{"id":6686,"date":"2023-05-29T15:39:41","date_gmt":"2023-05-29T15:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6686"},"modified":"2023-05-29T15:39:42","modified_gmt":"2023-05-29T15:39:42","slug":"molare-memorie-medievali-e-dimore-gentilizie-nel-cuore-dellalto-monferrato-ovadese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6686","title":{"rendered":"Molare, memorie medievali e dimore gentilizie nel cuore dell&#8217;alto Monferrato ovadese"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Giace a manca dell\u2019Orba, e in vicinanza di esso, in una valle amena dell\u2019alto Monferrato, a scirocco da Acqui, da cui \u00e8 distante sette miglia<\/em>\u201d: cos\u00ec l\u2019abate Casalis, storico piemontese dell\u2019Ottocento, descrive il paese di Molare nel suo&nbsp;<strong><em>Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna,&nbsp;<\/em><\/strong>edito a Torino nel 1856.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230522_185240-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67893\"\/><figcaption>Scorcio del castello Gaioli-Boidi.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019abitato di Molare, che deve probabilmente il nome a una cava di pietre da macina (\u201csaxa molaria\u201d) esistente in zona e documentata dal Casalis, \u00e8 situato nel cuore dell\u2019<strong>alto Monferrato ovadese<\/strong>, sulla sponda sinistra del tumultuoso torrente Orba che discende dalle balze appenniniche per andare a gettarsi nel fiume Bormida in prossimit\u00e0 di Alessandria. Dai suoli delle colline circostanti, vocati alla viticoltura, si ricavano uve da vino, esportato un tempo in gran copia verso i mercati di Milano e di Genova, come evidenziava gi\u00e0 il Casalis, e che oggi danno vita, in particolare, al pregiato&nbsp;<strong>Dolcetto d\u2019Ovada DOP<\/strong>&nbsp;(o Ovada DOP).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo angolo di Piemonte, proteso verso le selvose cime appenniniche, fu teatro nel 1935 di un tragico avvenimento conosciuto come il \u201c<strong>disastro di Molare<\/strong>\u201d, causato dal cedimento di una delle due dighe che formavano lo sbarramento sul torrente Orba ultimato dieci anni prima in localit\u00e0 Ortiglieto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina del 13 agosto di quell\u2019anno, dopo un&nbsp;<strong>periodo prolungato di siccit\u00e0<\/strong>&nbsp;interrotto da precipitazioni molto intense e concentrate in poche ore, la capienza dell\u2019invaso artificiale (lago di Ortiglieto) raggiungeva il limite massimo, iniziando a tracimare. La forza delle acque, che non potevano defluire a causa dell\u2019ostruzione degli scaricatori, provoc\u00f2 il crollo della seconda diga, quella di Sella Zerbino, riversando a valle una massa imponente di acqua mista a fango, dell\u2019altezza di circa venti metri e con un fronte largo due chilometri, che travolse tutto ci\u00f2 che incontrava sul suo cammino, abitazioni e uomini. Il bilancio della tragedia fu&nbsp;<strong>di oltre cento vittime<\/strong>, tra morti e dispersi, i cui resti vennero ritrovati, in alcuni casi, dopo anni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230522_191617-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67900\"\/><figcaption>L\u2019ingresso del castello Gaioli-Boidi.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tornando alla descrizione del paese, in questo territorio anticamente abitato dai&nbsp;<strong>Liguri Statielli<\/strong>, che in epoca romana ebbero come punto di riferimento il municipium di&nbsp;<em>Aquae Statiellae<\/em>&nbsp;(Acqui Terme), si eressero fin dall\u2019alto Medioevo numerose fortificazioni, a guardia dei percorsi che conducevano dall\u2019area padana verso la costa ligure. Nell\u2019alto Medioevo si formarono nell\u2019area alcuni insediamenti, concentrati nelle&nbsp;<strong>localit\u00e0 Ceriato e Campale<\/strong>, i cui abitanti, verso la met\u00e0 del Duecento, iniziarono a trasferirsi sull\u2019altura dove oggi sorge l\u2019abitato di Molare.<\/p>\n\n\n\n<p>Di questa fase di popolamento alto-medievale rimane testimonianza nella&nbsp;<strong>pieve di Santa Maria di Campale,&nbsp;<\/strong>oggi chiesa cimiteriale di Molare. Risalente nelle attuali forme romanico-gotiche al XIII secolo, la chiesa conserva all\u2019interno pregevoli affreschi databili tra la fine del Quattrocento e il principio del secolo successivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il territorio di Molare, inizialmente soggetto ai marchesi aleramici, pass\u00f2 in seguito sotto il controllo dei&nbsp;<strong>marchesi del Bosco<\/strong>, anch\u2019essi di stirpe aleramica, che, per mettersi al riparo dalla minaccia dell\u2019espansionismo genovese, cercarono l\u2019alleanza matrimoniale con la&nbsp;<strong>potente famiglia dei Malaspina<\/strong>, di ascendenza obertenga, insediata con feudi e castelli tra Lunigiana e Tortonese. Fu Agnese del Bosco, intorno al 1230, a portare in dote al consorte, Federico I Malaspina, numerose terre dell\u2019alto Monferrato, come Cremolino, Cassinelle, Morbello, Morsasco, e la localit\u00e0 di Molare, che rimase infeudata ai&nbsp;<strong>Malaspina<\/strong>&nbsp;(del ramo di Cremolino) fino alla morte dell\u2019ultimo esponente del casato, Isnardo, avvenuta nel 1467. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230522_185211-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67902\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Con l\u2019estinzione dei Malaspina, la comunit\u00e0 di Molare ritorn\u00f2, per dedizione spontanea suggellata dalla pattuizione di accordi, sotto il controllo dei&nbsp;<strong>marchesi del Monferrato<\/strong>, a quel tempo appartenenti al casato d\u2019origine bizantina dei Paleologi che, esaurendosi nel 1533 con la morte di Gian Giorgio, lasci\u00f2 il passo nel governo dello Stato monferrino ai&nbsp;<strong>Gonzaga di Mantova<\/strong>. Nel 1708, nel quadro della Guerra di successione spagnola, si sanc\u00ec la definitiva annessione dei territori del Monferrato, incluso il feudo di Molare, ai&nbsp;<strong>domini dei Savoia<\/strong>, che garantirono in seguito un lungo periodo di stabilit\u00e0. &nbsp;<strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di questo illustre passato e di queste vicende di potere rimangono evidenti testimonianze nelle dimore signorili che abbelliscono il cuore antico di Molare. Fra queste, risalta il&nbsp;<strong>palazzo Tornielli di Crestvolant<\/strong>, imponente edificio d\u2019impronta neoclassica, con interni sontuosi (si segnalano la&nbsp;<strong>stanza del Vescovo<\/strong>, al pian terreno, con soffitto in oro zecchino su fondo blu, e gli ambienti di rappresentanza del piano nobile, con apparato decorativo ispirato a motivi rinascimentali e in parte dovuto al pittore ovadese Ignazio Tosi). Il palazzo, dotato esternamente di caratteristiche torrette, venne fatto costruire nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento dai conti Tornielli (di origine novarese), che lo innestarono sulle vestigia dell\u2019antico&nbsp;<strong><em>castrum<\/em>&nbsp;dei Malaspina<\/strong>, caduto da molti secoli in rovina, dopo il trasferimento, avvenuto gi\u00e0 alla fine del Duecento, di Tommaso Malaspina, signore di Molare, nel vicino paese di Cremolino, eletto a sede principale della famiglia.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230522_185655-461x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67907\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>D\u2019aspetto prevalentemente neo-gotico \u00e8 invece il&nbsp;<strong>castello Gaioli-Boidi<\/strong>&nbsp;che, nella sua veste attuale, \u00e8 il frutto di una serie di interventi realizzati a partire dal Seicento per ammodernare e ingrandire&nbsp;<strong>l\u2019antica casa-forte della famiglia Gaioli<\/strong>&nbsp;(in origine chiamata \u201cda Gaiola\u201d, a indicare la probabile provenienza degli antenati della famiglia, che poi si imparent\u00f2 con i conti Tornielli, dal paese di Gaiola nella valle Stura di Demonte). Documentato fin dalla met\u00e0 del Cinquecento, quand\u2019era situato ancora al di fuori della cinta muraria malaspiniana, l\u2019edificio aveva carattere rurale, ma venne in seguito trasformato grazie a una serie di cantieri che, succedendosi nei secoli, trovarono il loro completamento negli anni 1880-1885 con un rimaneggiamento della veste esterna del castello&nbsp;<strong>in chiave neo-medievale<\/strong>, di ispirazione dandradesca (l\u2019intervento del D\u2019Andrade a Molare \u00e8 ritenuto probabile, ma non sicuro).&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori dell\u2019abitato di Molare, nella piana di Campale, sorge poi un\u2019altra dimora nobiliare, la&nbsp;<strong>villa Salvago Raggi<\/strong><strong>,&nbsp;<\/strong>maestoso edificio appartenuto all\u2019illustre famiglia dei marchesi Salvago-Raggi, riplasmato in stile chalet svizzero verso la met\u00e0 dell\u2019Ottocento. La villa \u00e8 stata abitata fino a tempi recenti dalla marchesa Camilla Salvago Raggi (1924-2022), poetessa, scrittrice e traduttrice di fama.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/vendemmia1-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67908\"\/><figcaption>Immagine di vendemmia sulle colline dell\u2019alto Monferrato ovadese.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Per completare il breve itinerario alla scoperta del territorio di Molare, ci rechiamo infine in frazione Madonna delle Rocche, dove il pianoro s\u2019interrompe bruscamente lasciando spazio ai ripidi pendii boscosi dell\u2019alta valle Orba. Qui esiste da secoli un polo di devozione religiosa di grande richiamo per i fedeli di tutto l\u2019alto Monferrato, il&nbsp;<strong>santuario di Nostra Signora delle Rocche,&nbsp;<\/strong>affidato dal 1880 alle cure della congregazione dei Padri Passionisti, fondata dall\u2019ovadese San Paolo della Croce (1694-1775).<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso santuariale sorge nel luogo dove nella seconda met\u00e0 del Cinquecento si verific\u00f2\u00a0<strong>un\u2019apparizione della Vergine<\/strong>\u00a0che, tramutando prodigiosamente in pani profumati e fragranti le erbe raccolte nella sua cesta da una povera donna del posto, di nome Clarice, diede indicazione di costruire, nel punto esatto in cui oggi si trova l\u2019altare maggiore del Santuario, una chiesa in suo onore (\u201c<em>V\u00e0 a Molare e di a tutti che qui desidero una Chiesa in mio onore. Qui porr\u00f2 un trono di grazie<\/em>\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici e siti internet:<\/p>\n\n\n\n<p>Vittorio Bonaria, <em>Storia della diga di Molare. Il Vajont dimenticato<\/em>, ERGA, 2013.<\/p>\n\n\n\n<p>Flavio Conti e Gian Maria Tabarelli,<em> Castelli del Piemonte &#8211; Tomo II<\/em>, Serie G\u00f6rlich, 1978.<\/p>\n\n\n\n<p>www.molare.net <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso \u201cGiace a manca dell\u2019Orba, e in vicinanza di esso, in una valle amena dell\u2019alto Monferrato, a scirocco da Acqui, da&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6689,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,14,27],"tags":[1719,421,4338,4330,63,4336,4332,4337,1718,4333,2019,4339,3923,3094,737,4329,105,3831,3829,3830,4328,3052,4335,4340,256,4331,3132],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6686"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6686"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6686\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6688,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6686\/revisions\/6688"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6689"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6686"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6686"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6686"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}