{"id":5269,"date":"2021-04-08T17:30:58","date_gmt":"2021-04-08T17:30:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5269"},"modified":"2021-04-08T18:14:51","modified_gmt":"2021-04-08T18:14:51","slug":"il-castello-di-pralormo-da-fortezza-dei-roero-a-raffinata-residenza-dei-conti-beraudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5269","title":{"rendered":"Il castello di Pralormo, da fortezza dei Roero a raffinata residenza dei conti Beraudo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Redazione<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019origine del <strong>castello di Pralormo,&nbsp;<\/strong>paese situato tra le estreme propaggini del Pianalto di Poirino e l&#8217;inizio del Roero, risale al&nbsp;Trecento, quando era una fortezza a pianta quadrata per la difesa del territorio.&nbsp;Sino all\u2019inizio dell&#8217;Ottocento l\u2019edificio era circondato da un&nbsp;<strong>fossato<\/strong>&nbsp;e vi si accedeva attraverso un&nbsp;<strong>ponte levatoio<\/strong>&nbsp;e una rampa, che correva parallela alla facciata ovest, al posto dell\u2019attuale portico d\u2019ingresso. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/cb\/1b\/6b\/cb1b6b87af91747af974033fa5a06e3c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il castello &#8211; foto di Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La storia del castello si intreccia naturalmente con quella delle famiglie che lo possedettero nel corso dei secoli:&nbsp;dai&nbsp;signori di Anterisio&nbsp;legati al Vescovo di Asti ai&nbsp;Biandrate,&nbsp;dai&nbsp;Roero di Pralormo&nbsp;a&nbsp;<strong>Giacomo Beraud<\/strong>, che nel 1680 giunse da Barcelonnette, localit\u00e0 oggi francese a lungo contesa tra i conti di Provenza e i Savoia e appartenuta a questi ultimi dal 1388 al 1713. I sui&nbsp;eredi fecero costruire nel 1730 la&nbsp;<strong>cappella opera dell\u2019architetto Galletti&nbsp;<\/strong>e una&nbsp;sopraelevazione<strong>&nbsp;<\/strong>con saloni e camere decorate con affreschi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8e\/a3\/c0\/8ea3c0f2aaf38a0b6670915eec77877e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption> <br>Veduta d&#8217;assieme del castello dal parco &#8211; foto di Paolo Barosso <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201830 del XIX secolo&nbsp;il&nbsp;<strong>conte Carlo Beraudo di Pralormo<\/strong>, diplomatico e&nbsp;Ministro degli Interni per quasi 10 anni, divenne proprietario unico del&nbsp;castello e ne fece trasformare gli ambienti interni in una prestigiosa&nbsp;<strong>dimora di rappresentanza<\/strong>&nbsp;dall\u2019architetto Ernesto Melano, artefice della trasformazione del&nbsp;castello&nbsp;reale di Racconigi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e4\/02\/46\/e4024626bf7fdd1e9aa04f23ded1fabf.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ritratto del conte Carlo Beraudo di Pralormo tra suppellettili e libri appartenenti al castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Vennero aboliti il fossato ed il ponte levatoio, costruiti il portico d\u2019ingresso e un grandioso&nbsp;<strong>scalone<\/strong>, venne coperto il cortile centrale, trasformato in un&nbsp;<strong>salone d\u2019onore<\/strong>&nbsp;alto tre piani, sormontato da una volta e da un lucernario, con arcate e finestre neoclassiche sulle facciate interne.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8b\/20\/9c\/8b209cad7cb9775b7703ee11f9c07e7a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del Salone d&#8217;Onore<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il conte Carlo chiam\u00f2 a Pralormo&nbsp;l\u2019architetto paesaggista tedesco&nbsp;<strong>Xavier Kurten<\/strong>, che cre\u00f2 il magnifico&nbsp;<strong>parco all\u2019inglese<\/strong>. Sul finire del secolo il nipote del ministro, anch\u2019egli di nome Carlo, nonno dell\u2019attuale proprietario, fece edificare l\u2019<strong>Orangerie<\/strong>, la grandiosa&nbsp;cascina&nbsp;e la <strong>serra in vetro e ferro<\/strong>&nbsp;opera dei Fratelli Lefebvre di Parigi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c5\/67\/6c\/c5676c57c9a8d5f8c04acdfc82b5b6b1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del parco e della cascina &#8211; foto di Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il castello \u00e8 permanentemente abitato dai proprietari, che svolgono, sotto il controllo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio, un costante e attento lavoro di manutenzione e restauro, reso possibile anche grazie alle iniziative&nbsp;come&nbsp;<strong>Messer Tulipano<\/strong>, che richiamano visitatori da tutta Europa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/65\/64\/08\/65640813b6d1a9c4069cc19c68f2a1d5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il parco con le distese fiorite durante una delle edizioni di Messer Tulipano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La visite al castello sono possibili dal 2005, anno in cui, in vista delle Olimpiadi di Torino,&nbsp;<strong>Consolata Beraudo di Pralormo<\/strong>&nbsp;e il marito&nbsp;<strong>Filippo<\/strong>, ebbero l\u2019idea di valorizzare ulteriormente un patrimonio storico, architettonico e artistico che \u00e8 rimasto intatto, grazie al fatto che il maniero appartiene alla loro famiglia da oltre 400 anni. Consolata Pralormo ha deciso di proseguire proprio nelle&nbsp;<strong>cantine<\/strong>&nbsp;e nelle&nbsp;<strong>cucine<\/strong>&nbsp;lavori di restauro che in realt\u00e0, a tappe, proseguono da una cinquantina di anni. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/af\/bc\/04\/afbc0472d22a0858d872bc88e7a74e43.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le cantine del castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dal 1940 le cantine e le cucine erano abbandonate ed erano diventate dei semplici magazzini. L\u2019attrezzatura per la&nbsp;<strong>vinificazione<\/strong>, la&nbsp;preparazione dei pasti, il&nbsp;lavaggio&nbsp;e la&nbsp;stiratura della biancheria e degli indumenti&nbsp;era stata ordinatamente riposta cassoni e sostituita da attrezzi e apparecchi moderni. Quei materiali e quegli attrezzi sono stati amorosamente recuperati ed esposti, costruendo un percorso in cui si raccontano la&nbsp;cultura&nbsp;e la&nbsp;<strong>sapienza materiale<\/strong>&nbsp;attraverso quattro secoli. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/03\/da\/b9\/03dab9d14976afa8bef06614e4386273.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della stireria del castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La visita inizia dalla cantina, con i<strong>&nbsp;tini&nbsp;<\/strong>in cui si faceva fermentare il mosto per produrre il vino. Si possono anche vedere i magazzini in cui sono conservati i&nbsp;coppi fatti a mano&nbsp;e le&nbsp;sagome degli stucchi&nbsp;che ornavano i saloni del castello. Nello spazio&nbsp;<em>Acqua, fuoco, luce<\/em>&nbsp;sono esposti gli attrezzi e le attrezzature per il&nbsp;riscaldamento&nbsp;e l\u2019illuminazione dei locali del castello&nbsp;e per l\u2019igiene personale. Nell\u2019anticucina sono esposti i preziosi<strong>&nbsp;servizi di porcellana<\/strong>&nbsp;per i pasti quotidiani e per i ricevimenti dedicati agli ospiti di riguardo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ef\/ce\/ac\/efceac8db52d0df4af6c674851011278.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le cucine del castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I&nbsp;<strong>cataloghi di vendita per corrispondenza&nbsp;<\/strong>ritrovati negli archivi del castello danno un\u2019idea degli oggetti e delle attrezzature che i Beraudo di Pralormo ordinavano in tutta Europa. La luminosa<strong>&nbsp;<\/strong>cucina&nbsp;\u00e8 divisa in zone, in cui lo&nbsp;chef&nbsp;e i cinque membri della&nbsp;<strong>brigata di cucina<\/strong>&nbsp;conservavano, lavavano, preparavano e cuocevano gli alimenti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6d\/e6\/88\/6de688c1aca35a96f8bbcc0718f2a68b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>I servizi di porcellana <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Interessanti in particolare le&nbsp;<strong>pentole di rame<\/strong>, la&nbsp;ghiacciaia, gli&nbsp;attrezzi del maestro pasticciere&nbsp;e quelli per la&nbsp;tostatura&nbsp;e la&nbsp;<strong>preparazione del caff\u00e8<\/strong>. Nella&nbsp;<strong>stireria&nbsp;<\/strong>si possono ammirare i pi\u00f9 diversi modelli di&nbsp;ferri da stiro, ma anche le&nbsp;livree del personale di servizio&nbsp;e la&nbsp;<strong>scrivania del maggiordomo<\/strong>, vero e proprio&nbsp;<em>deus ex machina<\/em>&nbsp;del castello, che controllava e dirigeva ogni dettaglio materiale della vita quotidiana dei padroni e della servit\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Si ringrazia per il materiale e le fotografie l&#8217;ufficio stampa della Citt\u00e0 Metropolitana di Torino<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Redazione L\u2019origine del castello di Pralormo,&nbsp;paese situato tra le estreme propaggini del Pianalto di Poirino e l&#8217;inizio del Roero, risale al&nbsp;Trecento, quando&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5276,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25,2321,14],"tags":[3072,3079,2899,3078,3076,3074,3075,3073,30,3077,2477,942],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5269"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5269"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5269\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5284,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5269\/revisions\/5284"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5276"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5269"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5269"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5269"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}