{"id":5388,"date":"2021-05-13T14:45:27","date_gmt":"2021-05-13T14:45:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5388"},"modified":"2021-05-13T14:45:28","modified_gmt":"2021-05-13T14:45:28","slug":"il-castello-di-palazzo-valgorrera-antico-presidio-dei-biandrate-nelle-campagne-di-poirino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5388","title":{"rendered":"Il castello di Palazzo Valgorrera, antico presidio dei Biandrate nelle campagne di Poirino"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 definito \u201cvetus\u201d (vecchio) in un documento del 1429, il <strong>castello di Palazzo Valgorrera<\/strong>, situato nel Pianalto di Poirino, \u00e8 menzionato per la prima volta in un atto del 1152 quando l\u2019imperatore Federico Barbarossa riconobbe i diritti sulla localit\u00e0 al conte <strong>Guidone di Biandrate<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7f\/f6\/3b\/7ff63b319493ca1b5b610389d205a18d.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I conti di Biandrate, di origine sassone, ebbero signoria su vasti territori, comprendenti, nel periodo di massima espansione (XII secolo), la diocesi di Novara, parte di quella di Vercelli e diversi feudi dislocati tra Chierese, Astigiano, Lomellina, Valsesia e Vallese svizzero (<strong>Ottone di Frisinga<\/strong>, vescovo e storico tedesco, nel celebrare le imprese di Guidone, gli attribuiva in tutto il Novarese il possesso di 37 castelli, evidenziando che solo la citt\u00e0 di Novara non gli apparteneva). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c6\/5e\/a6\/c65ea675663ed59e4ef38fb3b25272be.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Appoggiati dall\u2019impero, i\nBiandrate furono in competizione con Vercelli e Novara per la supremazia\nterritoriale, ma, pur destreggiandosi con abilit\u00e0 tra le opposte forze in campo\nnella lotta tra comuni e Barbarossa, finirono per andare incontro alla rovina, culminata\nnella <strong>distruzione del centro di Biandrate <\/strong>e nell\u2019atterramento del\ncastello, avvenuti nel marzo 1168 ad opera d\u2019una coalizione di milizie\nvercellesi e novaresi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b0\/e6\/c9\/b0e6c97ada9f81b0f22b4ac8f71bafba.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;imperatore Federico Barbarossa in una miniatura tratta da un manoscritto del 1188 conservato nella Biblioteca Vaticana<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Anche nel territorio di Poirino\nla presenza dei Biandrate non dovette risultare gradita a Chieresi e Astigiani\nche, sia per questioni legate ai pedaggi e al transito delle merci, sia perch\u00e9\nmemori dell\u2019aiuto fornito dagli stessi Biandrate all\u2019<strong>imperatore Barbarossa <\/strong>ai\nloro danni, si mossero insieme contro Porcile e le borgate viciniori,\ndistruggendole poco oltre la met\u00e0 del XIII secolo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d1\/f7\/a2\/d1f7a2c0f7784372ed85843157489078.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come annota l\u2019Atlante castellano della provincia di Torino (Celid, 2007), nel 1299 la localit\u00e0 di Palazzo Valgorrera, con il suo castello, era in propriet\u00e0 dell\u2019astigiano Baldracco Pelletta, che ne cedette in seguito le quote ai guelfi <strong>Malabaila<\/strong>, appartenenti a quella cerchia di facoltose e potenti famiglie magnatizie di Asti che, arricchitesi dapprima con i commerci nelle fiere della Champagne e del nord della Francia, tra XIII e XIV secolo reinvestirono i loro guadagni non solo con il semplice esercizio del <strong>prestito di denaro <\/strong>su pegno, ma anche ricorrendo a pi\u00f9 evolute pratiche finanziarie, antesignane della moderna gestione bancaria. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0c\/2d\/ca\/0c2dca368ac5abd49e5d3d1bc3b64083.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta d&#8217;assieme del lato nord con le due graziose bertesche angolari<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Queste intraprendenti famiglie astigiane fondarono le loro \u201c<strong>casane<\/strong>\u201d (banchi di prestito) nei Paesi Bassi, nelle Fiandre e nel Brabante, giungendo a intrecciare proficue relazioni economiche (e politiche) con citt\u00e0 e principi, senza per\u00f2 dimenticare l\u2019investimento immobiliare, coltivato con l\u2019acquisto di feudi, terre e castelli in Piemonte. Qui a Valgorrera i Malabaila rimasero per secoli, poi nel Settecento il sito pass\u00f2 ad altre famiglie e infine pervenne ai <strong>Ferrero d\u2019Ormea<\/strong>, che la tennero fin oltre la met\u00e0 del Novecento. \u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/05\/c7\/8c\/05c78c7804dd87a930524534f74648f9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio di una delle due bertesche <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il castello, non avendo subito particolari manomissioni o stravolgimenti architettonici nelle epoche successive, si presenta al visitatore come doveva apparire al viandante del Medioevo, ergendosi con la sua mole massiccia su una lieve sporgenza del terreno, una motta, in <strong>posizione dominante<\/strong> sulla piana agricola circostante. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ad\/70\/c3\/ad70c348f68fb6baf0fd8c87ccc32f2c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio della campagna circostante, dominata dall&#8217;altura su cui sorge il castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In origine l\u2019edificio, costruito in mattoni rossi, era pi\u00f9 grande rispetto a quanto si osserva oggi: da un confronto tra i catasti risulta un cedimento o un\u2019ablazione del lato sud avvenuta gi\u00e0 verso la met\u00e0 dell\u2019Ottocento, a cui si tent\u00f2 di porre rimedio con la costruzione di un \u201ccorpo scala\u201d addossato alla parete crollata, funzionale a permettere il raggiungimento dei piani superiori. La parte dell\u2019edificio sopravvissuta, rivolta a nord, \u00e8 provvista di due graziose <strong>bertesche angolari<\/strong> e, al piano rialzato, conserva alcuni ambienti di pregevole architettura con volte gotiche nervate, meritevoli di recupero. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a9\/04\/3e\/a9043e6879dca728ef668c031e4e4296.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Molteplici, a nostro giudizio,\nsono gli elementi di interesse che giustificano un intervento di restauro e rifunzionalizzazione\ndel <strong>castello di Palazzo Valgorrera<\/strong> a fini culturali e turistici: le intricate\nvicende del feudo, che si proiettano, tramite i Biandrate prima e i Malabaila\ndopo, nel grande affresco storico del Medioevo piemontese, la vetust\u00e0\ndell\u2019edificio, considerata la <strong>pi\u00f9 antica costruzione<\/strong> ancora esistente\nnel territorio comunale di Poirino, l\u2019armonico inserimento del bene nel\ncontesto della campagna circostante, tale da imporsi come vero e proprio\n\u201clandmark\u201d capace di caratterizzare e qualificare il paesaggio. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c6\/d1\/07\/c6d107716dca0eb9d9bf1322e60fd947.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il castello di Torre Valgorrera visto dai campi di Palazzo Valgorrera <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Infine il castello, messo al\nriparo dal rischio di ulteriori crolli e adeguatamente recuperato, potrebbe\nrappresentare una tappa di un circuito culturale e turistico volto a collegare\ne valorizzare i siti d\u2019interesse storico, architettonico e ambientale dell\u2019area\ndi Poirino, tra cui citiamo: il <strong>borgo di Ternavasso<\/strong>, con il castello\nd\u2019origine trecentesca, appartenuto ai Roero, la settecentesca palazzina di\ncaccia, di propriet\u00e0 dei Thaon di Revel, i boschi, le cascine e il lago\nartificiale realizzato nel 1612; la <strong>Tenuta Spinola-Banna<\/strong>, insieme di\nedifici medievali e settecenteschi immersi nella campagna, con il castello del\nmarchese Gianluca Spinola, l\u2019annesso giardino disegnato dal paesaggista Paolo\nPejrone e la sede della Fondazione Spinola-Banna per l\u2019Arte istituita nel 2004;\nil <strong>castello di Torre Valgorrera<\/strong>, strettamente collegato al borgo di\nPalazzo Valgorrera e appartenuto nei secoli ad alcuni dei pi\u00f9 illustri casati\npiemontesi, Pelletta, Malabaila, Provana, Roero, Parella. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d6\/04\/46\/d60446baf0b54a9ad2ba0f5c4a757024.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta invernale del castello di Torre Valgorrera (www.torrevalgorrera.it) <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>In collaborazione con la &#8220;Commissione per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico&#8221; del movimento culturale &#8220;<\/em><strong><em><a href=\"https:\/\/www.crocereale.it\/piemonte-da-salvare-il-castello-di-palazzo-valgorrera-antico-presidio-dei-biandrate-nelle-campagne-di-poirino\/\">Croce Reale &#8211; Rinnovamento nella Tradizione<\/a><\/em><\/strong><em>&#8221; &#8211; Delegazione &#8220;Piemonte e Stati di Savoia&#8221;  <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Gi\u00e0 definito \u201cvetus\u201d (vecchio) in un documento del 1429, il castello di Palazzo Valgorrera, situato nel Pianalto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5389,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,495,14,27],"tags":[204,506,121,1980,3141,3142,626,808,3143,399,3140,206,49,1887,30,3138,35,3139,124],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5388"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5388"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5388\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5390,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5388\/revisions\/5390"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5389"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}