{"id":5639,"date":"2021-11-15T15:50:39","date_gmt":"2021-11-15T15:50:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5639"},"modified":"2021-11-15T15:51:12","modified_gmt":"2021-11-15T15:51:12","slug":"5639","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5639","title":{"rendered":"San Ponso in Canavese, il complesso parrocchiale e l\u2019antico battistero"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Su un lieve rialzo del terreno al\nmargine orientale dell\u2019abitato di <strong>San Ponso<\/strong>, in felice posizione tra i\ncampi, sorge il <strong>complesso parrocchiale<\/strong> dedicato alla memoria del martire\nda cui prende il nome il comune canavesano (bench\u00e9 non ne sia il patrono, che\ninvece \u00e8 sant\u2019Ilario di Poitiers, cui \u00e8 intitolato un romitorio in aperta\ncampagna). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5c\/dc\/b2\/5cdcb27d431ba6e648a415c88524ceed.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del battistero di San Ponso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento architettonico che pi\u00f9 attira l\u2019attenzione del visitatore, e anche l\u2019interesse dello studioso, \u00e8 il <strong>battistero<\/strong>, edificio dalla forma curiosa che si fa risalire, nell\u2019aspetto attuale, agli anni attorno al Mille, ma innestato, come confermano gli esiti di indagini archeologiche condotte nel 1977, sulle fondamenta di un battistero pi\u00f9 antico, di <strong>epoca paleocristiana<\/strong>, le cui origini vengono ricondotte al V secolo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2a\/81\/be\/2a81be1f23869195b773c00ec893e572.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa parrocchiale, il piccolo oratorio e il battistero sulla destra<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In seguito vi furono sovrapposizioni di interventi edilizi, specialmente nel periodo longobardo (VII\/VIII secolo), che riguardarono sia la pieve che il battistero, come testimoniano le tre eleganti <strong>colonnine cilindriche<\/strong> con capitelli marmorei oggi collocate nella cappella laterale destra della chiesa parrocchiale e il gruppo di tombe coeve rinvenute nella zona attorno all\u2019abside.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/dd\/52\/41\/dd5241c177f2c483e356b976476dddc3.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa di San Ponso, corrispondente\nall\u2019antica <strong>pieve alto-medievale<\/strong>, risulta menzionata per la prima volta\nin documenti del XIII secolo. Per quanto radicalmente rinnovata nei secoli,\ntanto da apparire oggi in forma barocca all\u2019interno e con impronta neoclassica\nnella facciata, aggiunta nel 1942, la chiesa nasconde, dietro una \u201cpellicola\u201d\narchitettonica pi\u00f9 recente, le antiche strutture medievali, che pure\nsopravvivono e meriterebbero studi pi\u00f9 approfonditi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/10\/a7\/db\/10a7db11e285982a46922ddd313fb474.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella tessitura muraria\ndell\u2019edificio compaiono qua e l\u00e0 frammenti lapidei con resti di epigrafi\nappartenenti a <strong>lastre funerarie di epoca romana<\/strong>, provenienti da aree\ncimiteriali presenti nei dintorni del complesso di San Ponso e riferibili al\nI\/II secolo d.C.. L\u2019area circostante era d\u2019altronde discretamente popolata a\nquel tempo, per quanto appartata e lontana dalle principali direttrici di\nattraversamento del Canavese.<\/p>\n\n\n\n<p>Affiancato alla chiesa, e comunicante\ncon essa tramite un piccolo oratorio, \u00e8 l\u2019edificio che chiamiamo <strong>battistero<\/strong>\ne che sicuramente assolse per diversi secoli a tale funzione, nonostante vi\nsiano pareri di studiosi che ne ipotizzano l\u2019originaria destinazione a \u201c<strong>martyrium<\/strong>\u201d\n(luogo di culto legato alla memoria di un martire, costruito sulla sua tomba o\nnel luogo dove si riteneva avesse subito il martirio, oppure destinato a\ncustodirne le reliquie). &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/71\/d7\/d2\/71d7d26b10c26029ad6f19f4cae44190.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il battistero, provvisto in origine di vasca poligonale del tipo a immersione, colpisce per la <strong>singolarit\u00e0 della struttura<\/strong>, che appare come il risultato dell\u2019eterogeneo accostamento di elementi architettonici, che accentuano, nel loro sovrapporsi, l\u2019immagine di un edificio slanciato, con forte sviluppo verticale, ma anche sproporzionato nel rapporto tra le parti che lo compongono. <\/p>\n\n\n\n<p>La costruzione, che troviamo descritta ne \u201cLe passeggiate in Canavese\u201d di <strong>Antonio Bertolotti<\/strong> (1867) e, ancora prima, nello studio di Camillo Boggio intitolato \u201cLe prime chiese cristiane in Canavese\u201d (1887), \u00e8 costituita da un organismo di base a pianta ottagonale, con lati di lunghezza variabile, su cui si innesta un tiburio con cupola emisferica, che a sua volta \u00e8 sovrastato da un campanile, aggiunto alla fine del Cinquecento. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/94\/80\/c2\/9480c26af929cd5233ffec3bdc584530.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della base del battistero, con la successione di nicchie rettangolari e semicircolari che ne segna il perimentro e le specchiature coronate da archetti binati, motivo ricorrente negli anni intorno al Mille<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lungo i lati del battistero, che\npresenta muri di spessore abnorme, si succedono <strong>otto nicchie<\/strong> sporgenti o\nabsidiole, alternativamente semicircolari e rettangolari, che ne definiscono il\nperimetro, avvicinando il caso di San Ponso a schemi planimetrici tipici del <strong>V\nsecolo<\/strong> (L. Pejrani Baricco). &nbsp;Come\nspesso accadeva nei primi secoli del Medioevo, nella costruzione del complesso\nparrocchiale di San Ponso si fece ampio ricorso a \u201c<strong>spolia<\/strong>\u201d, elementi\nedilizi di reimpiego provenienti dalle necropoli di et\u00e0 romana dei dintorni, ma\nanche da edifici cristiani pi\u00f9 antichi, riferibili al periodo longobardo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fb\/4e\/63\/fb4e63539985ef7488c08d1aae1bf4ee.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del tamburo ottagonale con il quadrante dell&#8217;orologio, mosso da un meccanismo ancora settecentesco<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In sostanza appare probabile, alla luce di quanto affermato da diversi studiosi, che il battistero di San Ponso sia il frutto di rimaneggiamenti compiuti in epoca protoromanica e romanica di un <strong>battistero paleocristiano<\/strong> originario del V secolo (L. Crema e C. Perogalli).&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Osservando l\u2019ingresso, si nota la\ngrande lastra di pietra inserita nel muro come architrave: sulla superficie \u00e8\nincisa la <strong>figura d\u2019una donna<\/strong>, che giace supina con un oggetto stretto\ntra le mani, forse una borsa, e affiancata dall\u2019iscrizione d\u2019un nome, \u201cSECVUND\n\/ AEBV\u201d, interpretato come \u201cSecundina Aebutia\u201d. Si tratta, con ogni evidenza,\nd\u2019una lapide funeraria tratta da una delle <strong>necropoli<\/strong> di epoca romana\nesistenti in loco e riutilizzata dai costruttori del battistero in continuit\u00e0\ncon il passato. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5c\/8b\/95\/5c8b950e7009bc527b4e38f290e45d58.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;ingresso del battistero, realizzato con l&#8217;impiego di &#8220;spolia&#8221; di derivazione romana (architrave e gradini)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra gli studiosi che si sono\noccupati di San Ponso, oltre al gi\u00e0 citato <strong>Camillo Boggio<\/strong>, che lo\nparagon\u00f2 dal punto di vista tipologico ai casi di Agrate nel novarese, Biella e\nChieri, ricordiamo Augusto Cavallari Murat, che lo ha posto a confronto con il\ncomplesso monumentale di San Lorenzo a Settimo Vittone (pieve e battistero),\nnell\u2019alto Canavese, e, prima di lui, l\u2019abate e storico <strong>Goffredo Casalis<\/strong>,\nche nel suo \u201c<a href=\"http:\/\/polotes.tesoro.it\/SebinaOpac\/resource\/dizionario-geografico-storicostatisticocommerciale-degli-stati-di-s-m-il-re-di-sardegna-2\/TES0063690\">Dizionario\ngeografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di\nSardegna<\/a>\u201d (compilato tra il 1838 e il 1855), segnalava San Ponso\ncome sito archeologico, sostenendone le origini romane.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bb\/05\/73\/bb05732dadc75c5edb53fd7bbf181ba7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La lastra funeraria romana adoperata come architrave del portale d&#8217;ingresso al battistero<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Concludiamo con un cenno alla\ndedica del complesso parrocchiale a <strong>San Ponso<\/strong>, intitolazione non comune\nin Piemonte, di cui si riconduce l\u2019origine all\u2019epoca carolingia. Secondo la\ntradizione agiografica, <em>Pontius<\/em> (Ponso) venne martirizzato attorno al\n257 d.C., durante le persecuzioni anti-cristiane attuate dagli imperatori\nValeriano e Gallieno, sulla <strong>collina di Cimiez<\/strong>, l\u2019antica \u201cCemenelum\u201d,\nlocalit\u00e0 oggi sita nel territorio comunale di Nizza, ma al tempo della\nconquista romana capitale amministrativa della provincia delle \u201cAlpes Maritimae\u201d\n(Alpi Marittime). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/93\/60\/a4\/9360a4572cb776becdc88f4f5a491bd9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del tamburo ottagonale e del campanile cinquecentesco<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sul sito del martirio di San Ponso venne eretta una basilica funeraria (\u201cmartyrium\u201d) e nell\u2019VIII secolo, per volere di Carlo Magno, vi fu fondata un\u2019<strong>abbazia benedettina <\/strong>che in breve tempo si afferm\u00f2 come meta di pellegrinaggio irradiando il culto del martire in tutta la Provenza e in Spagna (ricordiamo, a titolo di curiosit\u00e0 storica, che nel 1388, nella piazza antistante il monastero, venne firmata la dedizione della comunit\u00e0 di Nizza al conte Amedeo VII di Savoia, inizio del plurisecolare legame della citt\u00e0 costiera con la dinastia sabauda e con il Piemonte). <\/p>\n\n\n\n<p>Sembra dunque improbabile che il culto di un santo radicato in territorio franco fosse giunto in area canavesana durante la dominazione longobarda, ritenendosi da parte degli studiosi pi\u00f9 plausibile che l\u2019intitolazione del complesso pievano e del battistero al martire Ponso sia stata decisa, per ragioni non note, in <strong>epoca carolingia. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p><em>Note biografiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Augusto Cavallari Murat, <em>Tra&nbsp;Serra\nd&#8217;Ivrea,&nbsp;Orco e Po<\/em>,Istituto Bancario San Paolo Torino, 1976<\/p>\n\n\n\n<p>Luisella Pejrani Baricco, <em>San\nPonso Canavese. La pieve antica e il battistero, <\/em>in <a href=\"http:\/\/opac.regesta-imperii.de\/lang_en\/anzeige.php?zeitschrift=Bollettino+d%27arte\">Bollettino\nd&#8217;arte<\/a>&nbsp;Ser. 6, vol. 2, p. 83-96, 1979<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Su un lieve rialzo del terreno al margine orientale dell\u2019abitato di San Ponso, in felice posizione tra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5641,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3305,26,730,2321,495,14,27,3306],"tags":[1977,326,3444,76,629,2241,1813,3443,1522,685,206,3441,34,3439,30,3052,3440,1518,73,3438,3442],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5639"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5639"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5639\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5642,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5639\/revisions\/5642"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5641"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5639"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5639"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5639"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}