{"id":5200,"date":"2021-02-09T11:57:15","date_gmt":"2021-02-09T11:57:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5200"},"modified":"2021-02-09T11:57:16","modified_gmt":"2021-02-09T11:57:16","slug":"piemonte-in-video-le-terme-il-vino-la-storia-alla-scoperta-di-acqui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5200","title":{"rendered":"Piemonte in video &#8211; le terme, il vino, la storia: alla scoperta di Acqui"},"content":{"rendered":"\n<p>di Redazione<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 abitato da popolazioni di stirpe celto-ligure, gli Statielli, il territorio di <strong>Acqui Terme<\/strong> venne occupato dai Romani, che nel II secolo a.C. vinsero la strenua resistenza delle trib\u00f9 locali procedendo, una volta distrutto il villaggio principale di Caristo (Carystum), alla fondazione del<em> municipium<\/em> di <strong>Aquae\u00a0Statiellae<\/strong>, che reca nel nome il riferimento alle sorgenti termali presenti in loco e all\u2019etnonimo dei primitivi abitanti (Statielli). La citt\u00e0 romana crebbe in prosperit\u00e0 grazie alla presenza delle fonti termali (tra le migliori dell\u2019impero, secondo il giudizio di Plinio) e al passaggio della via <strong><em>Aemilia Scauri<\/em><\/strong>, costruita dal 109 a.C. per collegare l\u2019importante citt\u00e0 di Derthona (Tortona) alla costa ligure (porto di Vada Sabatia, oggi Vado Ligure).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/iFi9LVaPv0w?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Passando all\u2019Alto Medioevo, dopo il dominio longobardo (quando Acqui venne compresa nel ducato di Asti) e l\u2019avvento dei Franchi, che la eressero a sede di comitato, nel X secolo la <em>civitas<\/em> di <strong>AQUIS<\/strong> entr\u00f2 a far parte della <strong>Marca aleramica<\/strong>, pur mantenendo una certa autonomia grazie alla forza e al prestigio del potere vescovile (rimarchevole la figura del <strong>vescovo Guido<\/strong>, vissuto nell\u2019XI secolo, venerato come santo e patrono della citt\u00e0). Nel corso del XII secolo si svilupparono istituzioni comunali, che non ebbero vita facile perch\u00e9 contrastate all\u2019interno dalla rivalit\u00e0 con il vescovo e all\u2019esterno dalla competizione con forze signorili (marchesi di Ponzone, Del Bosco, Del Carretto, marchesi del Monferrato) e comuni pi\u00f9 potenti (Alessandria, Alba, Savona, Genova).<\/p>\n\n\n\n<p>Del periodo antico non rimangono molte vestigia, ma tra queste, oltre alle rovine del <strong>teatro romano<\/strong>, nei pressi di piazza della Bollente, sono di particolare interesse i resti dell\u2019<strong>acquedotto romano<\/strong>, risalente agli inizi del I secolo d.C., di cui tratto pi\u00f9 significativo, con alcuni archi e piloni di sostegno ben conservati, \u00e8 osservabile sul greto del fiume Bormida dal ponte Carlo Alberto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0a\/ff\/4a\/0aff4adb7a161936519902cf42418c44.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della fontana &#8220;La Bollente&#8221; nell&#8217;omonima piazza (foto IAT Acqui)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I secoli del Medioevo ci hanno invece lasciato consistenti testimonianze. Tra queste risalta la <strong>Cattedrale\u00a0di\u00a0Santa\u00a0Maria\u00a0Assunta<\/strong>, consacrata nel 1067 dal vescovo Guido, che conserva del periodo romanico le absidi e la cripta, mentre a lato della facciata, adorna di un pronao seicentesco che ben si armonizza con i porticati laterali della piazza, si eleva il campanile della seconda met\u00e0 del Quattrocento. Degno di attenzione \u00e8 il <strong>portale maggiore<\/strong>, opera di Pilacorte (1481), e il <strong>chiostro dei Canonici<\/strong>, ultimato nel 1495. Sulla piazza sorgono il Palazzo Vescovile, in pietra e mattoni, di fine Cinquecento, e il Seminario Maggiore, di met\u00e0 Settecento. Il secondo monumento rilevante del Medioevo acquese \u00e8 la <strong>chiesa dell&#8217;Addolorata<\/strong>, gi\u00e0 monastero di San Pietro, in stile romanico a tre navate con campanile ottagonale. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Il Quattrocento, al tempo dei marchesi <strong>Paleologi del Monferrato<\/strong>, fu un secolo prospero per la citt\u00e0 di Acqui Terme che si avvantaggi\u00f2 da un lato della maggiore solidit\u00e0 dello Stato monferrino, impegnato a resistere contro l\u2019espansionismo visconteo, e dall\u2019altro lato del potenziamento del <strong>porto di Savona<\/strong>, tale da favorire i commerci. La citt\u00e0 si arricch\u00ec di eleganti <strong>palazzi nobiliari<\/strong>, che ancora oggi possiamo ammirare nell\u2019antico borgo Pisterna. Il <strong>Castello dei Paleologi<\/strong>, storica dimora dei marchesi del Monferrato, ricostruito nella seconda met\u00e0 del XV secolo sul sedime d\u2019una precedente fortificazione, \u00e8 oggi sede del Civico Museo Archeologico. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/33\/f1\/38\/33f13889362f47d5f58e31047009a896.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della cattedrale di Acqui <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1708 la citt\u00e0 di Acqui Terme,\ninsieme con tutto il ducato di Monferrato, pass\u00f2 ai <strong>Savoia<\/strong>, che nel\ncorso dell\u2019Ottocento ne promossero lo sviluppo economico, legato al termalismo,\nall\u2019industria manifatturiera e alla produzione vinicola. Nel tardo Seicento,\nancora sotto il duca di Mantova, si era provveduto alla riedificazione delle <strong>Antiche\nTerme<\/strong>, su progetto dell\u2019architetto casalese Giovanni Battista Scapitta. I <strong>sovrani\nsabaudi<\/strong>, in particolare Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III di Savoia,\ndiedero impulso al termalismo acquese, organizzandolo in tre stabilimenti\ndistinti, il civile, quello riservato ai poveri e le terme per i militari. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Importante fu nel 1858 l\u2019apertura\ndella <strong>prima linea ferroviaria<\/strong> Alessandria-Acqui (1858), cui seguirono i\ncollegamenti con Savona, Asti e Genova, e nel 1836 l\u2019avvio dei lavori per la\ncostruzione del \u201cponte Carlo Alberto\u201d, ultimato nel 1850, che serv\u00ec a collegare\nil centro cittadino alle sorgenti termali dell\u2019Oltrebormida. Tra il 1860 e il\n1870 l\u2019amministrazione comunale guidata da Giuseppe Saracco deliber\u00f2 la\nrisistemazione dell\u2019area circostante la fontana chiamata \u201c<strong>Bollente<\/strong>\u201d, da\ncui sgorga acqua salso-bromo-iodica alla temperatura di circa 75 gradi, con\nl\u2019edificazione del tempietto marmoreo in stile eclettico disegnato nel 1879 da\nGiovanni Ceruti. Sulla piazza svetta la Torre Civica dell\u2019Orologio, detta anche\n\u201c<strong>torre senza fondamenta<\/strong>\u201d, ampliata e sopraelevata nel 1763 e cos\u00ec\nchiamata perch\u00e9 si appoggia sulle case adiacenti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/57\/27\/c4\/5727c47e8070db0a1371f2f8fd728650.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Grappolo di Brachetto &#8211; foto Consorzio Tutela Brachetto d&#8217;Acqui<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dalla fine dell\u2019Ottocento alla met\u00e0 del Novecento la crescita del <strong>turismo termale<\/strong> fu rilevante, con la costruzione di nuovi teatri, del casin\u00f2 e la risistemazione del complesso delle Nuove Terme (fino agli anni Cinquanta Acqui pot\u00e9 vantare la pi\u00f9 grande piscina estiva d\u2019Europa), mentre il declino del secondo Dopoguerra \u00e8 stato contrastato in tempi recenti da importanti interventi di <strong>risanamento e restauro conservativo<\/strong> del centro storico (amministrazione Bosio), dal tentativo di rivitalizzare il turismo termale e dalla valorizzazione dell\u2019enogastronomia e della produzione vinicola (protagonisti il <strong>Brachetto d\u2019Acqui<\/strong> o Acqui Dop e il Dolcetto d\u2019Acqui Doc), che ha la sua vetrina istituzionale nell\u2019Enoteca Regionale Acqui \u201cTerme &amp; Vino\u201d con sede nello storico Palazzo Robellini di fine Cinquecento.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le curiosit\u00e0 della tradizione acquese vi \u00e8 la figura del &#8220;<strong>Brentau&#8221;<\/strong>, colui che un tempo si guadagnava da vivere portando l\u2019acqua calda della Bollente nelle case dei concittadini e utilizzando allo scopo un recipiente della capienza di 50 litri in lamiera zincata chiamato \u201cbrenta\u201d. Anche il soprannome degli acquesi, noti come \u201c<strong>sgaient\u00f2<\/strong>\u201d (scottati), deriva da un\u2019antica pratica che la memoria popolare ritiene legata alla Bollente: si tramanda infatti che nelle calde acque della sorgente venissero immersi, ovviamente per brevissimo tempo (o previo raffreddamento delle stesse), i bambini di Acqui, come una sorta di rito \u201ciniziatico\u201d volto a temprare i nuovi nati, imprimendo loro il marchio della \u201cacquesit\u00e0\u201d. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Redazione Gi\u00e0 abitato da popolazioni di stirpe celto-ligure, gli Statielli, il territorio di Acqui Terme venne occupato dai Romani, che nel II&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5202,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,2321,495,14,2783],"tags":[3037,2613,1601,1028,780,274,3038,3040,3041,1718,3036,105,2621,35,3039,1111],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5200"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5200"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5200\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5203,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5200\/revisions\/5203"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5202"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5200"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5200"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5200"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}