{"id":6047,"date":"2022-06-28T12:10:49","date_gmt":"2022-06-28T12:10:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6047"},"modified":"2022-06-28T12:12:27","modified_gmt":"2022-06-28T12:12:27","slug":"canavese-visita-a-foglizzo-il-castello-dei-conti-biandrate-larchitettura-del-vittone-e-lattivita-tradizionale-dei-ramasait","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6047","title":{"rendered":"Canavese, visita a Foglizzo: il castello dei conti Biandrate, l&#8217;architettura del Vittone e l&#8217;attivit\u00e0 tradizionale dei &#8220;ramasait&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Ai margini meridionali del Canavese, sulla riva sinistra del fiume Orco a nord-est di Chivasso, si adagia il <strong>paese di Foglizzo<\/strong>, sovrastato dal poderoso castello, la cui sagoma massiccia, sebbene privata nel tempo delle connotazioni fortificate medievali, risulta ben riconoscibile anche a distanza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/83\/1c\/ec\/831cec252a64c0c509b4e4057eda1500.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;ala di nord-ovest del castello di Foglizzo con la fila di beccatelli in cotto (poi riconvertita in cornice marcapiano), residuo delle decorazioni trecentesche <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La visibilit\u00e0 del castello, che sorge su un lieve rialzo del terreno, uno sperone morenico, in posizione di dominio sull\u2019abitato e sul territorio circostante, doveva essere un tempo ancora pi\u00f9 accentuata rispetto ad oggi per via degli <strong>affreschi a tinte accese,<\/strong> che riprendevano in parte i colori dinastici dei Biandrate, realizzati su buona parte delle mura esterne, con l\u2019effetto non soltanto di ingentilire l\u2019aspetto militaresco della fortezza, ma anche di facilitarne l\u2019avvistamento da lontano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d9\/21\/55\/d921559872647cb92070271e266be9d9.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del paese di Foglizzo visto da una finestra del castello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Secondo quanto ci rivelano documenti medievali, l\u2019area di Foglizzo era attraversata in epoca romana da una strada di una certa importanza, detta <strong><em>via Cursi<\/em><\/strong>, che prendeva le mosse da Chivasso seguendo la traccia degli antichi percorsi della transumanza verso le valli Orco e Soana. Si ipotizza che l\u2019arteria stradale, certamente utilizzata dalle mandrie per lo spostamento estivo negli alpeggi, servisse anche al trasporto del <strong>materiale cuprifero<\/strong> (contenente rame) estratto dalle cave alpine e lavorato dagli artigiani della citt\u00e0 fluviale di <strong><em>Industria<\/em><\/strong> per la produzione di oggettistica in bronzo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6b\/39\/f0\/6b39f0e815fd8a8a4c88edaf6f9da535.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lo scenografico cortile interno dalla forma irregolare<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Alcuni studiosi collegano l\u2019origine del nome Foglizzo, nella variante <strong><em>Fulgidium<\/em><\/strong>, alla presenza di una fitta e vasta foresta, chiamata <strong><em>Sylva Fullicia<\/em><\/strong>, estesa tra tardoantico e alto Medioevo su un\u2019ampia superficie del basso Canavese. Il toponimo deriverebbe dal verbo latino <em>fulgere<\/em> nel significato di splendere, rifulgere, riferito ai tanti pioppi bianchi dall\u2019aspetto \u201cfulgido\u201d che crescevano nella zona, creando, con le loro foglie, un intenso luccichio in autunno. <\/p>\n\n\n\n<p>Esiste, per\u00f2, anche un\u2019altra ipotesi che, collegando sempre l\u2019origine del toponimo al mondo vegetale, ne individua la radice nel termine designante il <strong>faggio<\/strong> (in piemontese <em>f\u00f2<\/em>), albero che, non a caso, ritroviamo quale emblema principale nell\u2019<strong>arme comunale di Foglizzo<\/strong>, affiancato da due leoni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/32\/02\/68\/320268dcbaced502d03df9c7c68aec83.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza dei Trionfi: due putti sorreggono le arme appaiate dei conti Biandrate (a sinistra) e dei Crivelli (a destra), sigillo politico del legame nuziale tra il conte Guido e la marchesa Giulia Crivelli (1586).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Signori di Foglizzo, come del vicino paese di San Giorgio Canavese, furono per molti secoli i novaresi <strong>conti di Biandrate<\/strong>, discendenti dei conti di Pombia, che seppero in breve tempo, tra XII e XIII secolo, costruirsi un\u2019importante base di potere, fondata su ampie acquisizioni fondiarie e patrimoniali. <\/p>\n\n\n\n<p>A differenza di altre nascenti forze signorili, come i conti di Savoia o i marchesi aleramici del Monferrato, che diedero vita, con il tempo, a veri e propri \u201cprincipati territoriali\u201d, i Biandrate, pur capaci e ambiziosi, non riuscirono a raggiungere questo obiettivo, essendo stati duramente contrastati, in questo loro disegno egemonico, dalla forte reazione politica in particolare del comune di Novara, culminata addirittura nella <strong>distruzione completa del centro di Biandrate <\/strong>(una prima volta nel 1168 e una seconda nel 1232), il cui sviluppo urbano venne, in conseguenza di quella devastazione, definitivamente bloccato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/82\/84\/51\/82845157d18eb050949d3c1ede90f515.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza dei Trionfi: il camino monumentale, realizzato in stucco da maestranze luganesi, con la grande arme comunale di Novara che lo sovrasta<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nonostante il fallimento delle ambizioni di potere, i Biandrate, legandosi in rapporti di vassallaggio con le forze dominanti nei vari territori, dai Savoia ai Monferrato, seppero comunque accumulare un consistente patrimonio, composto da <strong>numerosi feudi e castelli sparsi per il Piemonte<\/strong>, partendo dal Novarese, dall\u2019Ossola e dalla Valsesia fino al Canavese, all\u2019Astigiano e al Chierese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insediamento dei <strong>conti di Biandrate<\/strong> nel Canavese, con baricentro nella localit\u00e0 di San Giorgio, ebbe inizio nel corso del XII secolo a seguito di concessioni territoriali dell\u2019imperatore Corrado III di Svevia in favore di Guido III di Biandrate, detto <strong>Guido il Grande<\/strong>, che s\u2019era distinto come capitano delle milizie imperiali nel Novarese e che, per la posizione raggiunta, fu in grado di contrarre un matrimonio prestigioso per la famiglia, unendosi in prime nozze con una sorella di Guglielmo III, marchese aleramico del Monferrato, chiamata Isabella o, secondo altre fonti, Giovanna. Inserendosi abilmente nella rete di relazioni politiche e diplomatiche del tempo, i Biandrate si ritagliarono uno <strong>spazio di potere<\/strong> nell\u2019area canavesana, al tempo dominata dai casati contrapposti dei San Martino e dei Valperga, spesso divisi da accese dispute, che sfociarono nella Guerra del Canavese raccontata nella cronaca di Pietro Azario del 1363, il <strong><em>De bello Canepiciano<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/87\/32\/ca\/8732cab4cd48842159a500af044c281b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza dei Trionfi: il cocchio di Marte trainato da una coppia di leoni<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fu un nipote di Guido, Pietro di Biandrate, considerato capostipite del ramo di Foglizzo, a radicare la presenza della famiglia nel feudo locale, confinante con quello di San Giorgio, ottenendone l\u2019investitura nella prima met\u00e0 del Duecento dal marchese del Monferrato Bonifacio, insieme con Balangero e Mathi. L\u2019egemonia monferrina su Foglizzo perdur\u00f2 fino al 1631 quando, in applicazione del <strong>trattato di Cherasco<\/strong>, le terre canavesane appartenute ai monferrini passarono sotto l\u2019autorit\u00e0 sabauda.<\/p>\n\n\n\n<p>Della <strong>fase edilizia trecentesca<\/strong>, promossa dai Biandrate per ampliare il fortilizio gi\u00e0 esistente, che in origine doveva condividere lo spazio dello sperone morenico su cui s\u2019innesta con il nucleo primigenio del paese, sopravvive in particolare l\u2019ala di nord-ovest, che mostra, quale elemento superstite della decorazione medievale, una fila di<strong> beccatelli in cotto<\/strong>, poi riconvertiti in cornice marcapiano. Le due torri, che accentuavano la visibilit\u00e0 del castello nella campagna circostante, sono state, nel tempo, abbattute.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/34\/f9\/88\/34f988b8839a6feaf8b08d0a23c2a49a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza dei Trionfi: il carro del Tempo, un vecchio barbuto che con la destra si appoggia ad una gruccia e con la sinistra regge una clessidra, trainato da due cerve.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli interventi di abbellimento pi\u00f9 significativi, decisi per esigenze di ammodernamento e aggiornamento stilistico, vennero attuati nel <strong>corso del Cinquecento<\/strong>, com\u2019era consuetudine, nell\u2019occasione di due importanti \u201calleanze\u201d matrimoniali strette da membri della famiglia dei Biandrate con esponenti femminili di casati prestigiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Al primo piano troviamo i principali ambienti modellati dalle <strong>campagne decorative cinquecentesche<\/strong>. La <strong>Stanza delle Grottesche<\/strong>, come indica chiaramente il nome, \u00e8 il trionfo della <strong>moda pittorica delle grottesche,<\/strong> giunta in Piemonte nel primo Cinquecento dopo essersi sviluppata a Roma a partire dal 1480 per opera di un gruppo di artisti, tra cui il Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli, che, ispirandosi al repertorio decorativo della&nbsp;<strong><em>Domus Aurea<\/em><\/strong>&nbsp;neroniana, fortuitamente riscoperta in quegli anni nelle cosiddette&nbsp;<em>grotte<\/em>&nbsp;del colle Esquilino, in realt\u00e0 vani sotterranei dell\u2019antica reggia, portarono in auge&nbsp;<strong>l\u2019uso della decorazione a grottesche<\/strong>, con le sue figurazioni fantastiche, ispirate al Quarto Stile della pittura romana. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/01\/41\/d5\/0141d54d6762b3ec6ae4967edc35fc83.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza delle Grottesche o degli Infanti: uno dei putti in fasce che fungono da elementi separatori delle specchiature con le grottesche (il musicante \u00e8 intento a suonare un lirone)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella sala, chiamata anche <strong>Stanza degli Infanti<\/strong>, dalle figure di putti paffuti in fasce utilizzate come elemento di ripartizione delle varie specchiature, si pu\u00f2 anche ammirare un affresco con una veduta della <strong>citt\u00e0 di Chivasso<\/strong>, probabile omaggio ai marchesi del Monferrato, che, sebbene in un contesto di corte itinerante, ebbero in quella localit\u00e0, fino al 1435, la loro piccola \u201ccapitale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Segue la <strong>Stanza dei Trionfi<\/strong>, che deve il nome al <em>leitmotiv <\/em>degli affreschi, incentrati sui trionfi degli dei e di personaggi mitologici dell\u2019antichit\u00e0 classica, in cui si riflettono, in un gioco di rimandi con finalit\u00e0 celebrative, le imprese politiche e militari compiute dagli avi dei Biandrate. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ae\/6d\/23\/ae6d236d273038ac8a505c9c4722561f.jpg\" alt=\"\" width=\"735\" height=\"490\"\/><figcaption>Stanza delle Grottesche o degli Infanti: cornice con veduta di una citt\u00e0, identificabile con Chivasso da alcuni indizi (il fiume Po, le colline sullo sfondo, il campanile della Collegiata rivestito di una cuspide ottagonale in latta, oggi non pi\u00f9 esistente).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Realizzata per il matrimonio tra un conte Biandrate e la marchesa Giustina Crivelli, di nobilt\u00e0 milanese, celebrato nel 1586, la sala comprende, nel suo repertorio decorativo, le arme dei Biandrate, con il cavaliere bianco in campo rosso, alternate a quelle dei Crivelli, e un <strong>monumentale camino, <\/strong>decorato con stucchi dovuti a maestranze luganesi, su cui campeggia uno stemma confondibile con quello sabaudo, ma che in realt\u00e0 rappresenta l\u2019arme del comune di Novara, cui i Biandrate erano, per le loro origini famigliari, strettamente legati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bf\/49\/81\/bf4981f676610c922aaceb7b20436860.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza delle Grottesche: il raffinato soffitto a cassettoni con gli scomparti decorati da rosette e borchie in carta pesta dorata. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sorprendente per ampiezza e ricchezza decorativa \u00e8 il <strong>Gran Salone<\/strong>, che vanta un magnifico soffitto a cassettoni, rivestito da <strong>oltre duecento tavolette di legno<\/strong> (molte di ambito milanese) ornate con un repertorio comprendente insegne araldiche, profili di nobili e dame, animali e figure fantastiche, risalente ai primi decenni del Cinquecento. Alle pareti, nei fregi pittorici, si alternano scene tratte dalla mitologia greca, episodi di storia romana, vedute paesaggistiche riferite, almeno in parte, a possedimenti dei Biandrate e scene di battaglia (ad esempio la battaglia navale di Lepanto, vinta nel 1571 dalla coalizione cristiana contro gli ottomani). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9d\/ce\/77\/9dce77e514b8222730d37ce46e5b9c1e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gran Salone: il magnifico soffitto con le tavolette in legno decorate.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Notevole \u00e8 anche l\u2019ambiente successivo, denominato <strong>Stanza delle Eroine<\/strong>, perch\u00e9 riprende un tema caro al gusto tardo cinquecentesco, con le raffigurazioni, nella fascia alta, di Eroine dell\u2019antichit\u00e0, quattro donne che preferirono darsi la morte piuttosto che vivere nel disonore e tradire la propria virt\u00f9. <\/p>\n\n\n\n<p>Osservando gli affreschi, sono riconoscibili: <strong>Cleopatra<\/strong> <strong>VII<\/strong> regina dell\u2019Egitto che, per non vedere il suo Paese ridotto a provincia dell\u2019impero di Roma, scelse di suicidarsi, stando alla versione pi\u00f9 famosa, facendosi mordere da un aspide;<strong> Sofonisba<\/strong>, nobile cartaginese, figlia di Asdrubale, che, secondo la narrazione di Tito Livio, ampiamente ripresa nei secoli successivi nel teatro, nella musica e nella letteratura (la Sofonisba di Vittorio Alfieri \u00e8 del 1789), si uccise bevendo del veleno, esortata dal secondo marito, Massinissa, per evitare di cadere preda dei Romani come bottino di guerra; <strong>Lucrezia<\/strong>, figura femminile vissuta nel VI secolo a.C. che, secondo il racconto di Tito Livio ripreso da Ovidio, dopo aver subito violenza da un figlio dell\u2019ultimo re di Roma, l\u2019etrusco Tarquinio il Superbo, non volle tollerare l\u2019onta che sarebbe ricaduta su di lei e sulla famiglia e si suicid\u00f2, creando le premesse dell\u2019insurrezione popolare contro il sovrano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d0\/b7\/82\/d0b782836923bef1cf195598e7c37e5c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gran Salone: riquadro con la raffigurazione della battaglia navale di Lepanto (1571).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il<strong> castello di Foglizzo<\/strong> venne, nei secoli seguenti, ulteriormente ampliato e abbellito, con la realizzazione ad esempio del giardino, allestito con la demolizione del ricetto medievale, un tempo addossato alla fortezza, e l\u2019aggiunta al complesso di nuove maniche che, addossandosi le une alle altre, come la torre-scala ottocentesca, conferirono allo scenografico cortile interno una caratteristica conformazione irregolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paese di Foglizzo, oltre al castello dei Biandrate, vanta considerevoli testimonianze dell\u2019arte barocca settecentesca, specialmente nell\u2019architettura ecclesiastica. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, capolavoro di <strong>Bernardo Antonio Vittone<\/strong>, venne costruita tra il 1741 e il 1746 sull\u2019area di una preesistente chiesa medievale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1e\/a3\/16\/1ea316c946d5f6de14956204c79ead7f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Stanza delle Eroine: la nobildonna romana Lucrezia si suicida conficcandosi un pugnale nel petto.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Affiancata da uno slanciato campanile, il secondo in altezza di tutto il Canavese, la chiesa, rivelatrice nelle forme stilistiche di quei tratti neo-guariniani che qualificano la produzione del Vittone, presenta una planimetria originale e molto movimentata, consistente in un <strong>ottagono centrale<\/strong> su cui si innestano otto lunettoni che si protendono verso la maestosa volta centrale. Ai lati del presbiterio, si aprono due grandi cappelle di forma romboidale che, viste dall\u2019aula, ingannano l\u2019occhio, creando l\u2019apparenza illusoria di una chiesa a tre navate. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3d\/18\/90\/3d18908e70b32bbce97e3fdc4dbfe172.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa parrocchiale, realizzata su progetto del Vittone<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sempre sulla via centrale del paese, ma all\u2019estremit\u00e0 opposta rispetto alla parrocchiale, sorge la cosiddetta <strong>Rotonda di San Giovanni Decollato<\/strong>, sede della confraternita della Misericordia, edificio eretto tra il 1701 e il 1706, sormontato da una singolare cupola a cilindro.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/02\/94\/28\/029428ae1a8d182d528f0f90452eeba6.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La cupola a cilindro della chiesa sede della Confraternita della Misericordia, altrimenti nota come Rotonda di San Giovanni Decollato<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una curiosit\u00e0 degna di nota, legata alla tradizione produttiva locale, \u00e8 il <strong>Museo dalla Saggina alla Scopa<\/strong>, allestito nella sconsacrata cappella di San Defendente, che documenta l\u2019importanza economica di un\u2019attivit\u00e0 un tempo largamente praticata nelle campagne di Foglizzo, la <strong>coltivazione della saggina<\/strong>, pianta erbacea capace di raggiungere i tre metri d\u2019altezza, la cui raccolta e successiva lavorazione, condotta dai <em><strong>ramasait<\/strong><\/em>, era finalizzata alla <strong>fabbricazione di<em> ramasse<\/em><\/strong>, le tipiche scope piemontesi, che, una volta rifinite e cucite a cura delle donne del luogo, venivano trasportate su grandi carri e vendute anche in Liguria e in Francia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/94\/f8\/cf\/94f8cffc612079380b0fedf8c501a628.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;ingresso del Museo &#8220;dalla saggina alla scopa&#8221;, allestito nella cappella sconsacrata di San Defendente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>N. Maffioli, <em>Il castello di Foglizzo<\/em>, Foglizzo 2002<\/p>\n\n\n\n<p>www.aboutartonline.com, <em>contributo per la conoscenza e diffusione del genere decorativo della grottesca in Piemonte <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Ai margini meridionali del Canavese, sulla riva sinistra del fiume Orco a nord-est di Chivasso, si adagia il paese di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6063,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,14,27],"tags":[3851,1980,76,2899,3860,3853,2152,437,3852,1912,3859,3850,206,3864,105,682,49,30,3857,3855,3854,35,3856,3861,3862,29,3858],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6047"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6047"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6047\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6064,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6047\/revisions\/6064"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6063"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}