{"id":5777,"date":"2022-01-10T15:29:53","date_gmt":"2022-01-10T15:29:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5777"},"modified":"2022-01-11T16:59:46","modified_gmt":"2022-01-11T16:59:46","slug":"piemonte-misterioso-la-torre-di-invorio-e-la-triste-sorte-di-margherita-pusterla-tra-storia-e-leggenda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5777","title":{"rendered":"Piemonte misterioso: la torre di Invorio e la triste sorte di Margherita Pusterla"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Raimondi*<\/p>\n\n\n\n<p>Le vie del <strong>centro storico di Invorio<\/strong> (in provincia di Novara) conducono a un punto in cui storia e leggenda si incontrano e si confondono: si tratta della <strong>Torre Viscontea<\/strong>, un tempo parte del castello voluto dai Visconti in quanto fortificazione strategica a difesa dei confini meridionali del Vergante. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e6\/69\/cb\/e669cb858cafc595ad4f1fc421899e5c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>A Invorio esiste vicolo Margherita Pusterla: \u00e8 una strada che conduce a casa Rusca, la pi\u00f9 antica del paese, proprio sotto alla Torre Viscontea.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nelle segrete della fortificazione, o all\u2019interno della stessa torre, avrebbe trascorso gli ultimi giorni di vita <strong>Margherita Visconti<\/strong>, sfortunata moglie di Francesco Pusterla sulla quale aveva messo gli occhi Luchino Visconti. <\/p>\n\n\n\n<p>Non avendo mai ceduto alle richieste del cugino (Luchino e Margherita erano cugini), Margherita fu rinchiusa nella fortezza e, come vuole la leggenda, <strong>murata viva<\/strong> in una delle sue stanze. Sempre la leggenda vorrebbe che lo spirito della donna viva ancora, inquieto, e i suoi lamenti terrorizzino gli abitanti di Invorio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c7\/58\/bf\/c758bf792aed8dcffcd1bdcc6c810fad.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lo stemma del comune di Invorio comprende il biscione, simbolo dei Visconti, e il motto &#8220;TOT HEROUM NATALE SOLUM&#8221; (Luogo natale di molti signori).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Prima di sottostare ai Visconti, Invorio era compreso nei domini dei <strong>conti di Biandrate,<\/strong> poi in quelli dei Pombia, dei Da Castello, dei Casanova e infine, nel XIII secolo, dei Visconti. Le fortune della famiglia milanese, che gi\u00e0 nel 900 faceva parte della nobilt\u00e0 cittadina, mutarono nel 1262 con l\u2019ascesa all\u2019arcivescovato di Ottone e con la nomina dello stesso a signore della citt\u00e0 nel 1277. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ottone<\/strong> nacque a Invorio nel 1207, a quanto pare proprio nel castello visconteo, del quale oggi rimane solo la torre. I Visconti toccarono la loro massima espansione nei nove anni di <strong>dominio di Luchino<\/strong>: succeduto nel 1339 insieme al fratello Giovanni al nipote Azzone, morto senza figli, fu solo Luchino che, come scrive Pietro Verri, \u201cda solo disponeva d\u2019ogni cosa\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/84\/be\/a7\/84bea743839758b68e6babe9baf347e4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Federica Zanghi \u00e8 Margherita Pusterla nel film realizzato dall&#8217;associazione Aquario 2012.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La sua politica aggressiva lo port\u00f2 in pochi anni a ridurre al dominio visconteo diversi <strong>territori piemontesi<\/strong> (Asti, Alessandria, Novara, mentre Vercelli si era gi\u00e0 sottomessa qualche anno prima), che si andarono ad aggiungere a quelli lasciati da Azzone e trasformarono i Visconti da stato regionale a potenza italiana. <\/p>\n\n\n\n<p>Nei nove anni trascorsi al potere Luchino fu <strong>pi\u00f9 temuto che amato<\/strong>: temuto per la sua risolutezza e severit\u00e0 nei confronti dei nemici esterni e interni. Il suo principato, oltre agli ingrandimenti territoriali, pot\u00e9 godere di un notevole aumento demografico, crebbero anche l\u2019agricoltura e l\u2019industria e, grazie alle \u201cprovvide leggi\u201d da lui volute, le strade di Milano tornarono sicure. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/21\/7e\/77\/217e7748bc6d1488cb556224ed5bdaac.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Un&#8217;incisione postuma di Luchino Visconti (1292-1349).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Era un uomo indecifrabile, il cui carattere era un misto di buone e cattive qualit\u00e0. Secondo il <strong>cronista novarese Pietro Azario<\/strong>, egli appariva \u201caustero nell\u2019aspetto e nell\u2019opere, parco nel promettere, largo nell\u2019attendere\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Era inoltre profondo <strong>dissimulatore<\/strong>: Luchino sembrava prendersi cura di poche cose, in realt\u00e0 si curava di molte. Uomo temuto che a sua volta temeva ritorsioni e vendette personali: per questo si circondava di bravacci armati e si accompagnava con persone del calibro di <strong>Mastro Impicca<\/strong>, il boia personale di Luchino, esperto in nodi particolari e strangolamenti. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche nella <strong>condotta personale<\/strong> di Luchino le ombre prevalevano sulle luci: lo seguiva la fama di uomo prodigo, che si intratteneva pi\u00f9 con i prepotenti che con i virtuosi e si abbandonava ai <strong>piaceri della carne<\/strong> senza ritegno, disseminando i territori viscontei di amanti e figli, legittimi e illegittimi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e0\/a9\/c7\/e0a9c7d329e29b7a80c8dba2238705e2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Giovanni Visconti (1290 circa-1354), fratello di Luchino, arcivescovo di Milano e signore della citt\u00e0 dopo la morte del fratello.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fu per\u00f2 malaugurato nella scelta delle mogli: nel 1315 spos\u00f2 <strong>Violante di Saluzzo<\/strong>, quartogenita del marchese Tommaso I, ormai quarantacinquenne e gi\u00e0 al secondo matrimonio che mor\u00ec poco dopo le nozze. Tre anni pi\u00f9 tardi Luchino port\u00f2 all\u2019altare <strong>Caterina Spinola<\/strong>, figlia di Oberto, signore di Genova e capitano del popolo di Asti nel 1275. Anche Caterina mor\u00ec un anno pi\u00f9 tardi, nel 1319. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una lunga vedovanza, nel 1331 Luchino scelse la giovane e bella <strong>Isabella Fieschi<\/strong>, nipote del pontefice Adriano V ma dalla condotta morale tutt\u2019altro che irreprensibile. Su di lei torneremo pi\u00f9 avanti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/06\/9d\/7c\/069d7c72f3e28733360caa3f54754a34.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Margherita Pusterla, il marito Francesco (o Franciscolo), uno dei loro figli e una dama di compagnia nell&#8217;edizione torinese dell&#8217;opera di Cesare Cant\u00f9.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fino a questo punto ci hanno assistito diversi documenti storici, ma da qui in avanti le cose si faranno pi\u00f9 complesse poich\u00e9 la leggenda inizia a insinuarsi nella storia e a confondersi con essa. <\/p>\n\n\n\n<p>I due prossimi protagonisti sono indubbiamente esistiti: <strong>Francesco Pusterla<\/strong> era un \u201cnobile ed onorato cittadino milanese\u201d appartenente a una delle famiglie pi\u00f9 potenti della citt\u00e0. Figlio di Macario Pusterla e di una non meglio individuata Fina, Francesco divenne presto \u201cuno dei pi\u00f9 amabili, pi\u00f9 ricchi e pi\u00f9 splendidi signori di Milano\u201d, come lo descrive Verri, un aristocratico che \u201cin Milano abbonda pi\u00f9 di ogni altro cittadino in ricchezze\u201d, secondo Bernardino Corio. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/39\/ea\/9b\/39ea9bb5bf79167e0563c0e8d30bbf6e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Margherita imprigionata nel castello di Invorio.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Francesco prese in moglie <strong>Margherita Visconti<\/strong>, \u201cdonna di esimia grazia e bellezza\u201d, \u201cla pi\u00f9 nobile e la pi\u00f9 bella donna di Milano\u201d, figlia di Uberto detto il Pico\u2014 feudatario di Somma, Vergiate, Golasecca, Lonate Pozzolo e Ferno (1288), podest\u00e0 di Vercelli (1290) e di Como (1292)\u2014nipote di Matteo Visconti e dunque cugina di Giovanni e Luchino.<\/p>\n\n\n\n<p>Margherita e Francesco, belli, giovani, erano <strong>una delle coppie pi\u00f9 invidiate<\/strong> dell\u2019alta societ\u00e0. Trascorrevano una vita spensierata e fastosa, in citt\u00e0 ma anche nelle numerose propriet\u00e0 sparse per la Lombardia. Francesco e il fratello Surleone possedevano una delle pi\u00f9 belle case di Milano, disponevano di una vasta propriet\u00e0 a Carpiano (oggi in provincia di Milano), nonch\u00e9 di diverse terre concesse a titolo feudale dal monastero di Santa Cristina a Chignolo Po, Montemalo e Monteregale. Dall\u2019unione di Margherita e Francesco nacquero tre figli, di bell\u2019aspetto come i genitori: Ambrogio, Filippo e Pagano. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1a\/d5\/de\/1ad5de57fbfc4030971d2f7ae2f75e73.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Margherita Pusterla (Federica Zanghi) per le strade di Invorio di notte nel film Margherita Pusterla tra Storia e Leggenda. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 non doveva andare molto a genio a Luchino, sospettoso del <strong>crescente potere dei Pusterla<\/strong>. La storia registra una tentata congiura dei Pusterla, e di altre famiglie milanesi, nei confronti di Luchino Visconti, il cui potere monocratico avrebbe dovuto essere rimpiazzato da un organo collegiale. La rivolta, che si allarg\u00f2 a sempre pi\u00f9 gruppi familiari, anche novaresi, scaten\u00f2 una <strong>tremenda vendetta<\/strong> di Luchino. <\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto storia e leggenda divergono: la storia descrive Francesco, fautore principale della congiura, in fuga da Luchino presso il papa, ad <strong>Avignone<\/strong>. Qui il colpo di genio maligno del Visconti: invi\u00f2 presso la corte pontificia emissari e consiglieri, i quali, con simulata amicizia, poco alla volta persuaderono il Pusterla di quanto Avignone fosse insicuro e della necessit\u00e0 di tornare in Italia ch\u00e9 il tempo di Luchino era ormai agli sgoccioli. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/23\/b9\/1c\/23b91c1a7f455102c75a1904d880e9b2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La Torre Viscontea di Invorio.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli fecero anche intendere la possibilit\u00e0 di <strong>liberare<\/strong> Margherita, arrestata subito dopo la scoperta della cospirazione. Il Visconti, intanto, aveva fatto inviare una serie di lettere persuasive da parte di <strong>Mastino II della Scala<\/strong>, il quale invitava a Francesco a raggiungerlo a Verona, dove avrebbe trovato riparo.<\/p>\n\n\n\n<p>Convintosi, Francesco si imbarc\u00f2 su una nave che fece scalo a Pisa, luogo in cui invece scatt\u00f2 la trappola. Appena attraccati, l&#8217;8 agosto 1341, Francesco e i suoi figli <strong>vennero arrestati <\/strong>(i pisani temevano le armi di Luchino e ne avevano bisogno contro Firenze), quindi condotti a Milano insieme alla \u201cnobile e virtuosa\u201d Margherita. Sottoposti a processo, furono <strong>condannati a morte<\/strong> il 17 novembre 1341 e decapitati, pochi giorni dopo, nella piazza del Broletto nuovo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/07\/ee\/02\/07ee0218a4b862d52b87c0a9ce82ce1c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Invorio e la sua Torre visti dall&#8217;alto.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Stando alla leggenda, invece, all\u2019origine della <strong>macchinazione antiviscontea<\/strong> ci sarebbe l\u2019ostinato e fermo rifiuto di Margherita alle insistite <em>avances<\/em> di Luchino, ormai stanco della terza moglie e voglioso di nuove conquiste amorose. Informato dell\u2019accaduto, Francesco scaten\u00f2 una <strong>rivolta<\/strong> insieme ad altre famiglie milanesi come gli Aliprandi. Scoperto il piano, Francesco fugg\u00ec con i i figli per poi essere riacciuffato e condotto al patibolo, mentre la povera Margherita venne rinchiusa nel <strong>castello di Invorio <\/strong>e murata viva in una segreta (se non addirittura, per qualcuno, all\u2019interno della Torre oggi sopravvissuta) poich\u00e9 negava ostinatamente di concedersi a Luchino.<\/p>\n\n\n\n<p>Per alcuni la leggend\u00e0 sfoci\u00f2 in suggestione, apparizione, sogno. I contadini del luogo affermarono di aver visto pi\u00f9 volte il <strong>fantasma della sventurata Margherita<\/strong>, coperta da un lenzuolo bianco, passeggiare intorno alle mura del castello trascinando pesanti catene e piangendo i suoi lutti. La credenza era talmente radicata che pochi invoriesi si sarebbero avventurati di sera per le strade che conducevano al castello. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0a\/14\/b5\/0a14b5518ad96f4f7bcddf77e520ee7d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lo stemma della famiglia Pusterla.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Molti anni dopo i fatti accaduti, la drammatica vicenda di Margherita ispir\u00f2 alcune opere di finzione. La pi\u00f9 nota \u00e8 senza dubbio la riduzione romanzesca di <strong>Cesare Cant\u00f9<\/strong>. Nato in Brianza nel 1804, storico, saggista, prima ancora insegnante e in seguito deputato, tra il 1833 e il 1834, mentre si trovava in carcere poich\u00e9 sospettato di tramare contro gli austriaci, Cant\u00f9 compose un <strong>romanzo storico<\/strong>, di stampo manzoniano, intitolato <em>Margherita Pusterla<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Pubblicata nel 1838, l\u2019opera in realt\u00e0 ricordava un \u201c<strong>Manzoni senza sorriso<\/strong>\u201d, come lo defin\u00ec Borgese, grondante di sangue e dolore, pi\u00f9 simile a un <em>feuilleton<\/em> francese che ai <em>Promessi Sposi<\/em>. L\u2019autore inserisce la vicenda di Margherita e Francesco Pusterla in un quadro pessimista senza lieto fine nel quale nemmeno la religione funziona da ultimo appiglio per i protagonisti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/34\/85\/e1\/3485e168eaa5e6d8d9a6b9df8cee077e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il medaglione che ritrae Margherita Pusterla sul muro del castello di Invorio.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 scampo per nessuno<\/strong>: Margherita, imprigionata e poi giustiziata, va incontro al proprio destino senza speranza. Anche quando era in libert\u00e0 vedeva la propria onest\u00e0 minacciata e la propria bellezza insinuata da tutte le parti senza riuscire a trovare riparo e consolazione. Perfino <strong>Luchino Visconti<\/strong>, il cattivo per eccellenza, un po\u2019 l\u2019equivalente di <em>Don Rodrigo<\/em>, dopo aver sterminato la famiglia Pusterla \u00e8 costretto a patire l\u2019amarissimo contrappasso: muore avvelenato mentre i milanesi festeggiano la sua scomparsa. <\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 Ottocento, ispirato alle vicende rievocate nel romanzo di Cant\u00f9, il compositore <strong>Giovanni Pacini<\/strong> realizz\u00f2 un melodramma tragico in due atti intitolato anch\u2019esso <em>Margherita Pusterla<\/em>. A scrivere il libretto fu chiamato Domenico Bolognese, e l\u2019opera, in parte ambientata Milano, in parte sulle rive dell&#8217;Adda nel 1340, debutt\u00f2 al Teatro San Carlo di Napoli il 25 febbraio 1856.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019opera di Cesare Cant\u00f9 si rifece, poco pi\u00f9 di cent\u2019anni dopo, il <strong>regista Carlo Di Stefano<\/strong>, che nel 1967 ricav\u00f2 una <a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1AmyQerrs1HstNU5fEJppflryrzYtTp8U\/view?usp=sharing\">versione radiofonica<\/a> grazie alla collaborazione dello sceneggiatore Alfio Valdarnini. Il <strong>radiodramma <\/strong>fu trasmesso dal secondo canale RAI in quindici puntate, andate in onda dal 7 al 25 agosto 1967. Valentina Fortunato (scomparsa nel 2019) interpretava Margherita Pusterla, Corrado Pani era il marito Francesco, mentre a vestire i panni di Luchino Visconti fu Adalberto Maria Merli (nato nel 1938 e ancora vivente). Completava il cast la Compagnia di Prosa di Torino.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a8\/73\/17\/a87317b56f8b318cdc2e7b8678240d22.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta di Invorio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 recente \u00e8 stato l\u2019interesse&nbsp; dimostrato dall\u2019associazione di promozione sociale <a href=\"http:\/\/www.aquario2012.eu\/\">Aquario 2012<\/a>. Nel mese di maggio 2014 i responsabili dell\u2019associazione decisero di girare un <strong>breve film su Margherita Pusterla<\/strong>\u2014 prestando, in realt\u00e0, maggior interesse alla parte leggendaria della vicenda. Nel film, una giornalista (interpretata da Lores Bartelle) si imbatte in alcune insolite testimonianze di gente del luogo, la quale afferma di aver incontrato una strana donna, scalza e dal lungo vestito bianco, aggirarsi per le strade di Invorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra visioni, sogni premonitori e vecchi oggetti comparsi all\u2019improvviso, la giornalista (anche grazie all\u2019aiuto dell\u2019allora primo cittadino Dario Piola, che fa una comparsata insieme ad altri invoriesi) riesce a tirare le fila degli avvenimenti e risale alla <strong>triste storia di Margherita<\/strong>. Scopre cos\u00ec che la povera donna era stata rinchiusa dal perfido Luchino nella torre che sovrasta il paese e il suo spirito, di tanto in tanto, percorre senza pace le vie di Invorio alla disperata ricerca dei suoi cari. <\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo alle vicende storiche di Luchino e della terza moglie, Isabella Fieschi, prima lasciate in sospeso. Dopo i Pusterla, la <strong>rabbia del signore di Milano <\/strong>si abbatt\u00e9 sui propri nipoti, figli del fratello Stefano, ossia Matteo, Bernab\u00f2 e Galeazzo, poich\u00e9 sospettati di complicit\u00e0 nella congiura. Secondo Verri, Luchino doveva dubitare particolarmente di Galeazzo, per alcuni troppo intimamente legato alla terza consorte di Luchino, con la quale avrebbe addirittura generato un fanciullo, Luchino Novello, che alla morte morte di Luchino Visconti fu costretto a rinunciare alla discendenza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fe\/8e\/0e\/fe8e0ead81d3d5defa418eb8a118261e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Pagina del Radiocorriere n. 32 del 12 agosto 1967 con l&#8217;articolo riguardante la riduzione radiofonica della vicenda di Margherita Pusterla <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quanto a <strong>Isabella Fieschi<\/strong>, come accennato, la donna era bella almeno quanto Margherita ma, al contrario di quest\u2019ultima, stando alle cronache dell\u2019epoca, era dissoluta e facile al tradimento come il marito. <\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Azario, nel 1347 a Isabella fu consentito di recarsi a Venezia \u201c<strong>come una imperatrice<\/strong>\u201d alla guida della delegazione milanese. Dopo essere stata ricevuta dal signore di Verona, Isabella raggiunse Venezia dove, secondo le voci del periodo, si sarebbe unita carnalmente al suo futuro amante, il doge Andrea Dandolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Da questo viaggio \u201cnacquero di molti scandali\u201d che giunsero agli orecchi di Luchino, il quale promise di fare a Milano \u201cla giustizia pi\u00f9 grande che mai fatta avesse, con bellissimo rogo\u201d. Senonch\u00e9 Isabella riusc\u00ec a scampare al regolamento di conti voluto dal marito per la <strong>sopraggiunta morte <\/strong>di quest\u2019ultimo. Come questa sia avvenuta, l\u2019Azario non dice, ma altri lasciano intendere che Luchino sarebbe stato avvelenato proprio da Isabella. <\/p>\n\n\n\n<p>Comunque siano andate le cose, il Visconti mor\u00ec il 24 gennaio 1349 a cinquantasette anni dopo averne trascorsi pi\u00f9 di nove come temutissimo signore di Milano. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/564x\/3b\/17\/ad\/3b17ad14b21e93b0955ac65fae1fa3c9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Pagina 17 del Radiocorriere n. 32 del 12 agosto 1967 con l&#8217;articolo sulla riduzione radiofonica della vicenda di Margherita Pusterla (in foto l&#8217;attore Corrado Pani, che nel radiodramma interpreta il marito offeso di Margherita, Francesco).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dopo il trapasso del marito, Isabella abbandon\u00f2 Milano con il figlio Luchino Novello per riparare a Genova, mentre <strong>Giovanni Visconti<\/strong> succedette al fratello governando in maniera opposta rispetto al predecessore: abbandon\u00f2 il pugno di ferro, si impegn\u00f2 a tessere alleanze e a stipulare rapporti pacifici con i vicini (in particolare con i Savoia e con i Monferrato) e richiam\u00f2 dall\u2019esilio i nipoti Matteo, Bernab\u00f2 e Galeazzo. Insomma, govern\u00f2 senza la rabbia e quei sospetti che costarono la vita a Margherita e ai suoi familiari.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Azario P.,<\/em> <em>Liber gestorum in Lombardia<\/em>, a cura di F. Cognasso, Bologna, Zanichelli, 1926-39.<\/p>\n\n\n\n<p>Corio B., <em>Storia di Milano<\/em>, Vol.\nII, Milano, Lombardi, 1856. <\/p>\n\n\n\n<p>Verri P., <em>Storia di Milano<\/em>, Vol.\nII, Milano, Oliva, 1850.<\/p>\n\n\n\n<p>Ringrazio Loredana Lionetti e Guido Facchinetti dell\u2019associazione <em>Aquario 2012<\/em> per avermi donato una copia del film da loro realizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>\n\n*Nato a Novara nel 1975, laureato in Lingue e Letterature dell\u2019Europa e delle Americhe presso l\u2019Universit\u00e0 del Piemonte Orientale,&nbsp;<strong>Andrea Raimondi&nbsp;<\/strong>ha conseguito il dottorato in Italian Studies presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese nelle scuole secondarie e collabora con&nbsp;<em>Rivista<\/em><em>Savej<\/em>. Tra le pubblicazioni pi\u00f9 recenti:&nbsp;<em>The Invisible Bridge between the United Kingdom and Piedmont,<\/em>&nbsp;Cambridge Scholars Publishing, Newcastle Upon Tyne, 2019;&nbsp;<em>Il multilinguismo degli scrittori piemontesi \u2013 Da Cesare Pavese a Benito Mazzi<\/em>, Edizioni Grossi, Domodossola, 2018;&nbsp;<em>Emigrazione piemontese \u2013 Una storia che si ripete<\/em>, in&nbsp;<em>Rapporto Italiani nel Mondo 2017<\/em>, a cura di Delfina Licata per Fondazione Migrantes, Tau Editrice, 2017.\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Raimondi* Le vie del centro storico di Invorio (in provincia di Novara) conducono a un punto in cui storia e leggenda&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5795,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2321,495,24,5,22,48],"tags":[3519,3513,3524,2899,3516,3521,3525,3013,3511,3507,3522,3508,3517,3510,3506,3518,1248,49,418,30,1857,3512,3505,3526,3523,36,3509,3520,2204,3514,503],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5777"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5777"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5777\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5797,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5777\/revisions\/5797"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5795"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}