{"id":5190,"date":"2021-02-08T11:06:49","date_gmt":"2021-02-08T11:06:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5190"},"modified":"2021-02-08T15:44:01","modified_gmt":"2021-02-08T15:44:01","slug":"la-lingua-piemontese-fra-tradizione-e-modernita-giorgia-cambiano-ci-parla-della-sua-tesi-di-laurea-sul-lessico-rurale-a-castagnole-piemonte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5190","title":{"rendered":"La lingua piemontese fra tradizione e modernit\u00e0: Giorgia Cambiano ci parla della sua tesi di laurea sul &#8220;lessico rurale a Castagnole Piemonte&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Paolo Barosso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giorgia Cambiano<\/strong>, nata a Castagnole Piemonte (Torino) nel 1997, si \u00e8 aggiudicata il prestigioso <strong>Premio Gianni Oberto<\/strong> edizione 2020 per la sua tesi di laurea triennale dedicata alla lingua piemontese, dal titolo \u201cLessico rurale a Castagnole Piemonte: una ricerca sul campo\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/db\/b6\/12\/dbb61271d8f316e42c5b43f29db7ec3c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Giorgia Cambiano <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il <strong>Centro Gianni Oberto<\/strong> (avvocato e politico, fu presidente della\nRegione Piemonte nel biennio 1973-75) \u00e8 stato istituito nel 1980 con lo scopo\ndi \u201csalvaguardare e promuovere il patrimonio culturale piemontese\u201d, raccogliendo\ne conservando il materiale esistente e promuovendo nuovi studi e ricerche. Diretto\ndall\u2019Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte, il Centro bandisce\nannualmente un concorso a premi riservato a laureati in discipline letterarie e\numanistiche presso le Universit\u00e0 piemontesi&nbsp;per tesi di laurea \u201crelative\nalla letteratura italiana in Piemonte, alla <strong>letteratura in piemontese<\/strong> e\nnelle <strong>lingue minoritarie del Piemonte<\/strong>, alla cultura popolare in Piemonte\ne al teatro piemontese\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/10\/3b\/2c\/103b2cc64414240c75b6ca24f6d3458b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta delle campagne di Castagnole Piemonte<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>1)&nbsp;Giorgia, lo scorso aprile ti sei laureata all&#8217;Universit\u00e0 di Torino in &#8220;Lingue e Letterature moderne&#8221;&nbsp;specializzandoti&nbsp;in inglese e russo. Che cosa ti ha spinto a dedicare la tua tesi triennale alla lingua piemontese e, in particolare, al &#8220;lessico rurale a Castagnole Piemonte&#8221;?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Essendo un\u2019appassionata di lingue volevo svolgere per la mia tesi di laurea un lavoro attivo di ricerca linguistica. Ho scelto il dialetto piemontese come oggetto d\u2019indagine per due motivi: da una parte perch\u00e9 \u00e8 <strong>una lingua a tutti gli effetti<\/strong>, con una sua grammatica, dizionari che ne raccolgono il lessico, oltre che una lunga tradizione letteraria e di studi sulla grafia e sulla fonetica; dall\u2019altra perch\u00e9 \u00e8 la lingua che sento pi\u00f9 intima, pi\u00f9 \u201cmia\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Il lessico \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 concreta di una lingua: da qui l\u2019idea della raccolta di vocaboli intervistando persone residenti nel mio stesso paese, Castagnole Piemonte, che parlano piemontese. L\u2019argomento da ricercare, invece, mi \u00e8 stato offerto dal luogo stesso: i mestieri dell\u2019agricoltore, dell\u2019allevatore di bovini e commerciante di bestiame sono sempre stati largamente praticati nel mio paese. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi interessava andare a ricercare le parole in piemontese che caratterizzano questi settori, parole che spesso non hanno un equivalente in italiano. In particolare, volevo individuare quelle pi\u00f9 antiche, adesso in disuso, che purtroppo rischiano di essere perse o dimenticate, per registrarle e ridar loro vita. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/98\/b5\/b6\/98b5b6eed324174592129a9d4b95525c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;amel\u00f2t, un antico aratro o sl\u00f2ira <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>2) Per quanto riguarda l&#8217;ambito della tua ricerca, quale impatto hanno\navuto sul linguaggio e sul lessico adoperato le trasformazioni come la\nmeccanizzazione dei lavori agricoli, l&#8217;evoluzione delle tecniche di conduzione\nagricola e di allevamento, l&#8217;influsso dell&#8217;italiano? Ci sono dei termini\narcaici, ma ancora in uso, oppure dei vocaboli sorti per rispondere a esigenze\nnuove? Potresti farci qualche esempio?&nbsp;&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con il passare del tempo si rinnovano le tecniche lavorative e di conseguenza si rinnova la lingua che le designa, adattandosi al nuovo o generando nuove parole. Cos\u00ec \u00e8 stato anche per i settori dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento bovino, un tempo caratterizzati da un lessico propriamente dialettofono, oggi in parte italianizzati e in parte snelliti di molti vocaboli designanti attrezzi, tecniche e concetti ormai in disuso. Un esempio calzante \u00e8 la stalla (<em>stabe<\/em>), che aveva un tempo una struttura del tutto diversa da quella attuale. <\/p>\n\n\n\n<p>Molte delle parti che la componevano, come il <em>f\u00ebtton<\/em>, il <em>trabial<\/em>, il <em>gh\u00ebrpion<\/em>, la <em>b\u00ebrlecia<\/em>, ad oggi non esistono pi\u00f9 o si sono modificate diventando pi\u00f9 adeguate alle nuove esigenze dell\u2019allevamento, e i termini non pi\u00f9 in uso. Altre, come la <em>gh\u00ebrpia<\/em>, si sono trasformate nel loro corrispettivo italiano (<em>corsia di alimentazione<\/em>). Le parole che si sono mantenute, invece, sono quelle che ancora oggi hanno lo stesso significato, seppur si sia rinnovato il loro referente: ne \u00e8 un esempio la <em>sl\u00f2ira<\/em>, l\u2019aratro, un tempo a trazione, oggi meccanica. Altre ancora si sono mantenute intatte nella loro forma dialettale e nel loro significato (ed esempio l\u2019espressione <em>vaca turgia<\/em>, ovvero la vacca che non si ingravida pi\u00f9)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/64\/38\/85\/6438852ac99c28c8c9c051268394d8ff.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La mas\u00f2ira &#8211; falce messoria, utilizzata un tempo per mietere il frumento nei campi<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>3) Dopo la laurea triennale hai scelto di proseguire gli studi a Trieste\nper la laurea magistrale in &#8220;Traduzione specialistica e interpretazione di\nconferenza&#8221;. Anche se gli studi che hai intrapreso ti hanno condotta\nlontano dalla tua terra, che cosa ti induce a tenere lo sguardo rivolto alle\ntue radici? Quanto conta per te l&#8217;identit\u00e0, intesa come legame forte,\nculturale, con il luogo d&#8217;origine, nel tuo caso con Castagnole e con il\nPiemonte?<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi capita spesso di spostarmi in altre citt\u00e0 o all\u2019estero per motivi di studio\no lavoro, ma \u00e8 sempre Castagnole la mia vera casa. Il luogo in cui viviamo, le\nsue tradizioni, la sua cultura ci modellano e definiscono: ci si identifica\nnella propria realt\u00e0 locale, ci si riconosce in essa, sviluppando un senso di\nappartenenza. Questo sentimento nel mio caso \u00e8 molto forte perch\u00e9 nasce da\nquando ero piccola: i miei nonni (anche loro residenti a Castagnole Piemonte)\nmi hanno sempre parlato in piemontese, raccontato tanti aneddoti sulle loro\nstorie in campagna, mostrato i loro luoghi di vita del paese e delle aree\ncircostanti, che poi sono diventati anche i miei. <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>4) In considerazione del taglio internazionalistico del tuo percorso, quale\nmargine di sopravvivenza possono avere secondo la tua esperienza le lingue\nregionali, storiche e minoritarie, legate a un territorio specifico, come la lingua\npiemontese e le sue varianti, che a parere di molti sono messe a repentaglio da\nuna visione globalista ormai imperante e spesso dalla mancanza di adeguata\nattenzione da parte delle istituzioni?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il numero dei parlanti dialetto diminuisce sempre pi\u00f9: lo dimostrano i dati ISTAT, ma lo si pu\u00f2 notare anche solo uscendo a fare una passeggiata e sentire come le persone comunicano tra loro. All\u2019imposizione della lingua italiana e allo scarso interesse per il nostro dialetto si aggiunge il fatto che il piemontese \u00e8 una lingua principalmente orale e poco scritta, e anche questo \u00e8 un grande rischio per la sua sopravvivenza: affidandosi alla trasmissione orale parte del suo lessico \u00e8 destinato a perdersi. <\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questo reputo che sia importante sollecitare l\u2019interesse verso la materia, <strong>incentivare lo studio<\/strong> e la trascrizione di tutto il suo patrimonio orale, affinch\u00e9 non vada perso o dimenticato. Tuttavia, nonostante i vari pericoli che minano la sopravvivenza del dialetto, mi sembra che questo non sia scomparso, ma che abbia piuttosto modificato le sue funzioni: non \u00e8 pi\u00f9 un codice necessario alla comunicazione, ma \u00e8 diventato un <strong>marchio di identit\u00e0<\/strong>, emotivit\u00e0, confidenza, ironia. Sopravvive in ambienti pi\u00f9 ristretti, come nei piccoli paesi e all\u2019interno delle famiglie, appare in conversazioni in cui i parlanti spesso passano anche involontariamente dall\u2019italiano al dialetto o mescolano le due lingue. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ff\/62\/62\/ff6262b3365517eecf10607f2411c5f0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il fauss\u00e8t &#8211; piccola accetta, roncola, falcetto<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>5) Il Piemonte ha un patrimonio linguistico prezioso e importante, dalle\nparlate alpine come il franco-provenzale, il provenzale alpino (o occitano) e\nil Titsch dei Walser alla lingua piemontese con l&#8217;ampio ventaglio di varianti\nlocali e dialetti di transizione. Secondo la tua visione, quali iniziative\npotrebbero essere messe in campo per garantire la sopravvivenza di questo\nimportante bagaglio culturale e per far s\u00ec che le nuove generazioni non\ndimentichino?<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I dialetti presenti nella nostra regione vantano un immenso patrimonio culturale: la letteratura, il teatro, le canzoni popolari, gli scritti teorici sulla questione della lingua, ma anche i racconti dei tempi passati da parte delle persone pi\u00f9 anziane, i proverbi, i modi di dire, il lessico specialistico dei vari settori lavorativi (agricoltura, allevamento, viticoltura, falegnameria, ecc). <\/p>\n\n\n\n<p>Dopotutto, non c\u2019\u00e8 mai lingua senza cultura. Penso sia pi\u00f9 che mai importante proporre iniziative che affrontino tutti questi aspetti per trasmetterne la conoscenza, ma soprattutto la consapevolezza del patrimonio culturale del luogo in cui si vive. Queste iniziative, secondo me, andrebbero portate avanti a livello locale e regionale nelle forme di eventi culturali, musicali, sociali; a livello scolastico attraverso laboratori, lezioni di dialetto, attivit\u00e0 all\u2019aperto di conoscenza del proprio territorio; a livello universitario sul piano dello studio e della pubblicazione di ricerche condotte in merito. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/56\/d1\/25\/56d125b51e5b7e2ff34e6be0eebfd5a9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;anc\u00eco &#8211; utensile adoperato per battere le lame delle falci, cos\u00ec da indurirle e assottigliarle <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>6) Tu provieni da una localit\u00e0 di campagna in cui le tradizioni locali\nanche linguistiche sono ancora radicate e hanno maggiori possibilit\u00e0 di\nconservarsi integre rispetto a un ambiente cittadino contemporaneo come ad\nesempio Torino. Secondo la tua esperienza qual \u00e8 il rapporto dei giovani con le\nlingue storiche e i dialetti? C&#8217;\u00e8 consapevolezza e interesse, almeno in alcuni\ndi loro, per il mantenimento e la tutela di questo patrimonio culturale?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sembra che in molti contesti si sia, purtroppo, diffusa la tendenza a\nconsiderare il piemontese come una lingua obsoleta, fuori luogo, alle volte\naddirittura \u201cgrezza\u201d perch\u00e9 erroneamente associata a parlanti poco colti e\nquindi con poca dimestichezza in italiano. Poich\u00e9 comunemente intesa come la\nlingua delle generazioni pi\u00f9 grandi, l\u2019avversit\u00e0 al dialetto si accentua\nsoprattutto quando sono i giovani a parlarlo. \u00c8 vero, per\u00f2, che questa\ncondizione varia di paese in paese: \u00e8 abbastanza facile trovare parlanti\npiemontesi giovani in piccoli paesi, ma non per un particolare interesse verso\nil dialetto, ma semplicemente perch\u00e9 quest\u2019ultimo \u00e8 la \u201clingua della comunit\u00e0\u201d.\nAl contrario, \u00e8 meno facile trovarne a Torino o nelle cittadine. <\/p>\n\n\n\n<p>Questa rappresentazione negativizzata del dialetto \u00e8 a parer mio del tutto sbagliata: i dialetti hanno una <strong>grandissima importanza linguistica e culturale<\/strong>. Il primo passo per una maggiore consapevolezza e un pi\u00f9 grande interesse deve partire dal rapporto che si ha con la lingua stessa. \u00c8 necessaria una completa riconsiderazione e ridefinizione del dialetto: non come \u201cvariet\u00e0 bassa\u201d rispetto all\u2019italiano, ma come una \u201cvariet\u00e0 altra\u201d, diversa rispetto all\u2019italiano negli atteggiamenti, nel gusto, nel modo di catalogare la realt\u00e0, ma non per questo meno degna di interesse e tutela.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Giorgia Cambiano, nata a Castagnole Piemonte (Torino) nel 1997, si \u00e8 aggiudicata il prestigioso Premio Gianni Oberto edizione 2020 per&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5192,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,291,495,28,27,306,4],"tags":[3033,3030,3032,2191,3031,3035,219,3029,29,562,3034],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5190"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5190"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5190\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5199,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5190\/revisions\/5199"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5192"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}