{"id":4709,"date":"2021-04-29T00:52:10","date_gmt":"2021-04-29T00:52:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4709"},"modified":"2021-04-29T12:50:06","modified_gmt":"2021-04-29T12:50:06","slug":"il-castello-radicati-a-robella-e-la-sua-specola-primo-esempio-di-architettura-del-ferro-in-piemonte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4709","title":{"rendered":"Robella, il castello Radicati e la sua \u201cspecola\u201d, primo esempio di \u201carchitettura del ferro\u201d in Piemonte"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di <em>Paolo Barosso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sulle colline dell\u2019Astesana, nel cuore del territorio appartenuto per secoli al consortile dei conti Radicati di Cocconato, sorge alla sommit\u00e0 di un\u2019altura, ad oltre 400 metri di quota, il <strong>castello di Robella<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d2\/be\/97\/d2be978092b9a5636704d17560e38334.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della frazione Cortiglione di Robella dalla specola del castello <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Riconoscibile da lontano per la curiosa <strong>costruzione in ferro<\/strong> che sormonta la torre, il castello \u00e8 oggi abitato dai conti Cotta, discendenti per via femminile della famiglia che lo edific\u00f2 circa 800 anni fa, i <strong>Radicati di Robella<\/strong>, ramo dei conti di Cocconato. L\u2019edificio, seppure denominato \u201ccastello\u201d com\u2019\u00e8 nell\u2019uso linguistico dei piemontesi, che designano con questo termine, al pari dei francesi (<em>chateau<\/em>) e dei tedeschi (<em>schloss<\/em>), non solo le fortezze medievali, ma anche le residenze e le ville signorili derivanti da trasformazioni barocche o ottocentesche, non conserva che poche tracce della veste fortificata originaria. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/27\/51\/5a\/27515a054b14027b8d09023bb2dcee3a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del castello di Robella con la facciata settecentesca rivolta a nord<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Del primitivo <em>castrum<\/em>, risalente al XII\/XIII secolo, con planimetria poligonale, mura a scarpa in funzione difensiva e torre quadrata coronata da merlatura guelfa, sono rintracciabili alcuni elementi superstiti nelle murature della facciata principale, nelle imponenti cantine e nel cortile interno, dove si notano le aperture con <strong>ghiere ad arco bicromo<\/strong>. I primi interventi di ammodernamento della struttura vennero effettuati gi\u00e0 tra XVI e XVII secolo, epoca a cui risale l\u2019allestimento della Sala Magna, ampio salone al piano terra provvisto di un imponente soffitto a cassettoni, mentre la demolizione della possente torre quadrata \u00e8 forse da collocare cronologicamente nel 1625, quando il castello di Robella venne cinto d\u2019assedio dalle <strong>truppe spagnole<\/strong>, nel quadro della guerra che contrappose il ducato di Savoia, appoggiato dal regno di Francia, alla Repubblica di Genova, sostenuta dal regno di Spagna. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/91\/c0\/f591c022e63a1e5f416cc8d05c668a3c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le tracce della fortificazione medievale sono ancora leggibili in alcune parti del complesso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella seconda met\u00e0 del Settecento fu l\u2019architetto <strong>Filippo Castelli<\/strong> a intervenire, progettando la costruzione del corpo rivolto a mezzanotte, concepito come un edificio di carattere signorile, sul modello dei palazzi cittadini. Sar\u00e0 poi, nei primi decenni dell\u2019Ottocento, l\u2019ingegnere e architetto biellese <strong>Carlo Bernardo Mosca<\/strong> a completare la facciata, realizzando la scenografica scalinata a due rampe che incornicia l\u2019ingresso principale del castello. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3e\/19\/68\/3e19681aa6930298a33eb2629ddc8bb1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Torino, veduta della Dora Riparia con il ponte Mosca in primo piano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>All\u2019ingegner Mosca si deve anche l\u2019elemento che pi\u00f9 di altri caratterizza visivamente l\u2019edificio, permettendo al viandante di riconoscerlo con facilit\u00e0 anche da una certa distanza, la progettazione nel 1823 della <strong>specola<\/strong>, una torre in muratura, posta in asse con la facciata sud, sormontata da una struttura in ferro adibita all\u2019<strong>osservazione astronomica<\/strong>. Sulla balaustra si leggono due sigle: KMD, <em>Karolus Mosca Delineavit<\/em>, a indicare colui che ide\u00f2 e install\u00f2 (<em>delineavit<\/em>) la struttura in ferro, e ERI, <em>Eustachio Radicati Iussit<\/em>, che allude invece al committente dell\u2019opera, il conte Eustachio II Radicati. Dalla piattaforma della specola, alta 18 metri, la vista abbraccia non soltanto l\u2019ampio parco che cinge il castello, in cui prosperano 30 diverse specie di alberi, ma anche un vasto orizzonte, dal Monte Rosa al Monviso, dalle risaie alla dorsale appenninica. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1d\/4f\/e5\/1d4fe5352a9e22621b8a7fe8fff8004f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La specola del castello, progettata dall&#8217;ingegner Mosca<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza della struttura\nrealizzata a Robella dall\u2019ingegner Mosca, alla cui memoria Torino ha intitolato\nil ponte sulla Dora (1828-1830), da lui progettato e noto appunto come \u201cponte\nMosca\u201d, deriva dall\u2019essere il primo esempio di \u201c<strong>architettura del ferro<\/strong>\u201d documentato\nin Piemonte (e forse in Italia). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/28\/33\/4b\/28334b75a7fedab145b3fe5ce0f13f99.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le iniziali ER, Eustachio Radicati, compaiono tra i decori della balaustra <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come si \u00e8 gi\u00e0 accennato, gli\nattuali proprietari del castello discendono, per via femminile, dai primi\nfeudatari e costruttori, i Radicati di Robella, ramo dei conti di Cocconato. All\u2019indomani\ndella disgregazione dell\u2019impero carolingio, su queste colline, situate in una\nposizione confinaria tra la marca arduinica torinese, tramontata alla fine\ndell\u2019XI secolo, e i territori dei marchesi Anscarici e Aleramici, si impose un\npotentato locale, costruito grazie all\u2019intraprendenza di un gruppo di famiglie,\nfra cui risultavano egemoni i signori di Cocconato, che nel XIII secolo\nstrinsero un&nbsp;<strong>patto consortile<\/strong> per la gestione condivisa dei beni e\nun\u2019azione politica comune.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/22\/8c\/f2\/228cf26839bf2c0c3272af34861e808a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La struttura in ferro della specola <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019aggregato politico militare che ne deriv\u00f2, il <strong>consortile detto \u201cDe Radicata\u201d<\/strong> da una localit\u00e0 oggi scomparsa forse situata nel territorio di San Sebastiano Po, ag\u00ec come strumento di rappresentanza e di difesa su scala regionale, particolarmente efficace nei momenti di crisi, come il passaggio dagli Aleramici ai Paleologi alla guida del Monferrato nel quinquennio 1305\/1310 o le lotte per l\u2019egemonia tra Savoia, Monferrato e Visconti nel Piemonte trecentesco. Nei <strong>nuovi statuti<\/strong> di cui il consortile si dot\u00f2 alla met\u00e0 del Trecento \u00e8 descritto il meccanismo di funzionamento della struttura, retta da un \u201ccapitano\u201d, scelto con criterio rappresentativo dei tre colonnellati, terzieri o cespiti in cui nel frattempo s\u2019era articolata la casata, Br\u00f2zolo, Casalborgone, Robella, e che diedero poi origine nel secolo successivo a ulteriori rami. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d1\/32\/7c\/d1327ceba898464df03cf6f0a5c8c5c6.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il cortile interno visto dalla sommit\u00e0 della specola<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel corso del XVI secolo, con il declino e l\u2019allentamento progressivo dei vincoli di solidariet\u00e0 tra i consorti, il predicato \u201cDe Radicata\u201d, che prima designava il consortile, assunse forma cognominale (ad esempio Radicati di Robella o Radicati di San Sebastiano), rimanendo per\u00f2 nell\u2019uso corrente il designare i vari rami dei <strong>Radicati<\/strong> come \u201cconsorti\u201d, \u201cconsignori\u201d o \u201cconti\u201d di Cocconato. Nel 1586 infine venne siglata una convenzione o transazione con lo scopo di regolare i rapporti tra il duca di Savoia Carlo Emanuele I e i rappresentanti del consortile, sancendo la definitiva sottomissione all\u2019autorit\u00e0 sabauda. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f8\/9b\/ea\/f89bea0f1fde3effc4d565f11b37b18a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Panorama delle colline astigiane dalla specola del castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Altre fasi significative nella\nstoria della famiglia Radicati di Robella furono il 1826, quando \u201cRosa\u201d Lucia Radicati\ndi Robella, ultima discendente del ramo, si spos\u00f2 con Carlo Emanuele Gabriele <strong>Nicolis\ndi Robilant<\/strong>, e la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, epoca a cui risale il\nmatrimonio tra Carlo Emilio Nicolis di Robilant, conte di Robella, e l\u2019esponente\ndi una nobile dinastia russa, <strong>Maria Alexeievna (Stella) Zubov. <\/strong>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/85\/e3\/f6\/85e3f644499edae93af82cfc8b6b29ec.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scrcio panoramico sulle colline astigiane dalla specola del castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il paese di Robella, oltre che alle vicende famigliari dei conti Radicati, \u00e8 legato anche alla memoria di <strong>Enrico Martini<\/strong>, medico e docente in patologia chirurgica all\u2019Universit\u00e0 di Torino, che vi nacque nel 1872. Il chirurgo robellese \u00e8 ricordato a Torino per la fondazione nel 1911 dell\u2019ospedale Martini, al tempo situato nel popoloso quartiere di Borgo San Paolo, seguita nel 1923 dall\u2019apertura dell\u2019Astanteria Martini, poi ospedale Luigi Einaudi (oggi dismesso), in Barriera di Milano. Il complesso ospedaliero Martini, formato da ariosi padiglioni alternati a giardini e affacciato sull\u2019attuale corso Ferrucci, in origine corso Circonvallazione, venne completamente distrutto dai bombardamenti britannici della RAF del novembre 1942: l\u2019odierno ospedale che porta il nome di Enrico Martini, edificato nel 1970, si trova invece nel quartiere di Pozzo Strada. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per maggiori informazioni visitare il sito <a href=\"https:\/\/www.castellodirobella.it\/\">www.castellodirobella.it<\/a> <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\nhttps:\/\/www.archiviocasalis.it\/localized-install\/biblio\/asti\/cocconato\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Sulle colline dell\u2019Astesana, nel cuore del territorio appartenuto per secoli al consortile dei conti Radicati di Cocconato,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4714,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,14,27],"tags":[2533,477,63,1329,209,2538,2534,2537,2532,2531,2535],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4709"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4709"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4709\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5352,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4709\/revisions\/5352"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4714"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4709"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4709"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4709"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}