{"id":4594,"date":"2019-06-05T20:04:41","date_gmt":"2019-06-05T20:04:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4594"},"modified":"2019-06-05T20:11:34","modified_gmt":"2019-06-05T20:11:34","slug":"storia-e-misteri-del-vercelli-book-una-delle-piu-antiche-testimonianze-al-mondo-di-letteratura-anglosassone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4594","title":{"rendered":"Storia e misteri del \u201cVercelli Book\u201d, una delle testimonianze pi\u00f9 antiche al mondo di letteratura anglosassone"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Considerata la capitale del gotico in Piemonte, la citt\u00e0 di Vercelli, fondata dai Celti e divenuta in epoca romana un importante <em>municipium<\/em> della <strong>Gallia Cisalpina<\/strong>, vanta uno straordinario patrimonio architettonico e artistico che rivela il suo glorioso passato. Sede della prima diocesi piemontese, al tempo di Sant\u2019Eusebio tra III e IV secolo, Vercelli raggiunse l\u2019apice della prosperit\u00e0 economica e della potenza politica nel corso del Duecento, periodo a cui risalgono alcuni dei monumenti civili e religiosi pi\u00f9 significativi, tra cui l\u2019Abbazia di Sant\u2019Andrea, eretta tra il 1219 e il 1227 per iniziativa del cardinale Guala Bicchieri, ecclesiastico, mecenate e diplomatico al servizio delle corte pontificia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f1\/67\/39\/f16739c163986fe724ce4203c83cf0e8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;antica piazza Maggiore, cuore medievale di Vercelli <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Citt\u00e0\nuniversitaria, sede nel XIII secolo del primo <em>studium<\/em> piemontese, e luogo di transito per i tanti pellegrini che\nsi avventuravano lungo la Via Francigena per raggiungere Roma e i luoghi santi\ndella Cristianit\u00e0, Vercelli vanta anche un prestigioso sistema museale, che\ncomprende il <strong>Museo Leone<\/strong>, aperto nel\n1910 radunando all\u2019interno della cinquecentesca Casa Alciati e nel barocco\npalazzo Langosco la collezione d\u2019arte del notaio Camillo Leone, la <strong>Pinacoteca Borgogna<\/strong>, la seconda del\nPiemonte per quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle opere pittoriche esposte dopo la Galleria\nSabauda di Torino, fondata nel 1907 grazie al lascito di Antonio Borgogna, e il\n<strong>Museo del Tesoro del Duomo<\/strong>,\nallestito nel palazzo vescovile, che custodisce un importante e bimillenario\npatrimonio artistico, bibliografico, archivistico, storico e religioso, e\ncomprende altres\u00ec l\u2019Archivio e la Biblioteca Capitolare. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b6\/d8\/c5\/b6d8c5a27bc96c2c145f63a5f2d69ee4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Abbazia di Sant&#8217;Andrea &#8211; la lunetta del portale con le sculture di ispirazione antelamica<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra\ni testi conservati, risalta per importanza storica e letteraria il cosiddetto <strong>VERCELLI BOOK<\/strong>, databile a prima del\nMille, che deriva la sua eccezionalit\u00e0 dall\u2019essere una delle pi\u00f9 antiche\ntestimonianze al mondo di letteratura in lingua anglosassone, un primato\ncondiviso con i tre codici coevi conservati in Inghilterra nella Cathedral\nChapter Library di Exeter, nella British Library di Londra e nella Bodleian\nLibrary di Oxford.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nmanoscritto, realizzato in pergamena e in ottimo stato di conservazione, venne redatto,\nsecondo l\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata, in uno <em>scriptorium<\/em>\ndel Sud-est dell\u2019Inghilterra da un unico scriba e la lingua utilizzata \u00e8 l\u2019<strong>anglosassone antico, <\/strong>precisamente un\ndialetto sassone occidentale. L\u2019opera risale quindi a un periodo precedente\nalla conquista normanna sancita dalla battaglia di Hastings del 1066, vinta da\nGuglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, contro l\u2019esercito di re Aroldo\nII. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/91\/81\/87\/918187047d97f9a9650ed67f36758b19.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Vercelli Book &#8211; copia anastatica in esposizione<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La\ncaratteristica che rende unico il Vercelli Book, consacrandolo come prezioso\ndocumento linguistico e culturale, tale da attrarre ogni anno nella citt\u00e0 delle\nrisaie studiosi e ricercatori provenienti dal Regno Unito, \u00e8 il fatto di\ncontenere, insieme con gli altri tre codici ancora esistenti, la maggior parte\ndella <strong>produzione poetica<\/strong> in antico inglese. L\u2019opera comprende infatti 23\nomelie, di cui 11 attestate esclusivamente nel Vercelli Book, e 6 componimenti\npoetici, tra cui citiamo <em>Andreas<\/em>, che\nracconta della missione condotta dall\u2019apostolo Andrea tra i Mirmidoni\nantropofagi, popolazione della mitologia greca, da lui convertiti, il <em>Sogno della Croce<\/em>, in cui \u00e8 il legno\ndella Croce ad animarsi e narrare il sacrificio di Cristo, <em>Elena<\/em>, riguardante il ritrovamento della vera Croce da parte di\nElena, madre di Costantino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il manoscritto \u00e8 anche un testo essenziale per la comprensione delle <strong>radici cristiane<\/strong> della cultura inglese: nei componimenti poetici la prospettiva salvifica del messaggio cristiano si innesta su una solida tradizione celtica, fondendosi armoniosamente con essa e integrandola con suggestioni classiche, di derivazione greca. E\u2019 il caso dell\u2019<em>Andreas<\/em>, in cui i Mirmidoni della mitologia greca, dediti al cannibalismo e rapitori di San Matteo, vengono soggiogati dalla forza e dalla predicazione cristiana di Sant\u2019Andrea, che alla fine li converte, o del <em>Sogno della Croce<\/em>, dove l\u2019impianto narrativo del legno della Vera Croce che prende vita e racconta la Passione di Cristo deriva dallo schema letterario dell&#8217;albero parlante, tipico della cultura celtica, applicato a un tema cristiano.\u00a0 \u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bc\/35\/0a\/bc350aea5f65cca476ce56fec152453e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del Vercelli Book (copia anastatica in esposizione)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il\ncodice, menzionato per la prima volta nell\u2019inventario del Capitolo della Cattedrale\ndi Vercelli effettuato nel 1602 dal canonico Leone, che lo definisce <em>Liber Gothicus sive Longobardus<\/em>, rimase\nindecifrato fino al 1822 quando il giurista Fridrich Blume riusc\u00ec a identificare\nla misteriosa lingua nell\u2019antico inglese. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra\nle curiosit\u00e0 riguardanti il Vercelli Book, vi \u00e8 la presenza delle <strong>rune<\/strong>, utilizzate sin dall\u2019antichit\u00e0\ncome metodo di predizione e nell\u2019ambito di rituali magici, fino a che l\u2019avvento\ndel Cristianesimo, con la lotta alle superstizioni, intese quali sopravvivenze\ndei culti idolatrici, non ne disincentiv\u00f2 l\u2019uso, considerandole retaggio di\ncredenze pagane. Nel codice vercellese, spoglio di decorazioni, si nota per\u00f2\nall\u2019interno dei componimenti intitolati <em>Fasti degli Apostoli<\/em> e <em>Elena<\/em>\nuna sequenza di rune disposte a formare il nome di <strong>Cynewulf<\/strong>. Si tratta degli unici due testi non anonimi, ma di cui si\nconosce l\u2019identit\u00e0 dell\u2019autore, il poeta cristiano anglosassone Cynewulf,\nvissuto tra la fine dell\u2019VIII secolo e il IX secolo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/70\/75\/d8\/7075d88e7dff702a59926e2e2d621642.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Legatura di un Evangelistario detto anche Codice C prodotto nello scriptorium vercellese nel XII secolo (la legatura \u00e8 antecedente di almeno un secolo) &#8211; Museo del Tesoro del Duomo<br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019interrogativo\npi\u00f9 importante, e ancora irrisolto, concerne per\u00f2 le modalit\u00e0 con cui il\nmanoscritto giunse dal sud dell\u2019Inghilterra nella citt\u00e0 di Vercelli, dove\ntuttora \u00e8 conservato. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La\nprima ipotesi, oggi non pi\u00f9 ritenuta credibile, ruota attorno alla figura del <strong>cardinale\nGuala Bicchieri<\/strong> (1150-1227) che, secondo una tradizione ottocentesca,\nsarebbe entrato in possesso del manoscritto quando era legato papale in\nInghilterra donandolo poi alla citt\u00e0 di Vercelli. <\/p>\n\n\n\n<p>Un seconda ipotesi collega invece l\u2019arrivo del codice nella citt\u00e0 piemontese alla donazione di un <strong>viaggiatore illustre<\/strong>, di rango ecclesiastico, proveniente dalle isole britanniche e in transito a Vercelli lungo la Via Francigena: l\u2019idea, pur non suffragata da documenti e quindi non dimostrabile, pu\u00f2 essere per\u00f2 considerata verosimile, dato che Vercelli disponeva sin dall\u2019Alto Medioevo di specifiche strutture adibite all\u2019accoglienza dei pellegrini inglesi, gallesi, scozzesi, irlandesi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c1\/ad\/13\/c1ad133b7cda57cba6b9efe827a3395e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della facciata dell&#8217;ex Ospedale Maggiore di Sant&#8217;Andrea (XIII secolo) con i caratteristici capitelli a crochet<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dove oggi sorge il palazzo Berzetti di Murazzano esisteva infatti sin dall\u2019XI\/XII secolo l\u2019<strong>Ospedale di Santa Brigida<\/strong>, detto \u201cdegli Scoti\u201d (inizialmente chiamato Ospedale di Sant\u2019Eusebio), fondato dal canonico Bonfiglio con l\u2019intento di dare ospitalit\u00e0 ai pellegrini di area britannica che discendevano dal Gran San Bernardo in direzione di Roma. Alcuni di questi pellegrini, morti a Vercelli, disposero dei lasciti in favore della cattedrale vercellese o dell\u2019ospedale stesso e inoltre \u00e8 appurato che diversi arcivescovi di Canterbury, a partire da Sigerico, fecero tappa in citt\u00e0, donando spesso alle chiese locali dei manoscritti e opere di meditazione religiosa. <\/p>\n\n\n\n<p>Una\nterza teoria riconduce la presenza del manoscritto anglosassone al <strong>Concilio\ndi Vercelli<\/strong>, tenutosi nel 1050, a cui partecip\u00f2 tale Urf, vescovo di\nDorchester. In base alle cronache il prelato venne accusato di adempiere in\nmodo non adeguato ai doveri connessi al proprio ufficio, rimediando come\nsanzione l\u2019obbligo di consegnare un \u201ctesoro\u201d, che viene menzionato negli Annali\nAnglosassoni e di cui si ipotizza potesse far parte il prezioso Vercelli Book.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4e\/74\/db\/4e74dbf71939004e6545e6f06e8bef54.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il Crocifisso ottoniano <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Rimane infine in piedi una quarta ipotesi, che indica come donatore il celebre <strong>vescovo vercellese Leone<\/strong>, vissuto tra la fine del X secolo e il principio del nuovo Millennio, uomo di grande fede e cultura, figura di spicco della politica imperiale, ricordato soprattutto per aver arricchito la Biblioteca Capitolare di molti testi e per essere stato il committente del magnifico Crocifisso ottoniano della Cattedrale in lamina d\u2019oro e argento, in cui il Cristo \u00e8 raffigurato non come <em>patiens<\/em>, cio\u00e8 nel momento del martirio, bens\u00ec vivo e <em>triumphans<\/em>, trionfante sulla morte, elevando la croce a vessillo di vittoria e simbolo di redenzione per i Cristiani. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Considerata la capitale del gotico in Piemonte, la citt\u00e0 di Vercelli, fondata dai Celti e divenuta in&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4597,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[495,14,679,27,306],"tags":[2465,2463,2467,2461,2466,2464,2460,1630,2462,124,2459,1696],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4594"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4594"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4594\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4601,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4594\/revisions\/4601"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4597"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4594"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}