{"id":6418,"date":"2023-01-03T10:52:05","date_gmt":"2023-01-03T10:52:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6418"},"modified":"2023-01-03T10:52:06","modified_gmt":"2023-01-03T10:52:06","slug":"torino-il-rinascimento-piemontese-in-mostra-alla-fondazione-accorsi-ometto-attraverso-opere-pittoriche-di-collezioni-private","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6418","title":{"rendered":"Torino, il Rinascimento piemontese in mostra alla Fondazione Accorsi-Ometto attraverso opere pittoriche di collezioni private"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>La mostra \u201c<strong>Rinascimento privato. Da Spanzotti a Defendente Ferrari nelle collezioni piemontesi<\/strong>\u201d, visitabile fino al 29 gennaio negli spazi della fondazione Accorsi-Ometto \u2013 Museo di Arti Decorative, racconta, attraverso l\u2019esposizione di una trentina di opere pittoriche provenienti esclusivamente dal collezionismo privato, l\u2019<strong>evoluzione della pittura in Piemonte e nei territori degli antichi Stati di Savoia<\/strong> tra il Quattrocento e il Cinquecento, focalizzandosi sulla fase di passaggio dalla lunga fase tardo-gotica all\u2019ondata di rinnovamento del linguaggio artistico portata dalla <strong>stagione rinascimentale. &nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/17\/b2\/a6\/17b2a62e6a8542a0b6feec61ee902504.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In Piemonte l\u2019interesse per i cosiddetti \u201c<strong>pittori primitivi<\/strong>\u201d, cos\u00ec definiti in quanto attivi prima di Raffaello Sanzio (1483-1520), cominci\u00f2 a manifestarsi nel corso dell\u2019Ottocento con le ricerche pionieristiche di padre Luigi Bruzza e di Francesco Gamba che furono i primi a dare un profilo biografico ad artisti come <strong>Defendente Ferrari<\/strong> destinati ad acquisire grande notoriet\u00e0 nei decenni successivi, attribuendo una paternit\u00e0 ad opere fino ad allora rimaste spesso nell\u2019anonimato. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ea\/83\/ce\/ea83ce6a14ccefa2eb4064b6e56fd29c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Andrea de Aste, Santi Giovanni Battista e Nicola (registro principale), 1420-1425 circa, pittura e oro su tavola. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>attenzione dei collezionisti privati <\/strong>per le opere del Rinascimento piemontese crebbe notevolmente in conseguenza della spoliazione e dispersione degli arredi sacri dovuta ai provvedimenti di soppressione degli enti religiosi adottati nel periodo napoleonico e in quello risorgimentale, con le leggi Rattazzi (1866). <\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019applicazione di queste disposizioni, molte opere d\u2019arte sacra, pale d\u2019altare e polittici, custodite in chiese, conventi e monasteri, vennero purtroppo rimosse e smontate per essere restituite, in certi casi, alle famiglie proprietarie oppure immesse nel mercato dell\u2019arte, finendo nelle mani di collezionisti privati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6d\/78\/70\/6d78700aaf0959ec0fcd12db2a9a1d29.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Tommaso Biazaci (attr.), San Nicola di Bari, 1480 circa, pittura su tavola.  <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il percorso espositivo, suddiviso in sei sezioni, si apre con <strong><em>I precursori<\/em><\/strong>, introduzione alla stagione rinascimentale incentrata su tre figure di artisti che, operando nei decenni centrali del XV secolo, importarono in Piemonte le novit\u00e0 del linguaggio figurativo fiammingo: il pinerolese <strong>Giovanni Canavesio<\/strong>, documentato a Pinerolo nel 1450 e attivo in Liguria e nel Nizzardo, dove esegu\u00ec il ciclo pittorico noto come la \u201cCappella Sistina delle Alpi\u201d nel santuario di Notre Dame des Fontaines in valle Roya, i <strong>fratelli Tommaso e Matteo Biazaci<\/strong>, originari di Busca nel Cuneese, che si ispirano ancora, nei loro lavori, alla cultura tardo-gotica pur ammorbidendone le asprezze e prefigurando quindi le incipienti novit\u00e0 artistiche, e <strong>Andrea de Aste<\/strong>, pittore di natali astigiani, ma formatosi a Genova e attivo anche a Napoli.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b3\/77\/39\/b37739d4382ba0317c2ef4217f0d34a2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Tommaso (e Francesco?) Cagnola, Madonna in trono col bambino tra San Nicola da Tolentino e Santo Vescovo con donatori e angeli, 1499, affresco strappato.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La seconda sezione, denominata <strong><em>I committenti<\/em><\/strong>, convoglia l\u2019attenzione del visitatore sulla figura di <strong>chi commissiona l\u2019opera pittorica<\/strong>, ingaggiando l\u2019artista incaricato di eseguirla, mosso sia da ragioni devozionali, come nel caso, ad esempio, delle Confraternite, sia per motivi legati alla celebrazione della propria persona o della famiglia di appartenenza. Le scelte del committente condizionano fortemente il risultato finale del lavoro artistico, facendo s\u00ec che, talvolta, opere dello stesso pittore realizzate a breve distanza temporale l\u2019una dall\u2019altra mostrino caratteristiche anche molto differenti tra loro. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3e\/cd\/40\/3ecd40303c92073f30efa634db320449.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Antoine de Lonhy, Profeta con turbante e filatterio (Salomone?), 1480-1485 circa, pittura su tavola.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019itinerario prosegue con <strong><em>I grandi polittici tra scomposizione e ricostruzione<\/em><\/strong><em>, <\/em>settore della mostra che mette in luce l\u2019importanza del polittico, vocabolo derivato dal greco antico \u201cpoluttukos\u201d, nel significato di \u201cche ha molte pieghe\u201d, in quando indica una pala d\u2019altare di grandi dimensioni composta da pi\u00f9 tavole, inserite in cornici in legno, intagliate e dorate, che tendono a imitare le architetture del tempo. <\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>struttura del polittico<\/strong> si articola in scomparti posizionati a diverse altezze o \u201cregistri\u201d, in cui quello centrale rappresenta la figura cui \u00e8 dedicata l\u2019opera, la Madonna o un santo, la parte superiore \u00e8 invece chiamata \u201ccimasa\u201d, mentre la fascia pi\u00f9 in basso, detta \u201cpredella\u201d, \u00e8 formata da tavole pi\u00f9 piccole in cui si trovano di solito dipinti episodi di vita del personaggio principale. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/80\/bb\/8c\/80bb8c3630000fae63015154c95f20ea.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Sperindio Cagnoli, Nativit\u00e0, 1515-1520 circa, pittura su tavola.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In questa sezione troviamo opere di <strong>Giovanni Martino Spanzotti<\/strong>, grande interprete del rinnovamento rinascimentale in Piemonte, con la sua cura per la resa prospettica delle architetture e un\u2019attenzione tutta nuova per la figura umana, e dell\u2019allievo <strong>Defendente Ferrari<\/strong>, oltre a due ante dipinte da <strong>Pietro Grammorseo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione <strong><em>Arredare decorando<\/em><\/strong>si ammirano due fronti di <strong>cassoni nuziali<\/strong>, mentre in <em>Immaginare la santit\u00e0 <\/em>il <em>leit motiv<\/em> \u00e8 la devozione religiosa, tema affrontato soprattutto attraverso opere di <strong>Antoine De Lonhy<\/strong>, artista borgognone poliedrico, pittore, miniaturista, disegnatore di ricami, maestro di vetrate, che fu attivo nel ducato di Savoia, tra Torino, Susa e valle d\u2019Aosta, dopo il 1462, <strong>Gandolfino da Roreto<\/strong>, documentato tra il 1493 e il 1518 al servizio di importanti famiglie del patriziato astigiano, con una produzione influenzata da modelli fiamminghi, come traspare dalla tendenza all\u2019osservazione minuziosa di ogni particolare, sottoposto ai giochi della luce e riprodotto in modo analitico, grazie all\u2019uso (innovativo) della lente d\u2019ingrandimento, e <strong>Gerolamo Giovenone<\/strong>, principale esponente della famiglia che per tre generazioni fu caposcuola della scuola vercellese e che, nelle sue realizzazioni, si allontana dal descrittivismo minuto tipico dell\u2019arte delle Fiandre e dall\u2019intenso realismo nordico per aderire maggiormente allo stile di <strong>Gaudenzio Ferrari<\/strong>, con figure pi\u00f9 monumentali.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/57\/b8\/4d\/57b84de13836c043a889a2cfefac70f7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Jacopino Longo, Adorazione dei Magi, 1530-1540 circa, pittura su tavola. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La sesta e ultima sezione della mostra \u00e8 intitolata <strong><em>Defendente Ferrari e la pittura rinascimentale in Piemonte tra tradizione e innovazione<\/em><\/strong> e propone un\u2019esposizione di opere che, pur allargando lo sguardo alla produzione pittorica di altri artisti, come <strong>Bernardino Lanino<\/strong> e Gerolamo Giovenone, si concentra sul chivassese <strong>Defendente Ferrari<\/strong>, allievo di Giovanni Martino Spanzotti, che ebbe particolare successo nel Piemonte occidentale, fino alla cessazione della sua attivit\u00e0 avvenuta intorno al 1535, presso la committenza ecclesiastica come autore di pale d\u2019altare e polittici, in cui rivela il persistere di una marcata impronta nordica, evidente nell\u2019uso di colori smaltati alla maniera fiamminga e tedesca e nella resa particolareggiata dei dettagli decorativi. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7a\/05\/0c\/7a050c15a93a12b78ccf28e8566f2765.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Defendente Ferrari, Bacio di Giuda, 1520 circa, pittura su tavola.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso La mostra \u201cRinascimento privato. 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