{"id":5575,"date":"2023-03-06T09:46:00","date_gmt":"2023-03-06T09:46:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5575"},"modified":"2023-03-07T09:30:01","modified_gmt":"2023-03-07T09:30:01","slug":"piemonte-in-video-il-complesso-certosino-di-santa-maria-di-pesio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5575","title":{"rendered":"Piemonte in video: il complesso certosino di Santa Maria di Pesio"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>certosa di Santa Maria di\nPesio<\/strong>, fondata nel 1173 nella valle del Pesio con una donazione dei signori\ndi Morozzo, si presenta come un grandioso complesso architettonico d\u2019origine\nmedievale, ma cresciuto nei secoli per successive addizioni e stratificazioni,\ntanto che oggi non \u00e8 pi\u00f9 leggibile la conformazione originaria, se non\nlimitatamente ad alcune parti. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BTWuLgcHbGk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Il centro monastico si articola in due poli principali, la <strong>correria<\/strong>, posta poco pi\u00f9 a valle, e il nucleo monumentale costituito dalla certosa vera e propria, in conformit\u00e0 alle prescrizioni dell\u2019<strong>Ordine certosino<\/strong>, istituito da San Bruno di Colonia nell\u2019ambito di quel rinnovamento del monachesimo benedettino che si manifest\u00f2 in Europa tra XI e XII secolo. <\/p>\n\n\n\n<p>San Bruno, canonico della cattedrale di Reims, fond\u00f2 nel 1084, in un luogo montuoso, isolato e impervio tra Grenoble e Chamb\u00e9ry, la comunit\u00e0 monastica della <strong><em>Grande Chartreuse<\/em><\/strong>, coniugando in modo originale anacoretismo (ritiro in solitudine) e cenobio (vita in comune)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f0\/e9\/6f\/f0e96f302d7af979ecfec4934e40622a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del giardino del chiostro superiore con le due statue raffiguranti monaci certosini, identificati secondo la tradizione con i due figli della benefattrice Audisia Mezzavacca (vissuta alla fine del XIII secolo)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 fondata da San Bruno\ndivenne in breve tempo la <strong>\u201cCasa madre\u201d<\/strong> dell\u2019Ordine certosino (da\n\u201cChartusia\u201d, nome latino della localit\u00e0) e proprio da qui, negli anni seguenti,\npiccoli gruppi di \u201cmonaci bianchi\u201d, alla ricerca di luoghi solitari e appartati\nad immagine e somiglianza del \u201cdeserto di Chartreuse\u201d, partirono per la\ncreazione delle <strong>prime certose piemontesi<\/strong>, che vennero edificate tra il\n1170 e il 1190 nella valle di Susa (Madonna della Losa e Monte Benedetto) e\nnell\u2019area montana monregalese dove sorsero il centro monastico di Casotto in\nValcasotto, documentato dal 1172, e nell\u2019anno successivo la certosa di Pesio. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/77\/bc\/1d\/77bc1d8e3822d98af74c6622cb05f7f5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Manica del chiostro superiore, con i capitelli delle colonne che costituiscono uno \u201cstraordinario museo di scultura rinascimentale\u201d<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Percorrendo dal paese di Chiusa Pesio la strada del fondovalle, s\u2019incontra a un certo punto, alla sinistra orografica del torrente, il primo elemento caratteristico delle certose medievali, costruite sempre in montagna come la Grande Chartreuse, la cosiddetta \u201c<strong>domus inferior<\/strong>\u201d o casa bassa, cos\u00ec denominata per la sua collocazione a una quota inferiore, ma indicata anche come \u201ccorreria\u201d, nucleo insediativo riservato all\u2019abitazione dei \u201cconversi\u201d, monaci che, pur prendendo i voti, potevano lavorare al di fuori della propria cella e del perimetro della certosa. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7e\/85\/dd\/7e85ddc748220256a7a88d5ee3416e3d.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Della correria di Pesio osserviamo in particolare il bel <strong>portale d\u2019ingresso<\/strong>, sormontato dal simbolo primitivo dell\u2019Ordine certosino, una croce patente dotata di piede appuntito nel braccio inferiore, richiamo alla stabilit\u00e0 della vita monastica, e la <strong>chiesa di San Giovanni Battista<\/strong>, che presenta le caratteristiche costruttive delle chiese certosine medievali, improntate a semplicit\u00e0 e essenzialit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/65\/c7\/ae\/65c7aeea5d487cf9b9b9b579e3daa17d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La manica settentrionale del chiostro superiore, ricostruita nel corso dell&#8217;Ottocento (l&#8217;ala orientale venne demolita quando s&#8217;insedi\u00f2 nel complesso uno stabilimento idroterapico)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La \u201c<strong>domus superior<\/strong>\u201d, chiamata anche \u201ceremus\u201d o casa alta, era costituita essenzialmente dalla chiesa, fulcro del complesso, dal \u201cchiostro piccolo\u201d, riservato alla preghiera dei monaci, su cui affacciavano gli spazi comuni (sala capitolare, refettorio), e dal \u201cchiostro grande\u201d, galleria di collegamento tra le celle dei monaci, concepite ciascuna come abitazione separata dalle altre, articolate in una prima sala, detta dell\u2019Ave Maria, pensata per gli uffici divini, e un secondo ambiente, il \u201c<strong>cubicolo<\/strong>\u201d, che fungeva da refettorio, laboratorio, camera da letto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a9\/7a\/9b\/a97a9b9cfb964406ba9909c0687d02e3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Interno della medievale chiesa inferiore nella &#8220;casa alta&#8221; di Pesio <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La casa alta di Pesio si trova sul lato opposto del torrente, un tempo collegata da un solo ponte in pietra con tetto in legno a doppio spiovente, ora scomparso. <\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>nucleo medievale<\/strong>, edificato sotto il priore Uldrico, in carica fino al 1197, non ha lasciato molte tracce di s\u00e9, inglobate nelle ampliazioni cinquecentesche e d\u2019et\u00e0 barocca. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ef\/0d\/58\/ef0d581b69e9e3b302826027b2e54e3b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gli ambienti seminterrati della &#8220;certosa nascosta&#8221; su cui poggia la chiesa superiore di Santa Maria <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Della primitiva certosa rimane una rete di locali a livello interrato e seminterrato, che formano una sorta di \u201ccertosa nascosta\u201d. La chiesa monastica, dedicata a Santa Maria, si sviluppa sue due piani: la <strong>chiesa inferiore<\/strong>, a livello del terreno, che rispecchia la conformazione delle chiese certosine delle origini, con pianta rettangolare, navata unica, assenza di transetto, abside piatta o semicircolare ricavata in spessore di muro, e la <strong>chiesa superiore<\/strong>, poggiante sulla prima, costruita a fine Cinquecento. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6d\/bb\/80\/6dbb808f5f5741653a8e7f0f8d8e6192.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ingresso della chiesa superiore di Santa Maria, con i due angeli sistemati ai lati del portale dai Missionari della Consolata dopo il loro arrivo alla certosa di Pesio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La volta e l\u2019abside vennero interessate in et\u00e0 barocca da un fastoso programma decorativo, con stucchi e affreschi, in prevalenza incentrati sul tema mariano ed eseguiti da artisti di buon livello come <strong>Antonino Parentani<\/strong>, documentato a Torino come pittore di corte di Carlo Emanuele I di Savoia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/04\/54\/32\/0454325a2b792d6ace80c5e20f4dba85.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa superiore: dettaglio del fastoso apparato decorativo realizzato in et\u00e0 barocca da insigni artisti<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il complesso monastico, come appare oggi, risulta distribuito su grandi terrazzamenti studiati per assecondare i dislivelli del terreno, che digrada verso il torrente Pesio. Tra gli ambienti che s\u2019incontrano nella visita abbiamo la <strong>corte inferiore<\/strong>, grande spiazzo d\u2019accesso, e il <strong>portale monumentale<\/strong> che d\u00e0 l\u2019accesso all\u2019area del monastero vero e proprio, con l\u2019edificio della Foresteria, opere risalenti ai lavori di ammodernamento intrapresi da met\u00e0 Seicento sotto la direzione dell\u2019architetto Giovenale Boetto e del pittore Jean Claret. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e3\/4a\/00\/e34a005074614c18f36f5dbb7939948e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del portale d&#8217;accesso, opera seicentesca di Giovenale Boetto <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La <strong>scala coperta<\/strong>, superando lo sbalzo di quota, conduce al livello pi\u00f9 alto, dove si apre la <strong>loggia meridionale<\/strong> e il <strong>chiostro superiore<\/strong>, la struttura monumentale di maggior fascino del complesso, con i capitelli delle colonne che costituiscono uno \u201cstraordinario museo di scultura rinascimentale\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la tradizione le due statue poste al centro del giardino claustrale rappresentano due certosini, identificati con i figli della benefattrice <strong>Audisia Mezzavacca<\/strong>, che alla fine del XIII secolo fece una cospicua donazione in favore dei certosini di Pesio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/97\/ea\/aa\/97eaaaf426e81c412f447ef376d830c8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del chiostro superiore<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Con la soppressione degli ordini\ne delle congregazioni religiose, deliberata dal famigerato decreto napoleonico\ndel 1802, anche la certosa di Pesio venne costretta alla chiusura e spogliata\ndi arredi e opere d\u2019arte. Nel 1840 il complesso venne acquistato da un privato,\nche lo trasform\u00f2 in stabilimento idroterapico. Solo nel 1934, dopo decenni di\nabbandono, vi si insediarono i <strong>missionari della Consolata<\/strong>, ordine\nfondato dal canonico Giuseppe Allamano, che intrapresero importanti lavori di\nrecupero del magnifico complesso.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5a\/1d\/6d\/5a1d6d8431730784e39cd27603ee7a92.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Particolare dell&#8217;affresco della &#8220;Madonna della Misericordia&#8221;, risalente al primo Cinquecento<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra le opere sopravvissute alle\ndevastazioni ottocentesche ammiriamo il bellissimo affresco raffigurante la <strong>Madonna\ndella Misericordia<\/strong>, di mano ignota, risalente al primo Cinquecento,\nstaccato dalla parete del molino, dov\u2019era collocato in origine, e sistemato\nall\u2019interno della certosa. La Madonna \u00e8 colta nell\u2019atto di allargare il suo\nmanto protettivo sui monaci certosini raccolti ai suoi piedi, alla sua destra i\npadri e alla sua sinistra i conversi, riconoscibili dalle barbe e dall\u2019assenza\ndi tonsura. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/81\/77\/68\/817768476e6654d19e945d90aa5c9ee8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019ambiente naturale che circonda la certosa di Pesio \u00e8 stato profondamente inciso dall\u2019opera dei monaci che nei secoli si presero cura dei boschi e dei pascoli, promuovendo l\u2019<strong>allevamento del bestiame<\/strong> e il pastoralismo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/5f\/2f\/365f2fb14a35f842df2a6d50774ba3bd.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta dei rigogliosi boschi circostanti il complesso monastico<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oggi si pu\u00f2 affermare che i confini dell\u2019area protetta del <strong>Parco Naturale del Marguareis<\/strong>, l\u2019area carsica pi\u00f9 vasta e famosa del Piemonte, ricalchino in gran parte il perimetro del cosiddetto \u201cdeserto\u201d, corrispondente all\u2019ampio territorio che era stato assegnato fin dalle origini nel XII secolo alla gestione dei monaci di Pesio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso La certosa di Santa Maria di Pesio, fondata nel 1173 nella valle del Pesio con una donazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5577,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27,241,86],"tags":[474,3153,477,3352,3355,788,3359,635,3353,3360,1172,3363,3361,3357,3362,2954,1206,2758,3356,206,3268,3364,3351,30,3358,35,953,3354],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5575"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5575"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5575\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6525,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5575\/revisions\/6525"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5577"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}