{"id":4848,"date":"2019-12-19T16:53:09","date_gmt":"2019-12-19T16:53:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4848"},"modified":"2021-04-05T09:32:10","modified_gmt":"2021-04-05T09:32:10","slug":"il-re-vittorio-emanuele-ii-nella-sua-vita-intima-il-marchese-cocconito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4848","title":{"rendered":"Il re Vittorio Emanuele II nella sua vita intima \u2013 Il Marchese Cocconito"},"content":{"rendered":"\n<p>di Arconte<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver annunciato la conclusione dell\u2019esame dei personaggi dell\u2019entourage di Vittorio Emanuele II, ricordati nel libro di Fausto, ci siamo resi conto di averne omesso uno che nel testo viene citato soltanto di sfuggita, per due volte: il <strong>Marchese Cocconito<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0e\/35\/f8\/0e35f81d8fd4f564f0600f101b089e23.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Desiderosi di approfondire questo sfuggente personaggio di evidente origine piemontese, nominato a proposito della giornata del Re e del momento della sua morte, abbiamo condotto qualche ricerca che ci ha permesso di identificarlo come il <strong>marchese Ernesto Venceslao Cocconito di Montiglio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso \u00e8 stata fondamentale la fattiva collaborazione dell\u2019amico dottor Mario Ercole Villa che, con una approfondita ricognizione nei documenti e negli \u201cAnnuari Militari\u201d dell\u2019<strong>Archivio di Stato di Torino<\/strong>, ha collocato la nascita del Nostro a Montiglio, al tempo in provincia di Casale, il 22 ottobre 1819, figlio del marchese Vincenzo e della marchesa Enrichetta Buronzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 allievo nell\u2019Accademia Militare dal 10 ottobre 1828, Sottotenente nel reggimento Genova cavalleria dal 6 aprile 1838 e Luogotenente in 2\u00b0 nel reggimento Savoia cavalleria dal 6 agosto 1844. Dal 14 settembre 1846 viene applicato alla Divisione militare di Torino e, allo scoppio della prima guerra di indipendenza, viene destinato presso il Quartiere generale della 1^ Divisione all\u2019Armata dal 24 marzo 1848. Il 3 luglio 1849 \u00e8 nominato <strong>Luogotenente <\/strong>ufficiale d\u2019ordinanza ordinario di Sua Maest\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/74\/f5\/f7\/74f5f75324e37bdda1059a06feb6c292.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dalla rete proviene un articolo di <strong>Carlo Piola Caselli<\/strong>, intitolato \u201cVentinove cavalieri intorno al Re\u201d (2016), dove viene commentata una litografia pubblicata da \u201cL\u2019Illustrazione Italiana\u201d del 1910, intitolata \u201cVittorio Emanuele II ed il suo Stato Maggiore nella Campagna del 1860\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella\nfigura compaiono nomi eccellenti del periodo risorgimentale, pi\u00f9 o meno noti,\ndei quali Piola Caselli traccia una sintetica biografia.<\/p>\n\n\n\n<p>Al n. 27 si trova il nostro marchese Venceslao, maggiore che Piola Caselli descrive come gi\u00e0 sottotenente nel reggimento Genova Cavalleria, decorato di medaglia d\u2019argento al valor militare a Goito nel 1848, nel 1850 promosso capitano, cavaliere della Legion d\u2019Onore nella seconda guerra di Indipendenza, prende parte alla campagna d\u2019Italia, ufficiale dell\u2019<strong>Ordine Militare di Savoia<\/strong> il 1\u00b0 giugno 1861, promosso in seguito colonnello nel 1865. Protegge la fuga della principessa Maria Clotilde da Parigi, scorta la Regina Maria Pia ed accompagna il Re di Spagna Amedeo a Madrid, muore a Montiglio nel 1880.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Queste informazioni evocano l\u2019immagine di un militare coraggioso e fedele a Casa Savoia, di un <strong>uomo di azione <\/strong>e non di un semplice cortigiano, come potrebbero far pensare le parole di Fausto che lo indica come occasionale accompagnatore di Vittorio Emanuele II nella sua passeggiata in carrozza pomeridiana in sostituzione del conte Castellengo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3d\/e4\/ee\/3de4ee53a45a3f659ac461eb2ea92f39.gif\" alt=\"\"\/><figcaption>Lorenzo Bruno<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Altre fonti, oltre a Fausto, ci parlano del marchese Cocconito al momento della morte del Re, in particolare il cappellano maggiore della Real Casa, <strong>monsignor Valerio Anzino<\/strong>, il quale narra di aver somministrata al Re la comunione a patto di una dichiarazione pubblica dove affermava di non aver avuto \u00ab<em>mai intenzione di recar danno alla Religione<\/em>\u00bb dopo un braccio di ferro di molte ore fra il Vaticano e il Quirinale. Vittorio Emanuele II non riceve invece l&#8217;estrema unzione per l&#8217;ottimismo ingiustificato del medico di Corte, <strong>professor Lorenzo Bruno<\/strong> (Murazzano, Cuneo, 1821 \u2013 Torino, 1900), docente universitario e Senatore del Regno.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive Monsignor Anzino: \u00ab<em>Aspettai nell\u2019anticamera il prof. Bruno e gli feci le mie rimostranze perch\u00e9 non m\u2019avesse lasciato compiere il mio Ministero. Ma egli mi assicur\u00f2 che per quanto grave fosse lo stato dell\u2019Augusto infermo, non era in un <strong>pericolo imminente<\/strong>. Anzi soggiunse che colla forza che conservava avrebbe potuto durarla ancora alcuni giorni. Mi consigliava per\u00f2 di disporre le cose mie e di ritornare verso sera per passarvi la notte nel caso che nell\u2019accesso della febbre si verificasse il pericolo di una catastrofe.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Partii e mi recai al Sudario ma\nalla porta fui raggiunto dal Marchese Cocconito che con una carrozza di corte\nera venuto per riportarmi immediatamente al Quirinale essendosi l\u2019Infermo aggravato.\nGiungemmo, ma nell\u2019entrar della camera ci si disse: \u00c8 tardi. Era spirato pochi\nminuti prima cio\u00e8 all\u2019una e mezza pom. del giorno 9<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo Re Umberto I conferisce la carica di scudiere al Marchese Cocconito. Questa indicazione, riportata dall\u2019<em><strong>Almanacco Palmaverde<\/strong><\/em> del 1881, pare posticipare di qualche anno la morte del Nostro che Piola Caselli indica come avvenuta nel 1880, anno che sarebbe confermato dall\u2019\u201cAnnuario Militare\u201d dove il marchese Venceslao \u00e8 citato fino al 1879, quando fa parte della casa militare di Sua Maest\u00e0 come tenente colonnello in ritiro, coi distintivi di colonnello, e con la carica di aiutante di campo onorario.  <\/p>\n\n\n\n<p>Il marchese Cocconito muore a <strong>Montiglio<\/strong> (oggi Montiglio Monferrato in provincia di Asti) dove \u00e8 proprietario del castello. Il 31 ottobre 1852 ha sposato la damigella Amalia di Pettinengo e dal matrimonio sono nati un figlio maschio e due figlie, Silvia e Camilla. Il figlio maschio muore in tenera et\u00e0, verso gli anni \u201870 dell\u2019800, ed \u00e8 sepolto, come il padre, nella cappella gentilizia del castello, dedicata a S. Andrea. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ed\/2f\/41\/ed2f41489f5138e54d9a1bb78e3107ff.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La figlia Silvia sul finire dell\u2019800 sposa il barone <strong>Luigi Borsarelli di Rifreddo<\/strong> (Torino, 1856 \u2013 Settime, 1936), deputato, sottosegretario agli Interni e Senatore del Regno (1919) che verr\u00e0 sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino. Dal loro matrimonio, nel 1880, nasce il figlio <strong>Ernesto<\/strong>. Silvia muore per complicanze del parto e Luigi Borsarelli ne sposa la sorella Camilla dalla quale ha quattro figli: <strong>Amalia<\/strong> (sposa Giuseppe dei conti Balbo di Vinadio), <strong>Ignazio<\/strong>, <strong>Natalia<\/strong> (sposa il marchese Incisa di Camerana) e <strong>Giulio<\/strong>, (Generale di Cavalleria e campione olimpionico di equitazione).<\/p>\n\n\n\n<p>Il marchese Ernesto Venceslao \u00e8 l\u2019ultimo dei Cocconito proprietari del <strong>castello di Montiglio<\/strong>, anche perch\u00e9, poco tempo dopo la sua scomparsa, muore la cugina nubile Virginia che abitava in un\u2019ala del maniero ma era esclusa dall\u2019asse ereditario.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ignazio Borsarelli<\/strong> di Rifreddo, figlio del barone Luigi e della marchesa Camilla, eredita il titolo marchionale dalla madre con relativi beni e propriet\u00e0 e, negli anni intorno al 1920, sposa Giuseppina Barozzi, figlia di grandi proprietari terrieri della provincia di Pavia. Dal loro matrimonio nasce un unico figlio,<strong> Luigi<\/strong>, promettente scultore che muore nel 1955, a soli 26 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la scomparsa dei Borsarelli, il castello subisce un periodo di abbandono fin verso il 1980 quando viene acquistato dalla famiglia Levi di Milano, che lo riporta all\u2019antico splendore e favorisce il recupero dei magnifici affreschi del 1300 nella <strong>cappella gentilizia di S. Andrea<\/strong>, gi\u00e0 scoperti da Ignazio Borsarelli..<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/04\/87\/e8\/0487e8909c7e56e4975e94c735b0fd7f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption> Il tradizionale mercatino antiquario di via Trist\u00e1n Narvaja a Montevideo si svolge ogni domenica. Nel libro di Alfredo Vivalda Jesus Jos\u00e9 Montiglio \u00e8 descritto come sedicente discendente di Carlo Magno e del marchese Ernesto Cocconito di Montiglio. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si torna a parlare del marchese Cocconito di Montiglio nel luglio del 1995, quando sui giornali locali compare la notizia che <strong>Jesus Jos\u00e9 Montiglio<\/strong>, un antiquario uruguaiano che ha appena superato la cinquantina e che vive a Montevideo con la famiglia, sostiene di essere l\u2019erede dei marchesi Cocconito. Insieme a una cordata di quattordici cugini, Jesus Jos\u00e9 rivendica una eredit\u00e0 plurimiliardaria che comprende i castelli di Montiglio, di Settime, terreni, alberghi e alcuni milioni di dollari.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la sua versione, un marchese Ernesto Cocconito di Montiglio, nipote del marchese Venceslao, considerato l\u2019ultimo dei Cocconito, ha lasciato l\u2019Italia nel 1911 e si \u00e8 trasferito in <strong>Uruguay<\/strong> a causa del suo amore disapprovato dalla famiglia per Maria Negri, sorella della diva del cinema muto Pola Negri. Dalla coppia sono nati cinque figli, uno dei quali \u00e8 Luigi Alberto, il padre di Jesus Jos\u00e9. <\/p>\n\n\n\n<p>Dal 1992, Jesus Jos\u00e9 \u2013 che sostiene anche la <strong>discendenza dei Montiglio da Carlo Magno<\/strong>! &#8211; ha incaricato l\u2019avvocato Graciela Calvo Pisano di dimostrare i suoi diritti ereditari, tramandati soltanto oralmente dai componenti della famiglia senza l\u2019avallo di alcun documento.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/93\/64\/18\/9364182f297348f8763252b3f2833a91.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La notizia desta a Montiglio commenti scettici: il parroco, <strong>don Rino Mandrino<\/strong>, studioso di storia locale e autore del volume \u201cMontiglio nello spazio, nel tempo e nella storia\u201d (1989) sostiene che le ricerche dell\u2019avvocato non hanno trovato conferme nei documenti d\u2019archivio. <\/p>\n\n\n\n<p>Un amico di famiglia dei Borsarelli di Rifreddo, Angelo Colla, invia una lettera, pubblicata nella pagina di Asti de \u201cLa Stampa\u201d di mercoled\u00ec 19 luglio 1995, col titolo \u201c<em>Ecco la vera storia dei <strong>nobili Cocconito<\/strong><\/em>\u201d dove afferma: \u00ab\u2026 <em>vorrei fare alcune precisazioni sulle ormai scomparse famiglie nobiliari dei Cocconito e dei Borsarelli gi\u00e0 proprietarie del famoso castello di Montiglio al di l\u00e0 delle fantasiose aspirazioni di una improbabile eredit\u00e0 del nobile uruguaiano Jesus Jos\u00e9 Montiglio<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo\nColla fornisce preziose informazioni, anche se con datazioni approssimative,\nche abbiamo utilizzato nel nostro testo.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il\n1996, malgrado le ottimistiche affermazioni dell\u2019avvocato, la questione pare spegnersi\nsenza clamorosi colpi di scena.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, la rivendicazione di <strong>Jesus Jos\u00e9 <\/strong>ha avuto il merito di riportare per un momento in luce la figura di un personaggio risorgimentale. Peccato che qualche scrittore locale non abbia pensato di ricavare un romanzo o una commedia da questa vicenda!<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/51\/35\/68\/513568d3961e83ec2846ce599ee340c8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Carlo Piola Caselli, Ventinove cavalieri intorno al Re, \u201cGuardia d\u2019Onore\u201d, settembre ottobre 2016<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ecco la vera storia dei nobili Cocconito, Lettera di Angelo Colla, di Montiglio (La Stampa, pagina di Asti, mercoled\u00ec 19 luglio 1995<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alfredo Vivalda, La Feria de Trist\u00e1n Narvaja, Arca, Montevideo, 1996<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ringraziamo Mario Ercole Villa per la fattiva collaborazione e la signora Maria Grazia Cavallino di Settime (Asti) per le preziose informazioni sulla discendenza del marchese Cocconito. <\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong><em>Sui luoghi della memoria &#8211; note della redazione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>castello di Montiglio Monferrato&nbsp;<\/strong>apparteneva nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento alla nobile famiglia dei <strong>marchesi Cocconito di Montiglio,<\/strong> che nel 1869 risultavano condividere il titolo di &#8220;marchesi di Montiglio&#8221; con Paolo Giovanni Della Rovere. Storicamente furono infatti numerose le famiglie con poteri signorili sul feudo di Montiglio (Malpassuto, Radicata, Cocconito, Della Rovere, Cocastello, Braida), tanto da costituire il cosiddetto &#8220;consortile di Montiglio&#8221;, legato ai marchesi del Monferrato da vincoli vassallatico-beneficiari, tra cui il diritto di residenza in una parte del castello.<\/p>\n\n\n\n<p>Le origini del <em>castrum<\/em>, oggi imponente costruzione che mostra un aspetto esterno con elementi tre-quattrocenteschi e interni rimodernati con grande raffinatezza nel tardo Settecento, vengono fatte risalire al XII secolo (secondo alcune fonti \u00e8 per\u00f2 anche pi\u00f9 antico) quando la fortezza era parte integrante del sistema difensivo del <strong>marchesato di Monferrato,&nbsp;<\/strong>costituendone un importante avamposto militare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/86\/28\/60\/8628600450b38ac1eb4fe489faa6dac8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del castello di Montiglio &#8211; ph Giovanni Dughera <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il complesso fortificato, originariamente con pianta a U, poi modificata con gli interventi settecenteschi, include all&#8217;interno del giardino una cappella gentilizia, dedicata a <strong>Sant&#8217;Andrea<\/strong>, che deriva la sua importanza dal fatto di racchiudere uno straordinario <strong>ciclo pittorico trecentesco<\/strong> dedicato alla Vita di Cristo e realizzato da autore ignoto, detto il &#8220;Maestro di Montiglio&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d8\/66\/84\/d8668427bb9a846807074e064c94cee8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del ciclo pittorico della cappella con la scena del &#8220;Bacio di Giuda&#8221; &#8211; ph Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Considerato per la qualit\u00e0 dell&#8217;esecuzione una delle massime espressioni della cultura pittorica del Trecento in Piemonte, il ciclo appare rovinato da graffiature e scalpellature, dovute all&#8217;applicazione di un pesante strato di intonaco con cui si coprirono le pitture al tempo della peste, nell&#8217;illusione di arrestare il morbo. Solo nel 1931 il marchese Ignazio Borsarelli di Rifreddo scopr\u00ec per caso l&#8217;esistenza degli affreschi, dando inizio ad un&#8217;opera di recupero che verr\u00e0 completata nei decenni successivi. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/47\/8c\/53\/478c53244c325529329651201306f1d9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del borgo di Settime con l&#8217;imponente castello &#8211; ph Paolo Barosso <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il castello di <strong>Settime d&#8217;Asti&nbsp;<\/strong>(localit\u00e0 situata <em>ad septimum lapidem<\/em>, al settimo miglio romano da Asti lungo la strada per la scomparsa citt\u00e0 di <em>Industria<\/em>), abitato dal barone Luigi Borsarelli di Rifreddo, menzionato nel testo come marito di Camilla, figlia del marchese Cocconito, era appartenuto in origine ai Riva, poi agli astigiani Comentina, di seguito nel XIV secolo ai ghibellini astigiani, infine dal 1407 pass\u00f2 ai Roero (Roero di Settime), che nel 1874, per debiti di gioco, lo cedettero ai marchesi Cocconito di Montiglio. La struttura, radicalmente rifatta nel Settcento assumendo la veste di elegante residenza aristocratica di campagna, mantiene per\u00f2 alcuni elementi della costruzione trecentesca. Il disegno delle <strong>scuderie<\/strong> \u00e8 dovuto a Filippo Juvarra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo infine l&#8217;esistenza di un palazzo Langosco, gi\u00e0 <strong>Cocconito di Montiglio<\/strong>, situato nell&#8217;odierna via Mameli nella citt\u00e0 di <strong>Casale Monferrato<\/strong>, antica capitale dei marchesi del Monferrato. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Dopo aver annunciato la conclusione dell\u2019esame dei personaggi dell\u2019entourage di Vittorio Emanuele II, ricordati nel libro di Fausto, ci siamo resi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4862,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,143,22],"tags":[2604,2603,105,2602,2606],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4848"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4848"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4848\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5268,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4848\/revisions\/5268"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4862"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4848"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4848"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4848"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}