{"id":5618,"date":"2021-11-09T14:10:44","date_gmt":"2021-11-09T14:10:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5618"},"modified":"2021-11-09T14:15:26","modified_gmt":"2021-11-09T14:15:26","slug":"scopriamo-candia-canavese-dalla-cripta-romanica-di-santo-stefano-alle-vestigia-dei-due-castelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5618","title":{"rendered":"Scopriamo Candia Canavese, dalla cripta romanica di Santo Stefano alle vestigia dei due castelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Adagiato sull\u2019estremo bordo sud-occidentale\ndell\u2019anfiteatro morenico eporediese, ambiente naturale modellato\ndall\u2019espansione glaciale del Pleistocene, il <strong>paese di Candia<\/strong> vanta\nnumerose attrattive, legate sia al contesto paesaggistico in cui l\u2019abitato \u00e8\ninserito, con le colline rivestite di boschi e vigneti e il piccolo bacino\nlacustre che porta il nome del borgo, lago di Candia, sia alle significative\ntestimonianze che costituiscono il patrimonio architettonico e\nstorico-artistico del comune canavesano. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/8e\/c2\/428ec2ff5f5264ce966e882a5a581d7f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta d&#8217;assieme del paese di Candia, del lago e delle colline moreniche<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima tappa del percorso di visita che vi proponiamo \u00e8 la salita al <strong>monte Santo Stefano<\/strong>, l\u2019altura di 420 metri che sovrasta il paese e che consente a chi la raggiunge di godere di un panorama amplissimo, dalle propaggini collinari monferrine alla catena alpina, con le vette del Monviso e del Gran Paradiso. Lungo il percorso che conduce alla sommit\u00e0, costeggiato da boschi, frutteti e vigne di Erbaluce, sorge la <strong>torre di Castiglione<\/strong>, originaria dell\u2019XI secolo, la cui sagoma si trova raffigurata nello stemma comunale di Candia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ee\/2c\/90\/ee2c90e3d3095bb26724cc8de74f3678.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La trecentesca torre di Castiglione, vista dai vigneti <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019edificio, costruito in pietra e mattoni e restaurato (con modifiche nel coronamento) negli anni Settanta nel Novecento, \u00e8 quanto rimane di uno dei due castelli che formavano il sistema fortificato di Candia nel periodo medievale, caratterizzato a cavallo dei secoli XIII e XIV dalle aspre contese tra i principi d\u2019Acaia e i <strong>marchesi del Monferrato <\/strong>che, in competizione per la supremazia sul territorio, si appoggiavano, per meglio perseguire le loro mire egemoniche, alle due pi\u00f9 potenti famiglie canavesane del tempo, i conti di Valperga, alleati dei monferrini, e i conti di San Martino, fedeli agli Acaia e poi ai Savoia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e1\/4d\/17\/e14d17d4740e5a35008498c58edff059.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Vigneti di Erbaluce nel percorso verso la cima del monte Santo Stefano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Proprio nel corso del Trecento, durante la \u201c<strong>guerra del Canavese<\/strong>\u201d, descritta nelle sue varie fasi nel \u201cDe bello canepiciano\u201d, opera del giurista e cronachista novarese Pietro Azario (1312-1367), il castello di Castiglione, che era il nome di una delle due \u201cville\u201d da cui deriv\u00f2 l\u2019attuale abitato di Candia, venne irrimediabilmente danneggiato e in seguito mai pi\u00f9 ricostruito, lasciando ai posteri come memoria di s\u00e9 soltanto la torre che oggi vediamo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8a\/c3\/06\/8ac3064ea857e58b6c80e719d593d4f1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del nucleo antico di Candia con il Castelfiorito <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Proseguendo verso la cima del monte, in una radura tra i boschi, si trova l\u2019antico <strong>priorato di Santo Stefano\u00a0al\u00a0Monte<\/strong>, una delle principali testimonianze della stagione romanica in Canavese insieme con l\u2019abbazia di Fruttuaria a San Benigno e la cattedrale d\u2019Ivrea. Collocata lungo una delle varianti canavesane della Via Francigena, tutte confluenti a Vercelli, la chiesa attuale venne costruita tra XI e XII secolo sul sito di un edificio di culto pi\u00f9 antico, forse risalente al VI\/VII secolo, e si trova menzionata per la prima volta in un documento papale del 1177 che sancisce la cessione del priorato benedettino, in origine (si ipotizza) dipendente dalla Fruttuaria, ai canonici valdostani dell\u2019<strong>Ospizio del Gran San Bernardo<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/44\/ec\/e9\/44ece9a84c43c4138fdd53faf0a84da2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio panoramico dalla strada che conduce al monte Santo Stefano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Secondo le ricerche dello storico locale Forneris, la chiesa sorse, come spesso accadeva nei primi secoli dell\u2019era cristiana, in un\u2019area gi\u00e0 interessata da <strong>culti pagani<\/strong> di matrice celtica, come si evincerebbe sia dalla persistenza d\u2019una consuetudine di origine ancestrale, ancora in uso nell\u2019Ottocento, consistente nell\u2019applicare una chiave di ferro arroventata, custodita all\u2019interno del priorato, per cicatrizzare le ferite derivanti dal morso di cani rabbiosi, sia dalla presenza, a pochi metri dall\u2019edificio, di <strong>massi erratici<\/strong> ritenuti oggetto di venerazione nel periodo pre-romano. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/de\/00\/e6\/de00e6f087c69ec00e8cd1ca4a9ff323.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa di Santo Stefano. Si nota al fondo il campanile triangolare, aggiunto in epoca barocca<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La facciata, disadorna e\nessenziale nelle linee, rimasta orfana del campanile medievale, sostituito da\nquello odierno in epoca barocca, preannuncia, con la sua ripartizione a\nsalienti, uno spazio interno suddiviso in <strong>tre navate<\/strong>, separate da archi\nsorretti da robusti pilastri quadrangolari, e terminanti in un\u2019abside\nprincipale affiancata da due absidiole laterali pi\u00f9 basse. L\u2019area del\npresbiterio risulta sopraelevata per la presenza d\u2019una vasta <strong>cripta\nsemi-interrata<\/strong> che rappresenta l\u2019ambiente pi\u00f9 suggestivo dell\u2019intero\ncomplesso. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/41\/f5\/45\/41f545dc3fb44a82f6a0992b2fd25a5f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;interno della chiesa, con l&#8217;ingresso della cripta sotto il presbiterio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Realizzata sempre nel corso del\nMedioevo, ma in una fase successiva rispetto alla fondazione della chiesa, la <strong>cripta<\/strong>\na tre navate presenta dei pilastrini in pietra sormontati da capitelli lavorati\ne scolpiti con motivi ornamentali che, secondo diversi studiosi (Tosco), rivelano\nalmeno in parte un\u2019origine pi\u00f9 antica, assegnabile al periodo longobardo, tra\nil VI e il VII secolo, quindi oggetto di reimpiego, pratica abbastanza comune\nnel Medioevo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/86\/c6\/76\/86c676d2cc2c65984fa7d0f8b3581236.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio della cripta a tre navate <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Scarse sono le tracce pittoriche\nrilevabili all\u2019interno dell\u2019edificio, per lo pi\u00f9 risalenti ad epoche meno\nantiche, come gli affreschi presenti sulla volta della cappella detta \u201cIl\nParadiso\u201d, che mostrano il probabile intervento (tra il XV e il XVII secolo) di\nartisti di stampo popolaresco e di ambito locale, mentre l\u2019opera pi\u00f9 preziosa\nche ornava la chiesa, la statua conosciuta come la \u201c<strong>Madonna con Bambino\ndalle bacche rosse<\/strong>\u201d (per l\u2019atto in cui \u00e8 colto Ges\u00f9 Bambino, intento a\ncibarsi di piccoli frutti non ben identificati, forse fragole o acini d\u2019uva\nErbaluce), \u00e8 stata trasferita da tempo, per ragioni di sicurezza, nella\nparrocchiale situata in centro paese. Realizzata nel corso del decennio\n1410\/1420, l\u2019opera \u00e8 lavorata in alabastro gessoso, dorato e dipinto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/05\/ad\/fc\/05adfc8a63a05c944e0c4c72224686cb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La volta a cupola della cappella detta &#8220;Il Paradiso&#8221; con il ciclo di affreschi <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La scultura, per i molteplici punti di contatto con la \u201cMadonna del melograno\u201d della Collegiata di Chieri, \u00e8 attribuita da alcuni critici (Piretta) al fiammingo <strong>Jean de Prindall<\/strong>, che fu al servizio dei Savoia nei primi decenni del Quattrocento, protagonista di una stagione culturale e artistica di grande vivacit\u00e0 e raffinatezza che vide operare nel territorio degli Stati Sabaudi una folta schiera di maestri, miniatori, orefici, pittori, scultori, provenienti dalle lande nordiche, dal settentrione francese, dalle Fiandre, dalla Piccardia, dalla Borgogna. <\/p>\n\n\n\n<p>Nella loro arte, d&#8217;impronta<strong> tardo-gotica<\/strong>, si ravvisa un sorprendente ventaglio di richiami culturali e influenze artistiche, tedesche, fiamminghe, provenzali, padane, che risultano rielaborate in soluzioni originali e innovative. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fe\/cb\/6a\/fecb6a81f44371cb452500cfaf896c6e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La Madonna con Bambino, opera attribuita al fiammingo Jean de Prindall<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Addentrandoci tra le vie del <strong>paese\ndi Candia<\/strong>, con i suoi rosseggianti tetti in cotto, perfettamente visibili,\nnel loro armonico interagire con il paesaggio circostante, dai punti di\nosservazione panoramica che si aprono lungo la salita al monte Santo Stefano, scorgiamo\nla sagoma merlata del castello, detto \u201c<strong>Castelfiorito<\/strong>\u201d, che deve\nl\u2019aspetto attuale agli imponenti lavori di rifacimento condotti nella seconda\nmet\u00e0 dell\u2019Ottocento, a cura dei proprietari dell\u2019epoca, i Frisetti, secondo il\ngusto del <em>revival<\/em> medievale. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/59\/19\/56\/591956d5de172db7858873c2c0d506c3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della cripta di Santo Stefano con un capitello, forse di et\u00e0 longobarda, lavorato a semicerchi concentrici rivolti verso il basso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Forse risalente al primo Duecento, mancando per\u00f2 informazioni certe sui promotori della costruzione e sulle originarie caratteristiche dell\u2019edificio, probabilmente un recinto contenente le <strong>abitazioni dei consignori<\/strong>, la fortezza poi ridenominata Castelfiorito era uno dei due siti fortificati che, come abbiamo spiegato in precedenza, erano stati costruiti a presidio del paese di Candia, sottoposto alla dominazione dei <strong>marchesi del Monferrato<\/strong>, come altre terre canavesane, fino al 1631 quando, con il <strong>trattato di Cherasco<\/strong>, venne ceduto, al pari di altri feudi monferrini, al duca Vittorio Amedeo I di Savoia, seguendo da allora in avanti le sorti dello Stato sabaudo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/14\/fc\/3e\/14fc3e536ed6c6427833a8efed174ffa.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Capitello lavorato nella cripta di Santo Stefano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dopo il radicale rifacimento ottocentesco, che ha riguardato una costruzione gi\u00e0 pesantemente alterata da interventi seicenteschi, dell\u2019antico castello non sopravvive che la <strong>torre trecentesca<\/strong>, coeva, nelle sembianze attuali, di quella di Castiglione che domina dall\u2019alto il paese. \u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ba\/69\/97\/ba6997e092d3c298749ab201713a4d27.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il castello detto &#8220;Castelfiorito&#8221;, rifatto nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento secondo il gusto del revival medievale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Prima di lasciare il borgo antico\nper raggiungere le sponde del lago di Candia, facciamo ancora tappa nella\nchiesa parrocchiale di <strong>San Michele Arcangelo<\/strong>, edificio d\u2019aspetto tardo\nmanierista, ritenuto da alcuni studiosi di fondazione longobarda (a suffragare\nl\u2019ipotesi la dedica a San Michele), che conserva all\u2019interno consistenti\nvestigia delle precedenti fasi costruttive, riportate alla luce da una recente indagine\narcheologica. Gli scavi hanno evidenziato resti riferibili a tre periodi\ndiversi, alto medievale, ottoniano (intorno all\u2019anno Mille) e tardo romanico,\nin particolare tracce di un muro del V\/VI secolo, la base di un fonte\nbattesimale datato tra VI e VII secolo e parti di un velario del XIII secolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1c\/06\/c8\/1c06c86ac379e82b7daff90c7bb41a6a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La parrocchiale di San Michele Arcangelo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Concludiamo l\u2019itinerario di visita con un\u2019immersione nella natura, grazie alla vicinanza con il lago, bacino d\u2019origine inter-morenica, circondato da paludi e canneti, la cui formazione \u00e8 dovuta ai movimenti del grande ghiacciaio valdostano che, a pi\u00f9 riprese nella preistoria, interessarono il territorio canavesano, portando alla genesi dell\u2019<strong>anfiteatro morenico d\u2019Ivrea<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/af\/cb\/d4\/afcbd473e43175aa112ebe5e10a3df1c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del lago di Candia <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il lago, che oggi \u00e8 <strong>sito protetto<\/strong>, annoverato tra le zone umide pi\u00f9 importanti del Piemonte perch\u00e9 ospita numerosi uccelli acquatici e una ricca flora idrofila, fu in passato fonte di reddito per la popolazione di Candia, che vi pescava tinche e lucci per venderli nei mercati delle citt\u00e0 vicine, avendo anche ideato, allo scopo di <strong>conservare il prodotto<\/strong>, un sistema di pozzi profondi da riempire di ghiaccio durante l\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>AA.VV., <em>Atlante castellano. Strutture fortificate della provincia di Torino,\u00a0<\/em>CELID,\u00a02007<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Isabella Bellissimo, <em>Un caso canavesano: il priorato di Santo Stefano al Monte di Candia Canavese<\/em>, 2014\/2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Adagiato sull\u2019estremo bordo sud-occidentale dell\u2019anfiteatro morenico eporediese, ambiente naturale modellato dall\u2019espansione glaciale del Pleistocene, il paese di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5622,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27],"tags":[3423,3424,76,984,2899,2317,3428,134,1605,133,2829,685,206,105,3422,30,3426,3425,1221,1982,1754,229,35,2900,3069,1891],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5618"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5618"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5624,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5618\/revisions\/5624"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5622"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}