{"id":6452,"date":"2023-01-18T13:57:17","date_gmt":"2023-01-18T13:57:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6452"},"modified":"2023-01-18T13:57:18","modified_gmt":"2023-01-18T13:57:18","slug":"storia-arte-e-tradizioni-di-montechiaro-dacqui-borgo-medievale-dellalto-monferrato-acquese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6452","title":{"rendered":"Storia, arte e tradizioni di Montechiaro d\u2019Acqui, borgo medievale dell\u2019alto Monferrato acquese"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Aggrappata a un\u2019altura sulla linea di cresta tra la fertile e ampia valle Bormida di Spigno e la pi\u00f9 selvaggia e impervia valle Erro, nell\u2019alto Monferrato acquese, sorge la manciata di case in pietra che costituisce la parte alta dell\u2019abitato di <strong>Montechiaro d\u2019Acqui<\/strong>, fino al 1863 designato semplicemente come Montechiaro (nel periodo fascista, tra il 1929 e il 1946, accorpato a Denice con la denominazione di Montechiaro Denice) e nelle carte medievali frequentemente indicato con il toponimo di <em>Monsclarus<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/38\/a3\/ff\/38a3ff7448e2211beaeebd5e99f29d84.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta di Montechiaro Alto con la chiesa di San Giorgio e l&#8217;altura dove sorgeva il castello. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Borgo suggestivo e isolato, immerso in un <strong>paesaggio maestoso<\/strong>, che alterna fitti boschi a pingui pascoli, dove si allevano capre e pecore, inframmezzati da <strong>calanchi<\/strong> fioriti, quand\u2019\u00e8 stagione, di ginestre e timo selvatico, Montechiaro Alto (cos\u00ec chiamato per distinguerlo dall\u2019insediamento collocato in basso, nel fondovalle della Bormida di Spigno, conosciuto come Montechiaro Piana) appare oggi orfano dell\u2019antico<strong> castello in pietra<\/strong>, che si elevava al culmine della collina sovrastante il paese e di cui oggi rimangono poche, ma significative tracce.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3e\/b4\/17\/3eb41735d33fc0f1eb760d96924fa933.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Paesaggio dell&#8217;alto Monferrato acquese, nei dintorni di Montechiaro. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Inserito nel sistema di torri di vedetta dislocate lungo le strade che si dipartono da Acqui Terme, seguendo gli itinerari appenninici di collegamento con la costa ligure, verso sud, ovest ed est, il castello di Montechiaro d\u2019Acqui venne edificato, nel suo nucleo originario, nel corso del XII secolo, passando in seguito pi\u00f9 volte di mano e venendo a lungo conteso, nel secolo successivo, tra la famiglia aleramica dei <strong>Del Carretto<\/strong>, marchesi di Savona, che nel 1284 stipul\u00f2 una convenzione con i rappresentanti della comunit\u00e0 locale, impegnandosi a non violarne le consuetudini, e gli<strong> Alessandrini<\/strong>, che, in base alle informazioni riportate dall\u2019abate Casalis e da altri studiosi, si sarebbero impadroniti con la forza del feudo, originando uno scontro armato con i primi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/22\/1f\/95\/221f955d4277b0fdbecb8809bc2025f3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La motta con la base della torre, elemento superstite del castello. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A partire dal XV secolo, con l\u2019instaurarsi della dominazione sforzesca e, in seguito, di quella spagnola, si registra l\u2019assegnazione del feudo a un ramo degli <strong>Scarampi<\/strong>, famiglia del patriziato astigiano che, arricchitasi con l\u2019esercizio del commercio (con Genova e nelle fiere della Champagne in Francia) e soprattutto con la gestione della rete europea delle \u201ccasane\u201d, banchi di cambiavalute e prestito di denaro su pegno (e altri strumenti innovativi di investimento), persegu\u00ec dal XIV secolo una accorta politica di acquisizioni territoriali e di castelli nell\u2019area delle Langhe e dell\u2019alto Monferrato. Dal 1708, l\u2019anno che sanc\u00ec l\u2019annessione del territorio di Montechiaro agli <strong>Stati di Savoia<\/strong>, si ebbero altri cambiamenti, ma l\u2019antico castello di Montechiaro risultava gi\u00e0 <strong>ridotto a rovina<\/strong> a partire dal 1646, irrimediabilmente devastato dalle <strong>truppe spagnole<\/strong> nel corso delle guerre che insanguinarono il Piemonte seicentesco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/55\/9f\/88\/559f88746018873289e9011bee7b98ab.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La piazzetta su cui si affaccia la parrocchiale di San Giorgio Martire. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Della struttura fortificata, ulteriormente danneggiata dagli smottamenti del 1966, sopravvivono poche vestigia, in particolare <strong>la motta con la base della torre<\/strong>, parte dei bastioni e alcuni ambienti sotterranei. Recenti interventi di <strong>ingegneria naturalistica,<\/strong> volti al consolidamento delle scarpate, hanno consentito la messa in sicurezza dell\u2019altura e la fruibilit\u00e0 del sito come punto panoramico a beneficio dei turisti. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il paese di Montechiaro d\u2019Acqui conserva intatto l\u2019aspetto di <strong>borgo rurale di sommit\u00e0<\/strong> d\u2019impianto medievale, con la grande scalinata d\u2019accesso, i voltoni passanti, le stradine lastricate e le caratteristiche case in <strong>pietra arenaria locale<\/strong>, ornate da antiche lapidi e portali scolpiti (da segnalare le testine apotropaiche di Casa Zunino, le rosette araldiche visibili sull\u2019architrave di finestra di Casa Garrone, di fattura cinquecentesca e proveniente dal demolito castello, il <strong>portale rinascimentale<\/strong> di Casa Benzi, con l\u2019arme dei Del Carretto, la decorazione scolpita di Casa Robiglio, realizzata nel Cinquecento e ispirata al tema del sole celtico).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/07\/46\/54\/074654656547cc8262902a2543564295.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Passaggio coperto nel borgo di Montechiaro Alto.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il patrimonio architettonico ecclesiastico comprende, nel territorio di Montechiaro Piana, <strong>i ruderi della<\/strong> <strong>pieve del Cauro<\/strong>, fatta risalire al VII secolo e dedicata alla Visitazione di Maria Vergine ad Elisabetta. Una ricerca condotta dal parroco Don Fiorenzo Ravera ipotizza che la fondazione della chiesetta sia avvenuta nel luogo dove, in epoca romana, sorgeva la <strong><em>mansio <\/em>di <em>Crixia<\/em><\/strong>, postazione situata lungo l\u2019importante asse stradale della <em>via Aemilia Scauri<\/em>, che collegava <em>Derthona<\/em> (Tortona) a <em>Vada Sabatia<\/em> (Vado Ligure) passando per <em>Aquae Statiellae<\/em> (Acqui Terme). La primitiva pieve perse progressivamente d\u2019importanza con il trasferimento della popolazione verso la cima della collina di Montechiaro, accompagnata dalla creazione, al principio del XII secolo, di una nuova parrocchiale nelle vicinanze del castello. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>chiesa di San Giorgio Martire<\/strong>, con funzioni di parrocchia di Montechiaro Alto, deve il suo aspetto attuale al cantiere aperto nel 1595: l\u2019interno, in stile tardo rinascimentale a carattere rurale, appare suddiviso in tre navate da rozze colonne in pietra arenaria, e conserva altari in stucco e un tabernacolo trecentesco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7a\/3d\/f5\/7a3df5692e8be343c99d4409a7666def.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di San Giorgio &#8211; bassorilievo con San Giorgio che uccide il drago, scolpito nel timpano del portale.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nell\u2019oratorio di Sant\u2019Antonio, al di sotto della chiesa parrocchiale, \u00e8 oggi allestito un piccolo percorso museale dedicato alla preziosa <strong>reliquia delle Sante Spine della Corona di Cristo<\/strong> che, secondo la tradizione, venne portata in loco nel periodo delle Crociate, per merito di un cavaliere originario di Cortemilia di ritorno dalla Terra Santa. <\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>devozione verso la reliquia<\/strong>, favorita dal clima spirituale della Controriforma Cattolica, trova il proprio momento culminante nella tradizionale processione che si svolge a Montechiaro la prima domenica di maggio e che rievoca l\u2019arrivo, nel periodo medievale, delle Sante Spine in questa piccola comunit\u00e0 dell\u2019alto Monferrato. L\u2019autenticit\u00e0 della reliquia troverebbe riscontro nell\u2019inserimento della parrocchia di Montechiaro nell\u2019elenco delle chiese che possiedono le Spine della Corona di Cristo, custodito nella <strong>Basilica della Santa Croce di Gerusalemme.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/10\/1e\/9c\/101e9caae786fa26c6730c27b5a47cb0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;ex oratorio di Santa Caterina, oggi sede di un piccolo Museo Contadino.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Su un poggio prospiciente l\u2019altura del castello, s\u2019impone alla vista la facciata intonacata di bianco dell\u2019<strong>ex oratorio di Santa Caterina<\/strong>, che in passato assolse funzioni di parrocchiale, prima che si costruisse la chiesa di San Giorgio. L\u2019edificio, tardo cinquecentesco, ospita oggi un piccolo <strong>Museo Contadino<\/strong>, con attrezzi della civilt\u00e0 rurale.<\/p>\n\n\n\n<p>Importante polo devozionale e meta di pellegrinaggio mariano \u00e8 poi il <strong>santuario della Madonna della Carpeneta <\/strong>(toponimo collegato alla presenza di carpini nei boschi circostanti), che si trova in splendida posizione panoramica sul Bric del Forche (anticamente luogo delle esecuzioni capitali) lungo la strada che collega Montechiaro Alto a Ponti. La chiesa, settecentesca, ingloba un antico pilone quattrocentesco, con affresco della Madonna della Misericordia, che sarebbe da ricondurre, secondo la tradizione, a <strong>un\u2019apparizione mariana<\/strong> avvenuta nel punto dove sgorga una sorgente d\u2019acqua, nelle vicinanze dell\u2019odierna chiesa, ritenuta ancora oggi depositaria di propriet\u00e0 medicamentose.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fd\/a9\/ec\/fda9ece7dd4551c4eaa96641c99df4f2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata dell&#8217;ex oratorio di Santa Caterina, dalle linee tardo rinascimentali.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019iniziativa che condusse alla costruzione della chiesa va anche inserita nel contesto delle rivalit\u00e0 che contrapponevano, tra Seicento e Settecento, la famiglia dei <strong>conti Guerrieri<\/strong>, originaria di Ponti, gi\u00e0 in competizione con i Del Carretto, e quella, poi sconfitta, dei Serventi. Furono i conti Guerrieri, per sancire il proprio predominio in paese, a patrocinare l\u2019erezione della chiesa santuariale nel <strong>luogo dell\u2019apparizione, <\/strong>in accordo con il parroco del tempo, che intendeva aggregare attorno a un polo devozionale comune il sentimento religioso dei suoi parrocchiani.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/95\/78\/1a\/95781a0dfa69d8c778de4db1f4cd0af7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del borgo di Montechiaro Alto.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Strettamente legata alle radici culturali e alle abitudini alimentari di Montechiaro e del territorio del basso Piemonte, tra le alte Langhe e l\u2019alto Monferrato, \u00e8 la cosiddetta <strong><em>Anciuada dar Castlan<\/em><\/strong>, la tradizionale distribuzione dei panini farciti con acciughe e <em>bagn\u00e8t verd<\/em> che si tiene ogni anno in concomitanza con la processione delle Sante Spine, nella prima settimana di maggio, e che richiama alla memoria gli intensi e proficui traffici commerciali intrattenuti per secoli tra la costa ligure, da cui provenivano le acciughe sotto sale, e l\u2019entroterra piemontese, che offriva come contropartita la carne bovina, i formaggi caprini e ovini, i salumi, le granaglie, la legna.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche e siti internet:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Gallareto (a cura di), <em>Alto Monferrato. Tra Piemonte e Liguria. Tra pianura e Appennino<\/em>, collana Percorsi d&#8217;arte in Piemonte, Omega edizioni, 1998. <\/p>\n\n\n\n<p>www.archiviocasalis.it <\/p>\n\n\n\n<p>www.comune.montechiarodacqui.al.it<\/p>\n\n\n\n<p>www.unionemontanasuoldaleramo.it, <em>santuario della Carpeneta<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Aggrappata a un\u2019altura sulla linea di cresta tra la fertile e ampia valle Bormida di Spigno e la pi\u00f9 selvaggia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6454,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,495,14,27],"tags":[925,1719,3922,1601,421,4190,3459,4184,4187,3141,2899,3774,4189,1971,82,4185,381,2423,206,105,4182,4188,30,3052,598,3150,2761,256,35,1600,4186,504,380,1702,4183],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6452"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6452"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6452\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6453,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6452\/revisions\/6453"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6454"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6452"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6452"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6452"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}