ad opera di <strong>monaci benedettini<\/strong> che la coltivavano nel Chierese, nel Torinese e nel Saluzzese (famosi i <em>ramassin<\/em> della valle Bronda), dove oggi crescono le cultivar pi\u00f9 pregiate, molto profumate e zuccherine. Come curiosit\u00e0 ricordiamo che un tempo nei mercati si usava vendere i <em>darmassin<\/em> o <em>ramassin <\/em>non a peso, bens\u00ec a <strong><em>pal\u00f2t<\/em><\/strong>, con riferimento alla piccola pala usata come strumento di misura. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo ancora, bench\u00e9 non\ncitati nell\u2019elenco del Rosa, i vocaboli <strong><em>ceresa<\/em>,<\/strong> che in piemontese indica la\nciliegia, e <strong><em>mandarin<\/em><\/strong>, che significa mandarino. Il primo deriva, attraverso\nla mediazione del latino <em>ceresia<\/em>, dal\ngreco antico <em>k\u00e9rasos<\/em>. Il termine pare\nlegato alla localit\u00e0 di <strong>Cerasunte <\/strong>nel\nPonto, regione settentrionale dell\u2019Anatolia affacciata sul mar Nero, da cui\nsecondo lo scrittore latino Plinio il Vecchio furono importati a Roma negli\nanni Settanta del I sec. a.C. i primi alberi di ciliegie grazie a Lucio Licinio\nLucullo, passato alla storia come amante del lusso e della buona cucina (Plutarco\nlo descrive dedito, una volta terminati gli incarichi politici e militari, a \u201c<em>simposi, banchetti e tutti i tipi di\nfrivolezze<\/em>\u201d), ma a quel tempo proconsole in Cilicia e comandante militare\nresponsabile delle operazioni contro Mitridate. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2e\/db\/ce\/2edbcef2e3509e382dd3ff9cc7472d91.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Cesto di Bella di Garbagna, variet\u00e0 di ciliegia tradizionale delle colline Tortonesi<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il vocabolo <strong><em>mandarin<\/em><\/strong>, che designa il popolare\nagrume, \u00e8 legato invece al termine <em>mandarim<\/em>\n(italiano \u201cmandarino\u201d) con cui i viaggiatori portoghesi, basandosi sul malese <em>mantri<\/em> o <em>mantari<\/em> (consigliere, ministro), presero a definire sin dal XVI\nsecolo i funzionari civili e militari che costituivano il ceto dirigente della\nCina imperiale. Il frutto venne fatto conoscere agli europei proprio grazie ai viaggi\ndei Portoghesi, ma l\u2019avvio delle prime coltivazioni specializzate nell\u2019Europa\nmediterranea risale solo al primo Ottocento. Il nome <em>mandarim\/mandarino<\/em>, originariamente coniato per i funzionari cinesi,\npass\u00f2 quindi a designare anche il frutto, alludendo sia alla provenienza cinese\ndella pianta, sia alla corrispondenza del colore arancione della buccia con\nquello, anch\u2019esso arancione, del mantello indossato dagli alti dignitari della\nCina imperiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Un altro frutto designato in lingua piemontese con un vocabolo che contiene riferimenti \u201cgeografici\u201d \u00e8 il portugal, l\u2019arancia. 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