{"id":4634,"date":"2019-07-08T09:12:56","date_gmt":"2019-07-08T09:12:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4634"},"modified":"2019-07-08T09:13:53","modified_gmt":"2019-07-08T09:13:53","slug":"via-pallamaglio-dal-1946-via-oddino-morgari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4634","title":{"rendered":"Toponomastica torinese: via Pallamaglio, dal 1946 via Oddino Morgari"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Milo Julini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Torino, dal 30 gennaio 1946 avviene una vera rivoluzione nella <strong>toponomastica cittadina<\/strong> perch\u00e9 un grande numero di vie e piazze perdono la denominazione del periodo fascista per assumerne una nuova, ispirata al bagaglio di valori dei vincitori, oppure per recuperare quella precedente, come nel caso delle vie intitolate a comuni piemontesi che riprendono il nome originario nell\u2019antica grafia, come Gressoney, Verr\u00e8s, La Thuile con la dimenticanza di via Venalzio, in zona Parella, che non ritorna Venaus.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/38\/5a\/98\/385a98c3a744bf0b2c489968fa814b20.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La chiesa del Sacro Cuore di Maria, eretta nel\u00f2 1892 su progetto dell&#8217;architetto Carlo Ceppi, si affaccia su via Oddino Morgari nel quartiere di San Salvario<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fra tutte queste nuove denominazioni, una \u00e8 quella della <strong>via Pallamaglio<\/strong> che per motivi in verit\u00e0 poco comprensibili viene ribattezzata <strong>via Oddino Morgari.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Via Pallamaglio, secondo quanto scrive Torricella nel 1868, \u00e8 situata nella <strong>Sezione San Salvario<\/strong>, aperta nel 1855, \u00e8 cos\u00ec chiamata perch\u00e9 porta al luogo presso il Valentino che al tempo conservava ancora il nome di Pallamaglio, gioco che qui si svolgeva in una sorta di arena con palle e un piccolo martello di legno come scrive anche Emilio Borbonese, nel 1878.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma chi \u00e8 il nuovo intestatario, <strong>Oddino Morgari<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/564x\/eb\/d4\/d0\/ebd4d0637be3f35a27709f0ba98b20bb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La guida \u201cAugusta Taurinorum. Torino\nillustrata nelle sue Cose e nei suoi Cittadini\u201d, cos\u00ec lo presenta nel 1901 come\nDeputato del II Collegio di Torino: <\/p>\n\n\n\n<p><em>Nacque a Torino nel 1860 <\/em>[in\nrealt\u00e0 nel 1865, N.d.A.]<em>. Fu impiegato\nall\u2019Istituto geografico, ma per le sue opinioni socialistiche, dovette lasciare\nl\u2019impiego. Allora fu assunto all\u2019ufficio di Segretario del Comitato regionale\nsocialista piemontese e ad Amministratore del Giornale <\/em>Il Grido del Popolo<em>. Nel 1897 fu eletto Deputato del II\nCollegio di Torino, mandato che gli fu confermato nel 1900. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Morgari fu il primo Amministratore del\ngiornale <\/em>Avanti<em>,\ned ora dirige un giornale quindicinale <\/em>Sempre Avanti<em>. Scrisse vari opuscoli. Si occup\u00f2 molto per il miglioramento del\npersonale della Manifattura dei Tabacchi, e venne gi\u00e0 eletto Consigliere\ncomunale di Torino.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un aspetto interessante della biografia di Oddino Morgari, nato a Torino il 16 novembre 1865, \u00e8 quello riguardante la sua famiglia: il padre Paolo Emilio (1815 &#8211; 1882) e la madre Clementina Lomazzi (Guastalla, 1819 \u2013 Torino, 1897) sono<strong> pittori <\/strong>come pure il fratello Luigi (1857 &#8211; 1935) e la sorella Beatrice sposata Vezzetti (Torino, 1858 \u2013 1936), il nonno Giuseppe (1788 &#8211; 1847), lo zio Rodolfo (1827 \u2013 1909), fratello del padre, e infine il cugino Pietro (1852 \u2013 1885).<\/p>\n\n\n\n<p>A completamento delle informazioni fornite da \u201cAugusta Taurinorum\u201d ricordiamo che Oddino, inizialmente di idee mazziniane, nel 1891 \u00e8 divenuto socialista ed \u00e8 fondatore e primo segretario della <strong>Camera del Lavoro. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/87\/9c\/8e\/879c8e10fa4ce383b5788836498ec751.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;edificio della Camera del Lavoro, di cui Morgari fu fondatore e primo segretario<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 spinto alla scelta delle idee socialiste dalla bont\u00e0 e non da ambizione. Non \u00e8 un dottrinario, scandalizza i teorici fanatici quando, nel corso di un congresso, osa dichiarare che si pu\u00f2 essere socialista per sentimento anche senza aver letto il <em>Capitale<\/em> di Marx. Proveniente da una famiglia di artisti, fa politica come <strong>deputato alla Camera<\/strong> dal 1897 al 1929, per otto legislature, come un artista, tra miseria e sogni. \u00c8 cos\u00ec povero che nei primi anni da deputato passa le notti in treno (gratuito per i parlamentari) per risparmiare la spesa dell\u2019albergo. \u00c8 protagonista di una polemica concernente le difficili condizioni di vita dei deputati non benestanti, che porta a istituire una indennit\u00e0 parlamentare.<\/p>\n\n\n\n<p>Disinteressato fino all\u2019incredibile, a\nMontecitorio conserva la sua fede fino al candore. Non chiede favori ai\nministri e con gli avversari politici \u00e8 cavalleresco e leale: quando un collega\ndi partito insulta Giolitti in aula, Oddino, indignato, afferma di considerare\n\u00ab<em>un galantuomo<\/em>\u00bb lo statista di\nMondov\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/87\/ce\/53\/87ce534d478654a8bc6b764b9bbea7e2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il moderno caseggiato che sorge oggi al posto della sede della Camera del Lavoro, demolita negli anni Sessanta del Novecento<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Convinto sostenitore del socialismo gradualista e pacifista, Oddino \u00e8 uno dei principali esponenti della corrente \u201c<strong>rifo-integralista<\/strong>\u201d. \u00c8 eletto segretario del Partito Socialista Italiano (PSI) al congresso di Roma il 10 ottobre 1906, carica che ricopre fino al 13 febbraio 1909. <\/p>\n\n\n\n<p>Dal 1911, compie un viaggio in <strong>Estremo Oriente<\/strong> che d\u00e0 inizi\u00f2 alla sua attivit\u00e0 di \u201cdiplomatico del socialismo\u201d, che si accentua nel corso della prima guerra mondiale. Partecipa alla Conferenza internazionale dei partiti socialisti a Zimmerwald in Svizzera (5-8 settembre 1915), nel 1917 d\u00e0 il benvenuto alla vittoria bolscevica, e nel 1919 invia una lettera a Mosca per esprimere l\u2019adesione del Partito Socialista Italiano all\u2019Internazionale Comunista. Dopo la seconda scissione del PSI (1922), entra nel Partito Socialista Unitario Italiano (PSUI). <\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1926 Oddino va in esilio in Francia, senza diminuire il suo impegno politico. Partecipa alla riunificazione socialista del 1930 e nel 1934 appoggia la proposta, sostenuta da Pietro Nenni, del patto di unit\u00e0 d\u2019azione tra comunisti e socialisti. A met\u00e0 degli anni Trenta, visita l\u2019<strong>Unione Sovietica<\/strong>: dopo una prima interpretazione delle \u2018purghe\u2019 favorevole a Stalin, cambia presto idea, manifesta perplessit\u00e0 per cui viene espulso. Nel 1939 attacca apertamente lo stalinismo dopo il Trattato di non aggressione stipulato da Hitler e Stalin. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/01\/3e\/11\/013e11c1d1d934060d84f3d012bbbd74.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Un&#8217;altra veduta della sede della Camera del Lavoro, ristrutturata alla fine dell&#8217;Ottocento dall&#8217;architetto Riccardo Brayda <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nenni, pi\u00f9 rilevante fautore del patto\ncoi comunisti, si dimette dalla segreteria del Partito Socialista e dalla direzione\ndell\u2019<em>Avanti!<\/em> e Oddino viene eletto,\ncon Angelo Tasca e Giuseppe Saragat, nel comitato che regge il partito e il\ngiornale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il suo ultimo importante incarico. Ormai invecchiato, malato e senza mezzi di sostentamento, sopravvive grazie all\u2019aiuto dei compagni di partito. Nel 1940, stanco e sfiduciato, chiede di tornare a Torino al <strong>governo fascista <\/strong>che accoglie la sua richiesta, fatto su cui, dopo il 1945, si preferisce sorvolare. Trascorre cos\u00ec in Italia gli ultimi anni e muore a Sanremo il 24 novembre 1944. <\/p>\n\n\n\n<p>Un anno dopo, nel novembre 1945, la\nsalma di Oddino \u00e8 riportata a Torino dove, domenica 11 viene portata a spalle\nal Cimitero con un solenne corteo che parte da via Accademia Albertina, sede\ndel Partito Socialista, per poi raggiungere la Camera del Lavoro in corso Galileo\nFerraris, di fianco al Mastio della Cittadella. Qui viene scoperta una lapide\nnell\u2019atrio e si tengono vari discorsi poi il corteo raggiunge il Cimitero. \u00ab<em>La citt\u00e0, alla quale ritorna a riposare per\nsempre dopo tante lotte, pene e viaggi, saluta unanime questo nobile assertore\ndelle rivendicazioni dei lavoratori<\/em>\u00bb cos\u00ec commenta <em>La Stampa<\/em> dell\u201911 novembre 1945. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/83\/61\/10\/836110600601d6c48ccc6af39af37a21.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oddino Morgari, <em>La Stampa<\/em>, 11 novembre 1945.&nbsp;&nbsp;\n<\/p>\n\n\n\n<p>Emilio Borbonese, <em>Personaggi e fatti celebri dai quali presero nome le vie e le piazze di\nTorino<\/em>, Torino, 1878.<\/p>\n\n\n\n<p>Ernesto Marini, <em>Augusta Taurinorum. Torino illustrata nelle sue Cose e nei suoi\nCittadini<\/em>, Torino, 1901.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe Torricella, <em>Torino e le sue vie<\/em>, Torino, 1868.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Milo Julini A Torino, dal 30 gennaio 1946 avviene una vera rivoluzione nella toponomastica cittadina perch\u00e9 un grande numero di vie e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4635,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[2479,2481,2480,2478,2482,197,648,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4634"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4634"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4634\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4637,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4634\/revisions\/4637"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4635"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4634"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4634"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4634"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}