{"id":5438,"date":"2023-03-13T10:27:00","date_gmt":"2023-03-13T10:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5438"},"modified":"2023-03-14T16:41:26","modified_gmt":"2023-03-14T16:41:26","slug":"montemagno-il-castello-dei-calvi-di-bergolo-e-le-vigne-del-ruche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5438","title":{"rendered":"Montemagno, il castello dei Calvi di Bergolo e le vigne del Ruch\u00e8"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Il paese di <strong>Montemagno<\/strong>,\nadagiato sulle morbide colline a nord di Asti, si caratterizza per l\u2019imponente <strong>castello<\/strong>\ndei Calvi di Bergolo che domina l\u2019abitato e caratterizza fortemente, con il suo\ncoronamento merlato di tipo ghibellino, il paesaggio circostante.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/49\/58\/6a\/49586a03d5b9e8655b00fc16e65d6d40.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del paese con il castello che domina l&#8217;abitato<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Attestato per\nla prima volta in un documento del 972, il sito fortificato entr\u00f2 presto\nnell\u2019area d\u2019influenza astigiana, come risulta dalle consolidate relazioni tra i\n<strong>vescovi di Asti<\/strong> e i signori di Montemagno, che tentarono per lungo tempo\ndi preservare un proprio spazio di autonomia politica destreggiandosi tra\nl&#8217;espansionismo comunale sul contado e le mire dei marchesi del\nMonferrato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ba\/6c\/a0\/ba6ca083965ce9ca8f6a0b2225c1d516.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La strada d&#8217;accesso al castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Questi ultimi\nvennero favoriti dall&#8217;imperatore <strong>Federico I detto il Barbarossa<\/strong>, che nel\n1164 con il diploma di Belforte assegn\u00f2 loro Montemagno e alcune terre\nlimitrofe aldil\u00e0 del torrente Versa, insediandosi anche, a fasi alterne,\nall&#8217;interno del castello e amministrandovi la giustizia per oltre dieci\nanni.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5d\/3f\/62\/5d3f62e97e9df3ff52d909759c766465.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il grande ambiente voltato in cui l&#8217;imperatore Barbarossa sedeva per amministrare la giustizia e governare il territorio. A sinistra un grande torchio per le uve<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Malgrado il\nricoscimento imperiale ai monferrini, i signori di Montemagno continuatono a\nricercare la protezione degli Astigiani, stipulando nel 1173 un&nbsp;<strong>patto\ndi cittadinatico<\/strong> che obbligava il comune di Asti a garantire la difesa del\ncastello con venti cavalieri e venti fanti, una guarnigione nutrita per\nl\u2019epoca, segno tangibile dell\u2019importanza che il controllo del luogo rivestiva\nper gli stessi Astigiani, impegnati a contrastare le ambizioni dei marchesi del\nMonferrato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/39\/29\/49\/392949ae5d16f12a1ab7407da00f885a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ambienti sotterranei del castello, con le prigioni <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il&nbsp;<strong>castello<\/strong>\noriginario, di cui non rimangono tracce, venne completamente ricostruito dopo\nil saccheggio del 1290 compiuto dalle truppe di <strong>Guglielmo VII del\nMonferrato, <\/strong>che l\u2019aveva assaltato e temporaneamente espugnato (riportano\nantiche fonti che il marchese \u201c<em>Monte Magnum\u2026 devastavit per dies quinque<\/em>\u201d).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f8\/b2\/0e\/f8b20e2a0217b5bcf41f6ee16c9e8f14.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del cortile interno dalla singolare forma ellettica, frutto di interventi del primo Seicento<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dalla fine del\nQuattrocento i Paleologi del Monferrato ripristinarono il controllo sul\nterritorio di Montemagno, che entr\u00f2 poi a far parte del ducato monferrino,\nsottoposto alla dominazione gonzaghesca fino alla definitiva integrazione negli\n<strong>Stati Sabaudi<\/strong> avvenuta nel 1708.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f8\/7d\/70\/f87d70727edf4b63678cdbc4794657d6.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della struttura esterna, con le merlature ghibelline e gli alti muri a scarpa <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per quanto\nriguarda la struttura architettonica, l\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante, oltre alla\nregolarit\u00e0 solo apparente nella planimetria e nella disposizione degli spazi, \u00e8\nil contrasto stilistico tra gli esterni, che mantengono le sembianze d\u2019una <strong>fortezza trecentesca<\/strong>, con il tipico\nrepertorio decorativo dei castelli astigiani, come le fasce decorate a <strong>dente di sega<\/strong> nel coronamento delle\ntorri, la sequenza di <strong>archetti ciechi<\/strong>\nsotto la merlatura delle cortine, le finestre con conci alternati di arenaria e\ncotto, e gli ambienti interni, in gran parte riplasmati nel <strong>Settecento<\/strong> per iniziativa dell\u2019allora\nproprietario, <strong>conte Callori<\/strong>, in\nsintonia con la tendenza alla trasformazione in senso residenziale dei castelli\nmedievali, ormai privati di funzioni militari in un contesto di stabilizzazione\ndel quadro politico seguita alle turbolenze del Seicento piemontese. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f4\/ec\/f4\/f4ecf47b2a7538213d857aa1d5ae9652.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I restauri\nrealizzati nel Settecento furono per\u00f2 meno radicali e invasivi che altrove,\ncome si pu\u00f2 evincere dalla conservazione <em>in\nsitu<\/em> di caratteristiche salienti di un\u2019antica fortificazione, tra cui il <strong>ponte levatoio<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c1\/7c\/6e\/c17c6e86eb0f3abd8fe56fca16fcbf0b.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Poco discosti dall\u2019abitato, su un\u2019altura\naccanto al cimitero, sorgono invece i suggestivi ruderi della c<strong>hiesa romanica dei Santi Vittore e Corona<\/strong>,\nche, originaria dell\u2019XI secolo, \u00e8 attestata in un documento del 1345 come\ndipendenza dalla pieve di Grana (le<strong>\npievanie<\/strong> nell\u2019Alto Medioevo corrispondevano alle attuali parrocchie come\nunit\u00e0 di base dell\u2019organizzazione territoriale ecclesiastica). Quanto\nsopravvive dell&#8217;edificio, campanile e abside, \u00e8 pregevole testimonianza della <strong>Scuola del Monferrato<\/strong> studiata dal\nPorter. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c6\/10\/5e\/c6105ee025b995ee258805b83895fafe.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Crocevia di influssi padani,\nprovenzali e borgognoni, la corrente architettonica detta del Monferrato, cui\nsono riconducibili numerose chiese disseminate nelle campagne astigiane e aree\nlimitrofe (in origine attorniate da villaggi e solo in seguito, con l\u2019abbandono\ne la scomparsa di questi centri abitati, rimaste isolate nella quiete campestre\no adibite a chiese cimiteriali), poggia la <strong>propria\nspecificit\u00e0<\/strong> su alcuni tratti distintivi come <strong>l\u2019effetto coloristico <\/strong>dato dall\u2019alternanza nella tessitura muraria\ndi conci di pietra arenaria e mattoni, l\u2019assenza di cupole e transetto, la\nsopraelevazione della zona presbiteriale, l\u2019esuberanza dell\u2019<strong>apparato scultoreo e ornamentale<\/strong>, con\ndecorazioni a <strong><em>dente di lupo<\/em><\/strong>, <strong><em>dente di sega<\/em><\/strong>, a <strong><em>damier<\/em><\/strong>,\nil ricorso a dettagli che rivelano, secondo alcuni, influssi orientali come\nl\u2019arco falcato e oltrepassato, le paraste angolari delle facciate, che\nrafforzano lo spigolo e delimitano i volumi, la composizione delle<strong> absidi<\/strong>, con la superficie esterna\nsuddivisa in campiture da due o tre lesene, che poggiano su un basamento e\nportano serie di archetti pensili, le <strong>monofore\na doppia strombatura<\/strong> che danno luce alla zona absidale, spesso coronate da\nun \u201cfalso\u201d arco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ac\/84\/31\/ac8431b76e0be7eb51944c9a7e25275c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ruderi della chiesa romanica dei Santi Vittore e Corona<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra gli altri elementi di interesse del paese, si segnala il caratteristico reticolo viario del <strong>ricetto fortificato<\/strong>, disposto \u201ca mandorla\u201d ai piedi dell\u2019imponente castello, la chiesa di <strong>Santa Maria della Cava<\/strong>, in precedenza documentata come Santa Maria di Betlemme, appartenuta al Sovrano Ordine Militare di Malta e ornata nell\u2019area absidale &nbsp;di pregevoli affreschi datati tra il 1491 e il primo Cinquecento, l\u2019ariosa <strong>piazza San Martino<\/strong>, gradevole spazio urbano dominato da una scenografica <strong>scalea barocca<\/strong> in pietra di Cumiana, con 48 gradini intervallati da tre ripiani e ispirata nel disegno alla celebre scalinata di piazza di Spagna a Roma, realizzata per dare l\u2019accesso alla <strong>chiesa parrocchiale dell\u2019Assunta<\/strong>, in precedenza cappella gentilizia della famiglia Montalero. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/dc\/b9\/28\/dcb928ddabbbfab4831c1baa4f017a4d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La parrocchiale dell&#8217;Assunta con il pronao circolare vista dalla scalea barocca<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La parrocchiale, riedificata nel 1730 in stile barocco e ampliata in forma circolare con cupola nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, \u00e8 preceduta da un elegante <strong>pronao circolare<\/strong> con dieci grandi colonne ioniche, aggiunto nel 1776 su disegno dell\u2019architetto Francesco Valeriano Dellala di Beinasco, che si richiam\u00f2 nell\u2019ideazione di questa struttura alla chiesa romana di Santa Maria della Pace. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/59\/36\/b4\/5936b42456791da1008af3d883966ed1.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le attrattive di Montemagno non\nsi esauriscono nell\u2019importanza del patrimonio architettonico o nella dolcezza\ndel paesaggio collinare, ma comprendono anche la <strong>produzione vinicola<\/strong> di pregio, che vede nel <strong>Ruch\u00e8 Docg<\/strong> il suo punto di forza. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/eb\/b2\/94\/ebb2943b45f83370649f6a3684f49f03.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il <strong>Ruch\u00e8<\/strong>, vitigno tradizionalmente coltivato\nin questo lembo di Piemonte, nei sette comuni astigiani di Castagnole\nMonferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo, Viarigi,\nd\u00e0 origine ad un vino dai tratti marcati, insignito della Docg dal 2010. Il\ndisciplinare prescrive l\u2019impiego di <strong>uve Ruch\u00e8<\/strong>\nin purezza, coltivate su terreni in prevalenza calcarei e argillosi siti tra\n120 e 400 metri di quota, o in combinazione, nella misura massima del 10% (da\nsoli o congiuntamente), con Barbera e Brachetto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9f\/bb\/f6\/9fbbf67acfa6d25f48532ceda4e8d9de.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra le ipotesi\nsull\u2019etimologia del nome Ruch\u00e8, noto anche come Moscatellina nell\u2019alessandrino,\ndove \u00e8 sporadicamente coltivato, c\u2019\u00e8 chi lo mette in relazione con le <strong><em>r\u00f2che<\/em><\/strong>\n(rocche), dossi impervi, scoscesi e assolati prediletti dalla variet\u00e0, chi lo\nfa derivare da <strong><em>roncet<\/em><\/strong>, degenerazione infettiva della vite che causa\ndeperimento generale della pianta e verso cui questo vitigno mostra resistenza,\ne chi, come il Geave, lo lega a San Rocco (<em>San\nR\u00f2ch<\/em> in piemontese), patrono della locale comunit\u00e0 monastica cistercense\nche nel Medioevo l\u2019avrebbe importato in zona dalla Borgogna (ipotesi smentita\nda un recente studio sul DNA della variet\u00e0). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/57\/96\/cf\/5796cfe534cf46876d5d08bcfb09d43c.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il vino Ruch\u00e9 presenta affinit\u00e0 con il <em>Gamay <\/em>francese per la \u201c<em>nuance aromatica che contrasta con l\u2019amaro del sorso finale<\/em>\u201d (Massobrio), mentre lo studioso Gianluigi Bera ne ipotizza la derivazione, se non dal punto di vista genetico, almeno da quello onomastico, dal <strong><em>Care<\/em><\/strong> o <em>Cher<\/em>, variet\u00e0 minore un tempo presente in Astesana, corrispondente al Cari, uva aromatica a bacca nera attestata sulla collina torinese gi\u00e0 al principio del Seicento e tutt\u2019oggi presente. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Fonti bibliografiche e siti internet:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Flavio Conti e G.M. Tabarelli, <em>Castelli del Piemonte Tomo II<\/em>, ed. Gorlich, 1978<\/p>\n\n\n\n<p>Banca Dati Monferrato, <em>www.artestoria.net <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Il paese di Montemagno, adagiato sulle morbide colline a nord di Asti, si caratterizza per l\u2019imponente castello&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5441,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,2,14,27,11],"tags":[3208,3205,204,203,506,474,3206,63,3203,3207,1912,3094,206,105,1020,3210,2621,391,1021,35,2037,3211,38,863],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5438"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5438"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5442,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5438\/revisions\/5442"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5441"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}