{"id":5444,"date":"2021-06-08T13:04:53","date_gmt":"2021-06-08T13:04:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5444"},"modified":"2021-06-08T13:53:22","modified_gmt":"2021-06-08T13:53:22","slug":"alla-scoperta-di-boca-nel-novarese-il-maestoso-santuario-dellantonelli-e-i-suoli-vulcanici-del-vino-boca-doc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5444","title":{"rendered":"Alla scoperta di Boca nel Novarese: il maestoso santuario dell\u2019Antonelli e i suoli vulcanici del vino Boca Doc"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso*<\/p>\n\n\n\n<p>Sulle alture del comune di Boca,\nnell\u2019alto Novarese, circondato da boschi e vigneti, sorge l\u2019imponente edificio\ndel <strong>Santuario del Santissimo Crocifisso,<\/strong> che nel 2012 ha ottenuto il titolo\ndi \u201cBasilica minore\u201d, assegnato a chiese di particolare importanza per motivi\nreligiosi, artistici e\/o storici. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d7\/02\/4b\/d7024b63af852f28017117db2b8c5531.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il sacro tempio, nelle grandiose\nforme neoclassiche in cui lo possiamo ammirare oggi, nasce dal felice incontro\ntra la devozione popolare, che s\u2019era sviluppata attorno all\u2019immagine ritenuta\nprodigiosa del <strong>Cristo morto in Croce<\/strong>, affrescata su una preesistente\ncappella votiva d\u2019origine seicentesca, e l\u2019ingegno del celebre architetto\nnovarese, nativo di Ghemme, <strong>Alessandro Antonelli<\/strong>, che in Piemonte non ha\nbisogno di presentazioni, essendo l\u2019artefice di capolavori conosciuti\ninternazionalmente per l\u2019arditezza architettonica, come la Mole Antonelliana a\nTorino e la Cupola di San Gaudenzio a Novara. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/cd\/42\/e7\/cd42e768f87267ad5661329f1c39c90e.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La devozione che aliment\u00f2 nei\nsecoli il culto del Santissimo Crocifisso di Boca, documentata da una nutrita\nserie di ex voto conservati nel Santuario, trova origine in due avvenimenti\ngiudicati prodigiosi e testimoniati dalle cronache antiche, la guarigione di un\nragazzo dall\u2019epilessia e il <strong>salvataggio di un mercante<\/strong> aggredito da\nbanditi annidati nella boscaglia, messi in fuga dall\u2019improvviso suono delle\ncampane e dalla visione d\u2019una folla minacciosa, suscitati dall\u2019intervento divino\nimplorato dalla vittima. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/69\/51\/d5\/6951d59188ee12755c18c69aa6fd55dd.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I pellegrini, richiamati dall\u2019eco\ndei prodigi, giungevano in loco raccogliendosi in preghiera dinnanzi al piccolo\noratorio, che venne denominato \u201c<strong>Cappella delle Anime Purganti<\/strong>\u201d:\nl\u2019immagine dipinta, tutt\u2019ora visibile perch\u00e9 incorporata nel complesso\nsantuariale, raffigurava infatti non solo Ges\u00f9 morto in Croce, attorniato da\nMaria, San Giovanni e da un angioletto che impugna un calice per non disperdere\nil sangue effuso e zampillante dal costato del Signore, ma anche, nella fascia\nin basso, un gruppo di anime afflitte e sofferenti, condannate al Purgatorio,\nche elevano lo sguardo supplice verso l\u2019alto (da qui il nome della cappella). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/03\/25\/d1\/0325d18e61c16c08952c5b10b646f2f0.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il primo cantiere per la\nrealizzazione di un <strong>santuario pi\u00f9 ampio<\/strong>, che inglobasse l\u2019antica\ncappella, rimediando alla carenza di spazi per l\u2019accoglienza dei devoti, venne\navviato nella seconda met\u00e0 del Settecento, completandosi nel 1773 quando si\ncelebr\u00f2 l\u2019inaugurazione della nuova chiesa, progettata da Domenico Magistrino,\nsacerdote di Maggiora, \u201ccon strepitoso concorso di pellegrini e generosissime\nofferte\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5c\/5e\/9f\/5c5e9f53f54c837f110218413eca2d2a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il giovane <strong>Alessandro Antonelli<\/strong>, al tempo studente di ingegneria e architettura a Torino, comparve sulla scena verso il 1820, poco dopo la conclusione dei lavori per spostare l\u2019alveo del torrente Strona e far spazio al portico semicircolare destinato ad ospitare le Stazioni della Via Crucis. <\/p>\n\n\n\n<p>Il geniale architetto, coinvolto dall\u2019atmosfera di forte spiritualit\u00e0 e misticismo che aleggiava in questi luoghi, forn\u00ec i disegni per un <strong>edificio maestoso<\/strong> e solenne a pianta basilicale, con tre navate, campanile alto 119 metri, ampio pronao con sedici colonne e giro di portici lungo i fianchi della costruzione. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ca\/7c\/0a\/ca7c0aa4d1301fcccf2ab24b1e2b2bdd.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I lavori ebbero inizio nel 1822, suscitando perplessit\u00e0 e resistenze nella popolazione non tanto per la grandiosit\u00e0 del progetto, quanto soprattutto per l\u2019idea maturata dall\u2019Antonelli di spostare l\u2019immagine sacra di Ges\u00f9 morto in Croce, <strong>fulcro devozionale<\/strong> dell\u2019intero complesso, al di sopra dell\u2019altare maggiore, da collocare all\u2019interno del nuovo \u201cscurolo\u201d di forma circolare, la cosiddetta \u201cRotonda\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Il cantiere si protrasse per decenni, anche per il deflagrare delle ostilit\u00e0 dovute alle guerre del periodo risorgimentale, giungendo a conclusione, ma soltanto per quanto concerne la <strong>struttura essenziale<\/strong>, nel 1895, qualche anno dopo la morte dell\u2019Antonelli, avvenuta a Torino nel 1888. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/73\/85\/41\/738541355cdebba18dccb759682bf4a1.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il 30 agosto 1907 si verific\u00f2 la tragedia, il <strong>crollo strutturale<\/strong> dell\u2019immenso edificio, che il figlio dell\u2019Antonelli, Costanzo, imput\u00f2 a un concorso di cause, essenzialmente riconducibili alla cattiva qualit\u00e0 dei materiali impiegati per le colonne laterali, facilmente attaccate dalla forte \u201cscossa atmosferica\u201d scatenata dal violento temporale abbattutosi pochi giorni prima sulla zona.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2b\/14\/f5\/2b14f5cb37046639bea90c33c4ce1427.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Il cedimento non caus\u00f2 alcuna vittima &#8211; forse anche in questo frangente per effetto d\u2019un miracolo, considerando che v\u2019erano numerosi operai impegnati nei lavori di decorazione dell\u2019interno &#8211; e si provvide in tempi celeri all\u2019insediamento di una <strong>Commissione tecnica<\/strong>, nominata per gli accertamenti del caso, che per\u00f2 non si rivel\u00f2 in grado di pervenire ad alcuna conclusione univoca, inducendo cos\u00ec <strong>Costanzo Antonelli<\/strong> alle dimissioni dalla carica di direttore tecnico. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a8\/86\/2c\/a8862c5f2c1df9ac5eb48b1f1d160bef.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, grazie alla ferma volont\u00e0 del <strong>vescovo di Novara<\/strong>, si raccolsero i fondi per la ricostruzione del santuario, che venne ultimato, nella parti necessarie alla ripresa del culto, nel maggio 1918, procedendo per\u00f2 a un ridimensionamento del progetto originario con l\u2019abbassamento dell\u2019altezza totale di dieci metri e l\u2019eliminazione delle navate laterali, sostituite da cappelle. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/07\/88\/17\/078817ae5e7a2207564410b2c072464e.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il risultato, maestoso, \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Il Santuario del SS. Crocifisso \u00e8 oggi inserito nei confini del <strong>Parco Naturale del Monte Fenera<\/strong>, ma l\u2019interesse naturalistico e la bellezza paesaggistica dei luoghi, oltre naturalmente all\u2019aspetto religioso e all\u2019interesse architettonico per l\u2019opera, non costituiscono l\u2019unica attrattiva di Boca. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2d\/f0\/23\/2df02347f68f89a47deaa3e15bd0be0c.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019area \u00e8 infatti altamente vocata per la <strong>coltivazione della vite<\/strong>, in particolare il Nebbiolo (localmente chiamato Spanna, nome da mettere forse in relazione con l\u2019<em>uva spionia o spinea <\/em>citata negli scritti del naturalista latino Plinio il Vecchio) che, in concorso con una percentuale oscillante tra il 10% e il 30% massimo di Uva Rara e Vespolina, d\u00e0 origine al vino <strong>Boca Doc.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a3\/9c\/67\/a39c679bd22426c51d8d0891ee0b4420.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio dei vigneti dell&#8217;azienda &#8220;Le Piane&#8221; di Boca (www.bocapiane.com)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La <strong>superficie vitata<\/strong> nel territorio di Boca, colpito dal graduale assorbimento di manodopera rurale nel distretto industriale di Borgomanero, s\u2019era andata riducendo nel corso del Novecento, fino a giungere ad appena 10 ettari alla <strong>met\u00e0 degli anni Novanta<\/strong>, con la prospettiva concreta che, in breve tempo, si sarebbe scritta la parola fine alla gloriosa storia della produzione vinicola locale, ormai rappresentata da pochissimi viticoltori, aziani ed eroici. <\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che si ebbe l\u2019inaspettata svolta con l\u2019interessamento di un enologo austriaco, Alexander Trolf, e di un commerciante importatore di vini svizzero, Christoph&nbsp;K\u00fcnzli, che, grandi estimatori del Boca, si rivelarono determinanti nel risollevare le sue sorti, fondando l\u2019azienda vinicola \u201cLe Piane\u201d e ponendo le premesse per un <strong>processo di rinascita<\/strong> tutt\u2019ora in corso. Oggi i vigneti sono tornati a guadagnare terreno su boscaglia e incolto, giungendo a occupare una superficie totale di circa 700 ettari. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/54\/cc\/3654cc394f62b6422e1afcea1ee09de8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il vino Boca, insignito della Doc nel 1969, nasce sui terreni di cinque comuni \u2013 oltre a Boca, che ne \u00e8 il cuore, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco \u2013 che presentano una particolarit\u00e0 tale da renderli unici nel panorama geologico piemontese, e non solo. I suoli di quest\u2019area sono infatti composti da rocce vulcaniche (vulcanite), in particolare porfidi rosa e dorati, derivanti dal \u201c<strong>supervulcano fossile<\/strong>\u201d della Valsesia, un caso unico al mondo, attivo circa 290 milioni di anni fa. <\/p>\n\n\n\n<p>Percorrendo la fitta rete di\nsentieri e strade poderali che attraversano le alture, capita di imbattersi in\nautentiche sopravvivenze di paesaggio storico: in particolare alcuni degli\nultimi esempi rimasti in Piemonte di \u201c<strong>alteno<\/strong>\u201d, antico sistema di\nallevamento in cui le viti \u201cmaritate\u201d (appoggiate) agli alberi da frutto (usati\ncome tutori viti al posto dei pali di legno) erano associate alla coltivazione\ndi cereali, e la tecnica di coltivazione alla \u201c<strong>maggiorina<\/strong>\u201d (dal vicino\npaese di Maggiora), giudicata ideale per terreni a notevole pendenza e battuti\nda forti venti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fb\/80\/d5\/fb80d5a76c93371abc16f253c2b4c99e.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019allevamento alla \u201cmaggiorina\u201d, tornato in auge grazie alla <strong>nuova generazione<\/strong> di <em>vigneron<\/em> della zona del Boca, si realizza piantando tre o quattro viti molto vicine, al centro di un quadrato di circa quattro metri per lato, e sostenendone i tralci, lasciati liberi di crescere, a mezzo di otto pali di legno, con l\u2019aggiunta eventuale di un palo centrale. Anche in questo campo, e non solo in quello architettonico, si registr\u00f2 l\u2019intervento risolutore del geniale e poliedrico architetto\u00a0<strong>Alessandro Antonelli<\/strong>, perch\u00e9 fu proprio lui a perfezionare il sistema, ovviando ad alcune criticit\u00e0 e definendo il giusto grado d\u2019inclinazione dei pali di sostegno, in modo tale che fossero in grado di sorreggere il peso dei tralci carichi d\u2019uva senza rischi di cedimento.<\/p>\n\n\n\n<p>*<em>Le foto del santuario sono di Paolo Barosso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Note bibliografiche: <\/p>\n\n\n\n<p>Diego Boca, <em>Alessandro Antonelli. Un protagonista dell&#8217;architettura,&nbsp;<\/em>ed. Interlinea, 2015<\/p>\n\n\n\n<p>www.santuariodiboca.it, <em>sezione &#8220;Storia del santuario&#8221;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso* Sulle alture del comune di Boca, nell\u2019alto Novarese, circondato da boschi e vigneti, sorge l\u2019imponente edificio del Santuario del Santissimo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5447,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[729,26,730,2321,495,2,14,27,241,728,11],"tags":[3131,50,3212,3214,3218,3221,3223,3220,3219,743,364,3222,1762,451,3216,3217,3213,737,453,2588,418,30,3215,29,457,55,456],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5444"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5444"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5444\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5452,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5444\/revisions\/5452"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5447"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5444"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5444"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5444"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}