{"id":5334,"date":"2021-04-14T20:24:43","date_gmt":"2021-04-14T20:24:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5334"},"modified":"2021-04-14T20:39:03","modified_gmt":"2021-04-14T20:39:03","slug":"casaleeeee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5334","title":{"rendered":"Ritratto di Casale, l\u2019antica capitale dei Marchesi del Monferrato"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo di Paolo Barosso e foto a cura di Giovanni Dughera<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vi proponiamo un breve foto-racconto dedicato a&nbsp;<strong>Casale Monferrato<\/strong>, una delle pi\u00f9 interessanti citt\u00e0 d&#8217;arte del Piemonte, situata sulla sponda destra del Po, a poca distanza dai primi rilievi collinari dell&#8217;area storico-geografica di cui porta il nome, il Monferrato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/dc\/86\/75\/dc8675f66c4d9997bf422581583b5d71.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della cattedrale di Sant&#8217;Evasio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dopo la perdita di Chivasso, acquisita ai domini sabaudi nel 1435, il comune di<strong> Casale, <\/strong>entrato a far parte della marca aleramica dal X secolo,&nbsp;s\u2019impose come centro principale dei possedimenti monferrini. Nel primo Trecento era avvenuto, al vertice del marchesato del Monferrato, l\u2019avvicendamento tra la <strong>dinastia degli Aleramici<\/strong>, che riconosceva nella figura di Aleramo, sospesa tra storia e mito, il ruolo di capostipite eponimo e che si estinse nel 1305 con la morte del marchese Giovanni, e quella dei<strong> Paleologi<\/strong>, che, a partire dal giovane Teodoro I, figlio secondogenito di Violante, sorella di Giovanni e sposa dell\u2019imperatore bizantino Andronico II Paleologo, avrebbero retto le sorti del Monferrato per circa due secoli.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f3\/e5\/7b\/f3e57b18f8b5953b48e9b910c020a7c8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Torre Civica di Casale Monferrato, tra i simboli della citt\u00e0<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Divenuta&nbsp;<strong>piccola capitale<\/strong>&nbsp;d\u2019uno Stato, quello monferrino, dai confini variabili e perennemente in lotta con altre forze che si contendevano il campo, come Asti, Alessandria, Vercelli, il principato territoriale dei Savoia e i Visconti, Casale si arricch\u00ec con il tempo di nuovi monumenti, che ne attestano la crescente importanza economica e la vivacit\u00e0 culturale. Per evidenti questioni di spazio, ci limiteremo in questa sede a presentare le testimonianze pi\u00f9 significative dell\u2019illustre passato cittadino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo monumento in cui ci imbattiamo, nell\u2019antico Borgo di Sant\u2019Evasio, cuore della citt\u00e0, \u00e8 la&nbsp;<strong>Cattedrale di Sant\u2019Evasio<\/strong>. Attestata come chiesa plebana gi\u00e0 nel X secolo, se ne fa risalire la primitiva fondazione alla prima met\u00e0 dell\u2019VIII secolo, al tempo del re Liutprando, quando, per volere del sovrano longobardo, si costru\u00ec un edificio basilicale in onore di&nbsp;<strong>Evasio<\/strong>, primo vescovo di Asti e evangelizzatore del Casalese, nel luogo in cui sorgeva la chiesetta di San Lorenzo, fondata dal santo per custodirvi le reliquie del diacono Lorenzo portate da Roma, e dove lo stesso Evasio venne&nbsp;<strong>martirizzato per decapitazione<\/strong>&nbsp;durante le persecuzioni inflitte ai Cristiani su ordine dell\u2019imperatore Diocleziano, al potere dal 284 al 305 (informazioni tratte da \u201cHistoria e vita di sant\u2019Evasio, Vescovo e Martire\u201d, pubblicata dal padre agostiniano Fulgenzo Maria Emiglio nel 1708).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/91\/e3\/f9\/91e3f998dcad9e9c6f1883d051052b2c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>C. Rovere \u2013 \u201cIl Duomo di Casale nel 1849, prima dei restauri\u201d \u2013 Torino \u2013 Biblioteca Deputazione Subalpina Storia Patria (Da M.Viale Ferrero \u2013 Ritratto di Casale \u2013 Ist. Banc. Sanpaolo di Torino)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Secondo la tradizione, il&nbsp;<strong>prefetto romano<\/strong>&nbsp;che condann\u00f2 Evasio, di nome Atubolo, divenuto cieco dopo la morte del santo, riacquist\u00f2 miracolosamente la vista cospargendosi gli occhi con una manciata di terra presa dalla tomba del martire e, in conseguenza dell\u2019evento prodigioso, venne illuminato dalla fede cristiana, determinando la conversione sua e di altre 1360 persone. <\/p>\n\n\n\n<p>La Festa di Sant\u2019Evasio, patrono di Casale, in calendario il 12 novembre, ricorda la restituzione alla citt\u00e0 delle reliquie del martire, trafugate dagli Alessandrini, unitamente al \u201cgalletto civico\u201d, in occasione del sacco del 1215 e riportate ai legittimi proprietari per volere del&nbsp;<strong>condottiero Facino Cane&nbsp;<\/strong>(nativo di Casale) nel 1403. Le reliquie di Evasio riposano oggi nella grande Cattedrale a lui intitolata, all\u2019interno dell\u2019omonima cappella riplasmata dopo il 1764 su progetto di Benedetto Alfieri.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa venne elevata a sede della cattedra vescovile nel 1474, sotto il marchesato di&nbsp;<strong>Guglielmo VIII Paleologo<\/strong>, e riveste tuttora tale ruolo e funzioni. Determinante nel definire l\u2019aspetto attuale dell\u2019edificio fu il radicale restauro condotto, secondo i criteri del tempo, tra il 1857 e il 1860 sotto la direzione del&nbsp;<strong>conte Edoardo Arborio Mella<\/strong>, che ridisegn\u00f2 la facciata, liberandola dalle case dei canonici che nei secoli vi si erano addossate, ed elabor\u00f2 il progetto decorativo degli interni. Contrariamente a quando accadde in altri interventi ottocenteschi, a Casale la struttura fondamentale della chiesa non venne alterata, tanto che ancora oggi sono leggibili le vicende costruttive e stilistiche che l\u2019hanno caratterizzata. Inoltre si provvide a restaurare con cura il transetto e lo splendido&nbsp;<strong>atrio<\/strong>, monumentale spazio, comunemente definito&nbsp;<strong>nartece,<\/strong>&nbsp;che precede l\u2019area basilicale vera e propria.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/13\/9e\/e5\/139ee570066af5a6ea0f5b632e6878e2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del nartece della Cattedrale \u2013 ph. Comune di Casale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> L\u2019<strong>atrio della Cattedrale<\/strong>&nbsp;venne costruito in fasi successive tra XII e XIII secolo e si presenta come un vasto ambiente definito da un&nbsp;<strong>elegante intreccio di giganteschi archi<\/strong>&nbsp;che si elevano, sorretti da altissimi pilastri, a sorreggere le volte a crociera della copertura. Questa soluzione architettonica non ha riscontri nell\u2019architettura romanica piemontese n\u00e9 europea, e pare invece riflettere suggestioni orientali, di chiese armene.<\/p>\n\n\n\n<p> L\u2019originaria funzione dell\u2019atrio \u00e8 ancora oggi discussa e si ritiene non fosse esclusivamente liturgica, ma forse anche sociale, di luogo d\u2019adunanza, data l\u2019ampiezza della struttura e la contemporanea carenza di spazi pubblici nel Borgo di Sant\u2019Evasio. All\u2019interno della Cattedrale spicca il monumentale&nbsp;<strong>Crocifisso,&nbsp;<\/strong>risalente al XII secolo e portato in citt\u00e0 dai Casalesi dopo il sacco di Alessandria del 1404, che si trova appeso all\u2019arco trionfale soprastante il presbiterio, alla maniera delle&nbsp;<em>cruces pensiles<\/em>&nbsp;medioevali. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/94\/78\/49\/9478493342ae1690ac46fcd5d8410041.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di San Domenico \u2013 la facciata<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Il fervore edilizio che invest\u00ec Casale, piccola capitale del Marchesato, tra XV e XVI secolo arricch\u00ec la citt\u00e0 di splendidi monumenti, sia civili, come la&nbsp;<strong>casa di Anna d\u2019Alen\u00e7on<\/strong>&nbsp;e il coronamento a forma di loggia della gi\u00e0 esistente&nbsp;<strong>Torre Civica<\/strong>, progettato da Matteo Sanmicheli (che disegn\u00f2 anche il nuovo castello), sia religiosi, come il&nbsp;<strong>complesso conventuale di San Domenico<\/strong>, la cui chiesa mostra slanci ancora gotici placati in \u201c<em>nuovi ritmi di pi\u00f9 ampia spazialit\u00e0<\/em>\u201d (M. Viale Ferrero). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5e\/17\/18\/5e171805126985b9f45fa956f77648a2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di San Domenico \u2013 Il portale in pietra tenera (proveniente da cave del Monferrato)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Nella facciata (e negli interni) della&nbsp;<strong>chiesa di San Domenico<\/strong>, costruita per volere di Guglielmo VIII tra il 1472 e il 1513, si nota infatti un\u2019impronta tardogotica commista ad elementi di sapore rinascimentale, come lo splendido&nbsp;<strong>portale in pietra tenera&nbsp;<\/strong>ornato da un ampio repertorio di figure scolpite da Giovanni Battista de Paris (1505): tra queste, spicca, nella lunetta del portale, la raffigurazione in marmo della Vergine con il Bambino adorata dai marchesi del Monferrato (il fondatore della chiesa, Guglielmo VIII, il fratello Bonifacio III, la di lui consorte Maria di Serbia, e il giovinetto Guglielmo IX), presentati da frati domenicani. <\/p>\n\n\n\n<p>Risulta oggi scartata l\u2019ipotesi, un tempo accreditata, che attribuiva la sola esecuzione del portale, ad eccezione delle sculture della lunetta, gi\u00e0 ricondotte all\u2019intervento del de Paris, allo scultore Matteo Sanmicheli, reclutato nello stesso periodo per la realizzazione della&nbsp;<strong>tomba di Maria di Serbia<\/strong>, moglie del marchese Bonifacio III. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d2\/c9\/a2\/d2c9a20f563e9b7224e384152115e77c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di San Domenico \u2013 lunetta del portale con il gruppo scultoreo in marmo raffigurante la Vergine con i marchesi del Monferrato presentati da frati domenicani<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Il convento di San Domenico, provvisto di due chiostri, l\u2019uno dei quali oggi accessibile alle visite, rappresenta forse l\u2019ultima testimonianza architettonica dei fasti della corte Paleologa perch\u00e9 pochi anni pi\u00f9 tardi, nel 1533, con la morte di Gian Giorgio, la dinastia si estinse, decretando la fine dell\u2019indipendenza monferrina e il passaggio nel 1536 del Marchesato (poi Ducato) sotto l\u2019egida dei&nbsp;<strong>Gonzaga di Mantova.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/e8\/50\/42e850bfc498fc92fcde633cbdc0f6e8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Convento di San Domenico \u2013 il chiostro<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Per una nuova stagione di fioritura dell\u2019arte e dell\u2019architettura in Casale occorre attendere il&nbsp;<strong>periodo sabaudo<\/strong>, cominciato nel 1708, quando, regnante Vittorio Amedeo II, si sanc\u00ec l\u2019incorporazione del Monferrato negli Stati di Savoia, concretizzando cos\u00ec un\u2019aspirazione a lungo coltivata dalla dinastia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/83\/c9\/2d\/83c92daa78b251a37cb14a49bdd46e83.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>G.C. Grampini, J.F. Cars \u2013 carta dei nuovi acquisti di Vittorio Amedeo II di Savoia, includenti Casale e il Monferrato.1704. Conc.Min.Beni Att.Cult.Tur-.Inc.II-117.Biblioteca Reale Torino<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019annessione pose le basi per una ripresa dell\u2019attivit\u00e0 edilizia in Casale, con l\u2019opera degli Scapitta, zio e nipote, e di importanti architetti sabaudi (Benedetto Alfieri, Nicolis di Robilant, Francesco Gallo), di cui abbiamo prestigiose testimonianze in palazzi aulici come\u00a0<strong>Palazzo Sannazzaro\u00a0<\/strong>(d\u2019impianto quattrocentesco, ma riplasmato nel Settecento) e soprattutto\u00a0<strong>PalazzoGozzani di Treville<\/strong>, che costituisce un vero capolavoro dell\u2019architettura piemontese settecentesca, nonch\u00e9 in edifici religiosi quali la\u00a0<strong>chiesa di Santa Caterina<\/strong>, consacrata come chiesa conventuale delle terziarie domenicane di Santa Caterina nel 1726 su disegno di Giovanni Battista Scapitta, oggi bisognosa di urgenti interventi di restauro (si \u00e8 costituita di recente la\u00a0<a href=\"http:\/\/santacaterinacasalemonferrato.it\/\">Santa Caterina<\/a><a href=\"http:\/\/www.onlus-santacaterina.it\/\">\u00a0<\/a>ONLUS per il recupero di chiesa e coro). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f7\/2f\/d8\/f72fd86fd0304d047e02ed84096189a7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Santa Caterina \u2013 Facciata della chiesa \u2013 ph. Piergiorgio Bollo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> La chiesa di&nbsp;<strong>Santa Caterina<\/strong>, edificata nel Settecento, &nbsp;fulgido esempio del \u201cbarocchetto\u201d casalese, sorse &nbsp;accanto al gi\u00e0 esistente \u201c<strong>Coro<\/strong>\u201d delle monache, fatto &nbsp;edificare nella prima met\u00e0 del Cinquecento dopo che &nbsp;Anna d\u2019Alen\u00e7on, sposa di Guglielmo IX Paleologo, aveva &nbsp;fatto dono del palazzo oggi Trevisio alle terziarie &nbsp;domenicane di Santa Caterina affinch\u00e9 vi risiedessero e &nbsp;costruissero una chiesa consacrata a&nbsp;<strong>Maria Vergine &nbsp;delle &nbsp;Grazie<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/78\/5c\/95\/785c9528c82c6f2542475df090da178b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>S.Caterina \u2013 tetragramma della Madonna \u2013 ph. Piergiorgio Bollo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo spazio definito oggi \u201c<strong>Coro<\/strong>\u201d, un vasto &nbsp;salone &nbsp;con volta a botte affrescata e sedute lignee alle &nbsp;pareti, &nbsp;altro non \u00e8 che l\u2019originaria chiesa delle monache, &nbsp;che &nbsp;conserv\u00f2 il nome di \u201cSanta Caterina\u201d, poi trasmesso &nbsp;alla &nbsp;chiesa settecentesca, malgrado la dedicazione &nbsp;ufficiale &nbsp;alla Vergine delle Grazie. Sull\u2019altare maggiore &nbsp;troviamo &nbsp;la statua della <strong>Vergine Assunta<\/strong>, eseguita dal &nbsp;Bernero nel &nbsp;1780. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/37\/68\/ab\/3768ab78e01d6a0b006f624e3231f8ad.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Palazzo Gozzani di Treville \u2013 da M.Viale Ferrero \u2013 Ritratto di Casale \u2013 Ist. Banc. San Paolo di Torino, 1966<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Palazzo Gozzani di Treville<\/strong>&nbsp;venne edificato verso il 1730 (ma alcuni studiosi anticipano l\u2019inizio dei lavori al 1710\/14) su disegno di&nbsp;<strong>Giovanni Battista Scapitta<\/strong>, che rivest\u00ec la carica di prefetto delle fabbriche sotto i Gonzaga, ma conobbe anche il Guarini quando il padre teatino fu a Casale per il primo progetto della chiesa di San Filippo (poi realizzata da Sebastiano Guala), e del nipote,&nbsp;<strong>Vincenzo Scapitta<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/de\/16\/c3\/de16c3038a3efd8fce7eaa339dcb1d69.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Palazzo Treville \u2013 la stupenda anticamera con il Giudizio di Paride, affrescato dal figuratista Giovanni Ratti in coppia con il quadraturista Natali (o, secondo altri, Bettini)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> La struttura architettonica del palazzo, con l\u2019atrio, lo scalone e l\u2019illusivo ampliamento ottico del cortile, rivela modi ancora barocchi, ma la stretta integrazione dell\u2019architettura con la decorazione plastica e pittorica, tratto peculiare degli Scapitta, si risolve in forme di&nbsp;<em><strong>acuto timbro rococ\u00f2<\/strong><\/em><strong>&nbsp;<\/strong>(M. Viale Ferrero), dove l\u2019artificio barocchetto, con quel senso di una dimensione provvisoria, labile, effimera, giunge a soluzioni molto ardite.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/76\/0b\/af\/760baff77fa88c788bf4179c9c2d5f27.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption> <br>Palazzo Treville \u2013 la volta dello scalone-galleria con i magnifici affreschi illusionistici di Guala\/Bettini<br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Evidenza di questo illusionismo si trova nel grandioso&nbsp;<strong>scalone-galleria<\/strong>&nbsp;che, ricco di spunti scenografici, mostra sulla volta una decorazione pittorica realizzata in coppia, com\u2019era d\u2019uso nel Settecento, dal Bettini quadraturista insieme con Pier Francesco Guala figurista. Di particolare importanza, per la qualit\u00e0 degli arredi e la sfarzosit\u00e0 degli interni (che contrasta con l\u2019essenzialit\u00e0 della facciata, che doveva mimetizzarsi tra gli edifici), la<strong>&nbsp;Sinagoga<\/strong>, edificata nel 1595, ma riplasmata nel Settecento in forme barocche (e considerata la pi\u00f9 ragguardevole del Piemonte). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2b\/04\/fc\/2b04fc4ac1571ffac6668cfe1783a6ab.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Casale Monferrato \u2013 la Sinagoga \u2013 ph. Comunit\u00e0 Ebraica<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Da mettere in evidenza anche l\u2019importante contributo che gli artisti casalesi o attivi a Casale nei secoli diedero allo sviluppo della pittura in Piemonte. Tra questi, per il periodo medioevale, ricordiamo&nbsp;<strong>Martino Spanzotti<\/strong>, che mosse i primi passi artistici nella Casale di Guglielmo VIII Paleologo, e&nbsp;<strong>Macrino d\u2019Alba<\/strong>, che s\u2019impose a cavallo tra Quattro e Cinquecento come il pittore pi\u00f9 ricercato nella cerchia della corte Paleologa. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/39\/17\/e3\/3917e332638e844270e62c8b0c51236a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625) \u2013 Lunetta -Resurrezione di Popuccio (Storie di San Nicola da Tolentino) \u2013 affresco strappato dal chiostro di S. Croce \u2013 Museo Civico di Casale M.to<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per il Seicento, spiccano le figure di&nbsp;<strong>Nicol\u00f2 Musso<\/strong>, uno tra i maggiori talenti della pittura piemontese del tempo, che mor\u00ec giovanissimo, lasciando di s\u00e9 poche tracce, tra cui la splendida&nbsp;<em>Madonna del Rosario<\/em>&nbsp;dipinta nel 1618 per la chiesa di San Domenico, e&nbsp;<strong>Guglielmo Caccia detto il Moncalvo<\/strong>, affiancato negli ultimi anni di attivit\u00e0, dal 1619, dalla figlia&nbsp;<strong>Orsola Maddalena<\/strong>, anche lei pittrice, morta ottantenne nel 1676. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fe\/9c\/13\/fe9c13d7e16c3ae7e19261da0e421882.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Orsola M. Caccia \u2013 Sant\u2019Agata tra le sante Caterine d\u2019Alessandria e Apollonia (1625 ca.) \u2013 Lu Monferrato Museo S. Giacomo (gi\u00e0 nel Duomo di Casale)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Il Moncalvo lavor\u00f2 ad inizio Seicento nell\u2019antico convento agostiniano di Santa Croce, dove di recente \u00e8 stato riallestito il&nbsp;<a href=\"http:\/\/old.comune.casale-monferrato.al.it\/Museo_01\/index2.html\"><strong>Museo Civico<\/strong><\/a>, che si compone di due settori, la&nbsp;<strong>Gipsoteca&nbsp;<em>Leonardo Bistolfi<\/em><\/strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Pinacoteca<\/strong>. Qui sono visibili alcuni capolavori del pittore&nbsp;<strong>Pier Francesco Guala<\/strong>, protagonista indiscusso della cultura figurativa casalese nella prima met\u00e0 del Settecento. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fe\/c5\/d9\/fec5d9b39145b81554b36aef030b1e18.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>P.Francesco Guala (1698-1757) \u2013 La disfatta degli albigesi \u2013 olio su tela \u2013 Museo Civico di Casale M.to \u2013 Pinacoteca<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per maggiori informazioni su Casale e il suo territorio, contattare l\u2019ufficio&nbsp;<em>Informazione e Accoglienza Turistica<\/em>&nbsp;con sede in piazza Castello chiamando il numero 0142\/444330 o scrivendo a&nbsp;<a href=\"mailto:chiosco@comune.casale-monferrato.al.it\">chiosco@comune.casale-monferrato.al.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Fonti Bibliografiche e siti internet<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>La Cattedrali del Piemonte e della Valle d\u2019Aosta<\/em>, C. Castiglioni, L. Cervellin, P. Roletto, G. Vaudetti, Nicolodi edizioni, 2008<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ritratto di Casale<\/em>, M. Viale Ferrero, Istituto Bancario San Paolo di Torino, febbraio 1965<\/p>\n\n\n\n<p><em>www.archeocarta.org,&nbsp;<\/em>la \u201cCarta archeologica del Piemonte \u2013 online\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><em>www.marchesimonferrato.it,&nbsp;<\/em>Circolo culturale \u201cI marchesi del Monferrato\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo di Paolo Barosso e foto a cura di Giovanni Dughera Vi proponiamo un breve foto-racconto dedicato a&nbsp;Casale Monferrato, una delle pi\u00f9 interessanti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5322,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,2321,495,27],"tags":[3098,1601,3101,421,1050,204,3093,474,3111,861,2632,3106,3095,3108,2626,3107,2629,105,2036,3099,2621,73,1436,2761,35,3096,3100,272],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5334"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5334"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5334\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5340,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5334\/revisions\/5340"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5334"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5334"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5334"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}