{"id":5995,"date":"2022-05-07T16:54:44","date_gmt":"2022-05-07T16:54:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5995"},"modified":"2022-05-07T16:59:45","modified_gmt":"2022-05-07T16:59:45","slug":"preziosita-romaniche-nellastigiana-valle-versa-la-madonna-della-neve-nelle-campagne-di-castellalfero-e-la-chiesa-di-san-pietro-a-portacomaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5995","title":{"rendered":"Preziosit\u00e0 romaniche nell\u2019astigiana valle Versa: la Madonna della Neve nelle campagne di Castell\u2019Alfero e la chiesa di San Pietro a Portacomaro"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Il territorio della <strong>valle Versa astigiana<\/strong>, anticamente attraversato dalla strada romana detta \u201cvia levata\u201d (forse perch\u00e9 sopraelevata rispetto al piano di campagna) che collegava Hasta (Asti) con Rigomagus (Trino Vercellese), custodisce autentiche gemme del <strong>romanico piemontese<\/strong>, come la chiesa della Madonna della Neve, situata in posizione isolata nelle campagne tra Castell\u2019Alfero e Frinco, e la cappella di San Pietro, posta ai margini dell\u2019abitato di Portacomaro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/8a\/e9\/368ae9f313c755c5778790e68fbe1ba8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta delle colline circostanti la chiesa della Madonna della Nave a Castell&#8217;Alfero<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per raggiungere la chiesa della Madonna della Neve occorre seguire un intricato, ma gradevole, percorso tra le colline circostanti il paese di <strong>Castell\u2019Alfero<\/strong>, che si presenta al visitatore come un compatto gruppo di caseggiati posto alla sommit\u00e0 di un\u2019altura sul versante destro della valle Versa. Al vertice dell\u2019abitato s\u2019impone, per l\u2019eleganza delle forme, frutto del talento creativo dell\u2019architetto sabaudo <strong>Benedetto Alfieri<\/strong>, la nobile <strong>residenza barocca dei conti Amico<\/strong>, chiamata \u201ccastello\u201d secondo l\u2019uso piemontese, che sorgerebbe, secondo un\u2019ipotesi non suffragata da prove certe, nell\u2019area dove in precedenza esisteva la fortezza medievale indicata nel <em>Codex Astensis<\/em> come \u201cCastrum Alferii\u201d. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/2b\/39\/422b39ac876c8e4a05bbffc03d0df39e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa della Madonna della Neve <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Provenendo dal fondovalle, la chiesa della Madonna della Neve, che spicca tra le numerose testimonianze del romanico astigiano e monferrino per il \u201c<strong>delicato gusto cromatico<\/strong> della muratura, per le pregevoli sculture che ornano le monofore absidali e per l\u2019unicit\u00e0 del campanile cilindrico\u201d, appare oggi in parte occultata alla vista da un boschetto di alberi ad alto fusto cresciuti sui bordi dello sperone tufaceo cui poggia l\u2019edificio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/34\/63\/9c\/34639cc579a991d6985e4f67baac0bea.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il campanile di forma cilindrica innestato su base quadrata, un<em> unicum<\/em> nel panorama del romanico astigiano e monferrino<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa porta il titolo di <strong>Madonna della Neve<\/strong>, il cui culto tramanda la memoria del miracolo avvenuto, secondo la tradizione, nella notte tra il 4 e il 5 agosto dell\u2019anno 358 quando una straordinaria nevicata estiva imbianc\u00f2 a Roma il colle dell\u2019Esquilino, mostrando cos\u00ec a papa Liborio e al patrizio romano Giovanni, che erano stati preavvertiti in sogno, l\u2019esatto luogo in cui la Madonna desiderava che si fondasse una grande chiesa in suo onore, nucleo primigenio della <strong>Basilica di Santa Maria Maggiore<\/strong>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1c\/21\/ef\/1c21ef31733382d3c2c00c267ad60c39.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La monofora centrale dell&#8217;abside con le decorazioni a racemi che ornano l&#8217;archivolto<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nelle antiche carte, per\u00f2, la chiesa romanica della Madonna della Neve non \u00e8 designata con questo titolo, bens\u00ec con le due diverse denominazioni di <strong>Santa Maria di Viale o di Viallo <\/strong>(documentata dal 1169) e di Santa Maria di <strong>Guidorabio <\/strong>o Guadarabbio (<em>Guadarabium<\/em>). <\/p>\n\n\n\n<p>Il riferimento \u00e8 a due villaggi, non pi\u00f9 esistenti da molti secoli, che, nel periodo medievale, dovevano avere un legame con la chiesa o sorgere nelle sue vicinanze: la localit\u00e0 di <strong>Viale o Viallo<\/strong>, indicata come uno degli insediamenti (insieme con Cassano, Lissano e altri) che, alla fine del XII secolo, su impulso del comune di Asti, che controllava il territorio, si aggregarono per dare vita al nuovo borgo di sommit\u00e0 di Castell\u2019Alfero, e l\u2019abitato di<strong> Guidorabio\/Guadarabbio<\/strong>, detto anche Borgo San Pietro della Versa, fondato nella prima met\u00e0 del XIII secolo ai piedi della collina, in corrispondenza di un guado sul torrente Versa, per un tentativo di ripopolamento dettato dall\u2019urgenza di proteggere l\u2019area di fondovalle dalle continue incursioni monferrine (nel contempo, i residenti ottennero lo status di <em>cives Astenses<\/em>, poi mantenuto anche dopo il nuovo trasferimento sul colle).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8c\/9f\/45\/8c9f4562a6bb9e5d08533938106949cd.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Monofora centrale dell&#8217;abside: le raffinate decorazioni dell&#8217;archivolto <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Esattamente com\u2019era capitato per Viale o Viallo, anche il secondo insediamento di Guadarabbio, a partire dal XIV secolo, venne abbandonato, per il nuovo spostamento degli abitanti sulla collina, nella pi\u00f9 sicura<em> villa <\/em>di <em>Castrum Alferii<\/em>, decretando cos\u00ec per l\u2019antica chiesa di Santa Maria, non pi\u00f9 utilizzata per le funzioni religiose al servizio dei villaggi scomparsi, un destino di <strong>lenta decadenza<\/strong> che, per\u00f2, paradossalmente, come in molti altri casi di chiese medievali astigiane e monferrine, ne garant\u00ec (malgrado qualche rimaneggiamento in et\u00e0 moderna) la sopravvivenza come testimonianza architettonica della grande stagione romanica.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a6\/33\/82\/a633820f6d879adc797dfde94a1c3d71.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gli affreschi del catino absidale: veduta d&#8217;insieme<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa della Madonna della Neve, pur rimasta isolata nel contesto campestre, venne ancora adoperata per un certo tempo come <strong>cappella cimiteriale<\/strong>, dato che attorno sorgeva un piccolo cimitero riservato alla sepoltura dei defunti residenti nelle cascine dei dintorni, ma anche questa destinazione si esaur\u00ec nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda l\u2019aspetto architettonico, sono risultati provvidenziali gli interventi di restauro condotti nei primi anni 2000, quando non solo si provvide al <strong>consolidamento dello scosceso fianco collinare<\/strong>, soggetto a pericolosi movimenti franosi e cedimenti del terreno, ma si mise mano alla struttura dell\u2019edificio, riportando parzialmente alla luce, sulla facciata e all\u2019interno, la <strong>tessitura muraria medievale<\/strong>, che era stata ricoperta e nascosta alla vista dalla sovrapposizione di uno strato di intonaco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/18\/fb\/1a\/18fb1a03028ca697c66fc48ac9d2a6ff.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il Cristo Pantocratore in mandorla al centro del catino absidale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Partendo dall\u2019esterno, caratterizzato in origine da una facciata a capanna, oggi resa nuovamente leggibile dall\u2019intervento di asportazione dell\u2019intonaco (descialbo), le parti pi\u00f9 significative dell\u2019edificio sono l\u2019<strong>abside<\/strong> e il <strong>campanile<\/strong>, entrambi costruiti, secondo gli studiosi, verso la met\u00e0 del XII secolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Suddivisa in tre campiture, la superficie esterna dell\u2019abside, con il suo delicato gioco cromatico creato dall\u2019alternarsi di arenaria e laterizio, presenta raffinate <strong>sculture a motivi in prevalenza vegetali (racemi) <\/strong>che ornano l\u2019archivolto delle monofore e i capitelli delle due semicolonne addossate alla parete. Singolare, sempre nella tessitura muraria dell\u2019abside, \u00e8 il <strong>motivo a scacchi<\/strong> osservabile nella parte centrale, che richiama identiche soluzioni decorative presenti in altre chiese del romanico astigiano come San Nazario e Celso a Montechiaro.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2e\/58\/b5\/2e58b5b04269bc314e4eece55c140289.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>San Sebastiano <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sul fianco sud si eleva il campanile che, per la sua <strong>forma cilindrica<\/strong>, rappresenta un <em>unicum <\/em>nel panorama del romanico astigiano e monferrino, ma \u00e8 anche un rarit\u00e0 a livello generale: studi compiuti in tempi recenti, interpretando i richiami simbolici sottesi a questa soluzione inusuale, hanno ipotizzato che la forma peculiare del campanile, cilindrico ma innestato su una base quadrata, sia da ricondursi all\u2019intervento di <strong>maestranze templari<\/strong>, lasciando quindi intendere una possibile presenza in loco dell\u2019<strong>Ordine del Tempio<\/strong>, soppresso nel 1312, che sarebbe anche suffragata da altri indizi rintracciabili dentro la chiesa e nella toponomastica del territorio circostante.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/11\/54\/8c\/11548c4584127ba304ada8dac20a9864.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lacerto di affresco con il volto di Cristo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019interno della Madonna della Neve, ad aula unica rettangolare, colpisce soprattutto per gli affreschi trecenteschi rinvenuti durante la campagna di restauro, che ricoprono in particolare l\u2019area absidale, dove troviamo, nel catino, un <strong>Cristo Pantocratore in mandorla<\/strong> attorniato dai simboli degli Evangelisti e altre interessanti figure collegate tra loro da un sottile gioco di richiami teologici (ad esempio la presenza, alle due estremit\u00e0, dell\u2019ultimo profeta del Vecchio Testamento e del primo martire cristiano, Santo Stefano, a evocare la continuit\u00e0 tra Vecchio e Nuovo Testamento). Sulle pareti laterali sono visibili lacerti di affreschi, come un volto del Cristo dall\u2019espressione dolente, databili a un periodo precedente, forse addirittura risalenti alla prima fase costruttiva dell\u2019XI\/XII secolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f8\/db\/ea\/f8dbeae1721c5f85c9105d4b6c7e2e84.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Sant&#8217;Antonio Abate sulla sinistra e San Sebastiano trafitto dalle frecce <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lasciando le campagne di Castell\u2019Alfero, ci dirigiamo verso il <strong>paese di Portacomaro<\/strong>, la cui notoriet\u00e0 \u00e8 dovuta soprattutto alla produzione vinicola, legata in particolate al Grignolino (i bastioni che sorreggono il nucleo antico del borgo, sopraelevato di una decina di metri rispetto all\u2019abitato sottostante, ospitano oggi la Bottega del Grignolino).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/57\/fc\/ce\/57fcce6425c8942da1ca1751fd9cc861.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La chiesa di San Pietro a Portacomaro vista dalla scalinata di accesso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lungo la strada per Scurzolengo, affacciata sull\u2019orlo dell\u2019altura che sovrasta la via sottostante e raggiungibile a piedi tramite una ripida scalinata a pi\u00f9 rampe, sorge la <strong>chiesa di San Pietro<\/strong>, perfettamente riconoscibile nel suo stile romanico che ripropone le caratteristiche della \u201cScuola del Monferrato\u201d, con il portale d\u2019ingresso sormontato da un arco falcato, con ghiera di laterizi e lunetta cieca, la <strong>facciata a capanna<\/strong>, caratterizzata da grossi blocchi lapidei in arenaria, squadrati e posati con accuratezza, e una parte sommitale, probabile frutto di ricostruzione, in laterizio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/64\/53\/e8\/6453e8e9545f96c37b68d8d881bbded1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La Crocefissione affrescata sulla parete di fondo <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Menzionata per la prima volta nel registro diocesano del 1345 come dipendenza dell\u2019<strong>abbazia di San Bartolomeo di Azzano<\/strong>, la chiesa di San Pietro, la cui funzione originaria \u00e8 dubbia, \u00e8 fatta risalire come fondazione a un periodo antecedente, attorno al 1120 (datazione proposta da A.K. Porter nel 1917).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b9\/9b\/2f\/b99b2f175efb3719b7543a156ba2e9fa.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il motivo a tenda a padiglione dipinto al centro della volta a crociera che copre il presbiterio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019osservazione dell\u2019interno ne rivela le due fasi costruttive: a una prima fase appartiene l\u2019aula rettangolare, con la copertura lignea a capriate, mentre l\u2019area presbiteriale, sopraelevata di un gradino, mostra una chiara <strong>impronta quattrocentesca<\/strong>, rivelata dalla volta a crociera costolonata e da altri indizi, come il motivo dipinto a tenda a padiglione con spicchi bianchi, rossi e blu che orna il centro della volta.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a3\/c0\/d7\/a3c0d7248da95128d2e4cc72303a831f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gli affreschi del presbiterio: il volto di San Pietro, titolare della chiesa romanica di Portacomaro<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il presbiterio \u00e8 inoltre ornato da <strong>pregevoli affreschi<\/strong>, realizzati nel corso del Quattrocento, che mostrano affinit\u00e0 con pitture coeve dell\u2019Astigiano: interessanti le figure di San Sebastiano e San Bartolomeo, quest\u2019ultimo legato all\u2019intitolazione del monastero astigiano da cui dipendeva la chiesa di San Pietro, e notevole, sulla parete di fondo, \u00e8 la <strong>scena della Crocifissione, <\/strong>di forte impatto emotivo, che rivela analogie con l\u2019affresco di medesimo soggetto visibile nella chiesa della Madonna della Cava a Montemagno d\u2019Asti. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche e siti internet <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Franco Correggia, <em>Alla scoperta del romanico astigiano<\/em>, Edizioni del Capricorno, Torino, 2017<\/p>\n\n\n\n<p>L. Pittarello, <em>Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela<\/em>, ed. Provincia di Asti, 1998<\/p>\n\n\n\n<p>www.archeocarta.org, <em>Carta archeologica del Piemonte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>www.turismoincollina.it, <em>Turismo nel cuore del Piemonte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Il territorio della valle Versa astigiana, anticamente attraversato dalla strada romana detta \u201cvia levata\u201d (forse perch\u00e9 sopraelevata rispetto al piano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5998,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,27],"tags":[2391,1050,3782,204,203,3781,1808,3790,3789,3784,367,3787,3788,3785,3791,206,105,30,1024,73,3792,1222,267,35,3229,3793,3786],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5995"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5995"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5995\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6000,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5995\/revisions\/6000"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5998"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5995"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5995"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5995"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}