{"id":5798,"date":"2022-01-12T17:02:19","date_gmt":"2022-01-12T17:02:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5798"},"modified":"2022-01-12T17:02:20","modified_gmt":"2022-01-12T17:02:20","slug":"il-castello-di-vinovo-da-prestigiosa-residenza-dei-della-rovere-a-sede-della-regia-fabbrica-di-porcellane-voluta-da-re-vittorio-amedeo-iii-di-savoia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5798","title":{"rendered":"Il castello di Vinovo, da prestigiosa residenza dei Della Rovere a sede della Regia Fabbrica di Porcellane voluta da re Vittorio Amedeo III di Savoia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>castello Della Rovere<\/strong> a\nVinovo, comune situato alle porte di Torino, nella pianura agricola a sud dell\u2019antica\ncapitale sabauda, si presenta al visitatore nella sua elegante veste\narchitettonica rinascimentale, innestata su una preesistente fortificazione\nmedievale, frutto degli imponenti lavori di trasformazione intrapresi dalla <strong>famiglia\nDella Rovere <\/strong>tra la fine del Quattrocento e il principio del secolo\nsuccessivo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3d\/5d\/a9\/3d5da92f75e6b70c76211bdb3b067c85.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il fronte sud del castello di Vinovo &#8211; ph Alberto Chinaglia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La nobile dimora, che si accredita come il pi\u00f9 significativo monumento storico di Vinovo, vanto del paese, si discosta dalle tipologie castellane ricorrenti nell\u2019area del Torinese, sia per l\u2019impronta stilistica di <strong>matrice rinascimentale<\/strong> che caratterizza la struttura, sia per l\u2019originale commistione di <strong>elementi figurativi padano-lombardi<\/strong> e <strong>umbro-romani<\/strong> che si rileva nel repertorio decorativo e pittorico delle sale interne, attribuito in parte ad allievi del <strong>Pinturicchio<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7a\/87\/69\/7a87698704bf73334126e77d5cbbf17b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del castello di Vinovo <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019edificio si presenta sul fronte sud\ncome una <strong>residenza<\/strong> rinascimentale, composta da un\nmassiccio corpo centrale e da due torrioni laterali che rivelano, soprattutto\nnel disegno del coronamento, <strong>influssi\nbramanteschi<\/strong>, leggibili nella sequenza di arcate che incorniciano l\u2019alternarsi\ndi nicchie e di finestre. Il prospetto settentrionale, da cui un tempo si\ndipartiva il viale di carpini che fiancheggiava la strada in direzione di\nTorino, e che oggi appare abbellito da uno <strong>scalone\nd\u2019impronta juvarriana<\/strong>, aggiunto nel primo Settecento ricorrendo a\nmaestranze attive nel vicino cantiere sabaudo di Stupinigi, conserva invece il\nricordo dell\u2019originaria funzione di <strong>fortezza medievale<\/strong>, in particolare\nnelle due torri provviste di beccatelli e caditoie. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4e\/ef\/73\/4eef73dbdc5a2463a61480257f6c9b75.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del cortile interno (1513-1515) con le applicazioni in cotto <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I lavori di ammodernamento che\ntramutarono il preesistente <strong>castello\nmedievale<\/strong> (solo in parte insistente nell\u2019area occupata dall\u2019odierno\nedificio) in splendida <strong>residenza\nprincipesca rinascimentale<\/strong> si protrassero dal 1480 al 1515 e fecero seguito\nall\u2019ascesa economica e sociale della famiglia proprietaria, i torinesi Della\nRovere, che, gi\u00e0 presenti in Vinovo da diversi secoli, erano riusciti nel tempo\nad acquisire la totalit\u00e0 del feudo, a scapito dei potenti marchesi di\nRomagnano. <\/p>\n\n\n\n<p>I torinesi Della Rovere, ambiziosi e intraprendenti, avevano saputo intrecciare le proprie sorti a quelle di un\u2019importante famiglia originaria di <strong>Savona<\/strong>, che portava lo stesso nome, Della Rovere, assurta ad alti onori nel 1471 con la salita di un suo esponente, Francesco, gi\u00e0 ministro generale dell\u2019ordine francescano, al soglio pontificio come <strong>papa Sisto IV<\/strong>, il pontefice entrato nella storia per aver commissionato la ricostruzione e decorazione della cappella del palazzo Apostolico, internazionalmente conosciuta come \u201c<strong>Cappella Sistina<\/strong>\u201d. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a6\/35\/d6\/a635d6ecf22ccf9e270fb1b2192d2e80.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Immagine d&#8217;epoca del prospetto nord del castello di Vinovo con la scenografica scalea d&#8217;ispirazione juvarriana<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> <br>Papa Della Rovere, pur non legato da vincoli di parentela documentati con il ramo torinese, accolse sotto il suo mantello protettivo i fratelli <strong>Cristoforo<\/strong> e <strong>Domenico Della Rovere<\/strong>, che l\u2019avevano sostenuto, appoggiando la nomina di quest\u2019ultimo, dopo la morte prematura del primo, a cardinale di San Vitale e San Clemente e promuovendone la carriera ecclesiastica. Tra i vari titoli di cui fu insignito, vi fu quello di arcivescovo di Tarentaise in Savoia e di vescovo di Ginevra, ma nel 1482 Domenico raggiunse l&#8217;apice ottenendo l\u2019ambita posizione di <strong>arcivescovo di Torino<\/strong>.\u00a0  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/18\/bc\/2a\/18bc2a5bc5764e15e4148b414fa9cea2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Volta affrescata di gusto barocco <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fu la vasta cultura e il mecenatismo di\n<strong>Domenico Della Rovere<\/strong> a consentirgli, durante il soggiorno romano, di\nentrare in contatto con i massimi artisti del tempo, in particolare con la\ncerchia del <strong>Pinturicchio <\/strong>(1452\/54 \u2013 1513), pittore umbro che\ndal 1480, insieme con altri artisti e ispirandosi al repertorio decorativo\ndella <strong><em>Domus Aurea<\/em><\/strong> neroniana, fortuitamente riscoperta in quegli anni a\nRoma nelle cosiddette <em>grotte<\/em> del colle\nEsquilino, in realt\u00e0 vani sotterranei dell\u2019antica reggia, ebbe il merito di\nportare in auge <strong>l\u2019uso della decorazione\npittorica a grottesche<\/strong>, con le sue figurazioni fantastiche, ispirate al\nQuarto Stile della pittura romana, e di promuovere il gusto per l\u2019antico, due\nelementi che si ritrovano nel repertorio iconografico vinovese.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/43\/63\/45\/436345e5866867462546f3d82f093630.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il Salone d&#8217;onore nella manica ovest con il fregio pittorico attribuito dagli studiosi ad allievi del Pinturicchio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La concomitanza del cantiere della\nnuova <strong>Cattedrale di Torino<\/strong>,\nrealizzata tra il 1492 e il 1498 per volere di Domenico della Rovere, con i\nlavori di rifacimento del castello di famiglia, accredita l\u2019ipotesi di un\nintervento a Vinovo di architetti centro-italici, forse il fiorentino Baccio\nPontelli o forse <strong>Amedeo di Francesco da\nSettignano<\/strong>, detto Meo del Caprino (o del Caprina), colui che forn\u00ec i\ndisegni per il Duomo torinese, ispirandosi pi\u00f9 a modelli romani che non della\nnat\u00eca Toscana. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019allestimento delle sale interne del\ncastello venne probabilmente commissionato pi\u00f9 tardi, nei primi del\nCinquecento, per iniziativa di Martino, erede dei beni di Domenico, ed \u00e8 a\nquest\u2019epoca che risalgono le pi\u00f9 belle soluzioni decorative, ancora oggi\nammirabili nel percorso di visita, come il <strong>cortile\ninterno<\/strong> con il porticato coperto al piano terra e il loggiato al secondo, e\nil <strong>Salone d\u2019onore<\/strong> nella manica\nOvest, che presenta lungo le pareti un fregio pittorico attribuito dalla\ncritica alla <strong>scuola del Pinturicchio<\/strong>.\n<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3b\/b3\/f3\/3bb3f3cc6e0c65282c3d55c4d4c426f2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Sala con decorazione a stucco, risalente ai lavori di ammodernamento promossi secondo il gusto barocco dal conte Delle Lanze<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il cortile interno si caratterizza per il ricercato <strong>apparato decorativo in cotto<\/strong> che comprende, nei pennacchi tra un\u2019arcata e l\u2019altra, i raffinati medaglioni contrapposti recanti le effigi degli imperatori <strong>Nerone<\/strong> e <strong>Galba<\/strong> alternate alla personificazione della <strong><em>Libertas Restituta<\/em><\/strong>, rappresentazione allegorica del ritorno della libert\u00e0 (Galba) dopo la tirannia (Nerone), e mostra, su capitelli e lesene, il motivo ricorrente del <strong>ramo di quercia<\/strong>, richiamo all\u2019emblema centrale dell\u2019arme dinastica dei Della Rovere, osservabile anche in diversi punti della Cattedrale di Torino. <\/p>\n\n\n\n<p>La decorazione pittorica del Salone presenta invece una successione di medaglioni con figure dell\u2019antichit\u00e0 romana, sorretti da grandi tritoni cavalcati da amorini, con i motivi della cornucopia, di matrice classica, e del ramo di quercia. Curiosa \u00e8 la raffigurazione della <strong>fenice che risorge dalle fiamme d\u2019un braciere<\/strong>.\u00a0 <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/dd\/3d\/27\/dd3d27755a451b6f287d4dc4e1b3763f.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Al primo piano del castello, infine, \u00e8 celato un altro tesoro d\u2019arte, la <strong>Sala delle Stagioni<\/strong>, con decorazioni pittoriche a grottesche, realizzate verso il 1570, affini agli esempi pi\u00f9 celebrati di Lagnasco e di Manta, che si spera possa essere presto recuperata per una completa fruizione dello splendido edificio, importante testimonianza di architettura castellana rinascimentale in Piemonte. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo l\u2019estinzione della famiglia Della Rovere, avvenuta con la morte dell\u2019ultimo discendente della famiglia, nel 1693, il feudo di Vinovo venne assegnato al <strong>conte Carlo Francesco Agostino Delle Lanze<\/strong>, figlio naturale del duca Carlo Emanuele II di Savoia, che commission\u00f2 l\u2019ammodernamento delle sale interne secondo il gusto barocco dell\u2019epoca, con l\u2019applicazione di stucchi, e la realizzazione della gi\u00e0 citata scalea monumentale del prospetto nord. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1c\/cf\/91\/1ccf910ed7bf1224ec53785afeb9e15c.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il figlio del conte, <strong>Vittorio Amedeo Ignazio Delle Lanze<\/strong>, volendo seguire la vocazione religiosa, con la nomina cardinalizia e la carica di arcivescovo di Nicosia a Cipro, cedette feudo e castello al Regio Patrimonio, premessa per il suo affidamento alla gestione dell\u2019Ordine Mauriziano. <\/p>\n\n\n\n<p>Una svolta nelle sorti dell\u2019antica dimora dei Della Rovere si ebbe nel 1776 quando, sulla scia della fioritura europea di <strong>manifatture di porcellana, <\/strong>patrocinate e finanziate dalle case regnanti (Meissen in Sassonia, Vincennes-S\u00e8vres in Francia, Ginori nel Granducato toscano), anche nel Regno sabaudo si volle intraprendere questa strada, con la decisione di Vittorio Amedeo III di concedere a questo scopo l&#8217;uso del castello di Vinovo all\u2019imprenditore torinese <strong>Giovanni Vittorio Brodel, <\/strong>gi\u00e0 reduce da una significativa esperienza come socio della fabbrica di porcellana avviata nel 1765 dal conte Francesco Ludovico Birago nel suo castello di Vische in Canavese. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/67\/9e\/85\/679e85cfba14876841205638e7ad0b4d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Porcellane della Regia Fabbrica di Vinovo esposte al castello nel 2016 in occasione della mostra &#8220;Stemmi e cavalieri lusitani in Piemonte&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Brodel, affiancato dall&#8217;esperto ceramista Pierre Antoine Hannong, figlio dell\u2019olandese Karl Franz Hannong, fondatore della fabbrica di maioliche di Strasburgo, organizz\u00f2 nel castello che fu dei Della Rovere la produzione di porcellane destinate a divenire celebri con il marchio della <strong>Regia Fabbrica di Vinovo<\/strong>.  <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019operazione commerciale, che trasform\u00f2 il castello in sito produttivo, ebbe notevole successo, tanto che, dopo la lite tra Brodel e Hannong e il conseguente fallimento della manifattura, nel 1780 vi fu l\u2019interessamento del medico torinese <strong>Vittorio Amedeo Gioanetti<\/strong>, membro dell\u2019Accademia delle Scienze di Torino e appassionato di mineralogia, che riattiv\u00f2 la fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p>Gioanetti, mettendo a frutto le proprie relazioni con studiosi stranieri, seppe consolidare la fama di Vinovo, propagandola anche all\u2019estero, come risulta dal giudizio del <strong>direttore di S\u00e8vres<\/strong> che nel 1810 incluse la Real Fabbrica di porcellane vinovesi tra le migliori manifatture d\u2019Europa. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/74\/7b\/8d\/747b8d8a4f837785e4b620dd25b9658c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lapide posata dal comune di Vinovo nella ricorrenza del bicentenario della nascita di Vittorio Amedeo Gioanetti<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dopo la Restaurazione, sia per le mutate condizioni politiche e sociali, sia anche per la sopraggiunta morte del Gioanetti nel 1815, la Real Fabbrica inizi\u00f2 una fase di declino, che la condann\u00f2 alla chiusura nel 1824. Dal 1843 al 1918 la vocazione produttiva del castello riprese vita, grazie ai <strong>fratelli Rey<\/strong>, che vi si insediarono una <strong>tessitura di tappeti,<\/strong> telerie e stoffe. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1973, infine, l\u2019antica residenza dei Della Rovere, che nei secoli aveva assistito al passaggio nelle sue sfarzose sale di <strong>illustri personalit\u00e0<\/strong>, dal corteo nuziale di Giuliano de\u2019 Medici e Filiberta di Savoia nel 1515 a quello del duca Carlo Emanuele I e dell&#8217;Infanta di Spagna Caterina Michela d\u2019Asburgo nel 1585, fino ai frequenti soggiorni di Cristina di Francia, prima Madama Reale, a met\u00e0 Seicento, fu venduta al <strong>comune di Vinovo<\/strong>, attuale proprietario della prestigiosa struttura storica, che \u00e8 oggi in corso di valorizzazione come sede di mostre, conferenze e attivit\u00e0 culturali. <\/p>\n\n\n\n<p>Fonti bibliografiche:<\/p>\n\n\n\n<p>Ilario Manfredini,&nbsp;<em>Il Castello Della Rovere di Vinovo<\/em>, Tipografia Artigiana Vinovese, Vinovo, 2007<\/p>\n\n\n\n<p>Gianni Oliva e Pierfranco Fabris,&nbsp;<em>Castelli piemontesi.&nbsp;La&nbsp;provincia&nbsp;di&nbsp;Torino,&nbsp;<\/em>Bibioteca dell\u2019Immagine, 2021<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Il castello Della Rovere a Vinovo, comune situato alle porte di Torino, nella pianura agricola a sud dell\u2019antica capitale sabauda,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5801,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,14,27],"tags":[3530,3543,2899,3038,3527,3542,3528,3532,144,3536,433,3529,3531,111,3537,3284,30,435,427,434,374,157,2590,3535,35,3541,3538,3533,3540,3539,3544,29,376,3534,426,1111],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5798"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5798"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5798\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5800,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5798\/revisions\/5800"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5801"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5798"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}