{"id":5457,"date":"2021-06-16T17:19:35","date_gmt":"2021-06-16T17:19:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5457"},"modified":"2021-06-16T17:58:32","modified_gmt":"2021-06-16T17:58:32","slug":"san-sebastiano-a-pecetto-torinese-uno-scrigno-darte-nel-paese-delle-ciliegie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5457","title":{"rendered":"San Sebastiano a Pecetto Torinese, uno scrigno d&#8217;arte nel paese delle ciliegie"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di <em>Paolo Barosso <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le attrattive del paese di Pecetto, adagiato sul versante sud-est della collina torinese e associato nell&#8217;immaginario comune alla coltivazione delle ciliegie, risalta la <strong>chiesa cimiteriale di San Sebastiano,<\/strong> di rilevante interesse per la qualit\u00e0 degli affreschi che custodisce.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e9\/fd\/c4\/e9fdc45501c64b6ff233157579763b21.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019edificio di culto, con la semplice <strong>facciata in cotto<\/strong> segnata da contrafforti che anticipano l\u2019impianto interno a tre navate, si mostra agli occhi del visitatore su un lieve rialzo del terreno ai margini dell&#8217;abitato di Pecetto, a lato del camposanto. <\/p>\n\n\n\n<p>Malgrado le indagini archeologiche compiute negli anni Ottanta abbiano accertato che la struttura attuale, risalente alla prima met\u00e0 del Quattrocento, poggia direttamente sulla <strong>bancata tufacea<\/strong>, escludendo \u201cpreesistenze insediative o di carattere cultuale\u201d, le fonti archivistiche segnalano la presenza in <em>loco<\/em> di una chiesa pi\u00f9 antica, che evidentemente non ha lasciato tracce apprezzabili. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ee\/ef\/c5\/eeefc5715c05ba9dd5966d0025ab87b7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta dei dintorni di Pecetto: il borgo di Revigliasco, oggi frazione di Moncalieri<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Stando ai documenti, nel 1227 il villaggio di Pecetto,\nrifondato come borgo nuovo e franco per iniziativa del comune di Chieri, che\ns\u2019era sostituito nel dominio di questi territori ai precedenti signori, i conti\ndi Biandrate, era provvisto di una <strong>chiesa plebana<\/strong> (parrocchiale)\ndedicata a Santa Maria, di cui non \u00e8 precisata l\u2019ubicazione, ma che si suppone\nsorgesse nello stesso luogo in cui oggi troviamo la chiesa di San Sebastiano. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/11\/48\/fd\/1148fdb594439a786bdb4ffd631d31cd.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La scena della Crocifissione sulla parete di fondo del presbiterio, opera del misterioso &#8220;Antonius de Manzaniis&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Preziose indicazioni sono ricavabili dalla <strong>relazione\ndella visita pastorale<\/strong> compiuta nel 1584 dal vescovo di Sarsina Angelo\nPeruzzi, che colloca la parrocchiale di Pecetto nel centro del nuovo abitato,\naccanto alla torre medievale, dove tuttora \u00e8 collocata, e menziona la chiesa di\nSan Sebastiano, informandoci che questa era \u201cun tempo parrocchiale, prima che\nla cura d\u2019anime fosse trasferita alla chiesa di Santa Maria (detta in et\u00e0\nmoderna \u201cad Nives\u201d, cio\u00e8 della Neve)\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0b\/85\/75\/0b85754bac46d6336478788a1db4e39f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le vele della volta del presbiterio con gli affreschi attribuiti al chierese Guglielmetto Fantini<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si ritiene quindi probabile che, ancora al tempo dell\u2019incastellamento del villaggio di Pecetto da parte dei Chieresi, l\u2019antica <strong>chiesa plebana di Santa Maria<\/strong> si trovasse nel punto dove sarebbe stata costruita nel XV secolo la chiesa di San Sebastiano e che, dopo la fondazione della nuova parrocchiale, la pieve preesistente, conservando funzioni cimiteriali, si sia vista assegnare forse gi\u00e0 nella prima met\u00e0 del Trecento la nuova dedicazione al martire. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/47\/4e\/1e\/474e1edac669e1435e0294f9dd193321.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;incoronazione della Vergine <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Infatti, la posizione dell\u2019edificio, periferica rispetto al nuovo abitato, nel punto di intersezione di pi\u00f9 strade, rendeva facilmente percepibile la chiesa come \u201c<strong>sbarramento soprannaturale<\/strong>\u201d capace di proteggere la popolazione dalle pestilenze, giustificando quindi la nuova intitolazione a un santo taumaturgo come Sebastiano, invocato al pari di San Rocco come argine contro il contagio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d7\/a6\/b6\/d7a6b683aa23664085846b98c96cb1cb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa sorprende per la qualit\u00e0 degli affreschi interni, che un tempo coprivano una superficie pi\u00f9 ampia di quella attuale e che rivelano l\u2019<strong>operato di pi\u00f9 artisti<\/strong>, con stili diversi, intervenuti in un lasso temporale compreso tra la prima met\u00e0 del Quattrocento e il principio del secolo successivo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d7\/a6\/b6\/d7a6b683aa23664085846b98c96cb1cb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Giudizio e martirio di San Sebastiano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli studiosi non hanno potuto attribuire un\u2019identit\u00e0 a tutti\ni pittori chiamati a lavorare nel cantiere e ad oggi ne sono stati individuati\ncon ragionevole certezza solo tre: il chierese <strong>Guglielmetto Fantini<\/strong>, gi\u00e0\nautore del ciclo sulle \u201cStorie della Passione\u201d eseguito nel 1432\/35 insieme con\nlo zio Giovanni Fantini nel battistero del duomo di Chieri, <strong>Jacopino Longo<\/strong>,\npinerolese o albese, tra i protagonisti della stagione tardogotica in Piemonte,\ne il misterioso \u201c<strong>Antonius de Manzaniis<\/strong>\u201d, il cui nome compare ai piedi\ndel Cristo nel grande affresco raffigurante la Crocifissione sulla parete di\nfondo del presbiterio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d8\/f3\/fc\/d8f3fcba890583e3524b23cd3ac4b560.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gli Evangelisti all&#8217;opera nello &#8220;scriptorium&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Evidente \u00e8 l&#8217;eterogeneit\u00e0 tematica dell&#8217;insieme pittorico, che denota la coesistenza di pi\u00f9 committenti e di pi\u00f9 artisti esecutori. Vi troviamo rappresentati, distribuiti in vari punti della chiesa, i santi pi\u00f9 venerati del <strong>Piemonte quattrocentesco<\/strong> come San Giovanni Battista, Sant&#8217;Antonio Abate, San Bernardino da Siena (attestato a Chieri nel 1418), San Francesco, Santa Chiara, San Rocco, San Cristoforo, San Sebastiano, accanto a soggetti dell&#8217;agiologia pi\u00f9 colta, quali le sante Petronilla, Scolastica, Prisca, Prudenziana, Brigida.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b6\/3f\/a1\/b63fa17c70278694e9ab05d87e0c45fb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Affresco con santi: a sinistra Santa Barbara, con ricco abito quattrocentesco, riconoscibile dalla torre in cui venne rinchiusa per ordine del padre, e a seguire San Lorenzo intento a operare il miracolo della restituzione della vista a un bambino<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Non mancano poi le raffigurazioni di eventi fondamentali della <strong>fede cristiana<\/strong>, iconografie tradizionali della Vergine e racconti a pi\u00f9 episodi, come le scene di vita dei martiri Lorenzo e Stefano o la leggenda di Santo Domingo de la Calzada. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/76\/ae\/60\/76ae608be3035fee8eed6c96b7e18830.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le tentazioni di Sant&#8217;Antonio <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Passando brevemente in rassegna gli affreschi pi\u00f9 significativi a partire dall\u2019ingresso, sulla controfacciata di destra si ammira una magnifica <strong>Nativit\u00e0<\/strong> datata 1508 e attribuita a Jacopino Longo che in questa sua opera, guardando alla pittura di Martino Spanzotti e Defendente Ferrari, mostra di essere \u201caggiornato sulle forme rinascimentali\u201d, pur rivelando un\u2019impronta ancora gotica nell\u2019intonazione espressiva. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ce\/d8\/e0\/ced8e0f3034a3c607128ecef9c154f26.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della Nativit\u00e0 attribuita a Jacopino Longo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Spostandoci nella terza cappella della navata sinistra, troviamo rappresentato sulla volta il racconto medievale di <strong>Santo Domingo de la Calzada<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la tradizione, in questa localit\u00e0 spagnola situata lungo il <strong>cammino di Santiago de Compostela<\/strong> la figlia di un oste, respinta dal giovane pellegrino di cui s\u2019era invaghita, aveva ottenuto, per vendetta, la condanna a morte tramite impiccagione del malcapitato, accusandolo falsamente di furto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8d\/fd\/26\/8dfd2677feb5d54ce66234d0f8edad1d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il martirio di San Lorenzo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I genitori del giovane, scoprendo che era vivo, tenuto in vita dall\u2019intervento miracoloso di santo Domingo, si presentarono al cospetto del balivo, per implorarne la liberazione, ma questi, scettico, si convinse della verit\u00e0 e dell\u2019innocenza del ragazzo solo quando, a seguito d\u2019una sua battuta di spirito (\u201cVostro figlio \u00e8 vivo come questi due polli arrostiti che sto per gustarmi\u201d), i due pennuti cotti e pronti per essere mangiati ripresero vita spiccando il volo. L\u2019opera \u00e8 ricondotta dalla critica alla mano d\u2019un pittore raffinato, chiamato \u201c<strong>pseudo Jacopino Longo<\/strong>\u201d, perch\u00e9 la sua arte, pur essendo affine allo stile del Longo, se ne discosta per le forme mature, ormai pienamente rinascimentali.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6a\/b8\/f0\/6ab8f00ee9b3a01abfaa83883a5d0334.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il martirio di Santo Stefano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lungo la stessa navata, nella quarta cappella, si ammirano\ngli episodi di vita e di martirio dei santi Lorenzo e Stefano, il cui culto\nvenne incentivato dalla Curia pontificia dalla met\u00e0 del Quattrocento, epoca a\ncui risalgono gli affreschi (1460\/70), dovuti a un pittore ignoto che manifesta\nuna formazione di <strong>ambito jaqueriano<\/strong>, come evidenzia il vivo realismo e\nl\u2019accentuata espressivit\u00e0 dei personaggi, in particolare le figure dei\ntorturatori.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/87\/46\/76\/874676eb717a9eeb0f96cd543d95cfd5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>San Sebastiano trafitto dalle frecce<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per trovare le pitture di <strong>Guglielmetto Fantini<\/strong>, databili al 1440-1450, dobbiamo recarci nell\u2019area presbiteriale e alzare lo sguardo alle vele della volta: qui compaiono gli Evangelisti, la scena dell\u2019Incoronazione della Vergine e gli episodi di vita di due popolari santi taumaturghi, Sant\u2019Antonio Abate e San Sebastiano. <\/p>\n\n\n\n<p>Come annota Claudio Bertolotto, anche in questo caso l\u2019espressivit\u00e0 accentuata, quasi caricaturale, e il realismo delle figure richiamano la grande scuola jaqueriana mentre l\u2019attenzione per il dettaglio e il vivace cromatismo mostrano influenze della <strong>pittura fiamminga<\/strong>, che il Fantini dovette far proprie ispirato dalle grandi tele presenti nelle chiese di Chieri, citt\u00e0 a quel tempo proiettata per vocazione commerciale e bancaria verso le regioni del Nord Europa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/66\/22\/77\/66227744bb67d5c63a109d6838960e80.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La scena della Crocifissione affrescata da &#8220;Antonius de Manzaniis&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il misterioso \u201c<strong>Antonius de Manzaniis<\/strong>\u201d, pittore di cui non si hanno altre notizie, \u00e8 indicato infine come l\u2019artefice della grande scena della Crocifissione che campeggia sulla parete di fondo del presbiterio. La vita del personaggio, che oper\u00f2 a Pecetto tra il 1430 e il 1440, non \u00e8 ricostruibile in base alle notizie in nostro possesso, ma il suo stile, secondo la critica, rivela un\u2019equilibrata sintesi di \u201cnaturalismo lombardo\u201d e \u201c<strong>espressionismo nordico<\/strong>\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/00\/a6\/5b\/00a65b5f1fc59c2591fa3df264356db9.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Prima di uscire dalla chiesa, soffermiamoci ancora su una curiosit\u00e0, prendendola a prestito dal bel libro di Remo Grigli\u00e8 sulla collina torinese. Come racconta lo scrittore, al secondo pilastro della navata destra si trovavano inchiodate alcune <strong>cuffiette per bambini<\/strong>: queste, in ossequio a una tradizione locale e come gesto di fede, venivano appoggiate dalle madri pecettesi sul capo dei loro figli malati di crosta lattea, in piemontese <em>rufa<\/em>, accendendo un lume alla sovrastante effigie della Madonna con il Bambino, ribattezzata, per questa vocazione taumaturgica, con l\u2019appellativo di <em><strong>Mad\u00f2na dla Rufa<\/strong><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fonti bibliografiche e siti internet<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p>Remo Grigli\u00e8, <em>Invito alla collina torinese<\/em>, A. Viglongo editore, 1968<\/p>\n\n\n\n<p>Sergio D&#8217;Ormea, <em>Le pietre raccontano Pecetto: San Sebastiano,&nbsp;<\/em>www.ilpicchiopecettese.it <\/p>\n\n\n\n<p>www.archiviocasalis.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Tra le attrattive del paese di Pecetto, adagiato sul versante sud-est della collina torinese e associato nell&#8217;immaginario&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5464,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,27],"tags":[2391,549,627,626,1813,2944,3245,3248,3239,3244,3240,3242,3241,737,3246,3243,2943,1807,30,2759,3249,1126,267,1224,3250,3247,229,3100],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5457"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5457"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5457\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5465,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5457\/revisions\/5465"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5464"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}