{"id":6498,"date":"2023-02-20T17:11:34","date_gmt":"2023-02-20T17:11:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6498"},"modified":"2023-02-20T17:15:20","modified_gmt":"2023-02-20T17:15:20","slug":"6498","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6498","title":{"rendered":"Bousson, le architetture delfinali della Madonna delle Nevi e la misteriosa &#8220;Casa delle Lapidi&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Percorrendo la strada che da Cesana Torinese risale l\u2019alta valle del torrente Ripa, nel punto di congiunzione con la valle di Thuras, si trova l\u2019<strong>abitato di Bousson<\/strong>, che risulta suddiviso in due nuclei principali: quello superiore, posto ai bordi del falsopiano dei Plans, e quello inferiore, raccolto attorno alla chiesa parrocchiale, dedicata alla Madonna delle Nevi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ce\/c2\/39\/cec23969e424a4b6db637ec7b6157f26.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del campanile di Bousson.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Addossata alla parete montuosa, alla cima d\u2019una pittoresca via lastricata, la chiesa parrocchiale di Bousson si mostra al visitatore con il suo tipico<strong> stile delfinale<\/strong>, di prevalente impronta gotica con richiami romanici, derivante dalla diffusione nei territori dell\u2019alta valle di Susa (un tempo chiamata \u201cvalle di Oulx\u201d) di tipologie edilizie sviluppatesi nell\u2019area del Delfinato, ben riconoscibili nelle forme eleganti del campanile, sormontato da una cuspide in pietra munita ai lati di acroteri piramidali e decorata da una doppia serie di quattro abbaini.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9f\/92\/ed\/9f92ed639cbd7c7360b867b9c1feedbc.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"560\"\/><figcaption>La facciata della chiesa parrocchiale di Bousson si staglia alla cima di una pittoresca via lastricata. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa, consacrata nel 1515 e gravemente danneggiata dalle incursioni protestanti del tardo Cinquecento, costituisce uno dei pochi casi nella zona in cui ci \u00e8 dato di conoscere i nomi dei costruttori: sul capitello destro dell\u2019arco che separa il presbiterio dall\u2019unica navata si leggono infatti le \u201cfirme\u201d del <strong>maestro Matheus Rode<\/strong>, esponente di una famiglia di lapicidi di Melezet (Bardonecchia), e di <strong>Rem\u00ec Fantin<\/strong>, nativo di Brian\u00e7on, gi\u00e0 attivo nel cantiere della parrocchiale di Chateau Beaulard.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/20\/73\/98\/207398ae54c242b698255abca7cda664.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il portale lapideo che incornicia l&#8217;ingresso della parrocchiale di Bousson. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Notevole in facciata \u00e8 il <strong>raffinato portale lapideo<\/strong> che incornicia l\u2019ingresso: a forte strombatura, appare definito da un\u2019alternanza di colonnine e pilastrini che reggono l\u2019architrave e la lunetta superiore. Il tutto \u00e8 inserito all\u2019interno di un <strong>arco inflesso o a carena di nave rovesciata<\/strong>, attorniato da un paramento di lastre lapidee, a sua volta sormontato da una fascia di archetti pensili, interrotti dallo stemma delfinale e dai tre gigli del regno di Francia, e da un coronamento merlato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mirabile capolavoro d\u2019intaglio \u00e8, inoltre, il <strong>portone in legno a tre battenti<\/strong>, composto da dodici pannelli in parte decorati con motivo a pergamena di gusto tardo-gotico, mentre la placca della serratura, in ferro battuto, rivela una notevole accuratezza esecutiva, con elementi ornamentali ispirati al mondo vegetale (fiordalisi) e animale (la protome di cinghiale della maniglia), ma che richiamano anche l\u2019antica appartenenza di questi territori al <strong>Delfinato<\/strong> (i delfini) e <strong>al regno di Francia<\/strong> (i tre gigli).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ea\/db\/c1\/eadbc169f098332678d7b0f0ef46f1b8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di Bousson: il grande retroaltare ligneo (retable) con pala centrale e colonnine scolpite con il motivo a tralci di vite tipico della scuola d&#8217;intaglio del Melezet.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La presenza cos\u00ec ricorrente nell\u2019alta valle della Dora Riparia dell\u2019emblematica araldica legata a queste realt\u00e0 politiche (Delfinato e Francia) \u00e8 facilmente spiegabile ripercorrendo le vicende storiche riguardanti le alte valli di Susa e del Chisone che, all\u2019indomani della disgregazione della marca arduinica torinese, entrarono a far parte dei <strong>domini dei conti di Albon<\/strong>, detti Delfini per l\u2019emblema araldico, che ne conservarono il controllo fino al 1349 quando l\u2019ultimo Delfino, Umberto II, vendette i propri territori alla corona di Francia. <\/p>\n\n\n\n<p>Da questa data le antiche terre delfinali seguirono le sorti del regno di Francia sino a che nel 1713, a conclusione della Guerra di Successione Spagnola, il <strong>trattato di Utrecht<\/strong> sanc\u00ec il definitivo passaggio delle alte valli di Susa e del Chisone agli Stati di Savoia (la linea di confine, genericamente fissata dal trattato sullo spartiacque alpino, venne definita con precisione da un\u2019apposita commissione topografica nominata da re Vittorio Amedeo II di Savoia e formalizzata con il trattato di Parigi del 1718).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fb\/39\/80\/fb39806956c0702681d088a5a44c2ad7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della serratura in ferro battuto con i delfini e i gigli di Francia. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A destra della chiesa, sul muro dell\u2019attiguo cimitero, \u00e8 murato un bassorilievo lapideo raffigurante <strong>il tema evangelico della Visitazione<\/strong>, l\u2019incontro di Maria con la cugina Elisabetta, caratterizzato da un ricco apparato decorativo a motivi floreali e realizzato nella prima met\u00e0 del Settecento dal cosiddetto \u201cMaestro di Bousson\u201d. L\u2019opera presenta forti analogie con la \u201c<strong>Madonna del Lago Nero<\/strong>\u201d, bassorilievo ligneo ora conservato all\u2019interno della chiesa di Bousson, ma in origine collocato nella cappella del Lago Nero, intitolata a <em>Notre Dame du Lac Noir<\/em>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La preghiera incisa nella base del rilievo \u00e8 rivolta a <em>Notre Dame des Ermites, <\/em>venerata nel <strong>santuario mariano di Einsielden<\/strong> nel canton Svitto (Svizzera centrale), richiamo a un luogo molto distante, che potrebbe essere spiegato con il recente ritrovamento di una grande stampa barocca raffigurante proprio la Madonna svizzera di Einsielden conservata nella chiesa di Amazas, frazione di Oulx. C\u2019\u00e8 infatti chi ipotizza che l\u2019anonimo scultore di Bousson si sia ispirato a questa stampa nel realizzare la sua opera. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/95\/7e\/ba\/957eba02da2b13a0eb3cb0d4136e245f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di Bousson: la scultura in legno raffigurante la Madonna del Lago Nero. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel nucleo abitativo superiore di Bousson si segnala l\u2019antico edificio soprannominato \u201c<strong>Casa delle Lapidi\u201d<\/strong>, di recente restaurato e aperto al pubblico come museo: l\u2019immobile, la cui origine e funzione rimane tuttora avvolta nel mistero, deve il nome alle sue decorazioni scultoree, in particolare alle <strong>quattordici lapidi<\/strong> in pietra scura scistosa inserite nel muro ovest (pi\u00f9 altre due in altri corpi murari) che mostrano motivi ornamentali geometrici e vegetali e recano una serie di <strong>scritte di carattere religioso e morale in francese antico<\/strong>, databili tra la fine del XVII secolo e la prima parte del XVIII, che contengono esortazioni a una vita di penitenza e ascesi, probabilmente da collegarsi al contesto sociale e al clima religioso della seconda met\u00e0 del Seicento, quando le frequenti incursioni dei protestanti (ugonotti e valdesi) lasciarono un segno indelebile sul territorio, a pi\u00f9 riprese devastato e saccheggiato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3b\/c0\/a7\/3bc0a7bba436f14a9cd66938e8a9b0b8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019insediamento di Bousson, che fu per molto tempo comune autonomo, venne aggregato con Regio Decreto del 1928 a <strong>Cesana Torinese<\/strong>, divenendone frazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Note bibliografiche e siti internet:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>AA.VV,&nbsp;<em>Valle di Susa Arte e Storia dall&#8217;XI al XVIII secolo<\/em>, (a cura di Giovanni Romano), Torino 1977, pp. 136-139.<\/li><li>Rosanna Carnisio,&nbsp;<em>Escursionismo tra arte e storia in Val di Susa e Delfinato. 60 itinerari nella Repubblica degli Escartons<\/em>, Torino 1990, pp.121-123.<\/li><li>www.desambrois.it, <em>progetto di collaborazione tra il Liceo Des Ambrois e il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa<\/em><\/li><li>&nbsp;<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Percorrendo la strada che da Cesana Torinese risale l\u2019alta valle del torrente Ripa, nel punto di congiunzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6501,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,27,86],"tags":[3400,1801,1003,1002,144,4232,30,35,952,3396,4231,370],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6498"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6498"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6498\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6504,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6498\/revisions\/6504"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6501"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6498"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6498"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6498"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}