{"id":6581,"date":"2023-03-31T10:50:32","date_gmt":"2023-03-31T10:50:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6581"},"modified":"2023-03-31T14:41:58","modified_gmt":"2023-03-31T14:41:58","slug":"6581","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6581","title":{"rendered":"Al santuario di Vicoforte la cupola ellittica pi\u00f9 grande del mondo"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/la-cupola-ellittica-piu-grande-del-mondo-e-a-vicoforte\/?fbclid=IwAR3mE1C_AHohcxgjNFThanSXrkxPgUfQXsMPBm1z4j156b-r2yng1kAIpTU\">Piemonte Top News<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Vicoforte-cupola-ellettica-2-780x405.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Alla scoperta del santuario, poco distante da Mondov\u00ec, che doveva diventare sepolcreto dei Savoia prima di Superga<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A poca distanza da Mondov\u00ec, nel territorio comunale di Vicoforte (Vico fino al 1862), sorge il Santuario della Nativit\u00e0 di Maria&nbsp;<strong>Regina Montis Regalis<\/strong>, grandioso complesso architettonico che rappresenta uno dei poli principali della devozione mariana in Piemonte. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Vicoforte-cupola-ellettica-1-1024x653.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40412\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il percorso di avvicinamento al santuario, adagiato nella valletta di Vico, tra le propaggini delle Alpi monregalesi, suscita sorpresa nel viandante quando, d\u2019improvviso, compare all\u2019orizzonte l\u2019immensa\u00a0<strong>cupola \u201covata\u201d<\/strong>, la quinta al mondo per dimensioni, ma la prima se si considerano solo quelle di forma ellittica. Sorretta da un alto tamburo e sormontata da un\u2019ardita lanterna (cupolino), domina l\u2019insieme di fabbricati religiosi e civili costruiti a partire dal tardo Cinquecento. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>A Vicoforte si pu\u00f2 giungere nelle vesti del pellegrino, come spesso fece il duca Carlo Emanuele I di Savoia, per rivolgere una preghiera alla Madonna di Vico, qui venerata sin dal Cinquecento, quando il borgo faceva parte della municipalit\u00e0 di Mondov\u00ec (da cui fu smembrato alla fine del XVII secolo), ma anche per conoscere un luogo intriso di&nbsp;<strong>memorie storiche<\/strong>, che i Savoia, animati da autentica devozione cristiana e da ambiziosi disegni politici, vollero trasformare, valendosi di geniali progettisti come Ascanio Vitozzi e Francesco Gallo, in un capolavoro dell\u2019architettura manieristica e barocca, strumento di affermazione del prestigio dinastico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Vicoforte-cupola-ellettica-3-1024x611.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40413\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Entrando nella chiesa, si nota al centro del vasto ambiente una sfarzosa struttura a baldacchino in marmi policromi, gi\u00e0 pensata da Francesco Gallo, ma portata a termine da Bernardo Antonio Vittone, in cui appare incastonato come gemma preziosa l\u2019antico pilone con l\u2019effigie di fine Quattrocento della&nbsp;<strong>Madonna del Monte Regale<\/strong>, il cuore pulsante del santuario, attorno a cui si \u00e8 sviluppato nei secoli il complesso sacro. <\/p>\n\n\n\n<p>Il culto mariano di Vico trasse origine da un <strong>avvenimento prodigioso<\/strong> che ebbe come protagonista proprio l\u2019affresco della Vergine con il Bambino, oggi situato all\u2019interno della chiesa, di cui \u00e8 il fulcro devozionale, ma a quel tempo isolato nella quiete campestre.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Busto-di-Papa-Pio-VII-a-Vicoforte-1024x670.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40415\"\/><figcaption>Il busto di Papa Pio VII<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Secondo documenti e testimonianze, il fatto prodigioso avvenne nel 1590-92 quando un cacciatore colp\u00ec senza volerlo con un\u2019archibugiata il pilone, nascosto da arbusti e rovi. L\u2019immagine della Madonna, nel punto in cui era stata colpita, cominci\u00f2 a&nbsp;<strong>effondere sangue<\/strong>, attirando su di s\u00e9 l\u2019attenzione della comunit\u00e0 di Vico e diventando presto meta di pellegrinaggio. <\/p>\n\n\n\n<p>La dinamica dei fatti all\u2019origine del <strong>culto mariano di Vico<\/strong>, che si espanse a tal punto da giustificare la costruzione di un oratorio e di una foresteria per i viandanti, corrisponde a uno schema comune a molte narrazioni miracolistiche che furono alla base della fondazione di santuari mariani nell\u2019Europa cattolica tra Medioevo e et\u00e0 moderna.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/La-tomba-del-duca-Carlo-Emanuele-I-a-Vicoforte-1024x657.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40417\"\/><figcaption>La tomba del duca Carlo Emanuele I<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Talvolta la figura cui si addebita l\u2019atto sacrilego, intenzionale o dovuto a negligenza, \u00e8 un cacciatore incauto, come nel caso di Vico, in altri casi un giocatore iconoclasta, come a Vercelli, dove nel 1575 un uomo, colto da ira, schiaffeggi\u00f2 una statua della Madonna, provocando una serie di prodigi, tra cui la comparsa di lividi sulla statua, dando cos\u00ec origine al culto della&nbsp;<strong>Madonna dello Schiaffo<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Le numerose \u201cMadonne del Sangue\u201d venerate in santuari piemontesi, come quello di Re in val Vigezzo, fanno parte di questa tipologia di miracoli. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Fontane-a-Vicoforte-1024x618.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40420\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Di l\u00ec a poco la fama della Madonna di Vico si propag\u00f2, suscitando l\u2019interesse delle autorit\u00e0 municipali e del vescovo di Mondov\u00ec, che, fatte le debite verifiche, ne promossero il culto e la trasformarono in un nuovo vessillo dell\u2019identit\u00e0 religiosa cittadina, rimasta orfana, dopo la demolizione dell\u2019antica&nbsp;<strong>cattedrale di San Donato<\/strong>, della sede fisica dell\u2019originario culto patronale. L\u2019operazione, come risulta dagli studi del ricercatore Paolo Cozzo, oltre al sincero impulso devozionale, aveva anche una finalit\u00e0 ideologica, che va letta nel quadro delle complesse relazioni tra le autonomie municipali, derivate dalla stagione dei comuni, e la crescente ingerenza del potere statale, legato all\u2019egemonia sabauda. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo perseguito dai Monregalesi, nella dialettica tra vescovo e comune, fu quello di alimentare il&nbsp;<strong>culto mariano di Vico<\/strong>, sottraendone la gestione alle autorit\u00e0 locali e elevandolo a devozione civica, motivo d\u2019un rinnovato orgoglio comunale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8e\/00\/44\/8e0044e910a5bc978271596928859107.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fu nell\u2019ultimo scorcio del Cinquecento, con il&nbsp;<strong>duca Carlo Emanuele I<\/strong>, impegnato nella costruzione d\u2019un forte potere statuale, che i Savoia, da secoli devoti alla Vergine, intuirono le potenzialit\u00e0 del culto legato alla Madonna di Vico, assegnando la conduzione del santuario non pi\u00f9 al vescovo e alle autorit\u00e0 municipali, bens\u00ec a ordini religiosi indipendenti (ma fedeli a casa Savoia). Chiamati dal duca, i Gesuiti vi fondarono una penitenzieria e i Foglianti, congregazione distaccatasi dall\u2019ordine cistercense, si installarono nell\u2019attiguo monastero. <\/p>\n\n\n\n<p>Il culto mariano di Vico, non pi\u00f9 confinato a una realt\u00e0 locale, venne quindi proiettato in una dimensione dinastico-statale, e questa \u201cappropriazione\u201d da parte dei Savoia spiega gli importanti investimenti compiuti dal duca Carlo Emanuele I per finanziare i lavori di costruzione del complesso, inizialmente affidati all\u2019<strong>architetto orvietano Ascanio Vitozzi<\/strong>, che si bas\u00f2 su precedenti disegni forniti da Ercole Negro di Sanfront. Il cantiere, rallentato alla morte del Vitozzi (1615) e poi del duca (1630), riprese la piena attivit\u00e0 un secolo pi\u00f9 tardi con l\u2019intervento dell\u2019architetto e ingegnere&nbsp;<strong>Francesco Gallo<\/strong>, maestro del barocco piemontese, cui si deve l\u2019innesto del possente tamburo e della maestosa cupola \u201covata\u201d in mattoni rossi sul severo basamento manieristico in arenaria locale gi\u00e0 realizzato dal Vitozzi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bb\/4e\/35\/bb4e3505064cebdbce655befc3e980ef.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza attribuita dai Savoia alla promozione del sito trov\u00f2 conferma nella scelta di allestire all\u2019interno del santuario il&nbsp;<strong>sepolcreto dinastico<\/strong>, con le spoglie dei membri della casa ducale accolte nelle cappelle laterali. Il progetto venne poi accantonato, perch\u00e9 le attenzioni dei duchi si rivolsero in seguito al santuario di Oropa, pi\u00f9 vicino alla nuova direttrice di espansione verso est, e alla basilica di Superga, scelta nel Settecento come sacrario della dinastia, per\u00f2 si fece in tempo a erigere la cappella di San Bernardo, che ospita la tomba del&nbsp;<strong>duca Carlo Emanuele I<\/strong>, cos\u00ec devoto alla Madonna di Vico da giungervi spesso in veste di umile pellegrino. <\/p>\n\n\n\n<p>Dirimpetto al sepolcro del duca, scolpito dai fratelli Collino, si trova il monumento a&nbsp;<strong>papa Pio VII<\/strong>&nbsp;che, prigioniero di Napoleone, transit\u00f2 a Vico diretto a Savona nel 1809, e a lato le due semplici tombe che accolgono dal dicembre 2017 i resti mortali di Vittorio Emanuele III di Savoia, penultimo re d\u2019Italia, qui traslato da Alessandria d\u2019Egitto, e della moglie, Elena del Montenegro, trasferita da Montpellier.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/96\/44\/44\/964444d4aeb37a0d2a2e84e869a25636.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il cenotafio della principessa Margherita di Savoia-Gonzaga, figlia prediletta del duca Carlo Emanuele I.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella cappella di San Benedetto \u00e8 visibile invece il cenotafio della principessa&nbsp;<strong>Margherita di Savoia-Gonzaga<\/strong>, figlia prediletta di Carlo Emanuele I, dal 1634 viceregina del Portogallo, le cui spoglie si trovano per\u00f2 non a Vico, dove avrebbe desiderato, bens\u00ec in un monastero di Burgos in Spagna, terra in cui mor\u00ec nel 1655 durante il viaggio di rientro in Piemonte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esterno del santuario, oltre che dalla monumentale cupola, \u00e8 segnato dai&nbsp;<strong>quattro campanili<\/strong>, previsti dal disegno del Vitozzi, ma rimasti incompleti sino agli ultimi lavori di sistemazione eseguiti negli anni Venti del Novecento, e dalla imponente \u201c<strong>Palazzata<\/strong>\u201d, sequenza di uniformi edifici porticati in cotto che delimitano il piazzale antistante l\u2019ingresso e che, gi\u00e0 contemplati dal progetto vitozziano per ospitarvi l\u2019Ostaria, l\u2019Ospizio dei Pellegrini e la Casa del Duca, presero forma definitiva solo nell\u2019Ottocento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Vicoforte-cupola-ellettica-4-1024x518.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40416\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Fonte: Piemonte Top News Alla scoperta del santuario, poco distante da Mondov\u00ec, che doveva diventare sepolcreto dei&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6582,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,495,14,27,728],"tags":[477,3219,4278,1492,741,425,4281,256,35,4279,4280,4276,485],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6581"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6581"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6581\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6588,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6581\/revisions\/6588"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6582"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}