{"id":5613,"date":"2021-11-04T21:31:46","date_gmt":"2021-11-04T21:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5613"},"modified":"2021-11-04T21:31:46","modified_gmt":"2021-11-04T21:31:46","slug":"piemonte-da-salvare-la-regia-mandria-di-chivasso-voluta-da-carlo-emanuele-iii-per-lallevamento-dei-cavalli-destinati-alla-corte-sabauda-e-allesercito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5613","title":{"rendered":"Piemonte da salvare &#8211; la Regia Mandria di Chivasso, voluta da Carlo Emanuele III per l&#8217;allevamento dei cavalli destinati alla Corte sabauda e all\u2019esercito"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Fu il biellese <strong>Giuseppe Giacinto Bays <\/strong>(1711-1776), architetto e misuratore generale, su incarico di re Carlo Emanuele III di Savoia, a elaborare il progetto delle eleganti strutture architettoniche che formano il nucleo centrale, con funzioni ammnistrative e direzionali, della <strong>Regia Mandria di Chivasso<\/strong>, tenimento alle dipendenze della Corona destinato all\u2019allevamento dei cavalli.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ae\/b8\/74\/aeb8741c1b15fd1e49f73cc7bf0a8637.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del corpo di fabbrica a tre piani fuori terra che ospitava gli uffici direzionali della Mandria <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Era il 1763 e nell\u2019arco di pochi anni, con una velocit\u00e0 sorprendente, fu ultimata la \u201c<strong>nuova fabbrica<\/strong>\u201d, ancora oggi esistente nelle campagne a nord-est di Chivasso, voluta dai Savoia allo scopo di sviluppare con criteri moderni e razionali l\u2019allevamento e la riproduzione dei cavalli destinati ai fabbisogni della Corte (cavalli da caccia e da carrozza) e dell\u2019esercito, prendendo come modello gli \u201charas\u201d (centri di allevamento) francesi e le tenute gi\u00e0 operative nei pi\u00f9 avanzati Stati europei.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c8\/82\/06\/c8820682861941883050279ce0404e6d.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>allevamento dei cavalli<\/strong> era gi\u00e0 praticato dai Savoia nelle mandrie di Santhi\u00e0, Apertole e Desana nel Vercellese, in quelle di Racconigi, Stupinigi e Venaria nel Torinese, nella tanca di Paulilatino in Sardegna e nell\u2019haras royal di Annecy in Savoia, ma si ritenne necessario fondare un centro specializzato che rispondesse alle pi\u00f9 recenti acquisizioni della tecnica e della scienza in materia di gestione e selezione delle <strong>razze equine<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f7\/99\/59\/f799597a8cc3513e5bc2ec37c7c27f98.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ritratto equestre di re Carlo Emanuele III di Savoia, opera di Giovanna Maria Clementi in deposito presso la Reggia di Venaria Reale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo stesso re Carlo Emanuele III, colui che volle la creazione della Regia Mandria di Chivasso, si era fatto promotore nel 1769 della fondazione della <strong>Scuola veterinaria piemontese<\/strong>, originariamente insediata a Venaria Reale e successivamente, per un certo periodo, proprio alla Mandria di Chivasso, prima di stabilire la propria sede a Torino. <\/p>\n\n\n\n<p>Primo direttore della Scuola, finalizzata soprattutto, nella sua concezione iniziale, alla cura dei cavalli per l\u2019esercito e divenuta nel 1934 Facolt\u00e0 di Medicina Veterinaria, fu <strong>Giovanni Brugnone<\/strong> (1741-1818), che diresse anche la Mandria di Chivasso e fu autore di importanti pubblicazioni sul tema dello studio dei cavalli e del loro allevamento.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a9\/7f\/db\/a97fdb237fe29a52b05e5ea6d3a633e7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L\u2019area centrale della Corte d\u2019onore dove sorgeva la fontana con l\u2019abbeveratoio per i cavalli<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il primo trattato del Brugnone che ricordiamo \u00e8 <em>La mascalcia, ossia la medicina veterinaria ridotta ai suoi veri principi<\/em> (Torino 1774) mentre il secondo, dal titolo <em><strong>Trattato delle razze de\u2018 cavalli<\/strong><\/em> (Torino 1781), \u00e8 importante ai nostri fini perch\u00e9 vi \u00e8 allegato il \u201cdisegno della fabbrica della regia mandria di Chivasso e quello de\u2019 prati e pascoli\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p> Come si evince dagli scritti del Brugnone, il progetto della <strong>Mandria di Chivasso<\/strong> non riguard\u00f2 soltanto l\u2019aspetto architettonico, relativo alla costruzione delle palazzine direzionali e di altri edifici, ma coinvolse un vasto territorio di 767 ettari, compreso tra Chivasso, Rondissone, Mazz\u00e8 e Verolengo, che, acquistato dalla Corona per arricchire il <strong>patrimonio regio<\/strong>, dovette essere riorganizzato dal punto di vista amministrativo, legale, sociale, religioso e agricolo allo scopo di adeguarlo alle esigenze legate all\u2019allevamento e selezione delle razze equine.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8b\/f1\/6f\/8bf16f0e9e16e2243f6c0392d4439a6c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Una delle quattro porte di accesso alla Corte d&#8217;Onore <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La scelta del <strong>territorio chivassese<\/strong> fu ben ponderata: l\u2019area acquistata dalla Corona era lontana dai boschi (da cui potevano provenire i lupi, pericolosi per i cavalli), sgombra da abitazioni e gi\u00e0 adibita da secoli al pascolo.<\/p>\n\n\n\n<p> L\u2019unico problema riscontrato era la scarsit\u00e0 d\u2019acqua per l\u2019irrigazione dei campi e la produzione del foraggio, ma vi si pose rimedio con l\u2019allungamento e l\u2019ampliamento di portata del <strong>canale di Caluso<\/strong>, voluto dal Maresciallo di Francia Charles de Coss\u00e9 de Brissac nella seconda met\u00e0 del Cinquecento, durante l\u2019occupazione francese del Piemonte, e per questa ragione chiamato anche nelle fonti del tempo \u201cBealera Brissacca\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/40\/b3\/69\/40b369db7c41bcd51f68d66ca2685e4f.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Al centro dell\u2019ampio possedimento, sorse la <strong>nuova fabbrica<\/strong> progettata dall\u2019architetto Bays, che comprendeva le abitazioni riservate ai dipendenti, i locali adibiti a uffici direzionali, gli spazi per i fienili, protetti da grate in legno studiate per l\u2019arieggiamento degli ambienti, i depositi per gli attrezzi agricoli, le <strong>scuderie<\/strong> (divise, come i pascoli, tra maschi e femmine) per il ricovero degli equini sistemate al piano terra sotto ordinate sequenze di archi (nei mesi di luglio e agosto gli animali venivano trasportati sulle montagne di Oropa nel Biellese). <\/p>\n\n\n\n<p>Furono anche allestiti, per la prima volta, delle strutture specifiche e separate in cui collocare gli animali malati o bisognosi di cure.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ce\/42\/02\/ce420282584c53fce0d63c5fd45be0e9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del punto dove sorgeva l&#8217;abbeveratoio smantellato negli anni Cinquanta del Novecento<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli edifici, costruiti in mattoni a vista con coperture lignee \u201calla piemontese\u201d, furono disposti attorno a tre cortili, di cui quello centrale concepito come \u201c<strong>Corte d\u2019onore<\/strong>\u201d, grande spiazzo in cui confluivano, attraverso quattro porte, i due grandi viali di attraversamento della tenuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Come risulta da una delle incisioni realizzate da <strong>Giuseppe Piero Bagetti<\/strong> a fine Settecento, al centro della Corte d\u2019onore era collocata una grande vasca circolare con fontana per l\u2019abbeveraggio degli animali, purtroppo smantellata nel corso del Novecento, la cui posizione originaria \u00e8 segnalata dal disegno della pavimentazione con cui in tempi recenti \u00e8 stata risistemata la piazza, intitolata al sovrano fondatore della Mandria di Chivasso, <strong>Carlo Emanuele III di Savoia<\/strong> (notiamo a titolo di curiosit\u00e0 che, secondo le indicazioni del Brugnone, la vasca per l\u2019abbeveraggio avrebbe dovuto essere costruita in legno, perch\u00e9 la pietra raffredda l\u2019acqua potendo arrecare danno alla salute dei cavalli, ma questo suggerimento non fu seguito).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/88\/8d\/c8\/888dc8060724f17d6d1de272143ee597.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio delle maniche laterali con gli archi delle scuderie e dei fienili<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A seguito della Rivoluzione Francese e del nefasto impatto che ebbe sulla monarchia sabauda in Piemonte, caduta nel 1798 con la partenza di <strong>re Carlo Emanuele IV <\/strong>dalla capitale, Torino, inizi\u00f2 il lungo declino del \u201ctenimento\u201d che, perdendo la sua originaria funzione e divenuto bene nazionale, venne concesso in affitto a una societ\u00e0 che vi impiant\u00f2 un allevamento di pecore di razza pregiata. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la <strong>Restaurazione<\/strong>, con il ristabilimento dell\u2019autorit\u00e0 sabauda, vi fu un effimero tentativo di far rinascere la Mandria di Chivasso, ma gi\u00e0 nel 1834 la tenuta pass\u00f2 sotto la gestione della Regia Intendenza di Finanza, nel 1855 venne acquistata da un privato e nella primavera del 1859 fu teatro delle operazioni militari volte a predisporre le difese contro la possibile avanzata delle truppe asburgiche.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4d\/dc\/4c\/4ddc4cd6887a72eaeb2def08cf127ba4.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella prima met\u00e0 del Novecento la situazione non miglior\u00f2: la grande tenuta venne coinvolta nei tristi eventi della<strong> Grande Guerra<\/strong>, con l\u2019insediamento nel 1918 di un campo di aviazione e riparazione di aerei e l\u2019installazione nel 1919 di baracche destinate a ospitare i volontari del costituendo esercito nazionale polacco, in fase di organizzazione dopo l\u2019acquisizione dell\u2019indipendenza da parte della Polonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal dicembre 1919 si provvide infine alla <strong>lottizzazione dei terreni<\/strong> della Mandria, che furono venduti a privati, compromettendo per sempre l\u2019unitariet\u00e0 del complesso, mentre un quarto della tenuta venne poi acquistato dal comune di Chivasso. <\/p>\n\n\n\n<p>Gli edifici che formano la fabbrica centrale del complesso, con i grandi padiglioni a tre piani per le dimore e gli uffici del personale dirigente, i fienili, i depositi per gli attrezzi, le stalle per gli equini, senza dimenticare la pregevole <strong>chiesa parrocchiale di Sant\u2019Eligio<\/strong>, di forme severe all\u2019esterno, ma adorna di raffinati decori in stucco di gusto rocaille all\u2019interno, appaiono oggi solo in parte restaurati, grazie agli interventi realizzati dai privati, mentre le porzioni di struttura in mano pubblica versano in stato di degrado architettonico e ambientale (malgrado la lodevole opera di sensibilizzazione svolta dall\u2019associazione \u201cPro Mandria\u201d), con cedimenti e crolli segnalati anche da articoli giornalistici.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c3\/86\/ca\/c386ca6a06f18d7d34378c9ed7633d8e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio degli edifici di servizio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tale situazione rende urgente l\u2019avvio di una <strong>campagna di recupero<\/strong> e di valorizzazione di ampio respiro, capace di coinvolgere il bene nella sua totalit\u00e0, dai terreni circostanti con destinazione agricola, che vanno tutelati, alla struttura gestionale settecentesca posta al centro, e volta a inserire a pieno titolo la Mandria di Chivasso nel circuito turistico delle<strong> Residenze Sabaude<\/strong>, di cui storicamente \u00e8 parte integrante.<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: <em><a href=\"https:\/\/www.crocereale.it\/piemonte-da-salvare-la-regia-mandria-di-chivasso-il-tenimento-voluto-da-carlo-emanuele-iii-per-i-cavalli-destinati-alla-corte-sabauda-e-allesercito\/?fbclid=IwAR3_4Q1l_6mW6Jw0VmD8mid5Xig_6XRAkwjNJbnCptUbjP7a5X2I9R7BajM\">Piemonte da salvare &#8211; la Regia Mandria di Chivasso, il &#8220;tenimento&#8221; voluto da re Carlo Emanuele III per i cavalli destinati alla Corte sabauda e all&#8217;esercito <\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Fu il biellese Giuseppe Giacinto Bays (1711-1776), architetto e misuratore generale, su incarico di re Carlo 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