{"id":6257,"date":"2022-11-02T16:36:17","date_gmt":"2022-11-02T16:36:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6257"},"modified":"2022-11-02T16:36:51","modified_gmt":"2022-11-02T16:36:51","slug":"il-neoclassicismo-a-torino-in-mostra-alla-pinacoteca-dellaccademia-albertina-dal-lionese-pecheux-al-giovane-antonelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6257","title":{"rendered":"\u201cNeoclassicismi a Torino\u201d in mostra alla Pinacoteca dell\u2019Accademia Albertina, dal lionese P\u00e9cheux al giovane Antonelli"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mostra \u201c<strong>Neoclassicismi a Torino. Dal Settecento al giovane Antonelli<\/strong>\u201d, allestita fino al 25 giugno 2023 negli spazi torinesi della <strong>Pinacoteca dell\u2019Accademia Albertina<\/strong>, vengono esposti documenti, progetti, incisioni, cimeli e opere di scultura e pittura che, inserendosi nel pi\u00f9 ampio percorso di scoperta e valorizzazione del patrimonio storico artistico del caveau dell\u2019Accademia, si propongono di illustrare al pubblico l\u2019evoluzione del movimento culturale del Neoclassicismo a Torino <strong>nei decenni a cavallo tra Settecento e Ottocento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9e\/1f\/88\/9e1f8826ee386cb1186af6e4821687be.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Punto di partenza dell\u2019ideale itinerario \u00e8 la figura di <strong>Laurent P\u00e9cheux<\/strong>, pittore francese originario di Lione che, recatosi a Roma per la sua formazione artistica, lasci\u00f2, come testimonianza del suo soggiorno in citt\u00e0, un <strong>taccuino<\/strong> su cui aveva disegnato tutto ci\u00f2 che, nella capitale pontificia di met\u00e0 Settecento, testimoniava la grandezza del mondo classico, dall\u2019Apollo del Belvedere al Laocoonte, dall\u2019Ercole Farnese al Gladiatore combattente dei principi Borghese, dimostrando cos\u00ec di aderire ai <strong>principi elaborati da Winckelmann e da Mengs<\/strong>, che costituiscono la base teorica del Neoclassicismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1777, diventando <strong>direttore<\/strong> <strong>dell\u2019Accademia Reale torinese<\/strong>, il P\u00e9cheux port\u00f2 a Torino quel bagaglio di principi e idee che troviamo codificati nei nuovi regolamenti accademici, pubblicati nel 1778 per volont\u00e0 di re Vittorio Amedeo III di Savoia, e perfettamente riflessi nell\u2019incisione di accompagnamento, raffigurante Minerva che incorona d\u2019alloro lo stemma sabaudo, considerata come un vero <strong>manifesto dell\u2019arrivo del classicismo tardo settecentesco<\/strong> nella capitale sabauda.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/46\/f9\/ac\/46f9ac0799d71b61283a948a92e561e1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le due terrecotte con la Vestale e il Ratto di Proserpina, opere dei fratelli Collino.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il percorso prosegue con l\u2019opera dei <strong>fratelli Ignazio e Filippo Collino<\/strong>, docenti di scultura, che, in sintonia con la direzione di Laurent P\u00e9cheux, mostrarono in molte delle loro sculture <strong>l\u2019adesione ai canoni del Neoclassicismo<\/strong>. Ne costituiscono esempio le terrecotte preparatorie dei grandi bassorilievi in marmo della Galleria Beaumont nel Palazzo Reale di Torino, realizzate dai fratelli Collino a Roma nel 1764 e inviate a re Carlo Emanuele III di Savoia, e le <strong>due terracotte<\/strong> del Ratto di Proserpina e della Vestale che presero forma a Torino nel 1781, venendo utilizzate come modelli per le sculture in marmo volute da re Vittorio Amedeo III per farne dono al <strong>granduca Paolo, figlio dell\u2019imperatrice Caterina ed erede al trono di Russia<\/strong>, in occasione del suo soggiorno torinese. <\/p>\n\n\n\n<p>Nella vasta attivit\u00e0 dei fratelli Collino, segnaliamo anche il gruppo scultoreo in marmo \u201c<strong>La fama che incatena il tempo<\/strong>\u201d, opera del 1788 destinata originariamente al mausoleo sabaudo di Saint-Jean de Maurienne in Savoia, ma poi collocato nel loggiato del Rettorato dell\u2019Universit\u00e0 di Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>Passando all\u2019architettura, l\u2019itinerario proposto dalla mostra mette in luce la figura di <strong>Filippo Castelli<\/strong> che, recandosi a Roma per gli studi nel 1757, matur\u00f2 l\u2019interesse per la classicit\u00e0 romana, eseguendo rilievi e disegni negli scavi di Ercolano e Pompei. Tornato a Torino, per decenni lavor\u00f2 in Piemonte, assumendo l\u2019incarico per la costruzione di una <strong>nuova torre comunale<\/strong> e per l\u2019ampliamento dell\u2019ala nord di Palazzo Civico e predisponendo, nel 1789, i bellissimi progetti per le <strong>Scuderie dei Principi di Carignano<\/strong>, la cui facciata \u00e8 sopravvissuta ai gravissimi bombardamenti del 1943 ed \u00e8 tuttora visibile come ingresso della nuova sede della Biblioteca Nazionale di Torino in piazza Carlo Alberto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/86\/fe\/ae\/86feae19c016a2524390836c1995652c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>I progetti di Filippo Castelli per le scuderie dei principi di Carignano a Torino &#8211; La facciata verso il giardino a ponente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Del periodo dell\u2019<strong>occupazione napoleonica<\/strong> non sopravvive molto nelle collezioni dell\u2019Accademia Albertina, forse per la volont\u00e0 di cancellare il ricordo degli artisti che, in quegli anni, operarono come docenti della prestigiosa istituzione al servizio dell\u2019impero, come il gi\u00e0 citato Laurent P\u00e9cheux e lo <strong>scultore Giacomo Spalla<\/strong>. Nella sala dedicata a questa fase storica, un busto raffigurante Napoleone I, di collezione privata, \u00e8 messo a confronto con un ritratto scultoreo di <strong>Filippo Asinari di San Marzano<\/strong>, plenipotenziario dei Savoia al Congresso di Vienna, eseguito da Giacomo Spalla, e affiancato a una scultura che rappresenta, all\u2019et\u00e0 di cinque anni, Gabriella Meyneri, nipote dello stesso Spalla, autore dell\u2019opera, in cui si firma, ancora nel 1813, \u201cscultore di Napoleone I\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e2\/70\/73\/e270735100405602a404e0c5894a02bc.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il busto di Napoleone I messo a confronto con il ritratto scultoreo di Filippo Asinari di San Marzano, opera di Giacomo Spalla.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019attenzione si sposta poi sul periodo della <strong>Restaurazione<\/strong>, caratterizzata, sul piano culturale, da due eventi significativi, voluti da re Carlo Felice di Savoia: la <strong>riapertura ufficiale dell\u2019Accademia delle Belle Arti nel 1824<\/strong> e l\u2019acquisto, nello stesso anno, della <strong>collezione Drovetti,<\/strong> con la conseguente creazione del Museo Egizio di Torino, avvenimenti ricordati nella composizione allegorica che accompagna i nuovi regolamenti accademici del 1825, ideata da Giovanni Battista Biscarra e litografata da Francesco Gonin.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano urbanistico, la serie di \u201c<strong><em>Vedute di Torino da Nord, da Sud, da Est e da Ovest<\/em><\/strong>\u201d, dipinta tra il 1818 e il 1822 da <strong>Luigi Vacca<\/strong>, mostra bene, con fedelt\u00e0 topografica, la <strong>Torino della Restaurazione<\/strong>, aperta verso l\u2019esterno in quanto rimasta orfana della cortina muraria smantellata in applicazione dell\u2019editto di Milano del 23 giugno 1800, voluto da Napoleone per il disarmo delle aree conquistate. Grazie all\u2019opera di Luigi Vacca, che fu scenografo oltre che pittore, il gusto neoclassico conquist\u00f2 anche i palchi dei principali teatri di Torino, il Regio e il Carignano, come dimostrano i bozzetti, esposti in mostra, che riproducono alcuni interessanti <strong>progetti di sipari teatrali<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/61\/1b\/61\/611b61a43ef1863813ed3bd2a802c02d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della Veduta di Torino da Est (1818-1822), opera del pittore Luigi Vacca. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Prima di passare a un capitolo fondamentale del racconto della mostra, incentrato sul giovane Alessandro Antonelli, l\u2019esposizione illustra l\u2019opera, negli anni della Restaurazione, di architetti in stretta relazione con l\u2019Accademia delle Belle Arti: <strong>Giuseppe Maria Talucchi<\/strong>, cui si deve tra il 1826 e il 1828 la costruzione della cosiddetta \u201cRotonda Talucchi\u201d, posta al centro del cortile dell\u2019Accademia, e <strong>Ferdinando Bonsignore<\/strong>, che progett\u00f2 la chiesa della Gran Madre di Dio, ispirata al Pantheon romano. Nel vasto panorama dell\u2019architettura ecclesiastica torinese, a prevalente impronta barocca, vi sono alcune presenze neoclassiche su cui si sofferma il percorso espositivo, come il <strong>pronao della facciata di San Filippo Neri<\/strong>, progettato proprio da Talucchi, e la <strong>chiesa di san Massimo<\/strong>, disegnata da Carlo Sada e inaugurata negli anni Cinquanta dell\u2019Ottocento.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/56\/80\/16\/5680166c120f3a13f3d0775b123e286c.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Interessante \u00e8 poi la sezione della mostra focalizzata sui <strong>primi anni di regno di Carlo Alberto<\/strong>, il sovrano che nel 1833 don\u00f2 all\u2019Accademia delle Belle Arti l\u2019attuale sede. E\u2019 questo il periodo in cui l\u2019applicazione dei canoni del Neoclassicismo si integra con i segni anticipatori della ventata di Verismo e Romanticismo che avrebbe raggiunto l\u2019apice nella statua equestre del <strong><em>Caval \u00ebd Bronz<\/em><\/strong>, al centro di piazza San Carlo, opera di Carlo Marocchetti del 1838. Risalente agli anni Trenta dell\u2019Ottocento \u00e8 il bassorilievo di <strong>Carlo Marocchetti<\/strong> che ritrae il pittore Giuseppe Monticoni, sottosegretario dell\u2019Accademia, con i capelli scompigliati, in una postura che, pur ancora aderente ai canoni neoclassici, svela l\u2019incipiente influsso romantico e verista.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fc\/46\/75\/fc4675a9e82cbbd734e3e05b3fcbf700.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La chiesa neoclassica di San Massimo in Torino (architettura di Carlo Sada, 1853) in una litografia di Giuseppe Gatti.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra i principali protagonisti di questa stagione culturale torinese sospesa tra Neoclassicismo e Romanticismo vi fu l\u2019artista poliedrico <strong>Francesco Gonin<\/strong>, conosciuto per le illustrazioni dei Promessi Sposi del Manzoni (1840) e per gli affreschi della Sala d\u2019aspetto Reale della stazione torinese di Porta Nuova (1864). Pioniere della <strong>tecnica della litografia<\/strong>, il Gonin sub\u00ec, nella sua opera, il fascino dei grandi autori del classicismo bolognese del Seicento, come Giovanni Maria Viani e Guido Reni. Di lui \u00e8 esposto un bellissimo <strong>ritratto femminile inedito<\/strong>, disegnato nel 1849, che raffigura una ragazza dall\u2019acconciatura ancora ispirata ai modelli greco-romani, evidenziando l\u2019interesse sempre vivo del Gonin per l\u2019arte classica.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3c\/ce\/f7\/3ccef7836a14a2de1ec436576a594fc8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ritratto femminile inedito, opera di Francesco Gonin (1849).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il percorso narrativo giunge, cos\u00ec, a una delle figure cardine dell\u2019arte e dell\u2019architettura torinese, <strong>Alessandro Antonelli<\/strong>. Allievo di Ferdinando Bonsignore all\u2019Universit\u00e0 di Torino, dove si laure\u00f2 in Architettura civile, l\u2019Antonelli vinse, grazie ai progetti esposti in mostra, il concorso dell\u2019Accademia per il <strong>Pensionato romano<\/strong> che si teneva, per l\u2019Architettura, ogni sei anni. Tra questi, spicca il <strong>progetto per la biblioteca neoclassica<\/strong>, che riflette gli insegnamenti del Bonsignore, specialmente nel corpo centrale a cupola.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/84\/cf\/71\/84cf71e215225f99c2b440c4633b2dc4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio dei progetti di Alessandro Antonelli per il rifacimento di piazza Castello in chiave neoclassica &#8211; il prospetto del Teatro Regio.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come saggio finale del Pensionato romano, Antonelli elabor\u00f2 un progetto, poi ufficialmente presentato all\u2019Accademia torinese, destinato a suscitare molto scalpore, perch\u00e9 prevedeva il <strong>radicale rifacimento in chiave neoclassica<\/strong> (in un \u201cpurgato stile Greco-Romano\u201d) della zona del comando di piazza Castello a Torino, con la demolizione di Palazzo Madama e delle Segreterie Alfieriane, l\u2019allineamento e uniformazione architettonica del Palazzo Reale e del Palazzo del Consiglio di Stato, la costruzione due facciate identiche per la chiesa di San Lorenzo e il Teatro Regio, nonch\u00e9, soprattutto, l\u2019edificazione al centro di tutto il complesso di una <strong>nuova grandiosa cattedrale di San Giovanni Battista.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c4\/ee\/2f\/c4ee2fc2943adf7658a64e54b9544f45.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio dei progetti di Alessandro Antonelli per il rifacimento di piazza Castello in chiave neoclassica &#8211; la facciata della nuova cattedrale di San Giovanni Battista.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019itinerario espositivo si conclude con <strong>un\u2019installazione multimediale immersiva<\/strong> che, nella sala dove sono esposti alcuni progetti preparatori dell\u2019Antonelli, tutti donati all\u2019Accademia, proietta sulle pareti un\u2019incisione del progetto antonelliano per piazza Castello, con alcuni visitatori in abiti della Torino del 1832 che, all\u2019improvviso, compaiono sulla scena commentando, con giudizi ora critici ora favorevoli, i disegni esposti nella mostra, creando una rete di rimandi alle sensazioni suscitate dai disegni nel visitatore contemporaneo. Le riprese <em>live action<\/em>, molto coinvolgenti, vedono come protagonisti i rievocatori <strong>dell\u2019Associazione culturale Le Vie del Tempo<\/strong>, presieduta da Alessia Giorda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Nella mostra \u201cNeoclassicismi a Torino. 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