{"id":6186,"date":"2022-10-24T13:54:28","date_gmt":"2022-10-24T13:54:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6186"},"modified":"2022-10-24T13:54:29","modified_gmt":"2022-10-24T13:54:29","slug":"larea-archeologica-del-castrum-capriarum-dove-carlo-magno-riposo-dopo-la-battaglia-delle-chiuse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6186","title":{"rendered":"L&#8217;area archeologica del &#8220;castrum capriarum&#8221;, dove Carlo Magno ripos\u00f2 dopo la battaglia delle Chiuse"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p><em>Su questo dosso roccioso plasmato nei millenni dal ghiacciaio quaternario valsusino Carlo Magno re dei Franchi sost\u00f2 coi suoi condottieri nel 773 d.c. dopo la battaglia delle Chiuse, che pose fine al secolare regno dei Longobardi e segn\u00f2 l&#8217;inizio del Sacro Romano Impero.<\/em> Cos\u00ec recita la scritta riportata sull\u2019imponente masso erratico che giace al centro del recinto del <strong><em>castrum capriarum<\/em><\/strong><em>,<\/em> popolarmente noto come \u201cCastellazzo\u201d, l\u2019area archeologica valsusina risistemata e riaperta al pubblico che, malgrado indichi nel nome latino l\u2019originaria appartenenza al<strong> comune di Caprie<\/strong>, si trova oggi nei confini amministrativi di <strong>Condove<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/54\/1e\/74\/541e74477031d6152ca9bf18166df852.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il masso erratico al centro del recinto del castello con la scritta che ricorda il passaggio di Carlo Magno.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019epigrafe perpetua la memoria dell\u2019avvenimento bellico pi\u00f9 significativo svoltosi in queste terre all\u2019imboccatura della valle di Susa, la cosiddetta \u201c<strong>battaglia delle Chiuse<\/strong>\u201d. Lo scontro, che oppose nella seconda met\u00e0 dell\u2019VIII secolo i Franchi invasori ai Longobardi, fu l\u2019evento militare pi\u00f9 importante avvenuto in quest\u2019area, per l\u2019impatto che ebbe sul corso della storia d\u2019Occidente, ma certamente non l\u2019unico, se si considera la <strong>plurisecolare vocazione della valle della Dora Riparia<\/strong> a fungere da corridoio di transito per eserciti, pellegrini, mercanti in viaggio da un versante all\u2019altro della catena alpina occidentale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/76\/88\/52\/768852419251ea4e053a3ed4ea3f28e5.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Come si evince dalle fonti latine, gi\u00e0 nell\u2019anno 312 quest\u2019area fu teatro di un confronto militare di un certo rilievo di cui fu protagonista <strong>Costantino<\/strong>, destinato a passare alla storia come l\u2019imperatore romano che, per primo, riconobbe, con l\u2019Editto di tolleranza del 313 (promulgato insieme con Licinio, Augusto d\u2019Oriente), la libert\u00e0 di culto ai Cristiani. <\/p>\n\n\n\n<p>Al tempo impegnato nella guerra civile che dilaniava l\u2019impero, Costantino discese dal valico del Monginevro alla testa delle sue truppe e, dopo aver espugnato <em>Segusium<\/em> (Susa), citt\u00e0 in un primo tempo fedele al <strong>rivale Massenzio<\/strong>, si diresse verso Torino, scontrandosi con i soldati del suo antagonista presso i \u201c<strong>campi Taurinati<\/strong>\u201d, localit\u00e0 di non chiara localizzazione, che per\u00f2 diversi studiosi collocano alle pendici del monte Musin\u00e8 in bassa valle di Susa, mentre altri propendono per la pianura ondulata tra Collegno, Rivoli e Grugliasco, comunque a poca distanza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/47\/54\/79\/475479ef0c048db91343b54dfcc27043.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il monte Pirchiriano, con la Sacra di San Michele, visto dall&#8217;altura del castrum capriarum.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ritorniamo al 773, quando l\u2019epica battaglia tra Franchi e Longobardi ebbe luogo nel lembo di terra stretto tra i bastioni montuosi del <strong>Caprasio<\/strong>, la vetta che sovrasta Caprie (altrimenti noto come Rocca Sella), e del Pirchiriano, il \u201cculmine vertiginosamente santo\u201d su cui sorge la Sacra di San Michele. &nbsp;In questo tratto la valle della Dora Riparia si restringe a tal punto da creare una sorta di sbarramento naturale, gi\u00e0 sfruttato dai Romani come linea di frontiera e postazione di controllo (<em>statio ad fines<\/em>) per la riscossione della <strong><em>quadragesima Galliarum<\/em><\/strong>, il dazio commisurato alla quarantesima parte del valore della merce trasportata (studi archeologici e documentaristici situano la dogana romana in localit\u00e0 Malano di Avigliana). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a5\/6c\/56\/a56c562d67d3b6a7da59f9d31cd3a91e.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Anche i Longobardi, sopraggiunti dalle pianure della Pannonia alla fine del VI secolo d.C., intuirono le potenzialit\u00e0 di questa zona, gi\u00e0 apprezzata per la sua conformazione dai Romani, fissando in corrispondenza del restringimento vallivo, ribattezzato \u201c<strong>clusae langobardorum<\/strong>\u201d, poi Chiuse di San Michele, il confine con i territori occupati dai Burgundi, popolazione federata dei Franchi. Con l\u2019acuirsi della minaccia franca, la sottile fascia di territorio tra il Pirchiriano e il Caprasio venne quindi attrezzata per iniziativa dei sovrani e duchi longobardi con rudimentali apprestamenti difensivi, descritti dall\u2019anonimo autore del <strong>Chronicon Novaliciense<\/strong> (XI secolo), pietra miliare della letteratura storiografica medievale, come \u201cturres et propugnacula\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/81\/04\/14\/8104146ceadac15e5c62781b37b246f9.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Recenti studi ipotizzano che il dosso roccioso su cui sorge il \u201c<strong>castrum capriarum<\/strong>\u201d, menzionato come tale per la prima volta in un documento dei conti di Savoia risalente alla seconda met\u00e0 del XIII secolo, facesse in origine parte integrante, come estremit\u00e0 settentrionale, del sistema di fortificazioni in pietra e legno approntato dai Longobardi alle Chiuse di San Michele per mettersi al riparo dai sempre pi\u00f9 probabili attacchi dei Franchi. Lo attestano, all\u2019interno del perimetro del <em>castrum capriarum<\/em> o Castellazzo, le fondamenta di muri che gli studiosi ritengono riferibili al periodo della <strong>dominazione longobarda<\/strong>, poi inglobati nella costruzione realizzata in epoche successive.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/27\/7d\/c9\/277dc9027deef7d4d98785315661ee9d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Nel perimetro del castrum capriarum sono stati individuati tratti di fondamenta murarie che potrebbero risalire al periodo longobardo e appartenere al rudimentale apprestamento difensivo delle &#8220;Clusae langobardorum&#8221;.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Qual era il contesto geo-politico in cui s\u2019inser\u00ec la celebre della battaglia delle Chiuse? I Franchi, gi\u00e0 con Pipino III detto il Breve, padre di Carlo Magno, il maestro di palazzo che, con il consenso papale, aveva esautorato l\u2019ultimo sovrano merovingio, Childerico III, s\u2019erano impegnati a intervenire in soccorso del pontefice romano, al tempo Stefano II, che guardava con crescente preoccupazione all\u2019espansionismo longobardo, assicurandogli con la cosiddetta \u201c<strong>Promissio Carisiaca<\/strong>\u201d, formalizzata nel 754 a Quierzy-Sur-Oise (<em>Carisium<\/em> in latino), di cedere alla Chiesa la sovranit\u00e0 temporale sui territori abbandonati dai Bizantini, dall\u2019esarcato ravvenate alle porte di Roma. <\/p>\n\n\n\n<p>Una volta asceso al trono e riunito in s\u00e9 il potere sull\u2019intero popolo dei Franchi, Carlo Magno, sollecitato da <strong>papa Adriano I<\/strong>, ruppe gli indugi e, dopo aver ripudiato la moglie Ermengarda, riconsegnata al padre, il re longobardo Desiderio, intraprese, di concerto con lo zio Bernardo, la strada dei valichi alpini per discendere verso la pianura padana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5d\/a3\/2b\/5da32bd092b1754072d2e0603f0e814e.jpg\" alt=\"\" width=\"735\" height=\"490\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>E\u2019 il 773 quando l\u2019esercito guidato da Carlo Magno, accolto in amicizia dall\u2019abate Frodoino alla Novalesa, si scontr\u00f2 con le truppe longobarde del re Desiderio e del principe Adelchi nella <strong>battaglia delle Chiuse<\/strong> che, in realt\u00e0, si risolse in favore del futuro imperatore carolingio senza troppe perdite n\u00e9 scontri cruenti, dato che i Franchi, grazie alle indicazioni dello stesso Frodoino e all\u2019ausilio di una guida esperta dei luoghi, forse un longobardo prezzolato, forse un monaco (citato nelle fonti come \u201cdiacono Martino\u201d), riuscirono ad aggirare la sbarramento delle Chiuse, passando attraverso i boschi dalla valle di Susa alla contigua valle del Sangone, con lo scopo di sorprendere i nemici alle spalle e costringerli a una precipitosa ritirata.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8d\/9c\/b0\/8d9cb02d3eb575d8c6389091ef8dcb68.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La scritta presente sul masso erratico, che campeggia al centro del recinto fortificato del <em>castrum capriarum<\/em>, evoca proprio la sosta <em>in loco<\/em> di Carlo Magno, che qui avrebbe riposato dopo la battaglia, ormai proiettato verso la conquista del <strong><em>Regnum Langobardorum<\/em><\/strong> e la successiva consacrazione imperiale a Roma nell\u2019anno 800 in una ideale continuit\u00e0 con l\u2019impero romano d\u2019Occidente secondo la concezione della cosiddetta \u201crenovatio imperii\u201d (rinnovamento dell\u2019impero romano). <\/p>\n\n\n\n<p>Dunque si pu\u00f2 affermare che, nei pressi del poggio roccioso su cui sorgono le suggestive rovine del castello di Caprie, si svolse uno degli avvenimenti bellici che maggiormente incisero sul corso della storia d\u2019Occidente. Se infatti i Longobardi avessero tenuto le posizioni, respingendo l\u2019assalto dei Franchi, probabilmente non sarebbe sorto il <strong>Sacro Romano Impero<\/strong> carolingio e la cartina geopolitica dell\u2019Europa medievale avrebbe avuto una diversa fisionomia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e1\/51\/8e\/e1518e37a4b80ca6ec80cabb2851598a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima menzione del <em>castrum capriarum<\/em>, come gi\u00e0 ricordato, risale al tardo XIII secolo: siamo gi\u00e0 in epoca sabauda e il sito fortificato di Caprie, definito spesso impropriamente come \u201ccastello del Conte Verde\u201d, ma in realt\u00e0 non riconducibile a questo personaggio di Casa Savoia, \u00e8 registrato nei documenti dell\u2019epoca quale castello abbaziale, dipendenza della potente <strong>abbazia segusina di San Giusto, <\/strong>fondata nel 1029 da un\u2019iniziativa congiunta del vescovo di Asti Alrico e del marchese di Torino Olderico Manfredi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8a\/c0\/77\/8ac077a36ee5e9faa86b668ecbf47c62.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Attraverso un castellano il monastero benedettino, con il consenso dei conti sabaudi, amministrava la giustizia e riscuoteva le decime in questi territori: questo spiega perch\u00e9 il <em>castrum capriarum<\/em>, allo stesso modo del non lontano borgo fortificato di <strong>San Mauro di Almese<\/strong>, anch\u2019esso dipendente da San Giusto, fosse provvisto di tribunale e di prigioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Visitando l\u2019area archeologica occorre immaginare che le vestigia oggi rimaste, racchiuse nella cortina muraria a tratti ancora merlata che segue il perimetro del bastione roccioso, appartenessero in origine a una <strong>residenza fortificata abitata dal castellano<\/strong>, presidiata da una piccola guarnigione di soldati e frequentata di tanto in tanto dagli abati di San Giusto, che vi si recavano in visita.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/06\/23\/e7\/0623e7690a17e78520f02046493a91cf.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il castello, di cui sopravvivono buona parte della cinta muraria in pietra, le rovine di un grande edificio a pi\u00f9 piani a strapiombo sul lato sud, identificabile con il maschio, cio\u00e8 con l\u2019area residenziale, e i resti di altri elementi fortificati, come il <strong>rivellino<\/strong> (rialzo in muratura eretto dinnanzi alle porte per proteggerle dagli attacchi), cominci\u00f2 probabilmente la fase di decadenza dal XVI secolo, in concomitanza con il declinare dell\u2019abbazia di San Giusto, soppressa nel 1581 in favore dei Canonici Regolari Agostiniani e trasformata poi, con l\u2019elevazione di Susa a sede vescovile nel 1772, nella cattedrale cittadina.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e6\/ad\/3f\/e6ad3fb5efbdc51918a3e34b1de432ee.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Abbandonato al suo destino e non pi\u00f9 riparato, il <em>castrum capriarum<\/em> and\u00f2 incontro a una lenta e <strong>inesorabile rovina<\/strong>, tanto che le truppe francesi del generale Catinat quando nel 1690 misero a ferro e fuoco molti castelli valsusini, compreso quello di Avigliana, anch\u2019esso ridotto a suggestivo rudere che domina la citt\u00e0 medievale, non prestarono attenzione al \u201cCastellazzo\u201d di Caprie perch\u00e9 gi\u00e0 diruto e privo di importanza tattica.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo Barosso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Su questo dosso roccioso plasmato nei millenni dal 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