{"id":5606,"date":"2021-10-29T15:41:03","date_gmt":"2021-10-29T15:41:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5606"},"modified":"2021-10-29T15:42:02","modified_gmt":"2021-10-29T15:42:02","slug":"5606","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5606","title":{"rendered":"Le fontane in pietra dell&#8217;alta valle di Susa, tra storia e simbologia"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli elementi pi\u00f9 significativi di \u201carredo urbano\u201d dei centri abitati dell\u2019alta valle di Susa, occupano un posto di primo piano le <strong>fontane<\/strong>, veri e propri punti di aggregazione della vita del villaggio, tali da assolvere una funzione comunitaria, allo stesso modo dei forni per la cottura del pane.  &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4e\/c1\/4a\/4ec14ab39584e61c699ca40b787661d0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 1 &#8211; la fontana della Rust\u00e0 o della Posta a Sant&#8217;Ambrogio di Susa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sebbene non manchino testimonianze pregevoli di <strong>fontane pubbliche<\/strong> anche nei comuni di media e bassa valle, come la cosiddetta \u201c<strong>fontana della Rust\u00e0<\/strong>\u201d (o della Posta &#8211; foto 1), realizzata nel 1751 a Sant\u2019Ambrogio di Susa, i manufatti pi\u00f9 eleganti, di aspetto quasi monumentale, si trovano in paesi e frazioni dell\u2019alta valle della Dora Riparia (chiamata un tempo valle di Oulx, dal nome del capoluogo dell\u2019omonimo <em>Escarton<\/em>). <\/p>\n\n\n\n<p>Il materiale di uso pi\u00f9 frequente per la loro costruzione \u00e8 stato per secoli la <strong>pietra<\/strong>, lavorata da maestri scalpellini di cui solo in pochi casi \u00e8 possibile conoscere il nome: tra questi, vi \u00e8 il maestro <strong>Antoine Vignola<\/strong>, che ha lasciato la sua firma incisa sulla fontana di Thures (foto 2), in valle Thuras, frazione di Cesana Torinese, e al quale \u00e8 attribuita anche la fontana di Champlas du Col, lungo la strada per Sestriere, la prima datata 1623 e la seconda realizzata nell\u2019anno successivo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/64\/71\/ac\/6471ac27dd35b19a9cd58c0dbb2eef43.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 2 &#8211; la grande vasca ottagonale della fontana di Thures (Cesana Torinese)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La pietra s\u2019impose a partire dal Cinquecento, periodo al quale risalgono molte delle opere pi\u00f9 belle, anche se talora rimaneggiate in epoche seguenti, mentre in precedenza le fontane erano in genere ricavate da grossi <strong>tronchi di larice<\/strong> appositamente lavorati e adattati allo scopo. <\/p>\n\n\n\n<p>Le fontane in pietra dell\u2019alta valle, utilizzate per impieghi domestici, ma anche per l\u2019abbeveraggio degli animali e dei soldati di passaggio lungo la via di Francia, sono costituite da torrette in pietra che, tramite cannelle, gettano l\u2019acqua in <strong>grandi vasche<\/strong>, esagonali o ottagonali nei manufatti pi\u00f9 antichi, di fattura cinquecentesca e seicentesca, e tendenti invece ad assumere forma pi\u00f9 semplice, quadrata o rettangolare, nel corso dell&#8217;Ottocento, come si evidenzia nel caso di Savoulx (foto 3).  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ca\/50\/de\/ca50dea585982f5f8fc9d26a4c689290.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 3 &#8211; la fontana di Savoulx, oggi frazione di Oulx, posizionata nel 1866 davanti al forno comunitario<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Notevole attenzione \u00e8 in genere riservata dagli artigiani che hanno posto mano alle fontane valsusine alla modellazione delle <strong>torrette in pietra<\/strong>, collocate al centro della vasca o lateralmente e lavorate con modanature, lesene e altri elementi decorativi, geometrici, vegetali, floreali, come si pu\u00f2 osservare nella fontana cinquecentesca di Salbertrand (foto 4), probabile opera del lapicida e scultore Matteus Rode di Melezet, e tavolta anche arricchite con figure zoomorfe e antropomorfe. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5c\/f5\/f2\/5cf5f255cf79140f22b753d40b1636e0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 4 &#8211; Salbertrand, la torretta della fontana cinquecentesca detta &#8220;du Milieu&#8221;, caratterizzata da un ricco apparato decorativo <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le vasche sono delimitate da <strong>lastroni di pietra<\/strong> che recano sulla superficie esterna un ampio corredo di elementi grafici scolpiti o incisi, a scopo ornamentale, ma provvisti anche di una valenza simbolica, legata soprattutto alla dimensione del potere. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono infatti elementi ricorrenti,\nsulle fontane pi\u00f9 antiche, i <strong>fiori del giglio<\/strong>, che suggeriscono l\u2019appartenenza\npolitica dei territori valligiani da Chiomonte in su al regno di Francia, di\ncui furono parte integrante dal 1349 al 1713, quando il trattato di Utrecht ne sanc\u00ec\nil passaggio al ducato di Savoia, divenuto nel frattempo prima Regno di Sicilia\ne poi dal 1718 Regno di Sardegna (e da quel momento in avanti le alte valli di\nSusa e del Chisone vennero definite dai francesio, con venatura nostalgica,\n\u201cvall\u00e9es c\u00e9d\u00e9es\u201d, valli cedute). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a5\/a1\/1e\/a5a11ee1ce933651f7b838332b5e09b1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 5 &#8211; fontana di Thures: rilievo con delfini contrapposti, la corona e i tre gigli di Francia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oltre ai gigli, compare la figura zoomorfa del<strong> delfino<\/strong>, emblema araldico dei conti di Albon, comunemente noti come \u201c<strong>Delfini del Viennois<\/strong>\u201d o, pi\u00f9 semplicemente, Delfini, che, dominatori della regione storica del Delfinato (oggi francese), furono per molto tempo antagonisti dei conti di Savoia per il controllo dei valichi alpini occidentali estendendo la propria egemonia sui paesi delle alte valli del Chisone (anticamente val Pragelato) e della Dora Riparia. <\/p>\n\n\n\n<p>Questi territori vennero amministrativamente organizzati dal 1343 in cinque distretti tra loro federati chiamati \u201c<strong>Escartons<\/strong>\u201d, dal francese antico \u201cescarter\u201d nel significato di ripartire le imposte (con riferimento alle modalit\u00e0 di ripartizione delle quote fiscali ispirate a criteri di equit\u00e0 e secondo parametri di relativa autonomia rispetto al governo centrale). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/55\/61\/fa\/5561fad94fc5654f6a93ba5a9f645094.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 6 &#8211; fontana di Sauze di Cesana <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I privilegi degli <strong>Escartons<\/strong>\n(due in Francia, Brian\u00e7on e Queyras, e tre in Piemonte, Pragelato, Oulx e Ch\u00e2teaudauphin,\noggi Casteldelfino, in alta valle Varaita), sanciti nelle carte di franchigia\nconcesse dal Delfino, rimasero inalterati anche dopo il 1349, quando, per volont\u00e0\ndell\u2019ultimo conte di Albon Umberto II, rimasto senza eredi per la morte\naccidentale dell\u2019unico figlio, si pattu\u00ec la vendita al <strong>Regno di Francia<\/strong>\ndei territori delfinali, di cui si garant\u00ec per\u00f2 la gestione separata,\naffidandone il governo all\u2019erede al trono, che si sarebbe infatti fregiato, da\nquel momento, del titolo di \u201cDelfino\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/c8\/f3\/42c8f38e403148ed78f4874130b3915c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 6 &#8211; fontana di Sauze di Cesana <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Troviamo un esempio di questo repertorio iconografico legato al potere nella seicentesca fontana della <strong>borgata di Thures<\/strong>, frazione di Cesana Torinese (foto 5), dotata di vasca ottagonale in pietra, su cui compaiono sia i tre gigli di Francia, sia i delfini (come in altri casi, vi si trova scolpita la data di costruzione, che \u00e8 il 1623). <\/p>\n\n\n\n<p>Stesse immagini, gigli e delfini, si riscontrano su una delle cinque grandi fontane collocate nell&#8217;abitato di <strong>Sauze di Cesana<\/strong>, in alta valle Ripa, che presentano vasche poligonali e cappello rotondo (foto 6). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0d\/4b\/95\/0d4b95c6d44dfcfef1201f1ae0de2707.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 7 &#8211; Chateau Beaulard: fontana cinquecentesca con scudo sabaudo aggiunto successivamente, archetti pensili e data che indica l&#8217;anno del rifacimento (1789)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sulla vasca di forma ottagonale schiacciata della fontana di <strong>Chateau Beaulard <\/strong>(foto 7), una delle borgate che compongono il centro abitato di Beaulard (toponimo forse derivante dall\u2019etnonimo \u201cBelaci\u201d, popolazione celtica stanziata in questo settore della valle), comune autonomo fino al 1929, quando venne aggregato a Oulx, \u00e8 osservabile invece uno <strong>scudo sabaudo<\/strong>, segno indicatore di una modifica apportata dopo l\u2019annessione dell\u2019alta valle agli Stati Sabaudi, e una data in rilievo, il 1789, a indicare l\u2019anno della ricostruzione del manufatto, in realt\u00e0 molto pi\u00f9 antico, risalente al Cinquecento (1570). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1f\/6d\/fc\/1f6dfc4b8d8ea134eee5cf293fda73e9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 8 &#8211; fontana con lavatoio collegato a Sauze di Cesana <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In diversi casi la vasca principale \u00e8 (o era, laddove \u00e8 stata smantellata per qualche motivo), affiancata da una seconda vasca, pi\u00f9 piccola, che fungeva da lavatoio, realizzata anch\u2019essa in pietra oppure in legno. La possiamo notare ad esempio in una delle fontane presenti a <strong>Sauze di Cesana<\/strong> (foto 8), dove assume forma rettangolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre ai segni collegati alla dimensione\nidentitaria o politica (delfini, gigli, croci di Savoia), l\u2019apparato decorativo\ndelle fontane pu\u00f2 comprendere elementi riconducibili all\u2019<strong>emblematica locale<\/strong>,\nfigure antropomorfe e zoomorfe, abbellimenti in ghisa e ferro, e motivi\nornamentali che paiono mutuati dall\u2019architettura medievale. <\/p>\n\n\n\n<p>Passiamo in rassegna alcuni\nesempi, naturalmente senza pretese di esaustivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f0\/44\/54\/f0445472f5cf1bb73f83cc5d0e3fb236.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 9 &#8211; il sole e i grappoli d&#8217;uva scolpiti sulla coppa della fontana di Chiomonte <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il primo caso, quello dell\u2019araldica locale, si ritrova a Chiomonte e a Jouvenceaux, frazione di Sauze di Cesana. Sulla coppa di una delle sette fontane, purtroppo non tutte sopravvissute, dislocate fin dal Cinquecento lungo il <em>chemin royal<\/em> di <strong>Chiomonte<\/strong>, la strada che attraversa il paese, si trovano scolpiti, oltre all\u2019anno 1731, un sole con tratti antropomorfi e, sotto, due grappoli d\u2019uva con pampini intrecciati (foto 9 e 10). <\/p>\n\n\n\n<p>Questi disegni scolpiti riflettono gli emblemi presenti nello stemma comunale del paese, depositari di una valenza anche simbolica: il sole, dal volto umano, \u00e8 amico e alleato prezioso per gli abitanti del luogo perch\u00e9, con i suoi raggi, permette la <strong>maturazione della vite<\/strong>, coltivata da secoli sui terrazzamenti che si arrampicano sui fianchi della montagna e che costituivano un\u2019importante fonte di reddito per la popolazione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/52\/4d\/16\/524d162398848c45c307b317ab14ae31.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 10 &#8211; la fontana di Chiomonte lungo l&#8217;antico &#8220;chemin royal&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A <strong>Jouvenceaux<\/strong>, frazione di Sauze d\u2019Oulx, fa bella mostra s\u00e9 una raffinata fontana dai bordi sinuosi (foto 11), che reca scolpita sulla vasca ottagonale l\u2019arme della nobile famiglia dei de Birague. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera, originariamente collocata presso la Prevostura di San Lorenzo di Oulx, ma trasferita a Jouvenceaux dopo la soppressione dell\u2019ente ecclesiastico e la dispersione dei suoi beni, \u00e8 datata attorno al 1660, durante il governo del prevosto <strong>Ren\u00e9 de Birague<\/strong>, artefice della rinascita del complesso architettonico della Prevostura, come ricordato dalla scritta incisa sul portale della sua residenza (\u201cSub Renato renata\u201d, cio\u00e8 rinata sotto Renato de Birague). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ed\/9b\/a7\/ed9ba7de43ba05cca049d103aad92080.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 11 &#8211; l&#8217;elegante fontana di Jouvenceaux con l&#8217;arme scolpita dei de Birague<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella borgata di <strong>Deveys<\/strong>, frazione suddivisa tra i comuni di Exilles e Salbertrand, sopravvivono due interessanti fontane (foto 12 e 13) che recano elementi antropomorfi, attinti dal corredo iconografico popolare, in cui si possono ravvisare reminiscenze di derivazione celtica, come la macabra pratica delle \u201c<strong>t\u00eates coupe\u00e8s<\/strong>\u201d (teste mozzate), descritta, tra gli altri, dagli storici greci Diodoro Siculo (I secolo a.C.) e Strabone (tra I sec. a.C. e I sec. d.C.). Questi autori attribuivano alle popolazioni galliche e celtiche l\u2019uso selvaggio e barbaro di \u201cmozzare\u201d le teste ai nemici vinti in battaglia, <strong>esibendole come<\/strong> <strong>trofei<\/strong> per poi inchiodarle alle porte di casa oppure, nel caso di avversari illustri, imbalsamarle con olio di cedro e conservarle dentro apposite casse, allo scopo di gloriarsi al cospetto degli ospiti forestieri dell\u2019impresa compiuta e vantarsi di non averle restituite nemmeno in cambio del loro peso in oro. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4a\/eb\/28\/4aeb2824913f5a1b6a762bb5101fcc3d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 12 &#8211; fontana di Deveys con mascherone antropomorfo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nell\u2019abitato di Deveys esistono due fontane con \u201c<strong>mascheroni<\/strong>\u201d antropomorfi, entrambe datate 1773, la prima recante l\u2019immagine di un volto inquietante dagli occhi sporgenti e con la bocca esageratamente larga da cui sgorga l\u2019acqua, la seconda caratterizzata invece da un visto pi\u00f9 disteso, con la testa coperta da un berretto o elmo che pare nascondere una lunga capigliatura. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0b\/f7\/53\/0bf75325c9bff76e222dd1160b281155.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 13 &#8211; la seconda fontana di Deveys con mascherone antropomorfo <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda i motivi decorativi tratti dall\u2019architettura medievale, \u00e8 caratteristica ricorrente la sequenza di <strong>archetti pensili<\/strong> che corre lungo il bordo delle vasche, come nelle due <strong>fontane cinquecentesche di Salbertrand<\/strong> (foto 14 e 15): la prima, recante la data 1524, \u00e8 visibile nella via centrale, all\u2019altezza dell\u2019Hotel Dieu, antico ospizio per pellegrini, mentre la seconda, ottagonale e risalente al 1525, si trova davanti alla cappella di San Rocco. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a0\/79\/85\/a07985a7fcdd493ae37c808b7831b1c6.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 14 &#8211; Salbertrand: la fontana ottagonale davanti alla cappella di San Rocco<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima delle due opere, quella collocata accanto all\u2019Hotel Dieu, \u00e8 stata utilizzata dagli ideatori del <strong>Borgo Medievale di Torino<\/strong> come modello, insieme con un\u2019altra di Oulx, per la realizzazione della fontana situata all\u2019ingresso del complesso architettonico, che riproduce infatti le caratteristiche salienti d\u2019una tipica fontana monumentale dell\u2019alta valle di Susa. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/99\/d8\/07\/99d807aa06ac2a0ec8e44bac72e9315e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 15 &#8211; Salbertrand: la fontana situata nella via centrale, davanti all&#8217;Hotel Dieu, che troviamo in parte riprodotta all&#8217;ingresso del Borgo Medievale di Torino, nella cosiddetta &#8220;piazzetta di Salbertrand&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come notazione conclusiva di questo breve viaggio alla scoperta delle fontane in pietra dell\u2019alta valle di Susa, ricordiamo che, in tempi pi\u00f9 recenti, con l\u2019affermarsi delle <strong>comodit\u00e0 domestiche<\/strong>, si \u00e8 andata manifestando la tendenza a far prevalere la funzione estetica, di arredo urbano, sugli aspetti pratici, che s&#8217;imponevano invece come prioritari nella realizzazione delle opere pi\u00f9 antiche.  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/39\/0b\/d8\/390bd8d059375946aba51f9dc66ba4db.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Foto 16 &#8211; la fontana di Bousson, frazione di Cesana Torinese, con l&#8217;acqua che cola ai lati della colonna centrale e gli ornamenti in bronzo alla sommit\u00e0<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Coerentemente con questa realt\u00e0, si \u00e8 affermato ad esempio l\u2019uso di applicare elaborati e leziosi ornamenti in ferro o in bronzo, come nella curiosa fontana rotonda collocata a <strong>Bousson <\/strong>davanti alla chiesa della Madonna delle Nevi, che presenta una colonna centrale adorna di lavori in bronzo raffiguranti grappoli d&#8217;uva e sormontata dalla figura di un volatile (foto 16), oppure di realizzare manufatti molto meno imponenti, come le <strong>fontanelle in ghisa<\/strong>, provviste di teste zoomorfe o protomi leonine, che possiamo osservare a Salbertrand e nella frazione Cels di Exilles (foto 17). <\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>AA.VV.<em>, Itinerari di Cultura e Natura Alpina.&nbsp;Piana di Oulx e Valli di Cesana,<\/em> Borgone Susa, 2012<br><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Tra gli elementi pi\u00f9 significativi di \u201carredo urbano\u201d dei centri abitati dell\u2019alta valle di Susa, occupano un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5611,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,14,27,86],"tags":[3410,3394,47,3400,3397,1801,3371,1003,3393,3399,1000,3392,144,3403,3411,3409,3408,2392,30,3311,3398,3407,3404,3405,35,3406,3402,3401,3396,370,3395],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5606"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5606"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5606\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5612,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5606\/revisions\/5612"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5611"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5606"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5606"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5606"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}