{"id":5751,"date":"2023-10-18T07:39:00","date_gmt":"2023-10-18T07:39:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5751"},"modified":"2023-10-19T12:53:12","modified_gmt":"2023-10-19T12:53:12","slug":"il-sacro-monte-calvario-di-domodossola-dalla-fondazione-seicentesca-al-rinnovamento-voluto-dai-padri-rosminiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5751","title":{"rendered":"Il Sacro Monte Calvario di Domodossola, dalla fondazione seicentesca al rinnovamento voluto dai Padri Rosminiani"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>A sud della citt\u00e0 di Domodossola, sulla sommit\u00e0 del colle di Mattarella, formidabile punto di osservazione sulla conca ossolana, sorge il complesso architettonico e religioso del <strong>Sacro Monte Calvario<\/strong>, annoverato nella lista dei sette <a href=\"https:\/\/www.sacrimonti.org\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.sacrimonti.org\/\">Sacri Monti del Piemonte<\/a> tutelati dall\u2019Unesco. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c5\/ac\/c5\/c5acc502e54b5ab2b9544f7c1ee4ad49.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Veduta della citt\u00e0 di Domodossola dalla cima del colle di Mattarella<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>A met\u00e0 del Seicento, lungo il sentiero che conduceva dal centro cittadino all\u2019antico <strong>castello<\/strong>, di cui oggi sopravvivono alcune vestigia in cima al colle di Mattarella, venne tracciata, per iniziativa dei frati cappuccini <strong>Gioachino da Cassano <\/strong>e <strong>Andrea da Rho<\/strong>, la cosiddetta&nbsp;<strong>Via Regia<\/strong> o Via Sacra, strada ad uso processionale destinata a collegare le quattordici cappelle (cui si aggiunse la quindicesima, sul tema della Resurrezione) con la rappresentazione plastica dei Misteri o Stazioni della Via Crucis (a mezzo di gruppi statuari plasmati in cotto e in creta), che \u00e8 il tema portante del Sacro Monte Calvario, particolarmente caro alla devozione francescana.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b7\/d1\/07\/b7d1070eef73b123f52d594ad4a78250.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La torre di Mattarella, sulla cuspide rocciosa del monte, l&#8217;elemento superstite pi\u00f9 significativo dell&#8217;antico castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Promotori del complesso, battezzato \u201cSacro Monte Calvario\u201d, furono quindi i frati cappuccini (anche nel caso della \u201c<strong>Nuova Gerusalemme<\/strong>\u201d di Varallo Sesia, primo esempio in ordine di tempo di questa specifica forma santuariale, era stato un frate minore osservante, Bernardino Caimi, a prendere l&#8217;iniziativa), ma l\u2019idea partorita dai due religiosi, esposta alla popolazione locale in occasione delle loro predicazioni, ottenne l\u2019immediato sostegno anche economico (tramite cospicue offerte) della comunit\u00e0 domese che, per bocca dei propri rappresentanti, si rivolse all\u2019<strong>autorit\u00e0 diocesana di Novara <\/strong>allo scopo di ottenere la necessaria autorizzazione a erigere le croci nei punti prescelti per la successiva costruzione delle cappelle della Via Crucis.&nbsp; <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c4\/16\/5c\/c4165c50c964baf06c9a496be7209bde.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tratto della cortina muraria sopravvissuta alla distruzione del 1415 <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L\u2019ambizioso progetto si and\u00f2 delineando a partire dal 1656, prendendo le mosse dalla realizzazione dell\u2019<strong>Arco Trionfale<\/strong>, punto di partenza del percorso devozionale posto alle pendici del colle di Mattarella, e dalla costruzione del <strong>Santuario del SS. Crocifisso<\/strong>, posizionato al vertice dell\u2019itinerario sacro, la cui prima pietra venne posata l\u20198 luglio 1657. <\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 domese, dopo aver ottenuto il riconoscimento e la conferma dell\u2019allora vescovo di Novara, Giulio Maria Odescalchi, fratello di papa Innocenzo XI, affid\u00f2 la direzione dell&#8217;opera all\u2019illustre giureconsulto <strong>Giovanni Matteo Capis<\/strong> (1617-1681), figlio del primo storico dell\u2019Ossola, che fu anche, fino alla morte, il primo amministratore del complesso e il suo pi\u00f9 grande benefattore. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5e\/17\/27\/5e1727ee2446eaf26d2d9e2926191d49.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Scorcio del santuario del SS. Crocifisso con l&#8217;elegante portico che ripara l&#8217;ingresso fungendo da vestibolo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il sito prescelto per ospitare il Sacro Monte, ovvero la sommit\u00e0 del colle di Mattarella, era in precedenza occupato dalla possente mole del <strong>castello<\/strong> che fin dall\u2019et\u00e0 longobarda (e forse bizantina) fu il cuore del potere militare e amministrativo dell\u2019Ossola Superiore, passato in propriet\u00e0 dei vescovi di Novara, artefici del suo ingrandimento, dal principio dell\u2019XI secolo alla fine del Trecento e in seguito quasi totalmente distrutto ad opera dei <strong>Vallesani svizzeri <\/strong>che, una volta discesi a occupare la regione ossolana, devastarono la sua fortificazione pi\u00f9 importante, demolendo il palazzo episcopale, residenza dei vescovi novaresi, e smantellando gran parte delle cerchie murarie e delle torri di cinta. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/98\/fa\/de\/98fade8e175573ac2c7bd536b5c6dc32.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;interno del santuario con la dodicesima Stazione della Via Crucis dietro l&#8217;altar maggiore. La scena, opera dello scultore Dionisio Bussola (ivi posta nel 1662), rappresenta Cristo spirante sul Golgota, infondendo tutt&#8217;attorno una &#8220;forte tensione di tragica, sublime e misteriosa attesa&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L&#8217;impeto distruttore dei Vallesani risparmi\u00f2 soltanto la <strong>torre di Mattarella<\/strong>, ancora oggi visibile nella sua imponenza sulla cuspide del monte, e la lunga cortina superiore, con due torri minori e i fortini di difesa. <\/p>\n\n\n\n<p>Il terreno su cui sorgeva il\nmassiccio <em>castrum<\/em> dell\u2019Ossola era per\u00f2 di propriet\u00e0 demaniale, ricadendo\nquindi, alla met\u00e0 del Seicento, sotto l\u2019autorit\u00e0 del <strong>Regno di Spagna<\/strong> e\ndei suoi rappresentanti locali. Allo scopo di prevenire esose richieste in\ndenaro, il Capis, con il supporto della comunit\u00e0 domese, si fece promotore\npresso la Corte di Madrid d\u2019una supplica a Sua Maest\u00e0 Cattolica affinch\u00e9\nvenisse formalizzato un atto di donazione. Nonostante l\u2019immediato consenso del\nre Filippo IV, le lungaggini burocratiche trascinarono l\u2019iter fino al novembre\n1668 quando finalmente venne emanato il decreto a nome del nuovo sovrano\nspagnolo, Carlo II.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/94\/c8\/18\/94c8181f9bf6e439d70f3a80cec8ea0d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La tredicesima Stazione della Via Crucis, con la Deposizione dalla Croce, composta da dieci statue in cotto che costituiscono l&#8217;opera meglio riuscita di Dionisio Bussola<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Sulle pareti interne del santuario, si legge un\u2019iscrizione che ricorda la <strong>donazione del \u201cluogo del castello\u201d<\/strong> deliberata dal Governatore, marchese di Mortara, a nome del re di Spagna \u201cper rendere l\u2019Ossola incolume e inespugnabile\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di Sacri Monti, e di complessi devozionali affini, non \u00e8 infrequente l\u2019uso di termini mutuati dal linguaggio militare, come traspare dai concetti di incolumit\u00e0 e inespugnabilit\u00e0 espressi nell\u2019epigrafe. Questa considerazione si collega a una delle funzioni fondamentali assegnate ai Sacri Monti, alla loro costruzione e promozione, nell\u2019epoca della Controriforma, vale a dire di \u201c<strong>cittadelle della fede<\/strong>\u201d e \u201csentinelle\u201d dell\u2019ortodossia cattolica contro la propagazione delle idee riformate, ereticali, che avevano preso piede a nord della catena alpina con alto rischio di infiltrazione nelle terre fedeli al Papa. <\/p>\n\n\n\n<p>Se si osserva la distribuzione\ngeografica di queste specifiche forme santuariali tra Cinque e Seicento, si nota\ninfatti una particolare concentrazione di Sacri Monti in corrispondenza della\ndorsale alpina, quasi a voler creare idealmente una <strong>barriera a difesa della\nCattolicit\u00e0<\/strong> (Paolo Cozzo). <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/40\/b1\/9b\/40b19b0c790caad115470a4ab2b7e02d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Interno del santuario con le statue di tre degli otto profeti, Isaia, Ezzechiele e Davide<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L\u2019idea di Sacro Monte, maturata negli ambienti della spiritualit\u00e0 francescana, promotrice della <strong>pratica devozionale<\/strong> della Via Crucis, nasce per\u00f2 tra fine Quattrocento e primo Cinquecento dall\u2019intento missionario e pedagogico di offrire al fedele occidentale, cui era impossibile recarsi in <strong>Terra Santa<\/strong> per i pericoli del viaggio, la concreta possibilit\u00e0 di \u201cvedere\u201d i luoghi in cui s\u2019era svolta la vita di Cristo. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/da\/60\/c0\/da60c0984c6440a1cb506711e9a91b28.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La cappella della nona Stazione della Via Crucis. Di tutte le cappelle questa \u00e8 forse quella che si impone per la eleganza del disegno, un perfetto ottagono coperto da una cupola e circondato da un portico sostenuto da pilastri. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Questi vennero riprodotti, in una prima fase, con&nbsp;<strong>fedelt\u00e0 topomimetica<\/strong>, cio\u00e8 ponendo particolare attenzione alle caratteristiche del terreno e alla distribuzione degli spazi, in maniera tale da richiamare nel modo pi\u00f9 fedele possibile l\u2019originale (ad esempio la rotonda del Santo Sepolcro o la grotta di Betlemme), e, successivamente, attribuendo invece maggior valore alla&nbsp;<strong>corrispondenza cronologico-narrativa<\/strong>&nbsp;dei fatti, narrati al pellegrino in modo realistico ricorrendo alla statuaria a grandezza naturale e a stratagemmi come l\u2019uso di barbe e capelli veri (come a Varallo Sesia, che dei Sacri Monti \u00e8 l\u2019archetipo) e con la finalit\u00e0 principale di ottenere l\u2019immedesimazione emotiva dell\u2019osservatore nelle scene riproposte.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/92\/77\/6a\/92776a7da259eda86c35e9f41e9b3784.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La cappella della nona Stazione della Via Crucis, in cui nel 1782 si collocarono le 25 statue plasmate in creta dal plasticatore comasco Stefano Salterio, rappresentazione del Mistero dell&#8217;incontro di Ges\u00f9 con le donne di Gerusalemme, raffigurate con forte intonazione popolaresca come voleva il gusto dell&#8217;epoca. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Tornando alle vicende storiche\ndel <strong>Sacro Monte Calvario<\/strong>, che si innesta in questo clima e su queste\nesperienze, il lungo iter costruttivo prosegu\u00ec anche nel corso del Settecento, con\nl\u2019allestimento della statuaria all\u2019interno delle cappelle e la prosecuzione del\nprogramma decorativo, ma la quiete contemplativa del luogo venne gravemente compromessa\ndalla grande crisi seguita alla <strong>Rivoluzione Francese<\/strong>, che alla fine del\nSettecento si abbatt\u00e9 come un flagello su tutte le istituzioni civili e\nreligiose. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c8\/e6\/bd\/c8e6bd8aa70ab90d35a6267d19b4c5c5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Facciata della quindicesima cappella, dedicata alla Resurrezione, realizzata tra il 1690 e il 1708 a coronamento del disegno teologico alla base dell&#8217;idea del Sacro Monte Calvario, che deve avere il suo culmine nel trionfo di Cristo sulla morte. Si trova proprio sulla cima del monte, a poca distanza dal Santuario.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Applicando la famigerata legge del <strong>febbraio 1801<\/strong>, che disponeva la soppressione delle corporazioni ecclesiastiche e l\u2019avocazione dei loro beni alla Nazione, il delegato governativo della <strong>Repubblica Cisalpina<\/strong>, di cui l\u2019Ossola faceva parte, prese possesso del complesso del Sacro Monte Calvario, con la confisca, la messa all\u2019asta e la svendita di gran parte degli arredi sacri e degli oggetti religiosi, che andarono quindi dispersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Segu\u00ec per il Sacro Monte, cos\u00ec come per molte delle istituzioni benemerite dell\u2019Ossola, nate e sostenute dalla generosit\u00e0 e devozione popolare, un periodo di abbandono, cui si tent\u00f2 di porre rimedio con la <strong>Restaurazione<\/strong> e il ritorno dell\u2019autorit\u00e0 sabauda. Si dovette per\u00f2 attendere il 1828 per assistere all\u2019inizio di una fase di vera rinascita materiale e spirituale del Sacro Monte Calvario, portato a nuova vita dall\u2019attivismo dei <strong>Padri Rosminiani<\/strong>. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/90\/c0\/79\/90c07959dc1ff92efad2ec7a05655bf1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La cappella con la decima Stazione della Via Crucis, iniziata attorno al 1700, contenente il gruppo plastico che rappresenta il Mistero della spogliazione di Cristo, opera di Giuseppe Rusnati<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Era stato il <strong>conte Giacomo\nMellerio<\/strong>, ossolano di nascita, a svolgere opera di persuasione e mediazione\naffinch\u00e9, con l\u2019autorizzazione del vescovo di Novara, il sacerdote roveretano <strong>Antonio\nRosmini, <\/strong>teologo e filosofo, si stabilisse al Sacro Monte di Domodossola,\nfondandovi il suo <strong>Istituto di Carit\u00e0<\/strong> e prendendosi cura del complesso\ndevozionale, che i Padri Rosminiani, per difendersi dalle vessazioni politiche\nanti-cattoliche del periodo risorgimentale, ottennero di acquistare nel 1857\ndando formale avvio alla Casa Religiosa dei Padri Rosminiani, considerata la\nCasa Madre dell\u2019Istituto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e6\/4c\/22\/e64c224157fb1c1962c5f761fb36e160.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Veduta della cappella con la nona Stazione, immersa nel verde rigoglioso del colle di Mattarella<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Dal punto di vista architettonico il Sacro Monte Calvario, ancora oggi affidato alle cure dei Rosminiani, comprende una serie di edifici dislocati lungo la <strong>Via Regia<\/strong> (detta anche Via Sacra o Via Regia Crucis) che, snodandosi all\u2019ombra di faggi e castagni, disegna una percorso devozionale, fisico e spirituale, tra i <strong>Misteri della Passione di Cristo<\/strong>, rappresentati visivamente nelle quindici cappelle, alcune interne al santuario del SS. Crocifisso o comunicanti con esso. L\u2019itinerario prendeva l\u2019avvio da un Arco Trionfale, chiamato anche dagli Ossolani \u201c<strong>Arco di Pilato<\/strong>\u201d, posto all\u2019inizio di via Mattarella e purtroppo, con scelta sciagurata, demolito nel 1875. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7f\/03\/0b\/7f030b65fdb7f1a0d57c19e0eff74b5f.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il complesso ha il suo cuore pulsante nel <strong>Santuario del SS. Crocifisso<\/strong>, che si eleva sulla roccia del monte in forma di ottagono allungato e che racchiude bellissime opere statuarie in cotto del plasticatore e scultore <strong>Dionisio o Dionigi Bussola<\/strong> (1615-1687) e del suo aiuto Giovanni Battista de Magistris detto &#8220;il Volpino&#8221;, tra cui le otto statue dei profeti su mensole aggettanti dai pilastri, colti in dialogo teologico tra loro, e l\u2019<strong>oratorio della Madonna delle Grazie<\/strong> che, sorto su un\u2019edicola sacra preesistente, contenente l\u2019effigie della Beata Vergine, fu inglobato nel recinto del Sacro Monte, venendo collegato tra il 1674 e il 1694, per volere di Giovanni Matteo Capis, a una riproduzione della <strong>Santa Casa di Loreto<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/84\/99\/7c\/84997c4e92a8a2cbea820990eba2b8bb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Madonna in trono con Bambino fra santi. Alla realizzazione del Sacro Monte Calvario lavorarono schiere di artisti, non solo plasticatori, ma anche pittori. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Le <strong>cappelle della Via Crucis<\/strong>\nsono in numero di quindici, contrariamente alla regola codificata al tempo di\npapa Clemente XII nel 1731 che prevedeva soltanto quattordici stazioni. Il\ndramma della Passione e morte di Ges\u00f9, <em>leitmotiv<\/em> del Sacro Monte di\nDomodossola, non poteva infatti concludersi con la deposizione nel Sepolcro e,\ndi conseguenza, si decise di aggiungere una <strong>quindicesima cappella<\/strong>,\nsituata sulla cima del colle, poco distante dal Santuario, dedicata alla gloria\ndella Resurrezione e del trionfo di Cristo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0c\/58\/39\/0c58391ae697e0dea4e415a3207b1434.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il Sacro Monte Calvario in una cartolina d&#8217;epoca<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Merita infine un cenno la <strong>Casa Stockalper<\/strong>, posta in vicinanza della Santa Casa di Loreto, ai limiti del recinto del Sacro Monte, voluta dal barone vallesano <strong>Gaspare Stockalper<\/strong>, influente politico e facoltoso imprenditore di Briga che, costretto all\u2019esilio dai suoi compatrioti dal 1679 al 1685, si rifugi\u00f2 in Ossola, potendo contare sull\u2019amicizia del Capis e contribuendo generosamente all\u2019opera di manutenzione e sviluppo del Santuario.<\/p>\n\n\n\n<p>A memoria dello Stockalper rimangono, inserite nelle pareti esterne del portichetto che d\u00e0 l&#8217;accesso al santuario, due piastre in ghisa recanti l&#8217;incisione del suo motto, <em><strong>Nil solidum nisi solum<\/strong><\/em> (niente \u00e8 saldo se non il suolo), e il volto della statua del Re Mago Gaspare, dentro la cappella della Resurrezione, che ricalca proprio i lineamenti del barone svizzero, passato alla storia come il Re del Sempione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Riferimenti bibliografici e siti\ninternet<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Bertamini Tullio<em>, Cronache del\ncastello di Mattarella,&nbsp;<\/em>in \u201cOscellana\u201d 1976 e seg<\/p>\n\n\n\n<p>Gaddo Giovanni,<em>&nbsp;Antonio\nRosmini al Calvario di Domodossola,&nbsp;<\/em>Stresa 1978<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.sacromontecalvario.it\">www.sacromontecalvario.it<\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il complesso architettonico e religioso del Sacro Monte Calvario a Domodossola \u00e8 inserito nella lista dei sette Sacri Monti del Piemonte tutelati dall\u2019Unesco. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6570,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,27,241,728,86],"tags":[3343,3471,3194,3488,2818,3493,3489,2899,3474,1808,3223,3484,3187,3490,3477,3479,1762,3486,43,3481,30,3168,3492,257,256,380,3491,941,3191,3487,3480,3482,3483],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5751"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5751"}],"version-history":[{"count":27,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7005,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5751\/revisions\/7005"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6570"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}