{"id":5009,"date":"2021-10-06T09:43:19","date_gmt":"2021-10-06T09:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5009"},"modified":"2021-10-06T12:46:08","modified_gmt":"2021-10-06T12:46:08","slug":"piemonte-in-video-lucedio-labbazia-cistercense-immersa-nelle-risaie-vercellesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5009","title":{"rendered":"Piemonte in video: Lucedio, l&#8217;abbazia cistercense immersa nelle risaie vercellesi"},"content":{"rendered":"\n<p>di Redazione<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019abbazia di <strong>Santa Maria di Lucedio<\/strong>, situata nell\u2019area del parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza, \u00e8 una significativa testimonianza della plurisecolare <strong>presenza cistercense<\/strong> in Piemonte.  <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BKN3rJvAqyE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 monastica, proveniente dalla Borgogna, s&#8217;insedi\u00f2 nell\u2019attuale territorio delle <strong>Grange Vercellesi<\/strong>, oggi noto per la coltivazione del riso, nella prima met\u00e0 del XII secolo (1123). <\/p>\n\n\n\n<p>Le terre su cui i monaci eressero l\u2019abbazia erano state in parte ottenute in dono dal marchese aleramico <strong>Ranieri di Monferrato<\/strong> e in parte acquisite dai benedettini del vicino monastero di San Michele Arcangelo di Lucedio, in seguito intitolato a San Genuario e San Bononio (ne sopravvivono poche vestigia nella borgata di San Genuario, frazione di Crescentino), fondato quattro secoli prima, al tempo del re longobardo Ariperto II (680-712), gi\u00e0 duca di Torino.  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/31\/12\/90\/311290e0e7368b47bf262829ac6ba414.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Abbazia di Santa Maria di Lucedio &#8211; ph Alberto Chinaglia <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Della costruzione medioevale di Lucedio rimangono alcune importanti testimonianze architettoniche: oltre all\u2019elegante <strong>campanile<\/strong> con base quadrata sormontata da quattro registri superiori di forma ottagonale, che risalta nel paesaggio per la caratteristica bicromia data dall\u2019alternarsi del bianco dell\u2019intonaco e del rosso delle lesene aggettanti, si conservano la <strong>sala capitolare<\/strong>, con capitelli di foggia alto-medioevale, il chiostro e la <strong>sala dei Conversi<\/strong>, ambienti oggi inglobati nell\u2019azienda agricola (la chiesa, attualmente parrocchia, venne rimaneggiata nel tardo Settecento, periodo al quale risalgono i raffinati stucchi ancora visibili). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/dd\/b6\/e4\/ddb6e4e8be823e59dd8612a20e98b3a6.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta d&#8217;assieme del complesso monastico di Lucedio &#8211; ph Alberto Chinaglia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Era d&#8217;uso comune nel Medioevo che i signori donassero terreni alle comunit\u00e0 monastiche non solo come atto di devozione cristiana, ma anche per incrementare il <strong>prestigio dinastico<\/strong> e soprattutto per i benefici che appezzamenti incolti o mal curati avrebbero tratto dalle <strong>competenze agronomiche<\/strong> dei monaci, in particolare dall\u2019adozione di innovative tecniche agricole e dall\u2019approntamento di sistemi d&#8217;irrigazione all&#8217;avanguardia per il periodo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/18\/b0\/6a\/18b06a15260a2a3e5177c35012408f3c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La sala capitolare dell&#8217;abbazia (foto dal sito www.principatodilucedio.it)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quanto al primo punto, il legame tra Lucedio e i <strong>marchesi del Monferrato<\/strong> si potenzi\u00f2 a tal punto che l&#8217;abbazia divenne uno dei principali <strong>poli devozionali<\/strong> della casata, luogo di sepoltura prescelto da diversi esponenti della dinastia aleramica. <\/p>\n\n\n\n<p>Per il secondo aspetto, relativo alle migliorie apportate in campo agricolo, in breve tempo i monaci cistercensi si mostrarono capaci di trasformare un territorio incolto, paludoso e coperto da boscaglie (chiamato in origine <strong><em>locez<\/em><\/strong>, da cui il nome dell\u2019abbazia) in area produttiva, incrementando di molto il valore dei terreni, e inoltre, nella prima met\u00e0 del XV secolo, furono proprio i cistercensi di Lucedio ad introdurre per primi in Piemonte la <strong>coltivazione del riso<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Pianta d&#8217;origine asiatica, conosciuta e acquistata sui mercati dell&#8217;Europa\nmedioevale come <strong>spezia<\/strong> e solo\nsuccessivamente apprezzata come alimento dalle significative propriet\u00e0\nnutrizionali, il riso venne messo a dimora per la prima volta nelle aree di <strong>Minorca <\/strong>e <strong>Valencia<\/strong>, espandendosi poi gradualmente in altre regioni d\u2019Europa,\nsebbene con una certa lentezza dovuta sia ai timori legati alla diffusione\ndella malaria, favorita dalla coltivazione in acqua del riso, sia dalle carenze\nnei sistemi di irrigazione, indispensabili per provvedere all\u2019allagamento della\nrisaia tra aprile e maggio. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/68\/3d\/7d\/683d7d1ce9ebd4cf3e3ae50fda431aed.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta delle risaie circostanti l&#8217;abbazia di Lucedio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Al riguardo, da recenti studi \u00e8 emerso che nel Settecento solo il&nbsp;7% della superficie agricola nel basso Vercellese era destinata a riso,\nmentre con la sistematica canalizzazione delle acque realizzata nell\u2019Ottocento\nla coltivazione divenne <strong>prevalente<\/strong>,\nfinendo per caratterizzare ampie aree del Piemonte orientale tra Vercellese,\nNovarese, Biellese e Casalese. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019abbazia di Lucedio, come tutte le <strong>comunit\u00e0 cistercensi<\/strong>, diede origine da un lato a nuove realt\u00e0 monastiche, create per filiazione, come l&#8217;abbazia di <strong>Rivalta Scrivia<\/strong> nei pressi di Tortona, e dall&#8217;altro lato ad una rete di <strong>grange<\/strong>, unit\u00e0 agricole autonome dislocate sui terreni di pertinenza dell\u2019abbazia e governate da un monaco converso, specializzato nella conduzione agricola dei fondi, che doveva rispondere del proprio operato ad un superiore, il cellerario. <\/p>\n\n\n\n<p>Le grange dipendenti da Lucedio, che ancora oggi possono essere ammirate nel contesto agricolo in cui sono sorte, erano sei: <strong>Darola<\/strong>, eccellente esempio di cascina a corte chiusa con elementi fortificati risalenti al XV secolo, Leri, che deve la propria fama all\u2019acquisizione nel 1822 tra i possedimenti della famiglia Benso di Cavour, e poi Castelmerlino, <strong>Montarolo<\/strong>, Montarucco, Ramezzana. \u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/37\/88\/17\/3788173650c92c3d52171ddbb21abaac.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio della grangia Darola<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lucedio, che cominci\u00f2 la propria decadenza, come molte altre fondazioni\nmonastiche, tra XIV e XV secolo, segu\u00ec le vicende del marchesato monferrino,\npassando dagli Aleramici ai Paleologi, poi ai Gonzaga, quando questi\nacquisirono la reggenza del Monferrato, infine ai <strong>Savoia<\/strong>, che nel 1784 affidarono abbazia e grange alla Commenda\nMagistrale dell\u2019Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Frammentatasi l\u2019immensa propriet\u00e0 a partire dal periodo napoleonico,\nLucedio acquis\u00ec dignit\u00e0 di <strong>Principato<\/strong>\nnel 1861, come risulta dalla scritta che tuttora campeggia sul portale\nd\u2019ingresso alla tenuta, avviandosi a diventare un\u2019azienda agricola condotta secondo\ncriteri moderni. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/34\/2c\/fe\/342cfea8e33e17a3b5ff584fc5ebaf40.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;antica chiesa abbaziale con l&#8217;elegante campanile di forma ottagonale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il <strong>Bosco delle Sorti della Partecipanza<\/strong>, compreso nel territorio\ncomunale di Trino Vercellese, \u00e8 oggi tutelato da un\u2019apposita legge regionale\nche ha incluso nei confini dell\u2019area protetta, oltre al gi\u00e0 descritto complesso\nabbaziale e agricolo di Lucedio, l\u2019interessante santuario, oggi purtroppo in abbandono,\ndel SS. Nome di Maria, noto come <strong>Madonna delle Vigne<\/strong>, edificato nella\nprima met\u00e0 del Seicento e successivamente ampliato con gli interventi degli\narchitetti Antonio Bertola e Giovanni Battista Scapitta. <\/p>\n\n\n\n<p>Il parco, istituito nel 1991, protegge l\u2019area boschiva chiamata \u201c<strong>delle Sorti della Partecipanza<\/strong>\u201d, considerata un relitto, pressoch\u00e9 unico, della foresta planiziale che ancora all\u2019inizio del III secolo s\u2019estendeva da Crescentino a Costanzana e che sopravvisse prima ai disboscamenti d\u2019epoca romana, in considerazione forse della sacralit\u00e0 del luogo (\u201cLucus dei\u201d, cio\u00e8 <strong>bosco sacro<\/strong> alla divinit\u00e0, identificata da alcuni in Apollo, da cui la seconda ipotesi, alternativa a \u201clocez\u201d, circa l\u2019origine del nome \u201cLucedio\u201d), e poi alle bonifiche compiute nel Medioevo per ricavarvi terreni ad uso agricolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c5\/d2\/a0\/c5d2a06d5fc645c1d5912e31e8417687.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il cortile interno del complesso agricolo, coincidente con l&#8217;antico chiostro abbaziale (foto dal sito www.principatodilucedio.it)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La ragione per cui questo brandello di foresta, composto in prevalenza da\nquerce e pioppi, in consociazione con altre specie, calcolate nel numero di 428\nancora al principio del Novecento, fu risparmiato dai dissodamenti \u00e8 da\nricercarsi nel privilegio concesso nel 1275 dai marchesi aleramici del\nMonferrato all\u2019insieme dei \u201c<strong>partecipanti<\/strong>\u201d (Partecipanza), cio\u00e8 agli\nabitanti di Trino cui era riconosciuta la propriet\u00e0 collettiva del bosco, di\npoterlo sfruttare, ricavandovi il legname, secondo il metodo delle \u201csorti\u201d,\ncio\u00e8 con l\u2019annuale estrazione a sorte dei lotti (detti \u201cpunti\u201d o \u201csorti\u201d) da\nsottoporre a taglio. <\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso architettonico di Lucedio, con i terreni circostanti,\nappartiene oggi alla contessa Rosetta Clara Cavalli d\u2019Olivola <strong>Salvadori di\nWiesenhoff<\/strong> che, con la sua famiglia, conduce l\u2019azienda agricola, producendo\nriso piemontese di alta qualit\u00e0, ed \u00e8 da tempo impegnata nella valorizzazione\nturistica del sito, di grande interesse storico, artistico e ambientale,\nattraverso un calendario di eventi e di aperture al pubblico.&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Redazione L\u2019abbazia di Santa Maria di Lucedio, situata nell\u2019area del parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza, \u00e8 una significativa testimonianza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5012,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27,2783],"tags":[392,2791,109,1770,106,2789,108,105,30,2786,2788,2792,59,2790,2787,2785,858,2784],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5009"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5009"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5009\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5582,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5009\/revisions\/5582"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5012"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5009"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5009"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5009"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}