{"id":5625,"date":"2021-11-12T16:20:11","date_gmt":"2021-11-12T16:20:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5625"},"modified":"2021-11-13T16:21:40","modified_gmt":"2021-11-13T16:21:40","slug":"giustizia-a-torino-tra-lacrime-e-sorrisi-ventiquattro-storie-vere-crudeli-e-amene-proposte-da-milo-julini-nel-suo-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5625","title":{"rendered":"Giustizia a Torino tra lacrime e sorrisi. Ventiquattro storie vere, crudeli e amene, proposte da Milo Julini nel suo nuovo"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\"><em>Milo Julini<\/em> <br><em>Giustizia a Torino tra lacrime e sorrisi. Ventiquattro storie vere, crudeli e amene<\/em>  <br><em>Editrice Tipografia Baima-Ronchetti, Castellamonte, 2021 &#8211; Pp. 152 &#8211; \u20ac 12,00<\/em>  <br><em>Copertina di Gianfranco Anastasi &#8211; Saggio introduttivo di Andrea Bisc\u00e0ro\u00a0<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>di Ezio Marinoni<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>gioco dei tarocchi<\/strong> l\u2019arcano numero otto (che fa parte degli arcani maggiori) \u00e8 rappresentato dalla Giustizia: essa \u00e8 simile all\u2019Imperatrice nel suo atteggiamento, ha lo stesso colore degli abiti e gli stessi capelli biondi, ma ha perso le ali. Ha una corona di ferro che allude alla rigorosit\u00e0 della legge, siede su di un trono massiccio e stringe nella mano destra la spada del fato che serve a ristabilire l\u2019equilibrio distrutto. Nella mano sinistra tiene la <strong>bilancia<\/strong> che simboleggia lo strumento per fare ammenda agli errori passati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e8\/71\/19\/e871195151d50965e4b4519691239e87.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La Giustizia, ottava carta degli arcani maggiori dei tarocchi<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una\nletteratura di altissima qualit\u00e0 (due testi di Pietro Aretino e uno di Calvino)\nha fatto riferimento a queste carte e al loro uso nel gioco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pietro Aretino<\/strong>, <em>Sonetto XXXII<\/em> in <em>Pasquinata per l\u2019elezione di Adriano VI<\/em> (1521). Qualcuno ritiene sia divinatorio il metodo scelto dall\u2019Autore per parlare del futuro papa: a ciascun cardinale viene distribuita una carta degli arcani maggiori. <\/p>\n\n\n\n<p>Pietro Aretino, <em>Le carte parlanti<\/em> (1543). Un curioso dialogo in prosa sul significato del <strong>gioco della vita<\/strong>: un cartaio si lamenta delle sue carte, scompigliate da un diavolo. Le carte, offese, gli rispondono raccontando le loro origini mitiche. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Italo Calvino<\/strong>, <em>Il castello dei destini incrociati<\/em> (1973). La narrazione \u00e8 accompagnata, quasi in ogni pagina, da riproduzioni di carte dei tarocchi, in varie combinazioni. Da queste carte Calvino fa scaturire i suoi racconti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c7\/74\/cd\/c774cd6825daedbc94251ac72a0b29cf.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 non sarei competente a raccontare la cartomanzia o la divinazione, chiudo questo cerchio letterario con l\u2019<strong>ultima fatica di Milo Julini<\/strong>, che porta in copertina due diverse interpretazioni della Giustizia dovute alla fantasia del pittore Gianfranco Anastasi.<\/p>\n\n\n\n<p>Julini\nnon ha bisogno di presentazioni, la sua biografia letteraria \u00e8 esaustiva a\nraccontare il personaggio e il suo lungo lavoro di studio e ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta ha miscelato <strong>24 storie vere<\/strong>, fra il crudele e l\u2019ameno, che provengono dalla sua collaborazione con la rivista torinese Civico20News, dove tiene l\u2019apprezzata rubrica Torino noir, che delizia i lettori con aspetti inediti o poco noti della storia cittadina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nrecente libro <strong><em>Giustizia a Torino tra lacrime e sorrisi<\/em><\/strong>\n(Baima-Ronchetti, 2021) \u00e8, quindi, il pi\u00f9 recente frutto del suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume \u00e8 rigorosamente diviso a met\u00e0: la prima parte (\u201c<em>Nero torinese<\/em>\u201d), permette di rileggere <strong>efferati omicidi<\/strong> e clamorosi episodi ormai dimenticati della cronaca nera torinese, ispirati dal poliedrico ventaglio dei sentimenti e delle brame umane. Queste narrazioni coprono un ampio arco temporale che va dal 1853 al 1972, proposte secondo l\u2019ordine cronologico degli avvenimenti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0b\/bc\/dd\/0bbcddd0f681658e4a37711b3a868928.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Donne del popolo davanti al Giudice di pace, nella litografia di Honor\u00e9 Daumier del 1845, facente parte della serie intitolata <em>Les beaux jours de la vie<\/em> (I giorni belli della vita), evocano il clima della &#8220;Giustizia che diverte&#8221;.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La seconda parte \u00e8 ispirata al tema della \u201c<em><strong>Giustizia che diverte<\/strong><\/em>\u201d: ai tempi del feuilleton, a cavallo fra Ottocento e Novecento, questo filone della cronaca giudiziaria era molto in voga. Queste storie si collocano fra il 1863 e il 1960.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sfondo di tutte queste vicende \u00e8 una <strong>Torino che non esiste pi\u00f9<\/strong>: Julini \u00e8 un maestro sapiente e garbato nel raccontare i nomi di luoghi scomparsi o che hanno cambiato del tutto nomi e fisionomia geografica e territoriale. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Autore\nespone i fatti con linguaggio moderno e in tono leggero; quando utilizza il\nrecupero di brani originali ci fa cogliere le diverse modalit\u00e0 che l\u2019informazione\nsul crimine ha assunto nel corso del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre con leggerezza, che da Milan Kundera in poi \u00e8 diventata a mio avviso una dote imprescindibile per uno scrittore, spiega il moderno fenomeno del<strong> <\/strong><em><strong>dark tourism<\/strong><\/em> (che ha basi molto solide: si pensi che \u00e8 sufficiente un incidente nella carreggiata opposta dell\u2019autostrada per provocare code nelle due direzioni di marcia!) e che cosa sia il mercato di <em><strong>murderabilia<\/strong><\/em>, ossia il collezionismo di oggetti legati o appartenuti a noti criminali. <\/p>\n\n\n\n<p>Senza\nrovinare il piacere della lettura e nemmeno cadere nel rischio di \u201c<em>spoiler<\/em>\u201d\n(come si dice oggi con una brutta parola entrata nell\u2019uso comune), posso dire\nche alcuni capitoli mi hanno conquistato!<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo da \u201c<strong>Nero torinese<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Il\nladro, la cantante e il pittore paesaggista<\/em>\u201d unisce la pi\u00f9 varia umanit\u00e0\ntorinese del 1868 e tutto nasce in una via San Filippo che, come molti altri\nluoghi, non troveremo pi\u00f9 su una mappa cittadina.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/23\/3c\/1a\/233c1a1d8fb83131ce40db311d442b13.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La cantante Virginia Boccabadati, protagonista del racconto \u201cIl ladro, la cantante e il pittore paesaggista\u201d, ambientato nella Torino del 1868 (litografia di Vincenzo Roscioni, 1854)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u201c<em>1900: Capodanno con delitto<\/em>\u201d racconta una storia di male a cavallo fra due secoli e ci spiega chi erano i \u201c<strong>barabba<\/strong>\u201d torinesi&#8230; Qualcuno lo saprebbe senza leggere questo capitolo?<\/p>\n\n\n\n<p>E che dire di \u201c<em>Scontro a fuoco alla Barriera di Orbassano<\/em>\u201d? Siamo nel 1926, quando il termine \u201c<strong>barriera<\/strong>\u201d aveva ancora un suo significato e un protagonista abitava in piazzetta Juventus&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>La\ndelicatezza gi\u00e0 citata dell\u2019Autore fa s\u00ec che negli ultimi due capitoli di\nquesta parte (che si svolgono fra il 1971 e il 1972) i cognomi dei protagonisti\nsiano soltanto una lettera iniziale puntata, per rispetto alle persone\ncoinvolte e al breve tempo intercorso dai fatti.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda parte del libro, intitolata \u201c<em><strong>La Giustizia che diverte<\/strong><\/em>\u201d pu\u00f2 essere considerata un omaggio all\u2019avvocato Giovanni Saragat che, con lo pseudonimo di \u201cToga Rasa\u201d, scriveva cronache giudiziarie sulla Gazzetta Piemontese. Egli \u00e8 stato il pi\u00f9 insigne esponente di un genere letterario che Torino ha dimenticato e Milo Julini ha il merito di ricordarci nelle sue pagine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Le\nbottiglie dell\u2019onorevole Giovanni Rastelli<\/em>\u201d \u00e8 un gustoso episodio fra\nqueste storie. Una biografia del personaggio \u00e8 stata pubblicata da Alessandro\nMella nel 2017 con il titolo \u201c<em>Dalle Valli di Lanzo alla Nuova Italia<\/em>\u201d,\nper i tipi di Roberto Chiaramonte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Un <strong>gatto licenzioso<\/strong> e una gatta vereconda<\/em>\u201d ritrae un fatto accaduto nel 1874, che ha coinvolto il gatto del droghiere Giovanni Cieca e la gatta del caldarrostaio Giovanni Fortunato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a3\/68\/e1\/a368e1176afdab1c07da7c8db2d43738.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il Cit \u00ebd Vanchija (ritratto nella copertina di un libro di Carolina Invernizio), protagonista con la cantante Boccabadati del racconto \u201cIl ladro, la cantante e il pittore paesaggista\u201d, ambientato nella Torino del 1868<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u201c<em>I traffici misteriosi di due falsi blasonati<\/em>\u201d risale al 1946, viene tratto dalla descrizione fatta da \u201c<strong>La Nuova Stampa<\/strong>\u201d (cos\u00ec chiamata dopo il periodo fascista) del 25 luglio di quell\u2019anno, quando il falso marchese Charles Baldin Isnor si aggira intorno a un palazzo nobiliare di corso Massimo d\u2019Azeglio&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>E\nche dire del \u201c<em>Conte Bruno Dentice del Frasso<\/em>\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro si conclude con il \u201c<em><strong>El cotel an sac\u00f2cia<\/strong><\/em>\u201d, breve dissertazione su un uso malavitoso che fu anche piemontese e che non \u00e8 stato descritto a sufficienza. La \u201cGazzetta Piemontese\u201d del 4 agosto 1871 riporta integralmente il comunicato del comitato promotore della associazione filantropica laica \u201c<em>Societ\u00e0 contro il coltello<\/em>\u201d. Ne \u00e8 presidente il <strong>marchese Salvatore Pes di Villamarina<\/strong> (all\u2019anagrafe Salvatore Raimondo Gianluigi Pes, marchese di Villamarina e barone dell\u2019isola di Piana). <\/p>\n\n\n\n<p>Qui\nsi pu\u00f2 raccontare una storia nella storia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Sua moglie Melania, figlia di Roberto d\u2019Azeglio e di Costanza Alfieri di Sostegno, durante le lunghe assenze del marito, risiedeva al <strong>Castello del Roccolo<\/strong> a Busca, fatto costruire dal padre. In una lettera al nipote Emanuele, Massimo d\u2019Azeglio (zio di Melania) scriveva di come la situazione coniugale di Melania e Salvatore fosse \u201cuna pagina terribile da aggiungere alla fisiologia del matrimonio\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>La coppia ebbe tre figli: Carlo, morto piccino, Emanuele, che intraprese la carriera diplomatica, e Isabella, che spos\u00f2 un Thaon di Revel. Melania non vide mai i suoi figlioli crescere. Il suo fisico era minato da un male mai ben identificato del tutto. Nell\u2019ultimo periodo della sua vita, compromesso dalla malattia, il marito <strong>imped\u00ec ai bambini di vederla<\/strong> per paura che potesse contagiarli. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6e\/71\/79\/6e7179da3cbb0400dde3c0484788bee8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La situazione del racconto \u201cUn inglese e due litigiosi facchini torinesi\u201d trova riscontro in una figurina Liebig che rappresenta un bambino, vestito da turista inglese, derubato da altri fanciulli agghindati al pari di \u201cbriganti italiani\u201d, sul modello fornito dalle stampe del romano Bartolomeo Pinelli.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Mor\u00ec nel palazzo di famiglia a Torino a soli 27 anni. Salvatore era lontano e sua madre Costanza era anche lei malata; soltanto il padre Roberto rest\u00f2 con lei fino alla fine e le chiuse gli occhi. Fu sepolta nella tomba dei <strong>Villamarina<\/strong>, nei sotterranei del cimitero di San Pietro in Vincoli a Torino.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Una leggenda del castello racconta che nelle notti d\u2019estate in cima alla torre del Roccolo appaia una fiammella: si tratterebbe della candela tenuta in mano dal <em>fantasma di Melania <\/em>che, vagando per le stanze del maniero, sale sulla torre pi\u00f9 alta nella speranza di veder comparire Salvatore di ritorno dalla Sardegna. <\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo\ndivagato nel finale?<\/p>\n\n\n\n<p>No, siamo rimasti su quel sottile filo che unisce e divide il bene dal male, il chiaro dallo scuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Buona lettura, dunque, del <strong>libro di Milo Julini<\/strong>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milo Julini Giustizia a Torino tra lacrime e sorrisi. 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