{"id":6466,"date":"2023-01-30T16:47:34","date_gmt":"2023-01-30T16:47:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6466"},"modified":"2023-01-30T16:49:54","modified_gmt":"2023-01-30T16:49:54","slug":"montebenedetto-storia-di-un-insediamento-certosino-in-valle-di-susa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6466","title":{"rendered":"Montebenedetto, storia di un insediamento certosino in valle di Susa"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>insediamento monastico di Montebenedetto<\/strong>, nel territorio di Villarfocchiardo in valle di Susa, \u00e8 considerato dagli studiosi una eccezionale testimonianza architettonica, forse l\u2019unica a livello europeo, di \u201c<strong>Certosa primitiva<\/strong>\u201d, struttura che conserva cio\u00e8 intatti, non avendo subito rimaneggiamenti nel corso dei secoli aldil\u00e0 dei guasti dovuti agli eventi alluvionali, la planimetria e l\u2019aspetto di un monastero certosino come doveva apparire tra la fine del XII secolo e il principio del XIII.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7a\/9c\/89\/7a9c89f45811a3559ca4ca818774ea85.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il nucleo superstite del complesso monastico di Montebenedetto, nel contesto naturale e ambientale della valle di Susa.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In quest\u2019angolo appartato della valle di Susa, nascosto tra boschi e pascoli, i \u201cmonaci bianchi, provenienti dall\u2019insediamento della <strong>Madonna della Losa <\/strong>sopra Gravere, prima fondazione certosina in valle di Susa, si stabilirono al principio del Duecento, avendo ottenuto il permesso del <strong>conte Tommaso I di Savoia<\/strong>, signore di questi territori. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019origine dell\u2019ordine monastico certosino risale all\u2019anno 1084 quando <strong>San Bruno di Colonia<\/strong>, conosciuto anche come Brunone o \u201cBruno Gallicus\u201d, nato in terra germanica e insegnante di lettere a Colonia, ma per anni canonico nella cattedrale di Reims in Francia, fonda nel cuore del massiccio della Chartreuse (tra Grenoble e Chamb\u00e9ry), con l\u2019appoggio del vescovo Ugo di Grenoble, la <strong><em>Grande Chartreuse<\/em><\/strong>. Coniugando anacoretismo (il ritiro in solitudine) e cenobio (la vita in comune), San Bruno, insieme con sei compagni, diede vita a un centro monastico, soprannominato il \u201c<strong>Deserto di Chartreuse<\/strong>\u201d per la collocazione in un luogo remoto e impervio tra i boschi, che sarebbe divenuto in pochi anni la \u201cCasa madre\u201d dell\u2019Ordine certosino (il nome deriva da \u201cCarthusia\u201d, versione latina del toponimo Chartreuse).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d4\/e9\/30\/d4e9308098942cee8d3755ca2a09676a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Pur in assenza di una Regola scritta da San Bruno, lacuna che sar\u00e0 colmata pi\u00f9 tardi con la stesura delle \u201cConsuetudini\u201d (definite \u201cStatuti\u201d dal XIII secolo) per mano di Guigo I, quinto successore di Bruno alla guida dell\u2019Ordine, gi\u00e0 negli anni seguenti i \u201c<strong>monaci bianchi<\/strong>\u201d si mossero verso l\u2019Oltralpe lungo la direttrice della valle di Susa, costruendo chiese e gettando le basi di nuove comunit\u00e0 grazie alla generosit\u00e0 di signori laici disposti a donare terreni e concedere diritti. Fu cos\u00ec che i \u201c<em>fratres carthusienses<\/em>\u201d, nella loro continua ricerca di luoghi remoti, il cosiddetto \u201cdeserto\u201d, in cui condurre un\u2019esistenza solitaria, al riparo dai clamori del mondo, s\u2019insediarono sulle montagne valsusine, stabilendosi dapprima in <strong>localit\u00e0 Losa<\/strong> sopra Gravere e poi, all\u2019inizio del XIII secolo, nel sito di Montebenedetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso architettonico di Montebenedetto, sebbene mutilato in alcune parti dalla disastrosa piena del rio delle Fontane che si abbatt\u00e9 in zona nel 1473 devastando in particolare il \u201cChiostro grande\u201d con le celle dei monaci, appare ben conservato nella sua linearit\u00e0 architettonica, conforme alle prescrizioni certosine. E\u2019 oggi di propriet\u00e0 della Regione Piemonte, che l\u2019ha inserito nell\u2019area protetta del <strong>Parco delle Alpi Cozie<\/strong>, restaurandolo e aprendolo alle visite.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9f\/82\/6b\/9f826b92d6579fbe3d6994e42b6a1e5b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Facciata della chiesa di Montebenedetto. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In base alle Consuetudini e agli Statuti dell\u2019Ordine, la struttura architettonica delle \u201ccertose\u201d, concepite come luoghi di nascondimento, meditazione e penitenza, doveva riflettere i pilastri portanti della Regola certosina, come la ricerca della <strong>solitudine interiore<\/strong>, la separazione dal mondo, l\u2019ideale eremitico. Da queste premesse derivano l\u2019essenzialit\u00e0 di linee e la sobriet\u00e0 nei decori che si osservano come tratti caratteristici delle prime fondazioni certosine, ispirate, anche nella collocazione naturale e nella disposizione degli spazi, al prototipo rappresentato dalla Grande Chartreuse di Grenoble. <\/p>\n\n\n\n<p>Tratto qualificante gli insediamenti certosini, rimasto in vigore per tutto il periodo medievale, era la suddivisione del centro monastico in due nuclei distinti: la casa \u201calta\u201d, chiamata \u201ceremus\u201d o \u201c<strong>domus superior<\/strong>\u201d, che, considerando la prevalente localizzazione delle certose in territori montani, faceva derivare la propria denominazione dall\u2019essere situata pi\u00f9 a monte, e la \u201c<strong>domus inferior<\/strong>\u201d o casa bassa, chiamata poi \u201c<strong>Correria<\/strong>\u201d, riservata ai monaci conversi (che prendono i voti, ma si dedicano al lavoro anche al di fuori della propria cella e della certosa) e costruita a una quota pi\u00f9 bassa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b1\/83\/78\/b1837894baeafb0bf42b2270c1458393.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Certosa di Montebenedetto: dettaglio della facciata. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il perimetro esterno della certosa, tracciato dai monaci fondatori, era delimitato da un muraglione di cinta, pensato come protezione dagli animali selvatici e dall\u2019intrusione di malintenzionati: in genere, per consentire il passaggio, si apriva nel muro un solo varco d\u2019ingresso, sorvegliato da un guardiano. La <strong>chiesa<\/strong> costituiva l\u2019elemento cardine dell\u2019intero sistema monastico: povera di decorazioni, si presentava, almeno fino al Trecento, come un edificio ad aula rettangolare, privo di transetto, con l\u2019area presbiteriale pi\u00f9 stretta e rialzata rispetto all\u2019unica navata e l\u2019abside piatta. Poco illuminata, di solito per mezzo di finestre con forte strombatura verso l\u2019interno, era coperta da un volta a botte. <\/p>\n\n\n\n<p>Parti costitutive essenziali di una certosa erano il \u201c<strong>chiostro piccolo<\/strong>\u201d, in genere addossato a una delle pareti laterali della chiesa, riservato alla preghiera e alla meditazione dei monaci, su cui affacciavano gli spazi comuni, come il refettorio e la sala capitolare, e il \u201c<strong>chiostro grande<\/strong>\u201d, una galleria coperta, realizzata in legno e destinata a fungere da collegamento tra le celle dei monaci, ciascuna concepita come un\u2019abitazione separata dalle altre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e6\/f7\/89\/e6f78959bba747c8f0b6a394ddb21188.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;interno della chiesa di Montebenedetto, ad aula unica con volta a botte, senza transetto e con abside piatta. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa di Montebenedetto, grazie al suo perfetto stato di conservazione, \u00e8 <strong>una testimonianza fedele dell\u2019architettura certosina delle origini.<\/strong> Dei due chiostri, invece, rimangono scarse tracce: quello grande, con le celle dei monaci, venne gravemente danneggiato dalla piena del 1473 mentre gli unici elementi superstiti del chiostro piccolo sono il muro orientale e la relativa finestra. In uno degli edifici addossati alla chiesa e costruiti in epoca successiva per accogliervi le attivit\u00e0 agricole e pastorali si pu\u00f2 osservare un\u2019elegante bifora di stile gotico, appartenente alla cosiddetta \u201c<strong>casa del Priore<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> priore<\/strong> era, ed \u00e8 tutt\u2019ora, la guida della comunit\u00e0 monastica che, secondo le consuetudini dell\u2019Ordine, rimaste quasi invariate dalla loro prima stesura ad oggi, viene eletto a scrutinio segreto ricorrendo a una procedura ancestrale, detta del \u201c<strong>fagiolo segreto<\/strong>\u201d, applicata anche ai giorni nostri. I monaci, adunati nella Sala del Capitolo, esprimono il proprio voto per i candidati alla guida della certosa, inserendo all\u2019interno di un\u2019urna un fagiolo bianco in caso di giudizio positivo e un fagiolo nero in caso di dissenso. La suprema autorit\u00e0 di governo dell\u2019universo certosino, il <strong>Capitolo Generale<\/strong>, si riunisce invece ogni due anni presso la Grande Chartreuse, dove risiede il Priore Generale, chiamato \u201cReverendo Padre\u201d, che, assistito da un Consiglio, governa l\u2019Ordine fra un Capitolo e l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/27\/84\/7a\/27847a44ed0ed843663a9d7e56c2b6f6.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Certosa di Montebenedetto: veduta d&#8217;insieme della chiesa. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Interessante \u00e8 anche lo stemma dell\u2019Ordine Certosino, che non troviamo per\u00f2 raffigurato a Montebenedetto. Composto da un globo sormontato da una croce, appare sovrastato da una sequenza di sette stelle, aggiunte nel Seicento come richiamo ai sette monaci fondatori (San Bruno e i sei compagni). Il motto dell\u2019Ordine \u201c<strong>Stat Crux, dum volvitur orbis<\/strong>\u201d (la Croce resta fissa, salda, mentre il mondo gira), coniato tra XVI e XVII secolo, sembra alludere al concetto di stabilit\u00e0, immutabilit\u00e0 e eternit\u00e0 del divino, verso cui \u00e8 interamente proiettata la vita del monaco certosino, contrapposte alla transitoriet\u00e0 e volubilit\u00e0 delle cose terrene.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/eb\/cf\/e5\/ebcfe596683837f29d0cc1eeab483ccd.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;elegante bifora su uno degli edifici addossati alla chiesa e destinati ad accogliere le attivit\u00e0 agricole e legate alla pastorizia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Alla certosa faceva poi capo una rete pi\u00f9 o meno estesa di \u201c<strong>grange<\/strong>\u201d, fabbricati ad uso residenziale e agricolo costruiti per la gestione del patrimonio fondiario del monastero, proveniente da donazioni o da acquisti di terreni situati anche a notevole distanza dai confini dell\u2019eremo. Venivano condotte dai fratelli conversi e dai \u201cdonati\u201d (monaci che non prendono i voti, ma \u201cdonano\u201d la propria esistenza all\u2019Ordine). Tra le grange di Montebenedetto la pi\u00f9 importante era quella di <strong>Banda<\/strong>, collocata a una quota pi\u00f9 bassa lungo il sentiero che conduce all\u2019abitato di Villarfocchiardo. <\/p>\n\n\n\n<p>Con il trasferimento dei monaci da Montebenedetto, autorizzato dal Capitolo Generale nel&nbsp; 1498, <strong>l\u2019antica grangia di Banda<\/strong>, gi\u00e0 in precedenza strutturata come una piccola certosa per consentire il soggiorno e le pratiche cultuali dei conversi, divenne la nuova sede della comunit\u00e0. Anche la chiesa di Banda, nella sua semplicit\u00e0, rispecchia i canoni architettonici delle certose medievali, ma risulta impreziosita, a differenza di Montebenedetto, da elementi ornamentali scultorei e pittorici (gli arredi sono stati in parte trasportati altrove). &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b0\/2e\/af\/b02eaf380c5d6e9cb03dc78690f30e7b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lo spiazzo antistante l&#8217;ingresso della chiesa, delimitato dagli edifici ad uso agricolo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il lungo \u201citinerario\u201d percorso dai monaci certosini lungo la valle di Susa non si concluse per\u00f2 a Banda perch\u00e9, dopo un primo trasloco ad Avigliana a fine Cinquecento e un provvisorio ritorno sempre a Banda nel 1630, dopo il 1640 i Padri trovarono sistemazione nella <strong>Certosa Reale di Collegno<\/strong>, realizzata per volont\u00e0 della prima Madama Reale. <\/p>\n\n\n\n<p>La permanenza dei Certosini a Collegno, fatta salva la parentesi dovuta alla legislazione napoleonica che aveva soppresso nel 1801 le corporazioni religiose, si protrasse sino al 1850\/1855 quando la convivenza forzata con gli internati del Regio Manicomio, unitamente ai provvedimenti anti-ecclesiastici del governo, impose ai Padri di lasciare il complesso barocco. Ai pochi rimasti venne offerta ospitalit\u00e0 dal conte Vittorio Amedeo Sallier de la Tour, tra i principali oppositori della politica liberale di Cavour, che li accolse nel <strong>castello della Saffarona<\/strong>, acquistato nel 1833.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/66\/5b\/e0\/665be0a4d51d0da408247885933ba4a5.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La gestione della <strong>Certosa di Montebenedetto<\/strong>, ridotta dopo il 1498 al ruolo di grangia, venne affidata dai monaci a un padre Procuratore, che ne cur\u00f2 l\u2019amministrazione sino alla confisca dei beni avvenuta sotto il regime napoleonico. Attualmente l\u2019ex complesso monastico attorno alla chiesa mantiene l\u2019antica vocazione agricola, ospitando una famiglia di \u201cmargh\u00e9\u201d rimasta fedele all\u2019antica tradizione della transumanza e dedita alla produzione casearia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso L\u2019insediamento monastico di Montebenedetto, nel territorio di Villarfocchiardo in valle di Susa, \u00e8 considerato dagli studiosi una eccezionale testimonianza architettonica,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6473,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27,86],"tags":[4214,4213,4215,3352,3355,3359,635,4217,3363,3357,4218,107,4216,3931,206,3268,4211,3734,3358,35,1297,953,4212],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6466"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6466"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6466\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6472,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6466\/revisions\/6472"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6466"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6466"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6466"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}