{"id":6875,"date":"2023-08-29T13:08:16","date_gmt":"2023-08-29T13:08:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6875"},"modified":"2023-08-29T13:20:57","modified_gmt":"2023-08-29T13:20:57","slug":"alla-scoperta-dellorto-botanico-di-torino-voluto-da-re-vittorio-amedeo-ii-di-savoia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6875","title":{"rendered":"Alla scoperta dell&#8217;Orto Botanico di Torino, voluto da re Vittorio Amedeo II di Savoia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>Orto Botanico dell\u2019Universit\u00e0 di Torino<\/strong> \u00e8 un gioiello poco conosciuto, nascosto nel verde del Parco del Valentino, e merita d&#8217;essere scoperto e valorizzato. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/1-1-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70080\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Colonna con busto di Carlo Allioni nel Giardino dell\u2019Orto Botanico.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Situato accanto al Castello del Valentino, l\u2019Orto Botanico venne istituito nel 1729 come \u201cRegio Orto Botanico\u201d per volere di&nbsp;<strong>Vittorio Amedeo II di Savoia<\/strong>, re di Sardegna, con finalit\u00e0 didattiche e di documentazione delle specie vegetali, in collegamento con la neonata \u201c<strong>cattedra di Bottanica<\/strong>\u201c, voluta per adeguare l\u2019universit\u00e0 torinese agli standard dei pi\u00f9 prestigiosi atenei europei e pensata, in particolare, per&nbsp;<strong>istruire i medici<\/strong>&nbsp;nell\u2019apprendimento delle propriet\u00e0 farmacologiche delle piante.<\/p>\n\n\n\n<p>In relazione a questo stretto rapporto tra la botanica, scienza che studia i vegetali, e la medicina, c\u2019\u00e8 da osservare che i primi&nbsp;<strong>orti botanici universitari<\/strong>, concepiti come veri e propri musei di piante viventi, erano sorti nel corso del Cinquecento proprio allo scopo di consentire ai futuri medici, che avevano cos\u00ec modo di sviluppare un interesse specifico per l\u2019osservazione della natura, di imparare a riconoscere i cosiddetti \u201c<strong>semplici<\/strong>\u201d, ovverosia le specie vegetali (dette \u201cpiante officinali\u201d perch\u00e9 lavorate in \u201cofficina\u201d) da cui si estraevano i principi attivi utilizzati nella cura delle malattie (da qui la definizione, invalsa nel Medioevo, di \u201c<strong>orto dei semplici<\/strong>\u201c).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/2-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70083\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Tornando all\u2019Orto Botanico torinese, che sostitu\u00ec un precedente orto universitario nato a Mondov\u00ec nel 1560, ne fu primo direttore&nbsp;<strong>Giuseppe Bartolomeo Caccia<\/strong>, cui subentr\u00f2 nel 1750&nbsp;<strong>Vitaliano Donati<\/strong>, medico-naturalista, archeologo e botanico padovano che, chiamato a Torino da re Carlo Emanuele III, venne anche incaricato dal sovrano di compiere un<strong>&nbsp;viaggio di ricerca in Oriente<\/strong>&nbsp;finalizzato alla raccolta di reperti naturalistici e archeologici. Dall\u2019Egitto Vitaliano Donati invi\u00f2 alla corte torinese alcune antichit\u00e0 destinate a costituire il nucleo embrionale del futuro Museo Egizio, ma la sua missione termin\u00f2 tragicamente durante lo spostamento via mare in India.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro celebre direttore dell\u2019Orto Botanico torinese fu&nbsp;<strong>Carlo Allioni<\/strong>, anche lui medico e botanico, fra i pi\u00f9 importanti del Settecento, che assunse la carica nel 1763. Soprannominato il \u201c<strong>Linneo piemontese<\/strong>\u201d, perch\u00e9 fu tra i primi ad adottare, per la classificazione delle specie vegetali, la nomenclatura binomia introdotta dallo svedese Carlo Linneo, Carlo Allioni impresse una nuova linea d\u2019azione alla gestione dell\u2019Orto, facendo prevalere per la prima volta la funzione scientifica su quella didattica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/3-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70085\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra i tanti meriti che si riconoscono ad Allioni, autore del testo \u201cFlora Pedemontana\u201d (1785), fondamentale ancora oggi per la conoscenza del patrimonio botanico del Piemonte e dei territori sabaudi (Savoia, Nizza, Aosta), vi sono&nbsp;<strong>l\u2019aumento del repertorio di specie vegetali&nbsp;<\/strong>rappresentate nell\u2019Orto torinese fino al numero di circa 4.500 (attualmente se ne contano 5.000), l\u2019avvio di un proficua rete di rapporti con altri orti europei attraverso lo scambio di semi e di piante vive, e la formazione del primo nucleo del futuro&nbsp;<strong>Erbario<\/strong>&nbsp;dell\u2019Orto Botanico di Torino, costituito da una vasta collezione di&nbsp;<strong><em>exsiccata<\/em><\/strong>, tra le pi\u00f9 complete d\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre all\u2019<em>hortus vivus&nbsp;<\/em>(orto vivo) e all\u2019<em>hortus siccus&nbsp;<\/em>(le piante seccate e ordinate a scopo di studio), a cui abbiamo accennato, vi \u00e8 poi un terzo modo di conservare e tramandare le conoscenze botaniche, il cosiddetto&nbsp;<strong><em>hortus pictus<\/em><\/strong>&nbsp;(orto dipinto). Anche in questo terzo ambito l\u2019Orto Botanico torinese, che fin dalla sua istituzione nel 1729 pot\u00e8 avvalersi dell\u2019opera di un disegnatore, si distingue per la ricchezza delle tavole dipinte, dall\u2019alto valore documentario ed estetico, che negli anni sono state radunate nell\u2019<strong><em>Iconographia Taurinensis,&nbsp;<\/em><\/strong>conservata presso il Dipartimento di Biologia Vegetale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230820_115726-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70086\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista dell\u2019organizzazione degli spazi, l\u2019Orto Botanico di Torino si compone di due parti, separate dall\u2019edificio contenente aule e laboratori: a sud il&nbsp;<strong>Giardino<\/strong>, d\u2019impianto settecentesco, con aiuole dal disegno geometrico in cui le piante sono raggruppate in modo sistematico, e a nord il&nbsp;<strong>Boschetto o Arboreto<\/strong>, sezione che risponde a una concezione ottocentesca, con dossi e piccoli rilievi modellati per ricreare un paesaggio naturale di ispirazione romantica. <\/p>\n\n\n\n<p>Il Giardino comprende l\u2019<strong>Alpineto<\/strong>, voluto dal direttore Bruno Peyronel nel 1962, con specie alpine coltivate tra rocce provenienti dal Pian della Mussa, le&nbsp;<strong>vasche<\/strong>, alimentate da acqua di falda a temperatura costante, la collezione di piante da frutto, i cassoni delle<strong>&nbsp;piante officinali,<\/strong>&nbsp;il viale alberato con alcuni esemplari monumentali, e le serre, fra cui quella tropicale, quella del Sud Africa e la serra delle piante succulente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/22\/33\/41\/223341df763efddf3f8c76b180f7be5a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Addentrandosi nel Boschetto, creato nel 1831, si possono ammirare, tra pianori e collinette, l\u2019area del&nbsp;<strong>bosco planiziale<\/strong>, con specie arboree e arbustive della pianura piemontese e padana, lo&nbsp;<strong>stagno<\/strong>, che riproduce un ambiente palustre padano, gli&nbsp;<strong>antichi fruttiferi,<\/strong>&nbsp;la zona degli alveari e il&nbsp;<strong>percorso del Terziario<\/strong>, che comprende specie vegetali presenti nel nostro territorio prima delle grandi glaciazioni e poi scomparse, ma ancora presenti in altre regioni del mondo. &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso L&#8217;Orto Botanico dell\u2019Universit\u00e0 di Torino \u00e8 un gioiello poco conosciuto, nascosto nel verde del Parco del Valentino, e merita d&#8217;essere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6876,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,2311,14,15,27],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6875"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6875"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6875\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6877,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6875\/revisions\/6877"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6876"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6875"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6875"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6875"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}