{"id":6398,"date":"2022-12-13T21:29:33","date_gmt":"2022-12-13T21:29:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6398"},"modified":"2022-12-15T09:52:57","modified_gmt":"2022-12-15T09:52:57","slug":"il-priorato-di-san-bartolomeo-antica-dipendenza-dei-monaci-clusini-nei-pressi-del-lago-piccolo-di-avigliana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6398","title":{"rendered":"Il priorato di San Bartolomeo, antica dipendenza dei monaci clusini nei pressi del lago Piccolo di Avigliana"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>A poca distanza dalle sponde del <strong>lago Piccolo di Avigliana<\/strong>, nel dolce paesaggio delle ondulazioni moreniche della bassa valle di Susa, sorge la <strong>borgata di San Bartolomeo<\/strong>, una manciata di case raccolte attorno all\u2019omonima chiesa, che fu sede di un antico priorato monastico benedettino.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1d\/ed\/c3\/1dedc3794ed9185f3d975d1c0459e462.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del lago Piccolo di Avigliana.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In cima al monte Pirchiriano, aggrappata al culmine roccioso dell\u2019altura, si staglia la sagoma possente della <strong>Sacra di San Michele<\/strong>, scrigno di fede e faro di civilt\u00e0 cristiana, che, da qui, stendeva il proprio manto protettivo e la propria influenza sul territorio sottostante. <strong>San Bartolomeo<\/strong> fu, da un certo punto della sua storia, una <strong>fondazione monastica<\/strong> posta alle dipendenze degli abati clusini, come risulta dalle prime notizie ricavabili da documentazione scritta, risalenti alla prima met\u00e0 del XIII secolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/df\/1a\/1b\/df1a1ba2bc0c44531124e6d8087b15b0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La torre campanaria della chiesa monastica di San Bartolomeo, circondata dalle case della borgata omonima.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Del <strong>complesso architettonico medievale<\/strong>, che integra gli elementi romanici della costruzione originaria, ricondotta dagli studiosi alla fine del XII secolo, a sovrapposizioni gotiche, dovute agli interventi realizzati tra Duecento e Trecento, sopravvive in particolare la <strong>chiesa <\/strong>che, malgrado rimaneggiamenti successivi, conserva l\u2019impianto primitivo, ad aula unica con terminazione absidata all\u2019estremit\u00e0 orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Suggestiva l\u2019ipotesi dello <strong>storico locale Placido Bacco<\/strong>, padre cappuccino vissuto nell\u2019Ottocento, che retrodatava l\u2019edificio all\u2019VIII secolo, individuando nei saccheggi e nelle razzie dei Saraceni, nel corso del X secolo, la causa della sua prima distruzione e del conseguente abbandono, e imputando una seconda devastazione del luogo al passaggio di Federico Barbarossa nel XII secolo. Non esistono prove archeologiche o documentali a sostegno della <strong>ricostruzione storica del Bacco<\/strong>, ma la questione di una possibile maggiore antichit\u00e0 di parte delle tessiture murarie della chiesa meriterebbe un&#8217;indagine pi\u00f9 approfondita. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b0\/62\/05\/b06205341021e7a941d0841dacac6ae2.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che sorprende il visitatore \u00e8 l\u2019interno della chiesa perch\u00e9, a dispetto dell\u2019essenzialit\u00e0 delle linee architettoniche e della povert\u00e0 decorativa, la parete destra dell\u2019aula appare abbellita da un <strong>ciclo pittorico<\/strong> di un certo pregio, suddiviso in una serie di riquadri disposti su due registri, che illustrano la vita e le opere del santo titolare dell\u2019edificio sacro, <strong>San Bartolomeo<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Gli affreschi, riscoperti negli anni Trenta del Novecento per merito dello studioso <strong>Augusto Cavallari Murat<\/strong> e riconducibili per caratteristiche di stile e di contenuto alla corrente del gotico internazionale o tardo-gotico, sono datati alla seconda met\u00e0 del XV secolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c7\/f3\/48\/c7f34895cb08694e64f54d37cc6007ce.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;area absidale della chiesa di San Bartolomeo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Forse realizzati su committenza di un ramo dei <strong>conti Piossasco,<\/strong> i De Feis<strong>, <\/strong>che avevano possedimenti nel territorio di Avigliana e esercitavano giurisdizione sull&#8217;ex priorato per conto dei Savoia (troviamo l&#8217;arme di famiglia dei conti Piossasco a lato del ciclo pittorico), gli affreschi non sono di sicura attribuzione. <\/p>\n\n\n\n<p>La critica si divide tra chi ne sostiene l\u2019assegnazione alla <strong>bottega dei fratelli Serra di Pinerolo<\/strong>, attivi tra Quattrocento e Cinquecento tra Piemonte occidentale (Canavese, Pinerolese, valle di Susa), Savoia e Delfinato, e chi invece vi vede la mano del <strong>pittore e miniaturista Amedeo Albini<\/strong>, documentato tra il 1451 e il 1507, figura di primo piano legata agli ambienti culturali della corte sabauda e attestato in Piemonte, a Torino, Avigliana, Moncalieri, in Savoia e nella citt\u00e0 di Milano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4f\/09\/31\/4f0931d72c3cacd0daadbcccfedaea0f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta d&#8217;insieme dell&#8217;interno con il ciclo di affreschi sulla parete di destra.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli affreschi, pur danneggiati nel periodo dell\u2019occupazione francese del Piemonte, tra fine Settecento e inizio Ottocento, sono ancora, in parte, ben leggibili, per quanto bisognosi di un\u2019attenta opera di restauro. Come gi\u00e0 accennato, le immagini raffigurate ripercorrono la <strong>vita di San Bartolomeo<\/strong>, che fu apostolo del Signore, documentato in pochi passi del Vangelo (dal IX secolo si afferm\u00f2 la consuetudine di identificarlo con <strong>Natanaele<\/strong>, testimone del miracolo delle Nozze di Cana in Galilea), e ricordato in particolare per l\u2019opera di evangelizzazione svolta nell\u2019Asia minore, forse fino all\u2019India.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0d\/9a\/63\/0d9a632d8ee3b03745c6a8d6a8c45206.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;arme di famiglia dei conti Piossasco.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il martirio, illustrato nell&#8217;ottavo e nono riquadro, avvenne attorno al 60 d.C. in <strong>Armenia<\/strong> dove, secondo la tradizione, per ordine del fratello del re, istigato dai sacerdoti pagani, fu <strong>spellato vivo<\/strong> (infatti, nell\u2019iconografia tradizionale egli appare tenendo in mano la pelle sanguinante) e decapitato, dopo essere stato sottoposto, senza esito mortale, a crocifissione a testa in gi\u00f9 e tentativo di soffocamento con il fuoco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/98\/74\/18\/9874186eb58f45f3c3215e8b9b4fa810.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Nel terzo riquadro \u00e8 rappresentata la scena battesimale di Polimio, re di Armenia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra gli episodi rappresentati, spesso incorniciati (nel registro superiore) da architetture evocanti l\u2019Oriente, richiamo ai luoghi dove si svolse la predicazione di Bartolomeo, vi sono gli <strong>atti di esorcismo<\/strong> che il santo pratic\u00f2 sulla figlia di Polimio, re di Armenia, inducendo il sovrano alla conversione (raffigurata nel terzo riquadro con la scena del battesimo di Polimio) e attirandosi l&#8217;ira del fratello del monarca che, rimasto fedele all&#8217;antica religione politeista, <strong>fece condannare l&#8217;apostolo al martirio<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fa\/47\/2b\/fa472b20ded1eaaa8bbfd03105c4ace3.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"560\"\/><figcaption>Il quinto riquadro ripropone una scena di esorcismo con un gruppo di personaggi raccolti in preghiera sulla sinistra e un diavoletto alla base della colonna al centro.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si nota, nel ciclo pittorico, la comparsa di due personaggi abbigliati <strong>secondo la moda del tardo Medioevo<\/strong>, in cui si potrebbero riconoscere i committenti degli affreschi (anche se non vi \u00e8 prova al riguardo). In particolare, risalta un tipo di cappello chiamato <strong><em>hennin<\/em><\/strong>, che era un caratteristico copricapo femminile a punta in voga nella Borgogna della seconda met\u00e0 del XV secolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/39\/24\/b6\/3924b603fc514ed84d201aebc2559b8b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il quarto riquadro mostra un ambiente chiuso, ripartito da arcate, con il santo in abito rossiccio sulla destra e la figura femminile con il copricapo detto &#8220;hennin&#8221; sulla sinistra.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>San Bartolomeo fu particolarmente venerato <strong>presso i Longobardi<\/strong>, che giunsero in Piemonte nella seconda met\u00e0 del VI secolo, e questa considerazione potrebbe collegarsi all\u2019ipotesi del Bacco, non dimostrabile altrimenti, di una fondazione ecclesiastica dell\u2019VIII secolo nel luogo dove in seguito sarebbe sorto il priorato. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6d\/27\/7c\/6d277cafa8443a093c247ce4f5482852.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il secondo riquadro presenta un ambiente affollato di personaggi, con il santo che sottopone ad esorcismo la figlia di Polimio. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le visite alla chiesa di San Bartolomeo, posta al centro dell\u2019omonima borgata, sono effettuate a cura dei volontari <strong>dell\u2019Associazione Archeologica Aviglianese<\/strong>, presieduta da Davide Gazzola, che dal 2013 si occupano della tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio storico, culturale, paesaggistico e archeologico del territorio di Avigliana, con particolare riguardo alle suggestive rovine del castello sabaudo di Avigliana e della cinta muraria cittadina, e dell\u2019area archeologica della <em><strong>Statio ad fine<\/strong>s<\/em>, in frazione Drubiaglio, dove alcuni interventi di scavo diretti dalla Soprintendenza archeologica del Piemonte hanno riportato alla luce parte delle vestigia dell&#8217;antica stazione doganale romana sulla via delle Gallie.<\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici e siti internet<\/p>\n\n\n\n<p>A. Orlando, <em>La chiesa di San Bartolomeo sul lago minore di Avigliana. Profilo storico<br>documentario<\/em>. Inedito<\/p>\n\n\n\n<p>www.archeocarta.org <\/p>\n\n\n\n<p>www.direfaremole.com <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso A poca distanza dalle sponde del lago Piccolo di Avigliana, nel dolce paesaggio delle ondulazioni moreniche della bassa valle di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6407,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,27,86],"tags":[4048,2391,4127,4120,4123,1275,4126,506,1810,4121,2080,685,797,206,3268,1841,30,4122,3426,653,3792,117,35,162,952,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6398"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6398"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6398\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6417,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6398\/revisions\/6417"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6407"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}