{"id":5958,"date":"2022-04-27T10:44:33","date_gmt":"2022-04-27T10:44:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5958"},"modified":"2022-04-27T10:57:02","modified_gmt":"2022-04-27T10:57:02","slug":"cavagnolo-la-chiesa-romanica-di-santa-fede-e-i-legami-con-labbazia-di-sainte-foy-de-conques-in-alvernia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5958","title":{"rendered":"Cavagnolo, la chiesa romanica di Santa Fede e i legami con l&#8217;abbazia di Sainte-Foy de Conques in Alvernia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa del <strong>priorato di Santa Fede<\/strong>, comunemente chiamata \u201cabbazia\u201d, \u00e8 situata nel territorio comunale di Cavagnolo tra le amene colline che costeggiano la sponda destra del fiume Po, in un contesto verde boschivo e agricolo, punteggiato di orti, prati, coltivi e vigneti a girapoggio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b5\/dc\/ab\/b5dcabb628c319b0dd8e8e66522b22a4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della facciata con il blocco del portale d&#8217;ingresso in posizione leggermente aggettante<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come annotava nel 1833 nel suo Dizionario, alla voce \u201cCavagnolo\u201d, l\u2019abate e storico <strong>Goffredo Casalis<\/strong>, la chiesa dell\u2019antico priorato, considerata tra i pi\u00f9 significativi monumenti dell\u2019arte romanica in Piemonte, si trova in posizione raccolta, su un poggio dominante la piccola valle detta di Santa Fede, nei pressi di una sorgente d\u2019acqua, in maniera conforme ai dettami della <strong>regola benedettina<\/strong>. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\n\nIl complesso religioso, rientrante in origine nella diocesi di Vercelli e, partire dal 1474, in quella di Casale (con un breve passaggio alla mensa episcopale di Acqui dal 1728 al 1797), appare oggi mutilo della parte monastica vera e propria, smantellata nel corso dei secoli, e del settecentesco \u201c<strong>palazzo vescovile<\/strong>\u201d, costruito in forme barocche per iniziativa di monsignor <strong>Giovanni Battista Roero<\/strong> (1684-1766), vescovo di Acqui e poi arcivescovo di Torino, che intese il priorato di Santa Fede soprattutto come residenza estiva, e, in seguito, ampiamente rimaneggiato, tanto da non essere pi\u00f9 riconoscibile nella sua fisionomia originaria. &nbsp;\n\n<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4f\/d6\/64\/4fd66424ff6a01a5f05e77179b5c5327.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>  <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La sopravvivenza architettonica pi\u00f9 importante, studiata in\npassato da Edoardo Arborio Mella, Carlo Promis, Alfredo d\u2019Andrade, Arthur\nKingsley Porter, \u00e8 la <strong>chiesa di Santa Fede<\/strong>, dal 1895 di propriet\u00e0 dei <strong>Padri\nMaristi<\/strong>, che si presero cura dell\u2019antica fondazione monastica erigendo gli\nedifici atti a ospitare lo \u201cstudentato\u201d e i soggiorni estivi della Scuola\nApostolica. <\/p>\n\n\n\n<p>Il suggestivo <strong>sagrato<\/strong>, che si apre verso ovest al\nlimitare del bosco, \u00e8 uno spazio che induce il visitatore al raccoglimento e\nalla contemplazione, in sintonia con gli elementi naturali che lo circondano e\ncon la destinazione religiosa dell\u2019edificio. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ec\/1a\/b3\/ec1ab3b2b1f9a13dfd229ff2cd017559.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il portale d&#8217;ingresso con il ricchissimo apparato scultoreo e decorativo <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La facciata, costruita in blocchi di arenaria e, nella parte\nsuperiore, in mattoni, \u00e8 scandita da tre registri, di cui quello centrale, pi\u00f9\nalto rispetto ai due laterali, \u00e8 contrassegnato dallo <strong>straordinario portale<\/strong>\nche si impone all\u2019osservatore per il ricchissimo apparato scultoreo e\ndecorativo. Addossate alle porzioni laterali della facciata spiccano <strong>due\nsemicolonne<\/strong> sormontate da capitelli lavorati che non hanno per\u00f2 alcun\nlegame n\u00e9 corrispondenza con l\u2019organizzazione degli spazi interni della chiesa.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Il portale d\u2019ingresso, leggermente aggettante, si segnala per l\u2019esuberanza del corredo scultoreo, confrontabile con gli esempi non distanti di San Lorenzo a Montiglio e San Secondo di Cortazzone, da cui si differenzia per una \u201c<strong>maggiore finezza esecutiva<\/strong>\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e7\/cc\/00\/e7cc0013455ae4f7aa5f1a911ebdc3ba.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La lunetta del portale con il Cristo Pantocratore in mandorla <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella lunetta si osserva un <strong>Cristo Pantocratore in mandorla<\/strong> fra angeli ad ali spiegate, mentre l\u2019architrave, sproporzionato rispetto all\u2019insieme, presenta motivi vegetali, con girali di vite, grappoli e foglie. La \u201cforesta\u201d di sculture, con i loro richiami simbolici, si estende alle ghiere che definiscono la strombatura del portale e sui capitelli delle semicolonne laterali, dove troviamo figure zoomorfe, esotiche, ibride e chimeriche, tra cui un bue, un leone, alcuni grifoni, un dromedario, una fiera dai prominenti artigli, una lepre, un <strong>gallo con coda di scorpione<\/strong>, oltre a elementi tratti dal mondo vegetale e segni geometrici, come grossi grappoli d\u2019uva, nastri intrecciati, fasce a spirale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c1\/17\/c6\/c117c6091ee8eb55acdb2ce17c014c07.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio dell&#8217;apparato scultoreo della facciata: in alto un grifone e in basso una figura antropomorfa femminile<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019interno, articolato in una navata maggiore e due navatelle\nlaterali, mostra una <strong>volta a botte<\/strong> segnata da vistosi costoloni la cui\ndatazione \u00e8 stata a lungo dibattuta tra gli studiosi, ma che oggi \u00e8 quasi unanimemente\nfatta risalire al principio del XII secolo (e non frutto di un successivo\ncantiere, come ritenuto per molto tempo dalla critica). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/de\/cf\/e6\/decfe6256e703002058d21eb76497699.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;interno della chiesa, suddiviso in una navata maggiore e due navatelle laterali<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La teoria di pilastri con semicolonne addossate che separano la navata principale da quelle minori \u00e8 sormontata da <strong>bellissimi capitelli<\/strong> in pietra arenaria, forse opera di maestranze diverse (per le divergenze stilistiche e qualitative) alcuni dei quali derivano dal <strong>modello corinzio<\/strong>, seppure con notevoli variazioni (originale \u00e8 il motivo delle foglie che si sviluppano in verticale piegandosi al culmine verso l\u2019esterno per sostenere un frutto, probabilmente una pigna). <\/p>\n\n\n\n<p>Come sottolinea <strong>Michele Luigi Vescovi&nbsp;<\/strong>nel suo studio su Santa Fede, le caratteristiche di questi capitelli sembrano rimandare ai grandi cantieri ecclesiastici aperti nell\u2019XI secolo nel <strong>sud-ovest francese<\/strong> e nel nord della Spagna. &nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/da\/9e\/29\/da9e29f90d8c0d7963a3bb86b74c6558.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio dell&#8217;interno con le lampade a globo che illuminano le navate<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La presenza di alcuni <strong>capitelli incompiuti,<\/strong> inoltre, sembra avallare l&#8217;ipotesi di due diverse botteghe operanti nel cantiere di Santa Fede: il primo gruppo di artigiani, abbandonata la fabbrica, si sarebbe spostato nella poco distante localit\u00e0 di <strong>Montiglio<\/strong>, lavorando nella chiesa oggi cimiteriale di San Lorenzo e lasciando a una seconda bottega il compito di completare la costruzione di Santa Fede, con una modifica del progetto iniziale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c4\/27\/77\/c42777123ca14bb5155cb8964dc89485.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Uno dei capitelli pi\u00f9 raffinati: derivato dal modello corinzio, presenta  le foglie del livello superiore che si piegano al culmine per sostenere un frutto, forse una pigna, e quelle del livello inferiore eptalobate (con sette lobi)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Procedendo verso l\u2019abside, si nota la presenza di un <strong>falso transetto<\/strong>, che non emerge dal perimetro dell\u2019edificio, ma si evidenzia per il maggior sviluppo in altezza rispetto alle navate laterali. L\u2019uso dello pseudo transetto, con due facciate (di cui oggi una occultata e l\u2019altra ancora riconoscibile) e con una torre posta in corrispondenza del punto di incrocio fra il transetto medesimo e la navata centrale, richiama <strong>modelli cluniacensi. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il supposto legame di Santa Fede di Cavagnolo con ambienti cluniacensi sarebbe suffragato anche dalla presenza come elemento decorativo, osservabile sulla ghiera sommitale del portale d\u2019ingresso, di una <strong>croce con terminazioni allargate<\/strong> (croce \u201cpatente\u201d) e peduncolo inferiore, possibile richiamo alla simbologia dell\u2019ordine di Cluny. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4a\/c2\/94\/4ac29432127c47f587680e46c10de131.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Uno dei capitelli derivati da modelli corinzi: le foglie appaiono lisce sugli spigoli, ma con florida decorazione vegetale tanto al centro quanto a ridosso dei caulicoli.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le origini dell\u2019istituzione monastica di Santa Fede, gi\u00e0 indicata dal Porter nell\u2019anno 1140 e ritenuta oggi non pi\u00f9 tarda del principio del XII secolo, e le sue vicende costruttive, le incertezze fra gli studiosi sono state alimentate dalle notevoli <strong>lacune documentarie<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>I primi riferimenti scritti che attestano l\u2019esistenza di un priorato di Santa Fede nel territorio di Cavagnolo risalgono al XII secolo, periodo in cui la comunit\u00e0 monastica di Cavagnolo doveva gi\u00e0 configurarsi come un <strong>priorato<\/strong> alle dipendenze di una casa madre, individuabile con ogni probabilit\u00e0 nell\u2019abbazia francese di <strong>Sainte-Foy de Conques<\/strong> <strong>in Alvernia<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/59\/75\/af\/5975af0fb84dfcc38b29bd80f722be1a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Capitello con decorazione zoomorfa, meno accurato nell&#8217;esecuzione e di qualit\u00e0 inferiore rispetto ai precedenti, probabile opera di maestranze diverse<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Non sappiamo, per\u00f2, nulla di preciso circa la fondazione n\u00e9 sulle modalit\u00e0 con cui s\u2019instaur\u00f2 tale dipendenza, se fu un\u2019iniziativa dei <strong>monaci alverniati <\/strong>o se, per qualche ragione a noi oscura, la comunit\u00e0 monastica piemontese decise in un secondo momento, dopo essersi formata, di legarsi alla fondazione transalpina. <\/p>\n\n\n\n<p>In merito ai legami tra il\npriorato di Cavagnolo e la grande abbazia alverniate intitolata a Santa Fede,\nquesti sono comprovati da due documenti di produzione pi\u00f9 tarda rispetto all\u2019epoca\ndella fondazione: il <strong>testamento del marchese del Monferrato Giovanni II<\/strong>,\nredatto nel 1372 (e a noi pervenuto non in originale), che, dotando di beni e\nterre il priorato di Santa Fede <em>in villa Cavagnolii,<\/em> lo descrive come \u201csubiectus\nabbatiae monasterii Conchu\u201d, cio\u00e8 soggetto dell\u2019abbazia di Conques, e due <strong><em>pancarte<\/em><\/strong>\ndi Conques (documenti redatti da un monastero per registrare beni e donativi),\nla prima letta ma non pubblicata da Gustave Desjardins, in cui si trova una\nlista di dipendenze dell\u2019abbazia alverniate tra i secoli XI e XII, e la seconda\ndatata 1623 che inserisce proprio il \u201c<em>prioratus Sanctae Fidis de Visterno\nseu Cavancholio<\/em>\u201d (Santa Fede di Cavagnolo), situato nella diocesi di\nVercelli, tra i possedimenti dell\u2019abbazia alverniate. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6f\/db\/b4\/6fdbb40f03297c135a09d2d7551d8adb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio dell&#8217;area absidale con le tre monofore <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019attestazione di una dipendenza\ntra la piemontese Santa Fede e l\u2019alverniate Sainte-Foy consente di spiegare le numerose\nanomalie riscontrate dagli studiosi nelle caratteristiche costruttive e\ndecorative della chiesa di Cavagnolo, che rivelano l\u2019influenza di <strong>modelli\nculturali transalpini<\/strong> (cos\u00ec ritiene ormai la maggior parte degli studiosi) e\nl\u2019intervento, anche in pi\u00f9 fasi, di maestranze francesi (forse non laiche, ma\ncostituite proprio da monaci che si muovevano lungo le vie dei pellegrinaggi),\nfenomeno d\u2019altronde comune in un\u2019area come il Piemonte da sempre culturalmente \u201ccontesa\u201d\ntra il mondo d\u2019Oltralpe e l\u2019universo lombardo-padano. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/32\/f3\/f9\/32f3f9d7e4687a1aad9cb42c8ab84e9b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La croce con terminazioni allargate (&#8220;patente&#8221;) e peduncolo inferiore che si nota al centro della ghiera sommitale del portale d&#8217;ingresso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sulla base di confronti\nstilistici e di tecniche costruttive, gi\u00e0 Silvana Casartelli (1959) sosteneva i\nlegami di Santa Fede di Cavagnolo, cos\u00ec come delle chiese di Montiglio,\nMontechiaro e Cortazzone, con <strong>modelli provenzali<\/strong> e, in particolare, <strong>alverniati<\/strong>,\nrintracciando la prova di queste connessioni in diversi elementi architettonici\ne decorativi come la pratica dell\u2019arco oltrepassato, la decorazione geometrica ottenuta\nmediante l\u2019uso di materiali di diverso colore, le cornici scolpite \u201c a\nbillettes\u201d e la presenza dei modiglioni a \u201ccopeaux\u201d, che richiamano <strong>temi\norientali<\/strong> \u201c<em>nelle precise particolari forme caratteristiche della cultura\ngi\u00e0 preromanica e quindi romanica dell\u2019Alvernia\u201d<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/5b\/5e\/f55b5e09b032b1753b8fb480639b7ad4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio dell&#8217;apparato scultoreo del portale d&#8217;ingresso <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A queste osservazioni si aggiunge la presenza di \u201canomalie\u201d nella costruzione e nelle tematiche dell\u2019apparato scultoreo: tra queste, ricordiamo la gi\u00e0 citata <strong>volta a botte<\/strong> che copre la navata centrale e che, in base alle ricerche pi\u00f9 recenti, si fa risalire al primo cantiere di Santa Fede (realizzato forse in due distinte campagne, con modifica del progetto originario) e non a interventi successivi. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impiego di questo tipo di copertura, risalente nel caso di Santa Fede al principio del XII secolo, appare <strong>molto precoce <\/strong>rispetto ai pur rari esempi disponibili in area ligure-piemontese e padana, e riconducibile a modelli architettonici di Borgogna, Provenza e Alvernia, dove era gi\u00e0 utilizzata. Stesse considerazioni possono essere svolte per la <strong>lunetta del portale<\/strong> con il Cristo Pantocratore, ritenuta di derivazione francese. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c6\/1e\/74\/c61e74d73988a3f5648b66b9069ac6da.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nonostante discussioni e pareri contrastanti, la storiografia ha quindi da tempo affermato i caratteri d\u2019Oltralpe della maestranza (o maestranze) attiva a Santa Fede (cos\u00ec come a San Lorenzo di Montiglio), riconducendone le origini geografiche all\u2019<strong>Alvernia<\/strong> (Casartelli 1959). <\/p>\n\n\n\n<p>Va per\u00f2 registrata la posizione della Fissore Solaro (1971) che, analizzando tematiche e stili, individua invece l\u2019area di provenienza delle maestranze che lavorarono a Santa Fede nella <strong>regione storica francese della Saintonge<\/strong>, a lungo contesa tra le dinastie reali dei Capetingi e Plantageneti (Fissore Solaro in \u201c<em>Romanico nel Monferrato e i suoi rapporti con la Saintonge<\/em>\u201d). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e2\/f0\/43\/e2f043dc6e90160944872f75ff7f2a28.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le tre monofore dell&#8217;abside<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Rimane, infine, da accennare al tema della <strong>dedicazione a Santa Fede<\/strong>, il cui culto, molto diffuso in Francia e Spagna, appare poco presente in Piemonte e in area padana. La giovane Fede, nativa di Agen in <strong>Aquitania<\/strong>, a nord di Tolosa, venne martirizzata nel 303 d.C., durante le persecuzioni di Diocleziano, e la sua devozione, radicatasi in ambito cluniacense, si propag\u00f2 velocemente lungo le tappe dell\u2019itinerario dei pellegrini verso Santiago di Compostela. <\/p>\n\n\n\n<p>Centro principale del culto di Santa Fede divenne a partire dal IX secolo <strong>l\u2019abbazia di Conques<\/strong> in Alvernia, dove le reliquie della martire vennero traslate da Agen, forse a seguito di trafugamento. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/93\/ac\/76\/93ac764e24d096b4913a220612b59297.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del portale d&#8217;ingresso con la bifora soprastante inserita alla fine dell&#8217;Ottocento in sostituzione di una precedente finestra rettangolare<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dando per assodato che l\u2019origine\ndel priorato di Cavagnolo sia da ricondursi al principio del XII secolo, come sostiene\normai la maggioranza degli studiosi, quali possono essere le ragioni che\nindussero la lontana <strong>abbazia alverniate di Sainte-Foy<\/strong> a organizzare la fondazione\nd\u2019una comunit\u00e0 monastica, da essa dipendente, aldil\u00e0 delle Alpi, tra le colline\na nord del Po? <\/p>\n\n\n\n<p>Il culto di Santa Fede, come evidenziato\ndal Vescovi, appare non solo legato al <strong>Cammino di Santiago<\/strong>, ma anche strettamente\nconnesso alla <strong>liberazione dei prigionieri<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d7\/7f\/e3\/d77fe381860530c57e7c03f01ae3b07a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Questa \u201cspecializzazione\u201d della giovane martire di Agen nell\u2019intercedere in favore dei prigionieri, testimoniata nel <em>Liber miraculorum Sancte Fidis <\/em>(1897)<em>,<\/em> trova corrispondenza iconografica nell\u2019<strong>immagine delle catene, <\/strong>simbolo di prigionia e schiavit\u00f9, raffigurata sul portale dell\u2019abbazia di Conques. Vi \u00e8 inoltre il caso, ben documentato e raccontato sempre dal Vescovi, di un priorato con dedica a Santa Fede situato nella <strong>contea inglese del Norfolk,<\/strong> che venne fondato nel primo XII secolo da due benefattori come <em>ex voto<\/em> per la loro miracolosa liberazione da un gruppo di banditi da cui erano stati presi in ostaggio nel sud della Francia.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe quindi ipotizzare, sulla scorta di queste osservazioni, che la comunit\u00e0 monastica di Cavagnolo abbia avuto origine dall\u2019adempimento d\u2019un voto da parte di <strong>uno o pi\u00f9 prigionieri liberati<\/strong>, forse da identificarsi con il misterioso <strong><em>prior Rolandus<\/em><\/strong> citato in un\u2019iscrizione sulla facciata della chiesa, e che a questo atto di devozione verso Santa Fede sia seguita l\u2019affiliazione alla grande abbazia alverniate. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Chiara Devoti e Monica Naretto, <em>L&#8217;abbaziale di Santa Fede a Cavagnolo Po<\/em>, in <em>Architettura dei monasteri in Piemonte<\/em>, ed. L&#8217;Artistica di Savigliano, 2015<\/p>\n\n\n\n<p>Bardessono Bartolomeo, <em>Santa Fede di Cavagnolo (Torino). Arte, storia, presenza Marista<\/em>, T.L.S., Cavagnolo 1995<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso La chiesa del priorato di Santa Fede, comunemente chiamata \u201cabbazia\u201d, \u00e8 situata nel territorio comunale di Cavagnolo tra le amene&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5967,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,27],"tags":[392,3469,3763,47,3761,3765,3463,1029,3470,3770,3760,3769,3759,3336,144,3764,3771,108,105,1806,30,600,3426,1397,3472,73,3053,3762,3758,3768,2497,380,3767],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5958"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5958"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5958\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5970,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5958\/revisions\/5970"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5958"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5958"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5958"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}